Kafka e Shakespeare sulla spiaggia — I consigli di lettura dei professori della statale

Cos’hanno in comu­ne l’Irlanda, Kaf­ka, Jor­ge Ama­do e Vul­ca­no? Che l’Irlanda, Kaf­ka e il bra­vis­si­mo scrit­to­re bra­si­lia­no fan­no tut­ti par­te dell’universo di con­si­gli let­te­ra­ri che Vul­ca­no ha radu­na­to per le vostre let­tu­re esti­ve. Per rin­fre­sca­re i vostri pen­sie­ri accal­da­ti abbia­mo infat­ti chie­sto nuo­va­men­te l’aiuto di alcu­ni dei nostri pro­fes­so­ri, che come già due esta­ti fa ci han­no fat­ti entra­re nel mon­do pri­va­to del­le loro let­tu­re per­so­na­li. Qual­cu­no ci ha pri­ma chie­sto se dove­va indi­car­ci testi pro­pe­deu­ti­ci alla pro­pria mate­ria, sal­vo poi cor­reg­ge­re il tiro, spe­ci­fi­can­do che pre­fe­ri­va non con­si­gliar­ci libri – cito testual­men­te – “pal­lo­si”. Qua e là è pos­si­bi­le anco­ra rin­trac­cia­re le orme dif­fu­se di una professionalità/passione acca­de­mi­ca: la pro­fes­so­res­sa Sini – sti­li­sti­ca e semio­ti­ca del testo — con­si­glian­do Dona Flor e i sue due mari­ti cita il sem­pi­ter­no Bach­tin (“ogni sen­so festeg­ge­rà la sua resur­re­zio­ne”), e Negri – sto­ria dell’arte con­tem­po­ra­nea – ci segna­la l’autobiografia di Gabrie­le Muc­chi, polie­dri­co arti­sta inter­na­zio­na­le che ha visto e vis­su­to per tut­to il Nove­cen­to e oltre. For­se anche noi ci stia­mo abi­tuan­do a leg­ge­re e sce­glie­re le nostre let­tu­re asse­con­dan­do le for­me dei nostri stu­di. Pen­sa­te alla diver­si­tà di lin­guag­gi e modu­li dei libri che abbia­mo in mano tut­to l’anno, dal­la com­ples­sa archi­tet­tu­ra di un libro di dirit­to, alla babe­le poli­mor­fa di un manua­le di lin­gui­sti­ca, all’alfabeto cifra­to di un testo di mate­ma­ti­ca. Ma immu­ta­to può rima­ne­re il nostro pia­ce­re nell’addentrarci con lo sguar­do in una nuo­va sto­ria, nel seguir­ne i per­so­nag­gi, non impor­ta in fon­do se rea­li o fit­ti­zi, e nel diven­ta­re per un po’ anche noi par­te di quel­la sto­ria.
Que­sti i tito­li dei libri scel­ti per voi dai pro­fes­so­ri e le spie­ga­zio­ni det­ta­glia­te che ci han­no for­ni­to per cia­scun testo. 

EVA CANTARELLA, Dirit­to gre­co
- Cor­ra­do STAJANO, La cit­tà degli unto­ri, Gar­zan­ti

Un rac­con­to su Mila­no tra pas­sa­to e pre­sen­te, dal­la peste del 600 alla sta­ge di piaz­za Fon­ta­na all’ ucci­sio­ne di Gui­do Gal­li (magi­stra­to mila­ne­se, altro eroe civi­le, accan­to a Gior­gio Ambro­so­li). Per i più vec­chi, per non dimen­ti­ca­re; per i gio­va­ni, per sape­re e riflet­te­re su quel che è acca­du­to a quel­la che veni­va det­ta la capi­ta­le mora­le (e non solo a lei).
- Fabio ISMAN, I pre­da­to­ri dell’ arte per­du­ta, Ski­ra
Il rac­con­to appas­sio­nan­te e spa­ven­to­so del­la più gran­de rube­ria mai subì­ta dal nostro pae­se: il fur­to e il traf­fi­co del­le ope­re d’ar­te. Un fur­to di cui i gran­di respon­sa­bi­li sono altri da noi: i tom­ba­ro­li, i ricet­ta­to­ri, gli anti­qua­ri, i musei e le case d’a­ste. Ma di cui ci ren­dia­mo com­pli­ci quan­do cedia­mo alla ten­ta­zio­ne di acqui­sta­re il “con­cet­to” che, decon­te­stua­liz­za­to e inu­til­men­te con­ser­va­to nel­le nostre case, con­tri­bui­sce a sot­trar­ci la cosa più impor­tan­te che abbia­mo, il nostro passato.

MAURO CARBONE, Este­ti­ca con­tem­po­ra­nea
- Sla­voj ZIZEK, Leg­ge­re Lacan. Gui­da per­ver­sa al vive­re con­tem­po­ra­neo, Bol­la­ti Borin­ghie­ri
E’ appe­na usci­to in ita­lia­no un libro del vul­ca­ni­co filo­so­fo e psi­coa­na­li­sta di Lju­blja­na Sla­voj Žižek. Abi­ta a pochi chi­lo­me­tri dall’Italia, ma da noi non è anco­ra mol­to cono­sciu­to. Eppu­re inse­gna anche a Lon­dra, e negli Sta­ti Uni­ti è una star. Ogni suo libro è un’i­ne­sau­ri­bi­le minie­ra di idee, intui­zio­ni, sug­ge­stio­ni con cui si può maga­ri anche non esse­re d’accordo, ma che senz’altro pro­du­co­no sem­pre lo stes­so bene­fi­co effet­to: dan­no da pen­sa­re. Qual­cu­no obiet­te­rà che d’e­sta­te pen­sa­re no gra­zie? Atten­zio­ne: Žižek è tut­t’al­tro che un auto­re con­cet­to­so, paro­la che sem­bra ine­vi­ta­bil­men­te richia­ma­re la rima con noio­so! Il libro appe­na usci­to s’in­ti­to­la Leg­ge­re Lacan. Gui­da per­ver­sa al vive­re con­tem­po­ra­neo (Bol­la­ti Borin­ghie­ri, Tori­no 2009), ma non occor­re esse­re inte­res­sa­ti al pen­sie­ro di Lacan per tro­var­lo mol­to sti­mo­lan­te. A capir­lo basta­no i tito­li di alcu­ni suoi capi­to­li, come “Lacan spet­ta­to­re di Alien” o “Lacan spet­ta­to­re di Casa­blan­ca”. Per­ché Žižek ha la straor­di­na­ria capa­ci­tà di leg­ge­re la nostra epo­ca così con­fu­sa attra­ver­so film, libri o can­zo­ni. Addi­rit­tu­ra attra­ver­so bar­zel­let­te, slo­gan, spot pub­bli­ci­ta­ri! Per­ciò, anche se non sie­te inte­res­sa­ti a leg­ge­re Lacan, leg­ge­te Leg­ge­re Lacan. Ne usci­re­te con qual­che idea in più per leg­ge­re voi stes­si e la vita di noi tut­ti oggi.

MARIA TERESA CARINCI, Dirit­to del lavo­ro
- Jose­ph SMITH, Il lupo, Bom­pia­ni
Il lupo di Jose­ph Smith rac­con­ta in pri­ma per­so­na la sua sto­ria, i suoi pen­sie­ri, le sue sen­sa­zio­ni, le sue emo­zio­ni. Ci fa par­te­ci­pi del­le pau­re e del­le gio­ie, del­le vit­to­rie e del­le scon­fit­te che spe­ri­men­ta chi affron­ta da solo l’immensità del mon­do (il gelo dell’inverno, la fame, il silen­zio, la sco­per­ta del­la pre­da, l’incontro con l’uomo…) e vive con corag­gio e inten­si­tà l’ignoto. Una sto­ria mol­to coin­vol­gen­te, meta­fo­ra del­le sfi­de che atten­do­no ognu­no di noi. 

- Mar­ghe­ri­ta OGGERO, Il com­pi­to di un gat­to di stra­da, Einau­di
Ci sono dei limi­ti all’amicizia? No! Anche un gat­to di stra­da e un roc­chet­to di filo pos­so­no esse­re ami­ci… Anzi, nel viag­gio che li con­dur­rà insie­me dall’Italia all’Inghilterra cia­scu­no impa­re­rà mol­to gra­zie alla diver­si­tà dell’altro. E’ il rac­con­to sur­rea­le su un’amicizia impos­si­bi­le, ric­co di col­pi di sce­na, di epi­so­di deli­zio­si, di trat­ti psi­co­lo­gi­ci asso­lu­ta­men­te rea­li­sti­ci. Per chi ama sor­ri­de­re di fron­te alla ric­chez­za del­la vita.

CLAUDIO LUZZATI, Filo­so­fia del dirit­to
- Mura­ka­mi HARUKI, Kaf­ka sul­la spiag­gia, Einau­di

È un roman­zo costrui­to sul model­lo del rea­li­smo magi­co, pie­no di fan­ta­sia e di col­pi di sce­na, scrit­to benis­si­mo da uno dei mag­gio­ri scrit­to­ri giap­po­ne­si con­tem­po­ra­nei, che per­met­te (sen­za trop­pe pre­di­che) di medi­ta­re sul­le con­se­guen­ze del­le esplo­sio­ni ato­mi­che di Hiro­shi­ma e Naga­sa­ki. Il pro­ta­go­ni­sta è un ragaz­zo d’oggi che fug­ge di casa per ritro­va­re se stes­so e incon­tre­rà vari per­so­nag­gi stra­ni, tra cui uno stra­no vec­chio in gra­do di par­la­re con i gatti. 

- Erne­sto ROSSI, Il man­ga­nel­lo e l’a­sper­so­rio, Kaos
È un vec­chio libro di uno dei più inte­res­san­ti e coe­ren­ti scrit­to­ri lai­ci ita­lia­ni. Rac­con­ta i rap­por­ti tra la chie­sa e il fasci­smo, in tem­pi in cui Pio IX chia­ma­va Mus­so­li­ni l’uomo del­la prov­vi­den­za. Mol­to istrut­ti­vo e sto­ri­ca­men­te docu­men­ta­to, anche se si tie­ne lon­ta­no dal poli­ti­cal­ly cor­rect, uti­le per un gio­va­ne odier­no per ren­der­si con­to del nostro pas­sa­to, spes­so fret­to­lo­sa­men­te rimosso.

ANTONELLO NEGRI, Sto­ria dell’arte con­tem­po­ra­nea
- Paul LAFARGUE, Dirit­to alla pigri­zia, Por­fi­do
Con­si­de­ra­to che si è tut­ti un po’ stan­chi, a que­sto pun­to dell’anno, si potreb­be tro­va­re con­for­to in un clas­si­co pam­phlet del secon­do Otto­cen­to, Il dirit­to all’ozio di Paul Lafar­gue — Dirit­to alla pigri­zia nel­la più recen­te tra­du­zio­ne ita­lia­na – che un po’ para­dos­sal­men­te, ma non trop­po, in fon­do, capo­vol­ge l’idea del dirit­to al lavo­ro. Cre­do che Lafar­gue ci cre­des­se dav­ve­ro; poi la sto­ria ha dimo­stra­to come la que­stio­ne del­la disoc­cu­pa­zio­ne non fos­se così faci­le da risol­ve­re, però… D’altra par­te, uno stu­den­te di let­te­re può leg­ge­re Il dirit­to all’ozio pen­san­do al mito dell’età dell’oro, alle Geor­gi­che di Vir­gi­lio (pure mol­to con­si­glia­bi­li, ma non al mare).
- Gabrie­le MUCCHI, Le occa­sio­ni per­du­te: memo­rie 1899–1993, Maz­zot­ta
Quan­to a let­tu­re più vici­ne al mio mestie­re, sug­ge­ri­rei l’autobiografia di Gabrie­le Muc­chi, un arti­sta vis­su­to in tre seco­li (1899–2003) e che ha fat­to il pit­to­re, l’architetto e il desi­gner. Dai suoi ricor­di – sull’asse Ita­lia-Ger­ma­nia-Fran­cia – emer­ge un rac­con­to viva­ce e vita­le del­le vicen­de arti­sti­che del Nove­cen­to: di uomi­ni, fat­ti e ope­re vien fuo­ri un’immagine mol­to diver­sa, e ben più ‘in diret­ta’, di quel­la che si è abi­tua­ti a cono­sce­re attra­ver­so sag­gi e manua­li trop­po acca­de­mi­ci.
- Lucia­no BIANCIARDI, La vita agra, Bom­pia­ni
A con­tro­bi­lan­cia­re l’utopia del Dirit­to all’ozio, potreb­be non esse­re male leg­ge­re (o rileg­ge­re, per quel­li del­la mia gene­ra­zio­ne) La vita agra di Lucia­no Bian­ciar­di, sto­ria di amo­ri e di idea­li for­ti ma mori­bon­di nel­la Mila­no bel­lis­sim-brut­tis­si­ma, pro­to­ram­pan­te, degli anni Ses­san­ta. Nono­stan­te il Mere­ghet­ti le dia un mode­stis­si­mo aste­ri­sco e mez­zo – cioè mez­zo pun­to in più di Abbron­za­tis­si­mi con Jer­ry Calà – a me pare con­si­glia­bi­le (alme­no ai fana­ti­ci, se la tro­va­no) la ver­sio­ne fil­mi­ca del roman­zo (regia di Liz­za­ni, 1963), con il vero pri­mo Jan­nac­ci che can­ta e suo­na live in osteria.

STEFANO SIMONETTA, Sto­ria del­la filo­so­fia medie­va­le
- Hein­rich BÖLL, Dia­rio d’Ir­lan­da, Mon­da­do­ri
Un pic­co­lo gio­iel­lo, per accom­pa­gna­re il viag­gio di tut­ti colo­ro che que­st’e­sta­te avran­no la for­tu­na di vede­re anche solo un fram­men­to dei cie­li d’Ir­lan­da e per por­ta­re un pez­zo di quel­la ter­ra a casa di chi tra­scor­re­rà i pros­si­mi mesi altro­ve
- Wil­liam SHAKESPEARE, Ric­car­do II, Gar­zan­ti
Per­ché il cor­so mono­gra­fi­co che ho tenu­to que­st’an­no mi ha fat­to sco­pri­re che mol­ti dei nostri stu­den­ti non cono­sce­va­no que­sto dram­ma sto­ri­co, il cui pro­ta­go­ni­sta, una vol­ta incon­tra­to, non si dimen­ti­ca più.

STEFANIA SINI, Sti­li­sti­ca e semio­ti­ca del testo
- Jor­ge AMADO, Dona Flor e i suoi due mari­ti, Gar­zan­ti

L’ho let­to più di quin­di­ci anni fa e me lo ricor­do anco­ra come se l’a­ves­si let­to da qual­che mese. Mi ha sem­pre stu­pi­to la fedel­tà del­la mia memo­ria ai colo­ri e ai sapo­ri di que­sto roman­zo del gran­de auto­re bra­si­lia­no. Uno dei casi meglio riu­sci­ti di pre­sen­za non bana­le di ricet­te di cuci­na nel tes­su­to del­la nar­ra­zio­ne. Scor­re­vo­le e affa­bi­le la scrit­tu­ra, ben costrui­to l’im­pian­to, gron­dan­ti di vita­li­tà i per­so­nag­gi. E soprat­tut­to: ho riso tan­tis­si­mo! Come direb­be Michail Bach­tin, “ogni sen­so festeg­ge­rà la sua resur­re­zio­ne”.
- Bohu­mil HRABAL, Ho ser­vi­to il re d’In­ghil­ter­ra, E/o
Anche que­sta è una let­tu­ra di mol­ti anni fa, e anche in que­sto caso la mia memo­ria trat­tie­ne osti­na­ta­men­te il gran pia­ce­re di un gran ride­re. Un’i­la­ri­tà che per­cor­re da cima a fon­do la tra­ma ben con­ge­gna­ta del­le avven­tu­re di un appren­di­sta came­rie­re in un mon­do di sopru­si e ipo­cri­sia, dove la gran­de sto­ria fa capo­li­no con il suo ghi­gno assur­do. Attra­ver­so il rac­con­to in pri­ma per­so­na, il pica­ro nove­cen­te­sco del­l’Eu­ro­pa orien­ta­le pre­sen­ta i suoi incon­tri con uno spo­sta­men­to del sen­so comu­ne impla­ca­bi­le e lie­ve, un’ar­gu­zia tra­gi­co­mi­ca disar­man­te che fa riflet­te­re come ogni auten­ti­co straniamento.
Giu­dit­ta Grechi
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