EDITORIALE — GENNAIO 2010

Quest’anno a Nata­le abbia­mo rega­la­to un po’ di pas­sa­to. Il ven­ten­nio non è mai sta­to così di moda. A Mila­no il ter­zo calen­da­rio più dif­fu­so è quel­lo del Duce. Ma c’è anche il man­ga­nel­lo di legno che, secon­do Fer­ri­ni, pro­prie­ta­rio di Fer­lan­dia a Pre­dap­pio, il più impor­tan­te riven­di­to­re di memo­ra­bi­lia nera, “non ser­ve a far male”. Io a Fer­lan­dia ci sono anda­to accom­pa­gna­to. Ave­vo 11 anni e una magliet­ta del­la Nike con un bel baf­fo. Fer­ri­ni, appe­na mi vide entra­re, urlò: “Fuo­ri dal mio nego­zio, pic­co­lo ame­ri­ca­no giu­deo, schia­vi­sta. La tua magliet­ta con­tri­bui­sce all’arricchimento degli ebrei che con­trol­la­no il mon­do”. Un’invettiva vaga­men­te nazio­nal­so­cia­li­sta, vena­ta di anti­se­mi­ti­smo casa­rec­cio l’avrebbe potu­ta sca­glia­re qua­lun­que ita­lia­no più o meno qua­lun­qui­sta. La cosa gra­vis­si­ma del tem­po e del luo­go in cui vivia­mo è l’assenza di con­tem­po­ra­nei­tà: il pro­li­fe­ra­re del­la memo­ria come sou­ve­nir degli esclu­si (per­ché il pote­re sof­fre di esclu­sio­ne), la pos­si­bi­li­tà che l’oggetto si con­fi­gu­ri come totem del pas­sa­to e l’estromissione del tem­po pre­sen­te. Pen­sa­re per imma­gi­ni è in real­tà rie­vo­ca­re cose mor­te: il ricor­do è sem­pre un’immagine pas­sa­ta. La con­tem­po­ra­nei­tà vuol dire pen­sa­re sen­za imma­gi­ni e quin­di con­net­te­re e svi­lup­pa­re un ragio­na­men­to ex novo, che supe­ri posi­zio­ni di par­ten­za. La con­tem­po­ra­nei­tà è par­ti­re da A per fini­re a B. E’ indi­ca­ti­vo che la mag­gior par­te di voi, let­to­ri là fuo­ri, si chie­de­ran­no sola­men­te se qual­che mio paren­te è fasci­sta e clien­te di Ferlandia. 
Fabri­zio Aurilia
Nostalgia
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1 Commento su EDITORIALE — GENNAIO 2010

  1. Ho come l’im­pres­sio­ne di leg­ge­re la super­caz­zo­la pre­ma­tu­ra­ta socio­lo­giz­zan­te con scap­pel­la­men­to deci­sa­men­te a destra. Come se fos­se il frut­to di una gene­ra­zio­ne mala­ta di nul­la.
    Ovvia­men­te, il pro­li­fe­ra­re di com­men­ti indi­gna­ti e cen­so­ri che segui­ran­no a que­sto con­fer­me­rà la dia­gno­si.
    La cura? Esse­re auten­ti­ci, e guar­da­re al futu­ro. Bia­si­ma­re i nostal­gi­ci (che già son pate­ti­ci di per sé) è solo un modo di aggrap­par­si, per oppo­si­ta, a qual­co­sa che — comun­que sia — è meglio del nul­la che ine­so­ra­bil­men­te emer­ge.
    Sia­te auten­ti­ci, che ce n’è tan­to, tan­to biso­gno!
    Un vec­chio

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