IL MOVIMENTO VERDE E I “GREEN DAYS”

L’I­ran e la pro­te­sta degli studenti
Il Movi­men­to Ver­de Ira­nia­no è sicu­ra­men­te un argo­men­to com­ples­so e deli­ca­to a cui la stam­pa ita­lia­na non ha dedi­ca­to suf­fi­cien­te atten­zio­ne. Dopo un lun­go col­lo­quio con uno stu­den­te ira­nia­no tra­sfe­ri­to­si in Ita­lia, M.S., sono emer­se dina­mi­che e pro­ble­ma­ti­che mol­to inte­res­san­ti e cre­do igno­ra­te da mol­ti dei let­to­ri che si ciba­no del­le noti­zie dif­fu­se dal­le pub­bli­ca­zio­ni nazionali.

Innan­zi tut­to, mi pare logi­co ini­zia­re con la doman­da più ovvia:Cosa è il Movi­men­to Verde?

È bene chia­ri­re che non si trat­ta di un movi­men­to strut­tu­ra­to, ma spon­ta­neo, nato all’indomani del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del 13 giu­gno, (quel­le che ricon­fer­ma­ro­no il pote­re al pre­si­den­te Mah­mud Ahma­di­ne­jad, a sca­pi­to del lea­der rifor­mi­sta Mir-Hos­sein Mou­sa­vi), in un cli­ma già di fer­men­to, come for­ma di pro­te­sta con­tro i pre­sun­ti bro­gli elet­to­ra­li. Da allo­ra il movi­men­to ha acqui­si­to sem­pre più popo­la­ri­tà raf­for­zan­do­si e costruen­do­si pro­gres­si­va­men­te nell’azione di piazza. 

Dopo lo spo­glio del­le sche­de elet­to­ra­li, mol­te sono sta­te le occa­sio­ni per gli oppo­si­to­ri di tor­na­re a mani­fe­sta­re, sfrut­tan­do le ricor­ren­ze lega­te al regi­me e agli anni­ver­sa­ri reli­gio­si o uti­liz­zan­do date indi­pen­den­ti. Tra que­ste ulti­me è neces­sa­rio ricor­da­re le cele­bra­zio­ni del 7 dicem­bre nel­le Uni­ver­si­tà ira­nia­ne, in ricor­do dei tre stu­den­ti ucci­si nel 1953 dal­la poli­zia del­lo Scià. La Gior­na­ta del­lo Stu­den­te dove­va esse­re la pro­va di for­za del movi­men­to e un’occasione per coin­vol­ge­re una più ampia fascia del­la popo­la­zio­ne. Non solo stu­den­ti, intel­let­tua­li e dis­si­den­ti, ma anche quel­la clas­se media, indi­vi­dua­bi­le nel­la con­ce­zio­ne più ampia di “popo­la­zio­ne lavo­ra­ti­va”, rima­sta estra­nea alla pro­te­sta e non tute­la­ta da alcun tipo di isti­tu­zio­ne sin­da­ca­le. Una par­te­ci­pa­zio­ne mas­sic­cia avreb­be signi­fi­ca­to un’importante pre­sa di posi­zio­ne, desta­bi­liz­zan­do l’equilibrio socia­le inter­no: il pre­sup­po­sto per una vera e pro­pria rivo­lu­zio­ne, accom­pa­gna­ta dal ricor­do e dal­le istan­ze (ridi­stri­bu­zio­ne del­le ric­chez­ze, demo­cra­zia, giu­sti­zia socia­le) di quel­la del 1979, ma rom­pen­do con le vec­chie ideologie. 

Spe­ran­ze disil­lu­se. L’utiliz­zo dei Basi­ji (mili­zie volon­ta­rie con­trol­la­te dal­la Guar­dia Rivo­lu­zio­na­ria, i Pasda­ran), e una più limi­ta­ta liber­tà di infor­ma­zio­ne, sono i segna­li di un regi­me sem­pre più com­pat­to e riso­lu­to nel­la repres­sio­ne del dissenso. 

Il movi­men­to però resi­ste e gior­no dopo gior­no pren­de coscien­za di sé e dell’incompatibilità con il sistema. 

L’eterogeneità del movi­men­to intro­du­ce un’altra que­stio­ne: cosa lo tie­ne compatto?

“Si trat­ta di un movi­men­to con­tro la dit­ta­tu­ra – sot­to­li­nea M.S. – che pren­de coscien­za di sé gior­no dopo gior­no, sicu­ro del­la pro­pria incom­pa­ti­bi­li­tà con il regi­me”. Un regi­me che, attra­ver­so le poli­ti­che, per­pe­tua la for­za del­la pro­pria nomen­cla­tu­ra. Un siste­ma che ha con­tri­bui­to ad accre­sce­re il ruo­lo socia­le, poli­ti­co, eco­no­mi­co dei Pasda­ran, deten­to­ri del­le risor­se finan­zia­rie del Pae­se e di cir­ca un ter­zo dell’economia ira­nia­na. Secon­do M.S. qua­lo­ra si riu­scis­se a sov­ver­ti­re l’ordine esi­sten­te e i rifor­mi­sti si tro­vas­se­ro al gover­no, poco potreb­be­ro con­tro la poli­ti­ca dei sus­si­di di Sta­to. Que­sto evi­den­zia le com­ples­si­tà e le ambi­gui­tà del movi­men­to: rivo­lu­zio­na­rio, per­ché teso a sov­ver­ti­re il regi­me, rifor­mi­sta per­ché i lea­der a cui esso si rife­ri­sce sono comun­que lega­ti agli idea­li dell’Ayatollah e del­la Repub­bli­ca Isla­mi­ca. Mou­sa­vi, Kar­ru­bi e Kha­ta­mi, gli ispi­ra­to­ri dell’Onda Ver­de, sono infat­ti ex fun­zio­na­ri di Sta­to ben inse­ri­ti nel­la strut­tu­ra isti­tu­zio­na­le. D’altra par­te c’è la neces­si­tà di legar­si a figu­re di rife­ri­men­to, adat­te a crea­re le basi poli­ti­che su cui costrui­re un nuo­vo potere. 

Per il momen­to non ci resta che man­te­ne­re viva l’attenzione su ciò che sta acca­den­do e seguir­ne gli sviluppi.

Miche­la Giupponi

Green Days è il tito­lo del­la docu-fic­tion del­la regi­sta ira­nia­na Hana Makh­mal­baf, pre­sen­ta­ta nel­la sezio­ne Fuo­ri Con­cor­so alla Mostra del Cine­ma di Venezia.

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