IL CLIMA STA CAMBIANDO: Cosa fa l’UE? Cosa possiamo fare noi?

Il cam­bia­men­to del cli­ma e le sue con­se­guen­ze sono uno degli argo­men­ti più dibat­tu­ti degli ulti­mi anni.
Qua­li pas­si sono sta­ti fat­ti a livel­lo inter­na­zio­na­le per affron­ta­re la situa­zio­ne?
Con il pro­to­col­lo di Mon­treal (entra­to in vigo­re 1 gen­na­io 1989) sono sta­ti ban­di­ti i clo­ro fluo­ro car­bu­ri (CFC) gas ser­ra crea­ti dal’ uomo, non pre­sen­ti in natu­ra. Altro tra­guar­do impor­tan­te è sta­to rag­giun­to con il pro­to­col­lo di Kyo­to ‑entra­to in vigo­re nel 2005- che impo­ne l’ob­bli­go ai pae­si indu­stria­liz­za­ti di ope­ra­re una ridu­zio­ne del­le emis­sio­ni di ben altri cin­que gas ser­ra (ovve­ro meta­no, ossi­do di azo­to, idro­fluo­ro­car­bu­ri, per­fluo­ro­car­bu­ri ed esa­fluo­ru­ro di zol­fo) oltre all’a­ni­dri­de car­bo­ni­ca, in una misu­ra non infe­rio­re al 5% rispet­to alle emis­sio­ni regi­stra­te nel 1990 — con­si­de­ra­to come anno base — nel perio­do 2008–2012. Gran­di spe­ran­ze si ripo­ne­va­no nel ver­ti­ce di Cope­na­ghen che però si è con­clu­so il 19 dicem­bre del­l’an­no scor­so con un delu­den­te accor­do non vincolante.

L’u­nio­ne euro­pea, che era pron­ta a ridur­re le pro­prie emis­sio­ni del 30% se anche gli altri pae­si indu­stria­liz­za­ti aves­se­ro assun­to impe­gni ana­lo­ghi, in segui­to al risul­ta­to insod­di­sfa­cen­te si è impe­gna­ta comun­que a ridur­re le pro­prie emis­sio­ni entro il 2020 di alme­no il 20% rispet­to ai livel­li del 1990.

Con­cre­ta­men­te quali sono le misu­re adot­ta­te dall’ UE?
La misu­ra di gran lun­ga più impor­tan­te, svi­lup­pa­ta nel­l’am­bi­to del pro­gram­ma euro­peo per il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co (ECCP), è il siste­ma di scam­bio del­le quo­te di emis­sio­ne (ETS), vara­to all’i­ni­zio del 2005.
Gli sta­ti del­l’UE con­ce­do­no a cia­scun impian­to o cen­tra­le elet­tri­ca il dirit­to di emet­te­re ogni anno un deter­mi­na­to quan­ti­ta­ti­vo di ani­dri­de car­bo­ni­ca, le cosid­det­te quo­te di emis­sio­ne. Sono fis­sa­te pena­li mol­to ele­va­te per le impre­se che sfo­ra­no, men­tre gli impian­ti che emet­to­no meno ani­dri­de car­bo­ni­ca pos­so­no ven­de­re le quo­te di emis­sio­ne inu­ti­liz­za­te ad altri impian­ti. Un impor­tan­te incen­ti­vo finan­zia­rio per le impre­se, inco­rag­gia­te a ridur­re le pro­prie emis­sio­ni adot­tan­do nuo­ve tec­no­lo­gie, con risvol­ti posi­ti­vi non solo per l’im­ma­gi­ne del­l’a­zien­da, ma anche dal pun­to di vista eco­no­mi­co. Il tet­to del­le emis­sio­ni con­sen­ti­te vie­ne ridot­to di anno in anno dagli Sta­ti. In real­tà l’at­tua­le siste­ma pre­ve­de ben ven­ti­set­te tet­ti diver­si, ma a par­ti­re del 2013 dovreb­be esse­re sta­bi­li­to un limi­te uni­co per tut­ti i Pae­si appar­te­nen­ti all’UE.
Il siste­ma si appli­ca attual­men­te a 11.000 cen­tra­li elet­tri­che e impian­ti ad alto con­su­mo, che nel loro com­ples­so sono respon­sa­bi­li di qua­si la metà del­le emis­sio­ni di ani­dri­de car­bo­ni­ca nel­l’U­nio­ne.
Nel 2012 l’ ETS sarà este­so anche alle emis­sio­ni deri­van­ti dal tra­spor­to aereo.
Per il perio­do 2007–2013 l’U­nio­ne Euro­pea ha aumen­ta­to il pro­prio bud­get per la ricer­ca nel cam­po del­l’am­bien­te e del­l’e­ner­gia fino a 8,4 miliar­di di euro. Un altro pas­so avan­ti è sta­to l’in­cen­ti­vo dato allo svi­lup­po del­le tec­no­lo­gie CCS (cat­tu­ra e stoc­cag­gio di bios­si­do di car­bo­nio), che con­sen­to­no di cat­tu­ra­re l’a­ni­dri­de car­bo­ni­ca emes­sa dai pro­ces­si indu­stria­li e di stoc­car­la sot­to­ter­ra, dove non può con­tri­bui­re al riscal­da­men­to glo­ba­le.
L’ Uni­no­ne Euro­pea ha inol­tre attua­to varie stra­te­gie per met­te­re in con­di­zio­ne anche i Pae­si in via di svi­lup­po di soste­ne­re un indu­stria com­pa­ti­bi­le con la nuo­va emer­gen­za cli­ma­ti­ca e si è anche impe­gna­ta a stan­zia­re a 2,4 miliar­di di euro nel­l’am­bi­to del­l’as­si­sten­za finan­zia­ria annua a que­sti Pae­si nel perio­do 2010–2012.
I cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci sono un pro­ble­ma mon­dia­le ed è sicu­ra­men­te neces­sa­ria un azio­ne deci­sa a livel­lo glo­ba­le, ma anche il com­por­ta­men­to dei sin­go­li indi­vi­dui può fare la dif­fe­ren­za.
Cosa pos­sia­mo fare noi per dimi­nui­re le emis­sio­ni dei gas a effet­to ser­ra?
Ci sono i soli­ti pic­co­li accor­gi­men­ti più o meno cono­sciu­ti che van­no dal non lascia­re il cari­ca bat­te­rie del cel­lu­la­re attac­ca­to alla pre­sa, al pren­de­re lam­pa­di­ne a bas­so con­su­mo, dal non lascia­re elet­tro­do­me­sti­ci (come il com­pu­ter o la tv) inu­til­men­te acce­si al non usa­re l’au­to se non è stret­ta­men­te neces­sa­rio (le auto­mo­bi­li pri­va­te pro­du­co­no il 12% del­le emis­sio­ni di ani­dri­de car­bo­ni­ca).
Solu­zio­ni indub­bia­men­te effi­ca­ci ma meno alla por­ta­ta di tut­ti con­si­sto­no nel pas­sa­re a un for­ni­to­re di elet­tri­ci­tà ver­de (quin­di che pro­vie­ne da fon­ti di ener­gia rin­no­va­bi­le), pren­de­re auto a bas­so con­su­mo, acqui­sta­re quan­do pos­si­bi­le pro­dot­ti con il mar­chio eco­lo­gi­co euro­peo (che indi­ca che i pro­dot­ti sod­di­sfa­no rigi­de nor­me ambien­ta­li), sce­glie­re hotel e desti­na­zio­ni per le vacan­ze che per­se­guo­no obbiet­ti­vi ambien­ta­li.
Quin­di due sono le cose prin­ci­pa­li che ognu­no di noi può fare: con­su­ma­re respon­sa­bil­men­te (orien­tan­do così anche la pro­du­zio­ne ver­so la soste­ni­bi­li­tà ambien­ta­le come già avvie­ne nei pae­si del nord Euro­pa) e fare pres­sio­ne come cit­ta­di­ni ver­so chi ci rap­pre­sen­ta­ta, dicen­do for­te e chia­ro che voglia­mo un mon­do puli­to per noi e per le gene­ra­zio­ni futu­re.
* fon­ti: “L’a­zio­ne del­l’UE con­tro il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co” e “i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci: che cosa sono?” pub­bli­ca­ti dal­la com­mis­sio­ne europea.

Ele­na Sangalli 
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