EDITORIALE GIUGNO 2009

Voglio into­na­re un requiem per il Mom. A costo di risul­tar tamar­ro, super­fi­cia­le o pate­ti­co. Per quel­li che non lo cono­sco­no, il Mom è un pic­co­lo loca­le in via­le Mon­te­ne­ro. La sera, fino a un paio di mesi fa, acco­glie­va sul­la col­li­net­ta anti­stan­te una fiu­ma­na di ragaz­zi in liber­tà. Soprat­tut­to il mer­co­le­dì sera, sdra­ia­ti sul pra­to, sedu­ti sul­le pan­chi­ne, (pochi) in stra­da e sui mar­cia­pie­di. Le bir­re a due euro in mano. A chiac­chie­ra­re e ride­re, a cono­scer­si. Dai truz­zi ai fric­chet­to­ni. Una minac­cia uni­ver­sa­le, insom­ma. Cer­to: alcu­ni mi rom­pe­va­no dav­ve­ro le pal­le con quei bon­ghi. Più di Elio & le Sto­rie Tese. Altri lo ave­va­no scam­bia­to per un cof­fee shop all’aperto. Ma l’altro gior­no, quan­do ho visto la col­li­net­ta recin­ta­ta da infer­ria­te alte due metri, appun­ti­te come lan­ce (man­ca­va­no solo i pen­to­lo­ni d’olio bol­len­te sui rami e i cec­chi­ni), ho pro­va­to smar­ri­men­to puro. “Toh! ecco il nostro Pae­se in minia­tu­ra”, ho pen­sa­to. Ecco come si sta ridu­cen­do, gra­zie alle nostal­gie di que­sto gover­no. Chiu­so, e ino­spi­ta­le, e osti­le. E Amen.

Luca Otto­len­ghi

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