VOGLIAMO CONTINUARE A LAVORARE ALLA MAFLOW — Intervista ad Antonio Luongo, delegato RSU Maflow

“Voglia­mo con­ti­nua­re a lavo­ra­re alla Maflow” è il tito­lo del blog, non­ché “gri­do di bat­ta­glia” dei lavo­ra­to­ri dell’azienda di Trez­za­no sul Naviglio.
La situa­zio­ne del­la Maflow, già in cri­si da paio d’anni per una gestio­ne ammi­ni­stra­ti­va discu­ti­bi­le, è pre­ci­pi­ta­ta ulte­rior­men­te a dicem­bre, dopo la dispo­si­zio­ne del­la BMW di can­cel­la­re l’ultima commessa.
Da qui la deci­sio­ne dell’11 gen­na­io di occu­pa­re la fab­bri­ca con un pre­si­dio permanente.
Abbia­mo inter­vi­sta­to Anto­nio Luon­go, dele­ga­to RSU Maflow per FIOM-CGL, che ci ha for­ni­to chia­ri­men­ti sul­le vicen­de del­la fab­bri­ca e sul per­cor­so che ha por­ta­to alla situa­zio­ne attuale. 

Puoi dir­ci qual­co­sa sul­la para­bo­la dell’azienda negli ulti­mi anni?
Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000 la Maflow con­ta­va cir­ca 700 lavo­ra­to­ri. Poi è comin­cia­ta una sele­zio­ne, con tagli, incen­ti­vi, licen­zia­men­ti, fino ad arri­va­re alla sta­bi­liz­za­zio­ne, dal 2005 ad oggi, intor­no alle 300–350 per­so­ne. Mol­to alta è la per­cen­tua­le del­le don­ne assun­te, come è alto il nume­ro del­le cop­pie, ben 28, di con­se­guen­za 28 fami­glie che rischia­no di per­de­re entram­bi i redditi.
Pri­ma lavo­ra­va­mo pre­va­len­te­men­te con FIAT, pro­du­cen­do mol­to con mino­ri stan­dard qua­li­ta­ti­vi, il che richie­de­va mol­to per­so­na­le. Poi il lavo­ro si è spo­sta­to soprat­tut­to ver­so la BMW, con cui si pro­du­ce di meno, ma a livel­li qua­li­ta­ti­vi supe­rio­ri. Per que­sto tipo di com­mes­se ser­vi­va meno gen­te e mac­chi­na­ri diver­si, per lavo­ra­zio­ni di livel­lo più alto.

E poi cos’è suc­ces­so? Si par­la di debi­ti con le ban­che, cat­ti­va amministrazione…
E’ suc­ces­so che sono comin­cia­ti gli inve­sti­men­ti. Il pri­mo è sta­to fat­to in Polo­nia die­ci anni fa. E’ sta­to aper­to uno sta­bi­li­men­to con 30–40 lavra­to­ri, che veni­va­no qui a impa­ra­re il mestie­re. In tem­pi recen­ti quel­lo sta­bi­li­men­to ha toc­ca­to la quo­ta di cir­ca 2000 lavoratori.
Poi han­no aper­to in Cina, Mes­si­co, Bra­si­le, Fran­cia, Spa­gna, Ger­ma­nia, Olan­da… Tut­ti sta­bi­li­men­ti anda­ti a roto­li, con l’unica ecce­zio­ne di quel­lo polac­co. Il tut­to con inve­sti­men­ti spro­por­zio­na­ti rispet­to al valo­re di ciò che si acqui­si­va. Lo sta­bi­li­men­to in Cina non sono mai riu­sci­ti nem­me­no ad avviar­lo, con incen­ti­vi pre­si anche dal­lo Sta­to ita­lia­no che sono sta­ti por­ta­ti all’estero per poi resta­re infruttuosi.
Tut­ti que­sti inve­sti­men­ti han­no pro­dot­to un amman­co di 300 milio­ni di euro.

Il tut­to nono­stan­te l’attività pro­dut­ti­va andas­se bene…
Si. Il nostro non è un pro­ble­ma di lavo­ro, per­ché noi lavo­ria­mo tan­tis­si­mo. Il pro­ble­ma è che sia­mo arri­va­ti al pic­co del­la cri­si con 300 milio­ni di debi­to. Così le ban­che han­no chiu­so i rubi­net­ti del credito.
La BMW per sei mesi ha paga­to i nostri for­ni­to­ri per per­met­ter­ci di con­ti­nua­re a lavo­ra­re, per­ché sono mol­to inte­res­sa­ti al nostro pro­dot­to, che sod­di­sfa in pie­no le loro esigenze.
Fino a otto­bre 2009 sia­mo anda­ti avan­ti a lavo­ra­re in 220 su tre tur­ni. Poi la BMW, non aven­do garan­zie sul­la nostra con­ti­nui­tà pro­dut­ti­va, è cor­sa ai ripa­ri asse­gnan­do le com­me­se alla Con­ti­nen­tal in Ger­ma­nia, pagan­do anche di più. A que­sto pun­to è inter­ve­nu­to lo Sta­to tede­sco, che nell’ottica di ripor­ta­re il lavo­ro in Ger­ma­nia è inter­ve­nu­to a copri­re la dif­fe­ren­za di costo. Se il pro­dot­to in Ger­ma­nia costa 10 euro e qui in Ita­lia ne costa 8, i 2 euro di dif­fe­ren­za li met­te lo Sta­to, anzic­ché paga­re la cas­sa-inte­gra­zio­ne ai lavo­ra­to­ri. Que­sto in teo­ria vio­le­reb­be le nor­me euro­pee sul­la concorrenza.

Pare che l’area su cui sor­ge l’officina sia sta­ta acqui­si­ta da un’immobiliare lega­ta a Uni­cre­dit. Rite­ne­te che die­tro la chiu­su­ra pos­sa esser­ci anche la spe­cu­la­zio­ne immobiliare?
Det­ta bru­tal­men­te, a que­sto pro­po­si­to è sta­ta fat­ta una por­che­ria. Cin­que anni fa i capan­no­ni era­no dell’azienda. Sono sta­ti ven­du­ti e pre­si in lea­sing. Il mec­ca­ni­smo avreb­be dovu­to esse­re di ven­der­li per paga­re il lea­sing e recu­pe­rar­ne in segui­to la pro­prie­tà. Inve­ce i capan­no­ni sono sta­ti ven­du­ti a un ter­zo, l’azienda paga il lea­sing e la pro­prie­tà resta del ter­zo. C’è die­tro un trian­go­lo non chia­ro. Infat­ti que­sta par­te man­ca, nel­la rela­zio­ne ai com­mis­sa­ri pub­bli­ca­ta su inter­net: sono par­ti secre­ta­te in vir­tù di un’ingiunzione. Qua­le impat­to avreb­be sul ter­ri­to­rio trez­za­ne­se una even­tua­le chiusura?
Sia­mo la più gran­de azien­da di Trez­za­no sul Navi­glio. L’impatto sareb­be gros­so, come si può intui­re dal­la vici­nan­za mani­fe­sta­ta dal Comu­ne, a comin­cia­re dal Sin­da­co e dal­la Giun­ta. Ci por­ta­no i pasti, mani­fe­sta­no con noi, sono venu­ti con noi a Roma…

Riper­cor­ria­mo le ulti­me fasi del­la vostra lotta.
Abbia­mo svol­to pre­si­di davan­ti alle con­ces­sio­na­rie BMW, per fare loro pres­sio­ne, ren­der­ci visi­bi­li e por­re in evi­den­za che rap­pre­sen­tia­mo un pro­ble­ma socia­le per le isti­tu­zio­ni. Abbia­mo svol­to un pre­si­dio davan­ti alla Pre­fet­tu­ra in occa­sio­ne del­la nostra con­vo­ca­zio­ne. Abbia­mo mani­fe­sta­to anche alla sede BMW a San Dona­to per riot­te­ne­re le com­mes­se, anche se va det­to che da par­te loro sem­bra esser­ci dispo­ni­bi­li­tà in que­sto sen­so, soprat­tut­to in con­si­de­ra­zio­ne del­la loro sod­di­sfa­zio­ne per i nostri livel­li di qua­li­tà. Dome­ni­ca 10 gen­na­io ci sia­mo riu­ni­ti poi in assem­blea qui in azien­da, e da lì è sca­tu­ri­ta in modo una­ni­me l’occupazione. La RSU si fa por­ta­vo­ce dei lavo­ra­to­ri, ma si deci­de tut­ti insieme.

Par­lia­mo dell’atteggiamento del­le isti­tu­zio­ni. Innan­zi­tut­to, com’è il rap­por­to con la for­za pubblica?
La situa­zio­ne è tran­quil­la. Ci cono­sco­no, san­no che gen­te sia­mo. Abbia­mo avu­to qual­che pic­co­lo con­tra­sto in occa­sio­ne dei cor­tei, ad esem­pio quan­do abbia­mo bloc­ca­to Cor­so Sem­pio­ne fino sot­to i can­cel­li del­la RAI. Insom­ma, i rap­por­ti con le for­ze dell’ordine sono sta­ti fino ad ora buo­ni. Quan­do lune­dì mat­ti­na (11 gen­na­io, ndr) i diri­gen­ti han­no ten­ta­to di entra­re in azien­da, sono sta­te le stes­se for­ze dell’ordine a tener­li fuo­ri, dicen­do loro di non for­za­re la mano per evi­ta­re ten­sio­ni. I cara­bi­nie­ri han­no pre­si­dia­to i can­cel­li per una set­ti­ma­na inte­ra. Poi han­no comu­ni­ca­to alla RSU che, aven­do con­sta­ta­to che era tut­to tran­quil­lo, si sareb­be­ro limi­ta­ti a pas­sa­re di tan­to in tan­to per un controllo.

E l’atteggiamento del Prefetto?
Il Pre­fet­to ci ha pro­mes­so di con­tat­ta­re diret­ta­men­te sia FIAT che BMW, per le com­mes­se. Una set­ti­ma­na fa si era pre­so due gior­ni di tem­po e ad oggi non abbia­mo anco­ra nes­su­na novi­tà. L’unica novi­tà è sta­ta la nomi­na del­la Com­mis­sio­ne di Garan­zia, indi­spen­sa­bi­le per indi­re l’asta per l’acquisto del grup­po Maflow.

Par­lia­mo di Pro­vin­cia e Regione.
Sono assen­ti. Si son fat­ti vede­re una vol­ta, quan­do abbia­mo fat­to l’assemblea aper­ta. In quell’occasione è venu­to un rap­pre­sen­tan­te del­la Pro­vin­cia, ma la cosa non ha avu­to seguito.
Abbia­mo poi avu­to un incon­tro in Regio­ne. Ci han­no det­to che pren­de­va­no atto del­la nostra ver­ten­za, del­la docu­men­ta­zio­ne atti­nen­te e che ci avreb­be­ro ricon­tat­ta­to. Non si è più fat­to sen­ti­re nessuno.

L’ultimo atto­re isti­tu­zio­na­le è il Mini­ste­ro per lo Svi­lup­po Economico.
Da par­te loro è sta­to final­men­te mes­so il pri­mo tas­sel­lo: la nomi­na del­la Com­mis­sio­ne di Garan­zia. Ades­so aspet­tia­mo gli altri. La Com­mis­sio­ne di Garan­zia dovrà pren­de­re atto del­le rela­zio­ni dei com­mis­sa­ri, valu­tar­le e in segui­to a ciò con­sen­ti­re la pub­bli­ca­zio­ne del ban­do per l’asta.
La Com­mis­sio­ne ha cin­que com­po­nen­ti: tre nomi­na­ti dal­lo Sta­to e due dai mag­gio­ri cre­di­to­ri (nel nostro caso le ban­che, Uni­cre­dit e Ban­ca Inte­sa). E’stato que­sto l’obiettivo più dif­fi­ci­le da rag­giun­ge­re, fino ad ora.

Cosa puoi dir­ci del­la soli­da­rie­tà tra fab­bri­che in cri­si, e più in gene­ra­le del­la soli­da­rie­tà operaia?
Ci sono con­tat­ti per muo­ver­si insie­me e orga­niz­za­re qual­co­sa. La Mar­ce­ga­glia, la Metal­li Pre­zio­si, la INNSE, Man­gia­rot­ti, Eute­lia… Tut­te que­ste azien­de lavo­re­ran­no per indi­re insie­me uno scio­pe­ro che par­ta dal­le RSU e dare così un segna­le anche ai sindacati.
Alla nostra ulti­ma mani­fe­sta­zio­ne han­no par­te­ci­pa­to anche rap­pre­sen­tan­ze di altre fab­bri­che. Una mani­fe­sta­zio­ne mol­to riu­sci­ta, con cir­ca 600 partecipanti.

Cosa pos­so­no fare gli stu­den­ti per soste­ner­vi nel­la vostra battaglia?
Invi­tia­mo tut­ti a segui­re le nostre ini­zia­ti­ve, mani­fe­sta­re con noi e venir­ci a tro­va­re e a soste­ne­re il nostro pre­si­dio in azien­da. Esse­re uni­ti e soli­da­li è fondamentale.

http://vogliamocontinuarealavorareallamaflow.blogspot.com/

a cura di Ales­sio Are­na e Lau­ra Carli
Foto di Fede­ri­ca Storaci
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