Diversi e stranieri: la Bergman e Rossellini

Dear Mr. Ros­sel­li­ni, I saw your films, “Open city” and “Pai­san”, and enjoyed them very much. If you need a Swe­dish actress who speaks English very well, who has not for­got­ten her Ger­man, who is not very under­stan­da­ble in French, and who in Ita­lian kno­ws only ‘ti amo’, I am rea­dy to come and make a film with you. Best regards, Ingrid Bergman.”

Con que­ste poche righe, l’8 mag­gio 1948, Ingrid Berg­man si pre­sen­ta a Ros­sel­li­ni. Il regi­sta rispon­de lo stes­so gior­no, dicen­do che la let­te­ra era sta­ta per lui il dono più pre­zio­so. Ini­zia così il bel­lis­si­mo rap­por­to sia pro­fes­sio­na­le sia pri­va­to che dure­rà otto anni, per un tota­le di sei film, un matri­mo­nio, tre figli e un divorzio.

Entram­bi spo­sa­ti pri­ma di cono­scer­si, europa51si incon­tra­no il 20 mar­zo 1948 a Ciam­pi­no, quan­do la bel­la attri­ce sve­de­se atter­ra in Ita­lia, dopo aver accet­ta­to di gira­re Strom­bo­li, il pri­mo film sot­to la dire­zio­ne del regi­sta. Il perio­do tra gli anni Qua­ran­ta e i Cin­quan­ta è carat­te­riz­za­to da un inten­so fer­vo­re crea­ti­vo di Ros­sel­li­ni, che, con­tem­po­ra­nea­men­te ai film con la Berg­man, si dedi­ca ad altri pro­get­ti e gira altri film. Il lavo­ro che com­pie con l’attrice in “Strom­bo­li”, “Euro­pa ‘51”, “Ingrid Berg­man” (epi­so­dio del film “Sia­mo don­ne”), “Viag­gio in Ita­lia”, “Gio­van­na d’Arco al rogo” e “La pau­ra” è il pro­se­gui­men­to del­la stes­sa tema­ti­ca spi­ri­tua­le ricer­ca­ta dal regi­sta in ogni sua ope­ra. Nei film berg­ma­nia­ni però rea­liz­za pie­na­men­te l’ideale di Andrè Bazin, tra i crea­to­ri dei “Cahiers du cine­ma”, del­la ‘leg­ge dell’amalgama’, a pro­po­si­to del cine­ma ita­lia­no del dopo­guer­ra. L’amalgama degli inter­pre­ti non con­si­ste sola­men­te nel mesco­la­re atto­ri pro­fes­sio­ni­sti e non pro­fes­sio­ni­sti, con­si­ste anche e soprat­tut­to nell’uso dell’attore o dell’attrice pro­fes­sio­ni­sta con­tro le aspet­ta­ti­ve più codi­fi­ca­te del pub­bli­co. Bazin uti­liz­za l’espressione “nega­zio­ne del prin­ci­pio del­le vedet­te”.

Così Ingrid Berg­man, trop­po alta, trop­po diva, trop­po stra­nie­ra e trop­po diver­sa, non è mai solo la diva Ingrid Berg­man, ma risul­ta sem­pre dal con­fron­to con il con­te­sto che la cir­con­da; Ros­sel­li­ni accen­tua e poten­zia la sua diver­si­tà, inve­ce di dis­si­mu­lar­la, met­ten­do­la in con­tra­sto con luo­ghi che risal­ti­no tale dif­fe­ren­za. Lo fa con il lin­guag­gio cine­ma­to­gra­fi­co: pri­mi pia­ni insi­sti­ti, stac­chi net­ti e auda­ci, sog­get­ti­ve estre­me, tal­vol­ta veri piani-sequenza.

In tut­ti i suoi film, la Berg­man inter­pre­te­rà una stra­nie­ra, estra­nea ovun­que, anche nel­le situa­zio­ni più fami­lia­ri, anche quan­do deve sem­pli­ce­men­te inter­pre­ta­re sé stes­sa (nell’episodio “Ingrid Berg­man”). L’esperienza di emar­gi­na­zio­ne dell’attrice sarà vis­su­ta anche dal­lo stes­so Ros­sel­li­ni nei con­fron­ti del­la cri­ti­ca italiana.

bergman_rosselliniL’utilizzo corag­gio­so dell’attrice sarà infat­ti fata­le ad entram­bi, il regi­sta infat­ti uti­liz­za un meto­do di lavo­ro che va con­tro le aspet­ta­ti­ve del­la cri­ti­ca, divi­sa (dopo le ele­zio­ni del 1948) tra Demo­cra­zia Cri­stia­na e Par­ti­to Comu­ni­sta. Una cri­ti­ca anco­ra attac­ca­ta al Ros­sel­li­ni neo­rea­li­sta degli anni pri­ma del 1948, quan­do l’Italia cer­ca­va di rial­zar­si tra le mace­rie del­la guer­ra, al Ros­sel­li­ni di “Ger­ma­nia anno zero”, “Roma cit­tà aper­ta”, “Pai­sà”.

Hol­ly­wood non per­do­nò mai Ros­sel­li­ni per aver por­ta­to via la diva, men­tre Ingrid Berg­man fu “ria­bi­li­ta­ta” al suo rien­tro in Ame­ri­ca, dopo aver divor­zia­to dal regi­sta roma­no. Il rap­por­to di otto anni ha rega­la­to dei capo­la­vo­ri al cine­ma (‘capo­la­vo­ri male­det­ti’ per Bazin), che non sono sta­ti mai accol­ti in manie­ra posi­ti­va, ma che un lun­go perio­do di silen­zio e un suc­ces­si­vo ritor­no al pas­sa­to han­no fat­to rina­sce­re e risplendere.

 

Danie­le Colombi

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