Coccodrillo n.5 – Commemorazioni improbabili: Niccolò Ghedini

Si è spen­to nel­la sua resi­den­za roma­na l’avvocato Nic­co­lò Ghe­di­ni. Era cele­bra­to per­chè pote­va otte­ne­re sem­pre e comun­que l’assoluzione per il suo assi­sti­to, pre­scin­den­do da ogni aspet­to col­la­te­ra­le, come per esem­pio la sua innocenza.

L’avvocato era affet­to da lun­go tem­po da una sem­pli­ce pol­mo­ni­te, male non cer­to incu­ra­bi­le. Pur­trop­po però, inve­ce di anda­re in ospe­da­le, si era rivol­to al tri­bu­na­le di Roma chie­den­do che il mor­bo venis­se spo­sta­to d’ufficio ad un’al­tra per­so­na. – I mala­ti sono tut­ti ugua­li — ave­va spie­ga­to – ma alcu­ni sono più ugua­li di altri.

Si era mostra­to sere­no fino all’ultimo di fron­te ad ami­ci e paren­ti ‑Tran­quil­li- ave­va det­to – dopo due anni, anche se non ci si cura, la malat­tia si pre­scri­ve da sola.

In imba­raz­zo il sacer­do­te giun­to per l’estrema unzio­ne – Dice­va che Sil­vio è ami­co inti­mo del mio prin­ci­pa­le e pre­ten­de­va di rice­ve­re l’assoluzione sen­za nem­me­no con­fes­sar­si. Quan­do gli ho chie­sto di dir­mi i suoi pec­ca­ti, si è avval­so del­la facol­tà di non rispondere.

La scom­par­sa di Ghe­di­ni ha ispi­ra­to il pros­si­mo film Medu­sa: “Il set­ti­mo guar­da­si­gil­li”. Nel­la pel­li­co­la l’avvocato, sfi­da­to a scac­chi dal­la mor­te, vin­ce la par­ti­ta con un bril­lan­te decre­to inter­pre­ta­ti­vo: i pedo­ni del bian­co pos­so­no tra­sfor­mar­si in qual­sia­si momen­to in regi­ne, a pat­to che si tro­vas­se­ro sul­la scac­chie­ra ad ini­zio partita.

Dif­fi­ci­le alle­via­re il cor­do­glio dei paren­ti – Pur­trop­po la nostra vita non sarà più la stes­sa – dico­no – ora che tut­to il nostro affet­to è rima­sto sen­za uti­liz­za­to­re finale.

Lo ricor­da con affet­to la mae­stra di cate­chi­smo – Lo pre­oc­cu­pa­va soprat­tut­to il fat­to che Dio vedes­se tut­to in ogni momen­to — ricor­da com­mos­sa – pen­sa­te che pri­ma del­la Cre­si­ma chie­se al vesco­vo che l’occhio divi­no venis­se spen­to di fron­te ad epi­so­di “penal­men­te non rilevanti”.

Nel cas­set­to del como­di­no dell’avvocato sono sta­ti tro­va­ti degli appun­ti per la leg­ge “che avreb­be sem­pre sogna­to fare”: si trat­ta del decre­to sal­va-stem­pia­tu­ra, secon­do il qua­le ogni capel­lo cadu­to ille­gal­men­te vie­ne fat­to rien­tra­re for­za­ta­men­te sul­la testa del pre­si­den­te del con­si­glio e dei suoi ami­ci più biso­gno­si (su tut­ti Gal­lia­ni e Confalonieri).

Discor­di le voci del mon­do poli­ti­co: Sil­vio Ber­lu­sco­ni, pre­oc­cu­pa­tis­si­mo, ha chie­sto se fos­se anco­ra vivo l’avvocato che fece assol­ve­re O.J. Simp­son. Per Ber­sa­ni la scom­par­sa di Ghe­di­ni ricor­da “il son­no del mugna­io dopo la maci­na”, con la con­sue­ta meta­fo­ra buco­li­ca un po’ oscu­ra. Pole­mi­che come al soli­to per l’editoriale di Fel­tri, che tuo­na – Di Pie­tro, lo hai ucci­so tu, stronzo! -.

Ma il più affran­to è senz’altro il mini­stro Alfa­no, — Doma­ni ho il con­si­glio dei mini­stri- ha dichia­ra­to — e non ave­va­mo anco­ra fini­to il dettato! 

 

Addio Nic­co­lò, pur­trop­po di fron­te al fata­le appuntamento

Non si può chie­de­re il legit­ti­mo impedimento

Filip­po Bernasconi

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