Editoriale luglio 2010

Non biso­gna mai stan­car­si di ricor­da­re come la leg­ge bava­glio impe­di­rà al pub­bli­co di cono­sce­re vicen­de rile­van­tis­si­me per la vita pub­bli­ca, dal caso Sca­jo­la agli impren­di­to­ri che sghi­gnaz­za­no per il ter­re­mo­to. Va rico­no­sciu­to però che si evi­te­ran­no anche degli abu­si gior­na­li­sti­ci: pen­sia­mo alle pru­ri­gi­no­se ma irri­le­van­ti con­ver­sa­zio­ni di Val­let­to­po­li, e for­se (dipen­de dal testo defi niti­vo che ver­rà appro­va­ta) si osta­co­le­rà il lavo­ro del ras Vit­to­rio Fel­tri, la cui cifra sti­li­sti­ca è ormai la pub­bli­ca­zio­ne di dos­sier riser­va­ti. A vol­te solo minac­cia­ta, vedi Fini, a vol­te mes­sa in pra­ti­ca, vedi Bof­fo o Di Pie­tro. Quan­do per­fi no una leg­ge dal­la qua­le tut­ti pren­dia­mo la dovu­ta, e side­ra­le distan­za, potreb­be ave­re dei rifl essi posi­ti­vi, è bene che il disor­di­na­to cosmo del gior­na­li­smo ita­lia­no si chie­da se sta eser­ci­tan­do in manie­ra dav­ve­ro irre­pren­si­bi­le il pro­prio dove­re di cro­na­ca. Nell’ ambi­to di casi giu­di­zia­ri par­ti­co­lar­men­te intri­ca­ti, il com­pi­to dei media è quel­lo di leg­ge­re gli even­ti nel­la loro com­ples­si­tà, sin­te­tiz­zan­do i dati, e astraen­do il sen­so gene­ra­le dei fat­ti. Oggi si pre­fe­ri­sce una solu­zio­ne sem­pli­ci­sti­ca e d’eff etto: il tra­pian­ta­to dei docu­men­ti dal­le can­cel­le­rie al mena­bò, infi schian­do­se­ne del­la com­pren­sio­ne dei cittadini.
I vete­ra­ni del­le inchie­ste gior­na­li­sti­che ricor­da­no che il lavo­ro pro­fes­sio­nal­men­te più meri­te­vo­le è quel­lo che fa scat­ta­re l’interesse del­la magi­stra­tu­ra, non vice­ver­sa. Oggi, tra cro­ni­sti fede­li al “retro­sce­ni­smo”, esem­pi di que­sto tipo man­ca­no. Augu­ria­mo­ci, dun­que, che la bat­ta­glia con­tro l’indecente leg­ge bava­glio aiu­ti i gior­na­li­sti ita­lia­ni a rifl ette­re, oltre che sul sacro­san­to dirit­to di
cro­na­ca, anche sul dove­re di far­la come si deve.
Gre­go­rio Romeo
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