C’ ERA UNA VOLTA UN PRINCIPE…

“Scu­si, sa dir­mi dove pos­so tro­va­re il libro di Ema­nue­le Fili­ber­to?” — “ah, è nel set­to­re di sto­ria…”. “Come?!”
Ecco­lo lì, accan­to alle bio­gra­fie di Lui­gi XIV e Enri­co VIII! D’altronde sem­pre di un Savo­ia si parla.
Mi avvi­ci­no, incro­cio il suo sguar­do, mi accor­go che quei pic­co­li occhi blu mi fis­sa­no diver­ti­ti, e mi con­qui­sta­no. Ora toc­ca a me sedur­lo, vado alla cas­sa, pago (i 17 euro spe­si mi assi­cu­ra­no una pre­ro­ga­ti­va non tra­scu­ra­bi­le su di lui), e lo por­to da me.
Io e lui, sul diva­no, in com­ple­ta inti­mi­tà. Voglio sape­re tut­to, cosa ha fat­to, cosa fa, da dove vie­ne, chi è vera­men­te. Leg­go il sot­to­ti­to­lo: Un pas­sa­to da prin­ci­pe, un pre­sen­te da favola…
… è un libro di sati­ra, potreb­be aggiun­ge­re qual­cu­no. I più mali­gni potreb­be­ro addi­rit­tu­ra pen­sa­re che il Prin­ci­pe abbia urgen­te biso­gno di sol­di. Eppu­re biso­gna ricre­der­si, in quan­to il rea­le de noan­tri, facen­do scor­re­re i capi­to­li, mi stu­pi­sce con una serie­tà fin ecces­si­va ed una schiet­tez­za che lascia basi­ti. Emble­ma­ti­ca in tal sen­so l’affermazione con cui sin­te­tiz­za l’amore per la bel­la moglie Clo­til­de: “non so asso­lu­ta­men­te come sia riu­sci­to a con­qui­star­la, anche per­chè sono sem­pre sta­to me stes­so”. Pro­ba­bil­men­te ogni tan­to se lo chie­de anche lei.
Con­ti­nuo ad ascol­tar­lo pazien­te­men­te: nasco­sto die­tro l’immagine del bel prin­ci­pe dan­na­to, ha rot­to tut­te le con­ven­zio­ni che il suo nome richie­de­va pro­van­do auto, dro­ghe e don­ne diver­se. Festa­io­lo a metà, inquie­ta­to dal­la ricer­ca di una com­ple­tez­za impos­si­bi­le da rag­giun­ge­re, inca­glia­ta nell’incomprensibile esilio.
Più vol­te avrei volu­to inter­rom­per­lo, ma non ci sono riu­sci­ta, vole­vo sape­re altro. Mi pre­sen­ta un non­no impet­ti­to e una non­na anti­con­for­mi­sta, un padre acu­to (di pro­fi­lo) e una madre intel­li­gen­te. Sco­pro così che nel­la sua sto­ria per­so­na­le, che una vol­ta si incro­ciò con quel­la d’Italia e oggi si intrec­cia con ben altra stra­da, “tut­to è rela­ti­vo”. Recen­te­men­te si iner­pi­ca nel tor­tuo­so cam­mi­no poli­ti­co, strin­ge mani e dona sor­ri­si. Il suo obiet­ti­vo e met­te­re in pra­ti­ca il prin­ci­pa­le pun­to del suo pro­gram­ma elet­to­ra­le: sta­re in mez­zo alla gen­te, capir­la, e sin­to­niz­zar­si sul­le esi­gen­ze del­le per­so­ne comu­ni. Pro­mes­sa man­te­nu­ta, dato che è anco­ra qui fra noi e non al Par­la­men­to Europeo.
Ma i suoi gran­di obiet­ti­vi lo por­ta­no soprat­tut­to nel salo­ne di Mil­ly Car­luc­ci. Si deli­nea così la figu­ra di un uomo che è sem­pre più un prin­ci­pe: ora sa bal­la­re! Da buon dan­za­to­re zom­pa da una com­par­sa­ta pub­bli­ci­ta­ria a un talk show. Nien­te lo fer­ma, non le ata­vi­che dia­tri­be tra paren­ti, non la richie­sta di dan­ni mora­li allo Sta­to, non le vicen­de poco rega­li, ma mol­to lega­li, del buon padre.
Non mi dice altro, dal vuo­to che lo segue capi­sco che è giun­to alla fine. Lo guar­do in silen­zio, ci stia­mo per lascia­re, e lui per salu­tar­mi mi rega­la una cita­zio­ne di Mon­tai­gne: “per quan­to pos­sa esse­re alto il tuo tro­no, alla fine sei sem­pre sedu­to sul tuo culo”. Solo un dub­bio… qua­le trono? 

Miche­la Giupponi
e Ali­ce Manti

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