Anarchici sognatori dissidenti — La Cusl e gli studenti arrestati

image Cir­ca due mesi fa, il 2 otto­bre, un grup­po di ragaz­zi — due? cin­que? — entra nel­la car­to­li­bre­ria CUSL, coo­pe­ra­ti­va vici­na a CL, rea­liz­za la bel­lez­za di 800 foto­co­pie (160 euro), e fa per andar­se­ne sen­za paga­re. Non è la pri­ma vol­ta che suc­ce­de, da tem­po infat­ti si sus­se­guo­no incur­sio­ni di chi cer­ca, in manie­ra più o meno orga­niz­za­ta, di boi­cot­ta­re eco­no­mi­ca­men­te — non pagan­do — il ser­vi­zio garan­ti­to da que­sti volon­ta­ri. Ma que­sta vol­ta i ciel­li­ni cer­ca­no di frap­por­si ed impe­dir­ne l’uscita. Ne nasce una zuf­fa, e il con­to vie­ne sal­da­to a caz­zot­ti. Segue denun­cia, e qua­si un mese dopo, il 13 novem­bre, scat­ta l’arresto per i cin­que ragaz­zi rite­nu­ti respon­sa­bi­li.
Tre di loro ven­go­no rag­giun­ti all’interno del cen­tro socia­le Labo­ra­to­rio Zero (altri­men­ti det­to Col­let­ti­vo Auto­no­mo Rin­ghie­ra) di Por­ta Tici­ne­se, all’interno del qua­le fan­no irru­zio­ne un cen­ti­na­io di ele­men­ti fra poli­zia e cara­bi­nie­ri, esi­ben­do – pare “per pre­ve­ni­re ulte­rio­ri pro­ble­mi di ordi­ne pub­bli­co” — un dispie­ga­men­to di for­ze quan­to­me­no non comu­ne. Non diver­sa­men­te il dispo­si­ti­vo giu­ri­di­co impu­gna­to: l’accusa infat­ti par­la di rapi­na, rea­to puni­bi­le con la reclu­sio­ne da tre a die­ci anni (art. 628 c.p.).
Al momen­to, solo uno di loro rima­ne effet­ti­va­men­te in car­ce­re, gli altri quat­tro sono ai domi­ci­lia­ri. Il pro­ces­so è in cor­so. Imme­dia­te sono le rea­zio­ni degli ami­ci dei reclu­si — che non han­no inten­zio­ne di defi­nir­si altri­men­ti che com­pa­gni di stu­di, soli­da­li a suo tem­po nel­la pro­te­sta con­tro la rifor­ma Gel­mi­ni, ema­na­zio­ne sem­mai del­la cosid­det­ta Onda — : si orga­niz­za­no mani­fe­sta­zio­ni, ven­go­no appe­si stri­scio­ni, distri­bui­ti volan­ti­ni e com­pa­io­no scrit­te sui muri, con un uni­co mes­sag­gio: “Liber­tà per SID INEZ PAOLINO MARCELLO e MATTIA” e qual­che chio­sa “Comu­nio­ne e Libe­ra­zio­ne? Faci­le per chi man­da in gale­ra”. Su un altro volan­ti­no si leg­ge: “È giun­to il momen­to di far­lo. Di fare a que­sti stron­zi, come hai sem­pre pen­sa­to, ciò che hai sem­pre volu­to far­gli. Insul­ta­li, sma­sche­ra­li, cac­cia­li dal­la tua uni­ver­si­tà”. Ven­go­no anche resi noti, con gli stes­si mez­zi, i nomi degli auto­ri del­la denun­cia, cosa inac­cet­ta­bi­le per gli espo­nen­ti di Ciel­le, secon­do i qua­li così si “indi­ca­no peri­co­lo­sa­men­te, come in altri tem­pi, ber­sa­gli uma­ni da col­pi­re”.
La con­trap­po­si­zio­ne, o meglio l’unilaterale oppo­si­zio­ne con­tro Ciel­le, all’interno del con­te­sto dell’università mila­ne­se è, in real­tà, di vec­chis­si­ma data. Si recri­mi­na da sem­pre l’assegnazione dell’aula alla coo­pe­ra­ti­va (CUSL), rite­nu­ta un favo­re reso al movi­men­to (CL) da par­te del ret­to­re Man­te­gaz­za, negli ormai lon­ta­ni anni ’80. Da allo­ra si rile­va la costi­tu­zio­ne di col­lau­da­to siste­ma di favo­ri, frut­to del­lo “stra­po­te­re” nel frat­tem­po acqui­si­to in regio­ne dal movi­men­to, man­te­nu­to fino ad oggi. Esem­pio ne è la capa­ci­tà di cala­mi­ta­re fon­di per pro­get­ti fal­si, oltre che a vol­te discu­ti­bi­li: stan­do a un altro volan­ti­no infat­ti, “CL” vie­ne accu­sa­ta di aver “ruba­to negli anni 2004 – 2007 qua­si 25000 euro alla nostra uni­ver­si­tà” per finan­zia­re alcu­ne rivi­ste fan­ta­sma. Dal can­to loro, i volon­ta­ri del­la CUSL non rispon­do­no a que­ste accu­se, e si limi­ta­no a chie­de­re un cli­ma di più “sere­na e demo­cra­ti­ca con­vi­ven­za” all’interno dell’università, e che “chiun­que lo voglia pos­sa espri­me­re libe­ra­men­te il pro­prio pen­sie­ro e rea­liz­za­re ini­zia­ti­ve costrut­ti­ve sen­za subi­re vio­len­za”. Auspi­ci che dif­fi­cil­men­te ver­ran­no accol­ti.
L’eco di que­sto even­to ha sfio­ra­to i gior­na­li nazio­na­li, ed è sta­to pre­so sul serio solo da due testa­te di oppo­sto schie­ra­men­to: da Repub­bli­ca attra­ver­so Pie­ro Cola­pri­co (il 18 nov.), e dal Gior­na­le attra­ver­so Rena­to Fari­na (il 22).
Il pri­mo intro­du­ce nel discor­so un dise­gno del­la cor­ni­ce, all’interno del­la qua­le si inse­ri­sco­no altri ele­men­ti: le nume­ro­se mani­fe­sta­zio­ni in un’atmosfera di cre­scen­te para­no­ia, la com­par­sa miste­rio­sa di un volan­ti­no fir­ma­to NAT, che annun­cia la nasci­ta di una “pro­pa­gan­da arma­ta”, Mila­no che potreb­be esplo­de­re da un momen­to all’altro, tenu­ta sot­to con­trol­lo da par­te degli inve­sti­ga­to­ri, che la con­si­de­ra­no un pos­si­bi­le ter­re­no di col­tu­ra di feno­me­ni ter­ro­ri­sti­ci, e che aspet­ta­no da die­ci anni “qual­cu­no che fac­cia il sal­to di qua­li­tà”.
Il secon­do, inve­ce, si con­cen­tra sui gio­va­ni, in un caso par­te­ci­pi di un movi­men­to (CL) silen­zio­so, che “inve­ce di distrug­ge­re ciò che non gli va”, cer­ca di costrui­re qual­co­sa. Nell’altro caso, si trat­ta di colo­ro che la stam­pa tut­ta ha defi­ni­to anar­chi­ci, espres­sio­ne di una con­ge­rie di vizi, “in pri­mis l’invidia, l’ira, l’accidia”, sor­ta di “pira­ti urba­ni” , qual­co­sa a metà fra Al Capo­ne e il Padri­no “come se l’università fos­se Cor­leo­ne”, inca­pa­ci di con­ce­pi­re altra liber­tà che non sia quel­la di “ruba­re, di esse­re vio­len­ti, di esse­re impu­ni­ti”. Non esen­ti da bia­si­mo le auto­ri­tà acca­de­mi­che, indif­fe­ren­ti e tol­le­ran­ti, a par­ti­re dal ret­to­re Decle­va descrit­to come “un Prin­ci­pe sui cusci­ni di piu­me d’oca”.
Ciò che più col­pi­sce è la spro­por­zio­ne tra fat­ti, inten­zio­ni e con­se­guen­ze. Ma anche l’incomunicabilità, l’impossibilità di un incon­tro all’interno del­le mura uni­ver­si­ta­rie. Da entram­be le par­ti si è arri­va­ti a rinun­cia­re alla paro­la. Da una par­te per­ché ci si cre­de asse­dia­ti: con l’invasore dun­que non si par­la, se non per infa­mar­lo. Dall’altra si dà per scon­ta­ta la legit­ti­mi­tà con­qui­sta­ta sul pia­no dell’azione poli­ti­ca, e di quel­la non si discu­te. Si è dispo­sti a par­la­re, ma sem­pre d’altro. E quan­do non ci si inten­de a paro­le, si pas­sa i gesti, spes­so esa­spe­ra­ti, per­ché capi­sca chi deve capi­re, e non capi­sce mai. Così si per­do­no di vista le per­so­ne, si dia­lo­ga coi fan­ta­smi e non si rie­sco­no a imma­gi­na­re altre pos­si­bi­li­tà che non sia­no autoreferenziali. 

Giu­sep­pe Argentieri

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