IL FAVOLOSO MONDO DI LELLA COSTA

Attri­ce, autri­ce, dop­pia­tri­ce, musi­ci­sta, scrit­tri­ce, con­dut­tri­ce tele­vi­si­va e radio­fo­ni­ca, “Una, nes­su­na e cen­to­mi­la”: è Gabriel­la “Lel­la” Costa.
Dopo il debut­to nel 1980 e il diplo­ma all’Accademia dei Filo­dram­ma­ti­ci con tan­to di Meda­glia d’oro, la mila­ne­se lau­rea­ta in let­te­re in Sta­ta­le ha sicu­ra­men­te impa­ra­to l’arte, sen­za per ora voler­la anco­ra met­te­re da par­te. Lo testi­mo­nia non solo l’ultimo spet­ta­co­lo con cui è in tour­née, “Ragaz­ze – nel­le lan­de sco­per­chia­te del di fuo­ri”, ma soprat­tut­to la vul­ca­ni­ca (in per­fet­ta armo­nia con la nostra testa­ta!) e sola­re ener­gia che ci tra­smet­te in occa­sio­ne dell’incontro “Lezio­ni d’artista”, avve­nu­to il mese scor­so in quel di Via Festa del Per­do­no.
In una car­rie­ra che l’ha vista debut­tan­te come autri­ce nel 1987 con “Adlib”, si alter­na­no una copio­sa pro­du­zio­ne tea­tra­le (“Coin­ci­den­ze”, “Due”, uni­co caso in cui non si ritro­va sola sul­la sce­na, “Mago­ni”, “Stan­ca di guer­ra”, “Pre­ci­se paro­le”, fino ai più recen­ti “Tra­via­ta”, “Ali­ce, una mera­vi­glia di Pae­se”, “Amle­to”), alla par­te­ci­pa­zio­ne a pro­gram­mi tele­vi­si­vi come “Ottan­ta­non­piùot­tan­ta”, “Mau­ri­zio Costan­zo Show”, “Comi­ci” con­dot­to da S. Dan­di­ni e “Ami­ci” nel­la pri­ma edi­zio­ne del 1992. E’ poi col­la­bo­ra­tri­ce con una sua rubri­ca sul­la rivi­sta “Anna”, attri­ce cine­ma­to­gra­fi­ca in “Ladri di sapo­net­te”, “Visio­ni pri­va­te”, “Quan­do c’era Silvio”(2005), e infi­ne dop­pia­tri­ce non­ché scrit­tri­ce per Fel­tri­nel­li, con la qua­le ha pub­bli­ca­to pre­va­len­te­men­te rac­col­te dei suoi testi tea­tra­li, ulti­mo “Amle­to, Ali­ce e la Tra­via­ta”, nel 2008.
Social­men­te atti­va con Emer­gen­cy, e cul­tu­ral­men­te con la par­te­ci­pa­zio­ne annua­le al Festi­va­let­te­ra­tu­ra di Man­to­va, dopo ben due ore di inter­vi­sta sul pal­co, la incon­tria­mo per Vul­ca­no, anco­ra viva­ce e disponibile.

Tra le influen­ze che han­no ini­zial­men­te segna­to la sua car­rie­ra, oltre a Mas­si­mo Ros­si, c’è lo scrit­to­re polac­co Mro­zek, il qua­le sostie­ne che: “Qual­sia­si cosa si svol­ge sul­la sce­na ha un ini­zio e una fine, e soprat­tut­to non ha alcu­na con­se­guen­za: l’esatto oppo­sto di quan­to acca­de nel­la real­tà, dove ogni azio­ne ha effet­ti che più si allon­ta­na­no, meno sono pre­ve­di­bi­li, tan­to da risul­ta­re impon­de­ra­bi­li”. Quan­to la condivide?Che effet­to vor­reb­be i suoi mono­lo­ghi susci­tas­se­ro?
Ho lavo­ra­to su Mro­zek in effet­ti solo all’inizio, in occa­sio­ne de “Il macel­la­io” (lì face­vo la flau­ti­sta, e ave­vo una rela­zio­ne impe­gna­ti­va con un bel gio­va­ne. Insie­me discu­te­va­mo sull’Arte, sull’Amore, e su tan­te cose bel­le impe­gna­ti­ve. Que­sto è Mro­zek, l’irruzione del­la real­tà nel fan­ta­sti­co, e vice­ver­sa). La cita­zio­ne è vera, ma lo è anche il con­tra­rio: la fin­zio­ne la mani­po­li. Puoi susci­ta­re effet­ti non dram­ma­ti­ci, non epo­ca­li, ma c’è in tut­to cre­do l’idea di inne­sta­re un mec­ca­ni­smo.

Per­ché solo mono­lo­ghi?
Voca­zio­ne, pre­di­spo­si­zio­ne. Nei tem­pi in cui ho ini­zia­to a far­li, è sta­to un modo di pro­dur­re spet­ta­co­li sen­za one­ri. Dopo­di­ché è diven­ta­ta una for­ma. Deli­rio sul pal­co a par­te, pos­so sce­glie­re qua­li con­te­nu­ti met­te­re nel­la for­ma tea­tra­le . Il bel­lo è pro­prio met­ter­ci den­tro ciò che si vuole!

Lei dice che “lo spi­ri­to è quel­lo di recu­pe­ra­re gran­di testi, rac­con­ta­re sto­rie cri­ti­che, che fan par­te di memo­rie col­let­ti­ve, usan­do­li come pre­te­sti legit­ti­mi per fare del­le incur­sio­ni nel con­tem­po­ra­neo”. Otel­lo, Tra­via­ta, Ali­ce, Amle­to. Se doves­se raf­fi­gu­rar­si in un altro per­so­nag­gio, esclu­si que­sti?
Con­si­de­ran­do che una del­le cose più peri­co­lo­se di que­sta pro­fes­sio­ne è l’immortalità, direi che l’ultimo ruo­lo, l’ultimo per­so­nag­gio che vor­rei inter­pre­ta­re è Pro­spe­ro de “La tem­pe­sta”, di Shakespeare.

E gli altri per­so­nag­gi cosa rappresentano?Frammenti, par­ti di se stes­sa?
Non è per iden­ti­fi­ca­zio­ne il pun­to di vista, direi piut­to­sto per fasci­na­zio­ne, con­tra­sto, oppo­sto. Para­dos­sal­men­te mi sen­to più empa­ti­ca ver­so Otel­lo che non Desde­mo­na, ad esem­pio. Que­sta è la liber­tà di poter “gio­ca­re” con i gran­di ruo­li, lad­do­ve in tan­te lin­gue, rus­so com­pre­so, “gio­ca­re e reci­ta­re” si espri­mo­no con lo stes­so ver­bo… Un moti­vo ci sarà!

Qua­li sono sta­ti i suoi model­li di rife­ri­men­to nel­la reci­ta­zio­ne, se ce ne sono sta­ti?
“E’lecito ruba­re, proi­bi­to copia­re”. Ho ruba­to tan­tis­si­mo, soprat­tut­to dall’umorismo ingle­se, meno d’effetto e più costrui­to nel lin­guag­gio. Fran­ca Vale­ri, Wal­ter Chia­ri sono esem­pi di per­so­ne che riu­sci­va­no a fon­de­re sen­so dell’umorismo e otti­ma cono­scen­za del­la lin­gua ita­lia­na. Woo­dy Allen è un altro pun­to di rife­ri­men­to, per quel­la sua capa­ci­tà di pas­sa­re dal comi­co al malin­co­ni­co. Non cre­do esi­sta una gros­sa dif­fe­ren­za tra comi­ci­tà e malinconia.

Chi vor­reb­be veder inter­pre­ta­re un suo spet­ta­co­lo?
Nes­su­no, per­ché è tal­men­te lega­to a me che non spri­gio­ne­reb­be lo stes­so senso!

Ritie­ne ci sia una “strategia”di tem­po comi­co?
O ce l’hai o non ce l’hai. Io, se c’è, non la cono­sco. Non so tra­dur­re in sche­mi ripro­du­ci­bi­li quel­lo che so fare sul pal­co­sce­ni­co. L’attenzione ai tem­pi è però impor­tan­te, onde evi­ta­re vuo­ti di scena…

Le pia­ce veder­si?
No! Asso­lu­ta­men­te no! Rive­do tut­ti i difetti!

In un’intervista a “Le inva­sio­ni bar­ba­ri­che” ha defi­ni­to i maschi degli “anal­fa­be­ti sen­ti­men­ta­li”, visio­ne che riba­di­sce ne “La Tra­via­ta”, sto­ria d’amore “appas­sio­nan­te, dispe­ra­ta, ma anche lie­ve­men­te irri­tan­te con tut­ti quei non det­ti e soprat­tut­to quel dis­sen­na­to fidar­si dell’intuito maschi­le”. Venia­mo dav­ve­ro da due pia­ne­ti diver­si?
Al di là di ogni pole­mi­ca, il discor­so ovvia­men­te non riguar­da le sin­go­le per­so­ne. Tut­ta­via cre­do esi­sta­no per una con­fi­gu­ra­zio­ne di ruo­li del­le situa­zio­ni che per gli uomi­ni non sono pre­vi­ste. Ciò che appas­sio­na, ne “La Tra­via­ta”, è la figu­ra di que­sta gio­va­ne don­na che si assu­me sul­le spal­le il cari­co del­le respon­sa­bi­li­tà e del­le scel­te altrui.

L’amore è…?
L’amore è… Vedia­mo… E’… impe­gna­ti­vo, serio. Non signi­fi­ca pesan­te, ma non si può pen­sa­re di cavar­se­la così. Ecco tut­to.

Cosa ne pen­sa del­la situa­zio­ne del tea­tro di pro­sa oggi in Ita­lia?

Non si può non con­sta­ta­re un cam­bia­men­to di cli­ma. E’difficile dare una rispo­sta non bana­le… La tele­vi­sio­ne ha svi­li­to, omo­lo­ga­to il livel­lo di curio­si­tà del Pae­se. In più i fon­di sta­ta­li non han­no pri­vi­le­gia­to la qua­li­tà, con la con­se­guen­te cri­si del tea­tro d’avanguardia e di ricer­ca. E’ mira­co­lo­so che ci sia anco­ra un pub­bli­co che si reca a tea­tro, con­si­de­ran­do che i fon­di pub­bli­ci che l’Italia inve­ste rap­pre­sen­ta­no un ter­zo rispet­to a quel­li degli altri Pae­si. Il tea­tro da solo non può far­ce­la, e nem­me­no i tea­tri che fan­no il tut­to esau­ri­to, per­ché i costi sono altis­si­mi! Non si fan­no che tagli sul­la cul­tu­ra in generale.

“Ragaz­ze – nel­le lan­de sco­per­chia­te del di fuori”è il tito­lo del suo ulti­mo spet­ta­co­lo. Per­ché?
Il tito­lo deri­va da una fra­se di I. Cal­vi­no. Ali­ce fini­va con Amle­to (“se c’è un tem­po per dor­mi­re e uno per mori­re — for­se ce n’è anche uno infi­ni­to per sogna­re”), ma Amle­to ini­zia­va con la para­fra­si del­lo stes­so ver­so (“Esplo­de­re o implo­de­re — que­sto è il pro­ble­ma”). Cal­vi­no, appun­to. Dopo i clas­si­ci, era neces­sa­rio tor­na­re su una rifles­sio­ne al fem­mi­ni­le. Anco­ra da Cal­vi­no, attra­ver­so la cita­zio­ne appas­sio­na­ta che me ne ha rega­la­to un’amica pit­tri­ce, ha comin­cia­to a pren­der for­ma que­sto nuo­vo spet­ta­co­lo, che ha come filo con­dut­to­re il mito di Orfeo ed Euridice…

Se potes­se riscri­ve­re qual­che ope­ra, cosa cam­bie­reb­be?
Cam­bie­rei i finali!”Giulietta e Romeo”, ad esem­pio… Tut­ti in positivo,ovviamente! Per­ché se lo meri­ta­no, lei e lui. Poi farei fuo­ri altro­ve Iago, Gior­gio Ger­mont, il padre di Alfre­do, tut­ti fat­ti fuori..!

E’ormai buio pesto. Il custo­de è al secon­do richia­mo, ci stan­no per chiu­de­re den­tro, sono le 20… L’ultima doman­da, un po’ mar­zul­lia­na per la verità…

Se doves­se inter­vi­star­si, che doman­da si fareb­be?
Mmm… Che doman­da mi farei… E’ dif­fi­ci­le… (Ride). Vedia­mo… Mi pia­ce­reb­be che s’indagasse sul lavo­ro che c’è die­tro il pal­co­sce­ni­co, die­tro la flui­di­tà appa­ren­te che c’è sul pal­co­sce­ni­co. Sul fin­ge­re, s’indagasse di più cioè sull’importanza lega­ta alla for­ma del­la fin­zio­ne, ecco!
E comun­que, Mar­zul­lo non l’avrebbe mai fat­ta que­sta doman­da, per­ché non avreb­be capi­to la risposta!

Vale­ria Pallotta

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