EDITORIALE SETTEMBRE 2009

C’era una vol­ta il buo­ni­smo. Il dizio­na­rio De Mau­ro lo defi­ni­sce come un “atteg­gia­men­to di bene­vo­len­za (…) nei rap­por­ti socia­li e di con­ti­nua ricer­ca di media­zio­ne tra posi­zio­ni diver­gen­ti”. Ai più oggi “buo­ni­smo” suo­na come una paro­lac­cia. Un misto di can­di­da inge­nui­tà, debo­lez­za e stu­pi­di­tà di chi con­si­de­ra­re anco­ra tut­ti gli esse­ri uma­ni come fra­tel­li, e non ha anco­ra aper­to gli occhi alla real­tà. Da qual­che tem­po pare esse­re diven­ta­to più tren­dy esse­re cat­ti­vi. A det­ta­re la linea ci ha pen­sa­to il mini­stro degli Inter­ni Rober­to Maro­ni, quan­do, qual­che tem­po fa, ha det­to chia­ra­men­te, duran­te un comi­zio, che biso­gna­va esse­re “cat­ti­vi con i clan­de­sti­ni”.
Discen­den­ti diret­te di que­sta nuo­va filo­so­fia del “cat­ti­vi­smo” sono le nor­me sull’immigrazione con­te­nu­te nel cosid­det­to “pac­chet­to sicu­rez­za” vara­to dal gover­no. Un intri­ca­to e cer­vel­lo­ti­co insie­me di leg­gi e cavil­li buro­cra­ti­ci che, pre­so nel suo com­ples­so, sem­bra pre­oc­cu­par­si più che altro di ren­de­re la per­ma­nen­za in Ita­lia dei cit­ta­di­ni stra­nie­ri ai limi­ti del pos­si­bi­le, piut­to­sto che di rispon­de­re a rea­li pro­ble­mi di sicu­rez­za del­la nazio­ne. E, dal momen­to in cui le sta­ti­sti­che non sono riu­sci­te a dimo­stra­re che tut­ti i clan­de­sti­ni sono dei cri­mi­na­li, ci ha pen­sa­to il legi­sla­to­re a crea­re que­sta equi­pa­ra­zio­ne. Un legi­sla­to­re che pare appa­ga­to dal­la pro­pria ottu­sa intran­si­gen­za, e con la sma­nia di sdo­ga­na­re il “cat­ti­vi­smo” come valo­re con­di­vi­so dal sen­ti­re comu­ne. Cat­ti­ve­ria dun­que. Da appli­ca­re con zelo. Con le denun­ce negli ospe­da­li e nel­le scuo­le. E, per­ché no, anche con qual­che man­ga­nel­la­ta a un poten­ziale cri­mi­na­le, ine­qui­vo­ca­bil­men­te indi­vi­dua­bi­le gra­zie alla colo­re del­la pel­le di tona­li­tà “Ema­nuel negro”. A noi che inge­nua­men­te e buo­ni­sti­ca­men­te ci doman­dia­mo anco­ra qua­le poten­zia­le minac­cia pos­sa rap­pre­sen­ta­re per il patrio suo­lo una badan­te peru­via­na irre­go­la­re che puli­sce il dere­ta­no del­la nostra non­ni­na, alcu­ni poli­to­lo­gi spes­so ci ricor­da­no che i par­ti­ti fau­to­ri di que­sta linea dura con­tro gli stra­nie­ri han­no il pre­gio di “saper par­la­re alla pan­cia del pro­prio elet­to­ra­to”. Qua­si come per dire che par­la­re alle visce­re del­le per­so­ne sia più cor­ret­to che par­la­re al loro cervello.

Benia­mi­no Musto

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