I MILANESI E IL TEATRO: UNO STRANO RAPPORTO

La ter­za edi­zio­ne del­la festa del tea­tro, l’iniziativa del comu­ne che per tre gior­ni per­met­te di assi­ste­re agli spet­ta­co­li per soli quat­tro euro, quest’anno ha regi­stra­to un’affluenza di oltre qua­ran­ta­mi­la pre­sen­ze solo nel­la pri­ma gior­na­ta del­le mani­fe­sta­zio­ni. Eppu­re andan­do a tea­tro il resto dell’anno, non è raro tro­va­re una sala mez­za vuo­ta e ric­ca di capel­li gri­gi. Vie­ne da chie­der­si se i mila­ne­si sia­no dav­ve­ro inte­res­sa­ti al tea­tro o se la pos­si­bi­li­tà di tra­scor­re­re una sera­ta spen­den­do meno di die­ci euro sia più for­te di una nor­ma­le repul­sio­ne ver­so que­sta for­ma d’arte con­si­de­ra­ta obso­le­ta.
Per cer­ca­re di capir­lo abbia­mo par­la­to con Nico­let­ta Riz­za­to, ammi­ni­stra­tri­ce del Car­ca­no, sto­ri­co tea­tro in Por­ta Romana. 
Lei gesti­sce il Car­ca­no dal 1997, cosa può dir­ci dell’interesse nei con­fron­ti degli spet­ta­co­li? I mila­ne­si van­no a tea­tro?
Sì, i mila­ne­si van­no a tea­tro. Inol­tre in que­sta cit­tà può fare affi­da­men­to su mol­te ini­zia­ti­ve gra­tui­te, che spe­cial­men­te in que­sto momen­to di cri­si ven­go­no risco­per­te. La festa del tea­tro è una di que­ste, per­met­te di spen­de­re solo quat­tro euro per spet­ta­co­li che non si vedreb­be­ro mai. in aggiun­ta ci sono gli spet­ta­co­li gra­tui­ti per il comu­ne di Mila­no; in cit­tà sono dician­no­ve i tea­tri con­ven­zio­na­ti che devo­no neces­sa­ria­men­te rap­pre­sen­ta­re due spet­ta­co­li gra­tis ad ogni sta­gio­ne. Va mol­to bene, si atti­ra il pub­bli­co, lo si por­ta a vede­re anche le cose più inu­sua­li. Eppu­re negli ulti­mi anni in que­sto sen­so c’è sta­ta un’eccessiva sovraof­fer­ta.
Que­ste ini­zia­ti­ve dif­fi­cil­men­te crea­no spet­ta­to­ri nuo­vi, gene­ral­men­te ne usu­frui­sco­no per­so­ne che a tea­tro van­no rego­lar­men­te o altri che appro­fit­ta­no del bas­so prez­zo ma sen­za poi diven­ta­re spet­ta­to­ri abi­tua­li. Anzi, cre­sce in loro la con­vin­zio­ne che sia inu­ti­le paga­re il prez­zo pie­no del bigliet­to, basta aspet­ta­re, tan­to poi c’è l’offerta! E que­sto è dan­no­so per il tea­tro stes­so: se sven­do uno spet­ta­co­lo a tre euro fac­cio il suo bene? Che valo­re do a que­sto lavo­ro? Al Car­ca­no, tra scon­ti e offer­te il prez­zo medio di un bigliet­to è 15€. La gen­te non si ren­de con­to che il pro­dot­to che acqui­sta ha un valo­re più alto.

Negli anni ’90 a cal­ca­re le sce­ne del tea­tro Car­ca­no era­no nomi qua­li Gaber, Mon­te­sa­no, Mela­to e Lavia, men­tre oggi gli atto­ri ten­do­no ad esse­re sco­no­sciu­ti a chi non è nel giro o un appas­sio­na­to. Si può anco­ra par­la­re di “divi­smo tea­tra­le”?
Ci sono del­le dif­fe­ren­ze rispet­to al pas­sa­to: non ci sono più gli atto­ri di un tem­po. Quel­li di oggi vor­reb­be­ro esse­re come quel­li di allo­ra ma non ci rie­sco­no. Non per­ché non sia­no bra­vi, ma per­ché è cam­bia­ta la socie­tà. Quan­do io ho ini­zia­to ad anda­re a tea­tro, e par­lo degli anni ’70, ci si anda­va con l’abito lun­go, era un luo­go chic, set­to­ria­le. Era quin­di più faci­le per un atto­re dar­si un tono. Pri­ma più che di divi­smo si par­la­va di popo­la­ri­tà. Oggi è diver­so, c’è un atteg­gia­men­to meno disin­can­ta­to ver­so lo spet­ta­co­lo, il tea­tro non è più per­ce­pi­to come un luo­go così lontano. 

Chi va a tea­tro oggi?
For­se è più faci­le indi­vi­dua­re chi NON va, ed è la fascia dei 35–50enni. Per­ché oggi si diven­ta geni­to­ri più tar­di e si fa car­rie­ra più tar­di, quin­di la sera si rima­ne a casa a bada­re ai figli o a lavo­ra­re. E poi quel­la gene­ra­zio­ne non ama vede­re gli spet­ta­co­li, è cre­sciu­ta in un ven­ten­nio in cui si è fat­to pes­si­mo tea­tro e oggi lo con­si­de­ra un mez­zo stantio. 
Quan­to è dispo­sta ad osa­re nel car­tel­lo­ne?
Gesti­re un tea­tro è un po’ come gesti­re una pastic­ce­ria: devi crea­re dosi per­fet­te di tut­ti gli ingre­dien­ti, altri­men­ti l’insieme non fun­zio­na. Il Car­ca­no è un tea­tro di tra­di­zio­ne e il pub­bli­co si aspet­ta da noi il man­te­ni­men­to di una pro­mes­sa. Nono­stan­te ciò, abbia­mo sem­pre cer­ca­to di osa­re. Ad esem­pio nel­la scor­sa sta­gio­ne con “Pen­sa­ci, Gia­co­mi­no!” inter­pre­ta­to e diret­to da Vetra­no e Ran­di­si. O con Moni­ca Guer­ri­to­re sot­to la regia di Sepe. Biso­gna saper osa­re aven­do sem­pre pre­sen­te il pub­bli­co di rife­ri­men­to, e soprat­tut­to che esso non va mai tra­di­to. Il pub­bli­co ha tut­to il nostro rispetto. 
Che ne pen­sa del­la tra­di­zio­ne tea­tra­le mila­ne­se? E’ancora for­te rispet­to al pas­sa­to e ad altre cit­tà?
Direi che gli uni­ci due cen­tri tea­tra­li ad esse­re sal­di si pos­so­no oggi indi­vi­dua­re in Mila­no e Roma, ma sicu­ra­men­te il sen­ti­men­to ver­so il tea­tro non è più così for­te come pri­ma. A Mila­no si svi­lup­pa un’intensa atti­vi­tà di pro­du­zio­ne, ma la “tra­di­zio­ne” vera e pro­pria non esi­ste più. Negli ulti­mi anni sono nati dei poli che non han­no più nien­te a che vede­re con il tea­tro ma che stan­no diven­tan­do la nor­ma. Gli spet­ta­co­li ormai si fan­no nel­le chie­se, nel­le piaz­ze e nei cen­tri cul­tu­ra­li; a mio pare­re que­sto non è fare tea­tro. È un pro­ble­ma di fisi­ci­tà e di spa­zio, fare tea­tro fuo­ri dall’ambito tea­tra­le può esse­re sfi­zio­so a veder­si, ma non dovreb­be diven­ta­re la quotidianità.

La voce ai protagonisti

“Dal­le ulti­me sta­ti­sti­che e dai dati SIAE e AGIS, Mila­no si con­fer­ma la capi­ta­le del tea­tro. Si fa più tea­tro a Mila­no di quan­to se ne fac­cia in qual­sia­si altra cit­tà ita­lia­na e il nume­ro di bigliet­ti ven­du­ti è in leg­ge­ra cre­sci­ta. Insom­ma il tea­tro non sem­bra risen­ti­re del­la cri­si anche se, ovvia­men­te, non biso­gna gene­ra­liz­za­re. Ma l’offerta mila­ne­se è eccel­len­te, varie­ga­ta, costan­te. C’è insom­ma tea­tro per tut­ti i gusti e per tut­te le tasche. Va anche det­to che il Comu­ne di Mila­no, la Pro­vin­cia e la Regio­ne sosten­go­no il tea­tro mila­ne­se con­tri­buen­do anche a cal­mie­ra­re i prez­zi con pro­po­ste fat­ti­ve.
Qua­li sia­no poi le mol­le che spin­go­no i mila­ne­si ad anda­re spes­so a tea­tro è for­se più dif­fi­ci­le a dir­si. Anzi­tut­to a Mila­no c’è tea­tro per tut­ti […] e poi basta ora apri­re una pagi­na web o col­le­gar­si a face­book o twit­ter e gli scon­ti e le pro­po­ste pio­vo­no a deci­ne… al pun­to che è dif­fi­ci­le saper­si orien­ta­re. […] Cre­do dun­que che chi, ora come ora, non va a tea­tro a Mila­no, non ci vada per scel­ta (o for­se per man­can­za di infor­ma­zio­ne) non cer­to per­ché il tea­tro costi”.

Alber­to Ben­to­glio, docen­te di sto­ria del teatro

“C’è un pub­bli­co tea­tra­le ben defi­ni­to, ma nel­la mia espe­rien­za io ho visto mol­ti tea­tri pie­ni. E que­sto è un bene” 

Gala­tea Ran­zi, attrice 

“Il nostro può esse­re con­si­de­ra­to un pae­se liri­co, ma non di tea­tro. E il pub­bli­co non con­si­de­ra il tea­tro come un accre­sci­men­to del pro­prio patri­mo­nio cul­tu­ra­le. In Ita­lia è nata la com­me­dia dell’arte che si basa sul buf­fo­ne, sul per­so­nag­gio che si met­te in evi­den­za e fa ride­re; allo stes­so modo oggi il tea­tro per l’italiano è buf­fo­ne­ria, non un even­to culturale” 

Nel­lo Mascia, attore 

“La pas­sio­ne (dei mila­ne­si nei con­fron­ti del tea­tro n.d.r.) è rima­sta costan­te, cam­bia­no gli ogget­ti. Pri­ma dire “tea­tro” a Mila­no era come dire “Pic­co­lo”, oggi c’è mol­ta più scel­ta, ci sono mol­ti più tea­tri e i mila­ne­si scelgono”

Pao­lo Bosi­sio, docen­te di sto­ria del tea­tro

Eli­sa Costa e Vale­ria Pallotta

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