COCCODRILLO N. 3 Commemorazioni Improbabili

Ha col­to tut­ti di sor­pre­sa l’improvvisa scom­par­sa di Ren­zo, il figlio pri­mo­ge­ni­to di Umber­to Bos­si.
“Se sarei vis­su­to più tan­to, era più bel­lo”, sono sta­te le sue ulti­me toc­can­ti paro­le, gru­gni­te dal padre alle tele­ca­me­re di Tele Set­te­La­ghi.
Dram­ma­ti­che le cir­co­stan­ze del­la mor­te: la tro­ta (il del­fi­no in ger­go leghi­sta) si tro­va­va in Val Cavar­gna in una bat­tu­ta di “cac­cia al ter­ro­ne”, con i fida­ti Bor­ghe­zio e Pro­spe­ri­ni ed una muta di fero­ci masti­ni napo­le­ta­ni di secon­da gene­ra­zio­ne, edu­ca­ti all’odio per le loro ori­gi­ni. I tre cer­ca­va­no di sta­na­re un cer­to Sal­va­to­re Capu­to avvi­sta­to il gior­no pri­ma pres­so Diz­za­sco, quan­do per erro­re Ren­zo ha estrat­to dal­la bor­sa una par­mi­gia­na di melan­za­ne pre­pa­ra­ta dal­la madre, anco­ra meri­dio­na­le pra­ti­can­te. I cani han­no pen­sa­to di tro­var­si di fron­te ad un par­te­no­peo allo sta­to bra­do, e han­no assa­li­to il pove­ro ram­pol­lo leghi­sta. Inu­ti­le è sta­to devia­re l’ira dei cani sull’ignaro Alì Al Ittiah, immi­gra­to tuni­si­no che pas­sa­va casual­men­te da quel­le parti.

La madre, che non sa dar­si pace per la sua tra­gi­ca impru­den­za, si è dife­sa dicen­do che avreb­be volu­to pre­pa­rar­gli il soli­to pani­no con slin­ze­ga e mis­sol­ti­ni (il pre­fe­ri­to di Umber­to), “ma il mio Lodi­no non lo dige­ri­sce” (in fami­glia Ren­zo è chia­ma­to Lodo per l’abitudine a far­si boc­cia­re).
Pre­oc­cu­pa­zio­ni anche per l’anima del defun­to: Ren­zo non era sta­to infat­ti cre­si­ma­to. Alla fati­di­ca doman­da del sacer­do­te “Rinun­ci a Sata­na e a tut­te le sue ten­ta­zio­ni?” infat­ti, il gio­va­ne, inve­ce del cor­ret­to “Rinun­cio”, ave­va det­to “Tzu­no­mi” (“non so” in ver­na­co­lo loca­le), venen­do invi­ta­to a riten­ta­re quan­do sareb­be sta­to più pron­to.
Per ren­de­re il cor­do­glio di ami­ci e paren­ti più sem­pli­ce, Bos­si jr non ha volu­to che sul­la tom­ba venis­se posto il tra­di­zio­na­le epi­taf­fio: i cono­scen­ti più dolen­ti potran­no più sem­pli­ce­men­te col­le­ga­re dei pun­ti­ni, posti sul­la lapi­de, otte­nen­do l’immagine sor­ri­den­te del caro estinto.

Addio Ren­zo, la vita ti ha oppo­sto pre­sto pro­ve trop­po dif­fi­ci­li,
e pur­trop­po cer­ti esa­mi non si pos­so­no ripe­te­re tre volte
Filip­po Bernasconi
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