Archeologi di sè stessi. I disagi di una facoltà

Vi sie­te mai chie­sti come mai non cono­sce­te nem­me­no uno stu­den­te che fre­quen­ta il cor­so di lau­rea in Archeo­lo­gia? No, non sie­te degli aso­cia­li, sem­pli­ce­men­te nel­l’an­no acca­de­mi­co 2008/2009 sono solo ven­ti gli stu­den­ti che han­no deci­so di iscri­ver­si a que­sto cor­so. Per for­tu­na que­st’an­no il nume­ro è sali­to sopra i tren­ta: se que­sta soglia non fos­se sta­to supe­ra­ta per due anni con­se­cu­ti­vi, secon­do una deli­be­ra del­la facol­tà di Let­te­re e Filo­so­fia, il cor­so di lau­rea sareb­be sta­to soppresso.

Ma come mai gli stu­den­ti deci­do­no di anda­re altro­ve e  di non fre­quen­ta­re il cor­so a Mila­no, il più gran­de baci­no di risor­se uma­ne del nord-ovest?

Per rispon­de­re dob­bia­mo tor­na­re indie­tro nel tem­po: pre­ci­sa­men­te all’avvento del­la rifor­ma uni­ver­si­ta­ria del “3+2”. Pri­ma, per dive­ni­re archeo­lo­go, si con­se­gui­va la lau­rea in Let­te­re e Filo­so­fia con una tesi in archeo­lo­gia. Il nuo­vo siste­ma die­de la pos­si­bi­li­tà di spe­cia­liz­za­re gli stu­di crean­do nuo­vi cor­si di lau­rea. Ma men­tre il resto d’I­ta­lia sce­glie­va di dotar­si di una facol­tà “Scien­ze dei beni archeo­lo­gi­ci”, Mila­no deci­se di inse­ri­re que­sta disci­pli­na tra le lau­ree spe­cia­li­sti­che del dipar­ti­men­to di “Scien­ze dei beni cul­tu­ra­li”. La con­se­guen­za fu l’obbligo per un aspi­ran­te archeo­lo­go di soste­ne­re esa­mi com­ple­ta­men­te estra­nei al pro­prio ambi­to di studi.

Più for­tu­na non si tro­va, suc­ces­si­va­men­te, iscri­ven­do­si alla “spe­cia­li­sti­ca” in Archeo­lo­gia. Dei mol­ti esa­mi tec­ni­co-scien­ti­fi­ci oggi essen­zia­li per la for­ma­zio­ne di un archeo­lo­go, lo stu­den­te può sce­glier­ne solo uno da 6 CFU, tro­van­do­si deci­sa­men­te pena­liz­za­to nel pro­prio per­cor­so formativo.

Qua­lo­ra, nono­stan­te tut­to, uno stu­den­te deci­des­se di iscri­ver­si  alla “Sta­ta­le”, non sareb­be age­vo­la­to nem­me­no dal­la strut­tu­ra dell’università. Infat­ti i fon­di del­la facol­tà ven­go­no asse­gna­ti ai vari dipar­ti­men­ti col meto­do degli “affe­ren­ti”, una quo­ta pro capi­te ripar­ti­ta in base al nume­ro del­le per­so­ne impie­ga­te. Il cor­so di Archeo­lo­gia rien­tra nel dipar­ti­men­to di Scien­ze del­l’An­ti­chi­tà e pur­trop­po il per­so­na­le non arri­va alla deci­na di ele­men­ti. Ad Archeo­lo­gia quin­di sono pre­fe­ri­ti altri cor­si con più per­so­na­le, crean­do una net­ta spro­por­zio­ne fra i biso­gni eco­no­mi­ci ed i fon­di a dispo­si­zio­ne. Ad esem­pio, se la biblio­te­ca di Archeo­lo­gia voles­se acqui­si­re una nuo­va pub­bli­ca­zio­ne, dovreb­be soste­ne­re un costo vici­no ai 400 € a volu­me, una cifra che inci­de­reb­be mol­to sul bilan­cio del cor­so. Per que­sto moti­vo non la si può dota­re di testi edi­ti recentemente.

Un altro pro­ble­ma per lo stu­den­te sono gli sca­vi, fon­da­men­ta­li per l’esperienza “sul cam­po”. Se la nostra uni­ver­si­tà può van­ta­re qui un’eccellenza è per l’im­pe­gno dei sin­go­li docen­ti e non per le strut­tu­re di cui si è dota­ta nel tem­po. Ad ogni modo la Sta­ta­le riser­va agli sca­vi un fon­do spe­cia­le isti­tui­to dal Magni­fi­co ret­to­re, ed è quin­di da smen­ti­re la voce secon­do cui gli stu­den­ti dovreb­be­ro pagar­se­li da soli: “E’ una voce che si rin­cor­re da anni, da quan­do io ero uno stu­den­te.” — affer­ma il pro­fes­sor De Mari­nis, pro­fes­so­re ordi­na­rio di Pre­i­sto­ria e Pro­to­sto­ria — . “Se sono sca­vi finan­zia­ti dall’università gli stu­den­ti non paga­no nul­la. Gli even­tua­li costi dipen­do­no dagli spo­sta­men­ti per rag­giun­ge­re il luo­go del­lo sca­vo e la pos­si­bi­li­tà, per il comu­ne vici­no, di met­te­re a dispo­si­zio­ne allog­gi per gli studenti.”

Per ave­re una visio­ne com­ple­ta sul­la man­can­za di attrat­ti­va di Mila­no da par­te degli stu­den­ti, si deve con­si­de­ra­re che in cit­tà non sono pre­sen­ti musei archeo­lo­gi­ci o labo­ra­to­ri di restau­ro impor­tan­ti a livel­lo nazio­na­le. Ine­vi­ta­bil­men­te gli stu­den­ti si indi­riz­ze­ran­no ver­so le offer­te for­ma­ti­ve di Bolo­gna, Pado­va o Roma, ben dota­te da que­sto pun­to di vista.

Archeo­lo­gia dovreb­be ave­re un pro­prio dipar­ti­men­to come Pado­va o Bolo­gna e, quin­di, rice­ve­re un quan­ti­ta­ti­vo di fon­di deci­sa­men­te mag­gio­re che, se impie­ga­ti bene, favo­ri­reb­be l’acquisto di nuo­vi testi, un amplia­men­to del­le strut­tu­re e dei cor­si di stu­dio. Si potreb­be­ro così azio­na­re gli inse­gna­men­ti che fan­no del­l’ar­cheo­lo­go un vero e pro­prio coor­di­na­to­re del­lo sca­vo archeo­lo­gi­co, vale a dire le disci­pli­ne di carat­te­re tec­ni­co-scien­ti­fi­co che, oggi, l’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di di Mila­no nega ai pro­pri studenti.

Quan­do e se l’A­te­neo deci­de­rà di impie­ga­re le pro­prie risor­se per un rea­le e tota­le cam­bia­men­to di approc­cio al “caso archeo­lo­gia” ed ai biso­gni degli stu­den­ti, allo­ra potrà ini­zia­re a com­pe­te­re con le altre uni­ver­si­tà. Ma in un perio­do di cri­si eco­no­mi­ca per il nostro ate­neo, i docen­ti potran­no ave­re ciò che chiedono?

Mas­si­mo Bru­gno­ne e Davi­de Contu

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3 Commenti su Archeologi di sè stessi. I disagi di una facoltà

  1. Ciao! Io le noti­zie che ho scrit­to le ho avu­te dal prof inter­vi­sta­to. Se mi puoi dare del­le info miglio­ri te ne sarei grato =)

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