VERITA’ NEGATE: I negazionisti dell’olocausto

Il ten­ta­ti­vo di riscri­ve­re la sto­ria per un uso stru­men­ta­le e poli­ti­co è pur­trop­po di stret­ta attua­li­tà, tan­to in Ita­lia quan­to all’estero. Il caso più ecla­tan­te è la nega­zio­ne che sia mai avve­nu­to un even­to sto­ri­co di gran­dis­si­me dimen­sio­ni come l’Olocausto. I soste­ni­to­ri di que­sta tesi sono comu­ne­men­te indi­ca­ti come “nega­zio­ni­sti” ed ama­no defi­nir­si “sto­ri­ci revi­sio­ni­sti”. Tut­ta­via la comu­ni­tà sto­rio­gra­fi­ca inter­na­zio­na­le rifiu­ta di con­fron­tar­si con le loro posi­zio­ni: non le ritie­ne degne di atten­zio­ne. I nega­zio­ni­sti si fan­no for­ti di que­sto man­ca­to con­fron­to, moti­van­do­lo con la pau­ra, da par­te del­la comu­ni­tà sto­rio­gra­fi­ca, di non riu­sci­re a con­fu­ta­re le loro argo­men­ta­zio­ni. Ciò costi­tui­reb­be una pro­va che que­ste sono vere.
Per­ché quin­di gli sto­ri­ci rifiu­ta­no il con­fron­to? La dif­fe­ren­za fon­da­men­ta­le fra uno sto­ri­co e un nega­zio­ni­sta è sem­pli­ce: per descri­ve­re un fat­to lo sto­ri­co par­te dai dati, il nega­zio­ni­sta par­te da un pre­con­cet­to poli­ti­co. Secon­do lui infat­ti il Nazi­smo non fu il Male Asso­lu­to descrit­to dai vin­ci­to­ri del­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le e le mag­gio­ri atro­ci­tà impu­ta­te alla Ger­ma­nia nazi­sta non sono che del­le menzogne.
Pri­ma di giun­ge­re a tale con­clu­sio­ne sono neces­sa­rie alcu­ne pre­mes­se: la veri­tà sto­ri­ca è in con­ti­nua ridi­scus­sio­ne e gli stu­dio­si si dedi­ca­no alla ri-veri­fi­ca con­ti­nua del­le fon­ti sto­ri­che (spe­cie alla luce di nuo­ve sco­per­te). Tale pro­ces­so può por­ta­re ad una revi­sio­ne di aspet­ti del­la sto­ria di cui cre­de­va­mo di sape­re ora­mai tutto.
Il Nega­zio­ni­smo è altra cosa: inve­ce di par­ti­re dal ritro­va­men­to di nuo­ve fon­ti o nuo­vi stu­di, par­te dal pre­con­cet­to e cer­ca solo a poste­rio­ri del­le giu­sti­fi­ca­zio­ni a sup­por­to di tale pregiudizio. 

La qua­si tota­li­tà dei soste­ni­to­ri del Nega­zio­ni­smo pro­vie­ne da posi­zio­ni filo-nazi­ste; sem­bra quin­di natu­ra­le che con­di­vi­da­no l’intento di ria­bi­li­ta­re il Nazi­smo. Ma dav­ve­ro la loro argo­men­ta­zio­ne muo­ve da pre­con­cet­ti? Può esse­re uti­le trac­cia­re un pro­fi­lo del­le posi­zio­ni comu­ni ai negazionisti:
a) i nazi­sti non han­no mai volu­to ster­mi­na­re gli ebrei, solo chiu­der­li in “cam­pi di con­cen­tra­men­to” (e non “di ster­mi­nio”) b) le came­re a gas per l’uccisione siste­ma­ti­ca degli ebrei non sono mai esi­sti­te c) il nume­ro di ebrei mor­ti nel cor­so del­la guer­ra è infe­rio­re a quan­to si cre­da; d) l’Olocausto è un feno­me­no inven­ta­to dal­le poten­ze vin­ci­tri­ci (Usa, Gran Bre­ta­gna, Urss), soste­nu­te in que­sto dagli ebrei; e) esi­ste­reb­be infat­ti una cospi­ra­zio­ne glo­ba­le degli ebrei per il domi­nio del mondo.
Inte­res­san­te è il rap­por­to che i nega­zio­ni­sti han­no con le fon­ti sto­rio­gra­fi­che. Un esem­pio cla­mo­ro­so è il ten­ta­ti­vo, ope­ra­to dal­lo stu­dio­so fran­ce­se Robert Fau­ris­son, di nega­re l’autenticità dei dia­ri di Anna Frank con pro­ce­di­men­ti tipi­ci dell’argomentazione nega­zio­ni­sta. Al di là del­la spe­ci­fi­ci­tà degli argo­men­ti, è inte­res­san­te nota­re gli erro­ri logi­ci alla base dell’argomentazione. Pren­dia­mo due esempi:
1) Fau­ris­son muo­ve attac­chi alla per­so­na di Anna Frank, quan­do scri­ve: “tos­si­co­di­pen­den­te a una tene­ra età”, “ses­so gio­va­ni­le”, “stra­va­gan­ze ses­sua­li”, “il pri­mo por­no infan­ti­le” (ricor­dia­mo che Anna Frank è un’adolescente, quin­di alla sco­per­ta del pro­prio cor­po e che il suo nasce come dia­rio per­so­na­le). Ma in che modo simi­li accu­se dovreb­be­ro mina­re la sua cre­di­bi­li­tà di testi­mo­ne? Si nota inol­tre la ten­den­za ad avva­lo­ra­re gli ste­reo­ti­pi deni­gra­to­ri di pre­sun­te per­ver­sio­ni ses­sua­li con­na­tu­ra­te alla raz­za ebraica.
2) Lo stu­dio­so tro­va due edi­zio­ni tede­sche del dia­rio, note­vol­men­te diver­se tra loro: Fau­ris­son con­clu­de che è una pro­va che l’autore è anco­ra vivo e quin­di non può esse­re Anna Frank. Pec­ca­to che non pren­da in con­si­de­ra­zio­ne l’ipotesi, che sem­bra più ragio­ne­vo­le, che le modi­fi­che sia­no piut­to­sto da impu­ta­re all’editore o al tra­dut­to­re (dall’olandese). Eppu­re per evi­ta­re un rischio del gene­re sareb­be basta­to fare un’analisi dei mano­scrit­ti ori­gi­na­li, inve­ce che basar­si sul­le tra­du­zio­ni tedesche!

Que­sti non sono che esem­pi; ma l’epopea nega­zio­ni­sta è pie­na di simi­li aber­ra­zio­ni. Que­sto modo di argo­men­ta­re con argo­men­ta­zio­ni debo­li, toni sen­sa­zio­na­li­sti­ci, aggi­ran­do il cen­tro del­la que­stio­ne, è chia­ra­men­te impron­ta­to ad un cie­co fana­ti­smo poli­ti­co. Così si pre­sta fede, piut­to­sto che ad un’analisi ragio­na­ta del­le fon­ti, ad una deli­ran­te teo­ria del com­plot­to, sor­da ad ogni ragio­ne critica.

I nega­zio­ni­sti chie­do­no di poter espor­re le loro tesi, in nome del­la liber­tà di paro­la. Eppu­re in alcu­ni Pae­si (euro­pei e non) soste­ne­re pub­bli­ca­men­te que­ste tesi è puni­to anche con il car­ce­re. Un attac­co alla liber­tà di paro­la? Per­ché punir­li, qual è il rischio?
Dovrem­mo chie­der­ci allo­ra se ogni indi­vi­duo è libe­ro di dire quel­lo che gli pare, di insul­ta­re gli avver­sa­ri, di infan­ga­re la memo­ria col­let­ti­va; se pos­sia­mo per­met­ter­ci di lascia­re la liber­tà a chiun­que di riscri­ve­re la sto­ria con le men­zo­gne, ad uso mera­men­te strumentale.
Il rischio che cor­ria­mo è di sve­gliar­ci in un futu­ro in cui la men­zo­gna e la fal­si­fi­ca­zio­ne del­la real­tà saran­no all’ordine del gior­no, un futu­ro in cui la sto­ria vie­ne riscrit­ta al ser­vi­zio del­la poli­ti­ca. Riflet­te­re sul feno­me­no del Nega­zio­ni­smo è impor­tan­te: tut­to sta a vede­re in che misu­ra sia­mo dispo­sti ad accet­ta­re que­sto rischio.

Enri­co Guerini

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