IL CLIMA STA CAMBIANDO: IL RISCALDAMENTO GLOBALE

Secon­do il quar­to rap­por­to di valu­ta­zio­ne del Comi­ta­to inter­go­ver­na­ti­vo sul cam­bia­men­to cli­ma­ti­co (IPCC), redat­to nel 2007, la tem­pe­ra­tu­ra del pia­ne­ta è aumen­ta­ta in media di 0,76 gra­di rispet­to ai livel­li pre­in­du­stria­li e la ten­den­za è in con­ti­nua acce­le­ra­zio­ne. L’at­mo­sfe­ra si sta sur­ri­scal­dan­do, ma perché? 
Il cli­ma sta cam­bian­do per il for­te aumen­to del­le emis­sio­ni dei gas a effet­to ser­ra. Que­sti gas (ani­dri­de car­bo­ni­ca, meta­no e vapo­re acqueo) sono in real­tà essen­zia­li per la vita sul nostro pia­ne­ta, infat­ti lascia­no fil­tra­re la luce sola­re e trat­ten­go­no par­te dei rag­gi infra­ros­si che, rifles­si dal­la super­fi­cie, riscal­dan­do il pia­ne­ta. Sen­za l’ef­fet­to ser­ra la tem­pe­ra­tu­ra al suo­lo sareb­be di ‑18 gra­di. I gas ser­ra quin­di ven­go­no pro­dot­ti in natu­ra, ma dal­l’i­ni­zio del­la rivo­lu­zio­ne indu­stria­le anche la socie­tà uma­na li immet­te nel­l’at­mo­sfe­ra. Que­sto avvie­ne soprat­tut­to con l’a­ni­dri­de car­bo­ni­ca, che vie­ne libe­ra­ta bru­cian­do i com­bu­sti­bi­li fos­si­li come car­bo­ne, petro­lio e meta­no.
In 150 anni, in par­ti­co­la­re negli ulti­mi tren­ta, abbia­mo bru­cia­to gran par­te di que­sti com­bu­sti­bi­li e rila­scia­to i loro gas nel­l’at­mo­sfe­ra in un bre­vis­si­mo las­so di tem­po, se para­go­na­to alla vita del nostro pia­ne­ta. Ma dov’è il pro­ble­ma? Alzi la mano chi non ha sen­ti­to ripe­te­re all’in­fi­ni­to a scuo­la la sto­ria del­la foto­sin­te­si clo­ro­fil­lia­na: gli albe­ri assor­bo­no l’a­ni­dri­de car­bo­ni­ca e immet­to­no nel­l’at­mo­sfe­ra ossi­ge­no. Un po’ meno risa­pu­to è che il mare assor­be quan­ti­tà indu­stria­li di que­sto gas. La ter­ra quin­di ha dei mec­ca­ni­smi effi­cien­ti per man­te­ne­re l’e­qui­li­brio dei gas nel­l’at­mo­sfe­ra… pec­ca­to che non basti­no più! Com­pli­ce la defo­re­sta­zio­ne, meno del­la metà del­l’a­ni­dri­de car­bo­ni­ca attual­men­te pro­dot­ta vie­ne riassorbita! 
I rap­por­ti dell’ IPCC (Inter­go­vern­men­tal Panel on Cli­ma­te Chan­ge) dico­no che se la tem­pe­ra­tu­ra cre­sce più di due gra­di rispet­to ai livel­li pre­in­du­stria­li il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co sareb­be peri­co­lo­sis­si­mo e irre­ver­si­bi­le. Ci sareb­be uno sce­na­rio qua­si apo­ca­lit­ti­co: onda­te di cal­do, onda­te di fred­do, sic­ci­tà, tifo­ni, ura­ga­ni, allu­vio­ni e aumen­to del­le malat­tie (soprat­tut­to quel­le tra­smes­se dagli inset­ti come la mala­ria).
A cau­sa del­lo scio­gli­men­to del­le calot­te pola­ri il livel­lo del mare si sta alzan­do velo­ce­men­te. Se ci fos­se il famo­so aumen­to di due gra­di la pia­nu­ra pada­no-vene­ta ver­reb­be som­mer­sa; que­sto poi non sareb­be nien­te a con­fron­to con la nuo­va era gla­cia­le, ipo­tiz­za­ta da alcu­ni scien­zia­ti, che a cau­sa del­lo scio­gli­men­to dei ghiac­ci del­la Groen­lan­dia, ren­de­reb­be geli­da la cor­ren­te del Gol­fo, tan­to impor­tan­te per il nostro ecosistema.
Se non si pren­de­ran­no prov­ve­di­men­ti per ridur­re le emis­sio­ni, nel pros­si­mo futu­ro la tem­pe­ra­tu­ra, nel miglio­re dei casi, aumen­te­rà anco­ra di 1,8 gra­di e nel peg­gio­re di 6,4 rispet­to all’e­ra pre­in­du­stria­le. Con­si­de­ran­do che già è aumen­ta­ta di 0,76 gra­di que­ste sti­me non si pos­so­no igno­ra­re. Che fare per resta­re entro la soglia dei due gra­di? Anche se smet­tes­si­mo subi­to di emet­te­re ani­dri­de car­bo­ni­ca il pia­ne­ta ci met­te­reb­be 200 anni a smal­tir­la quin­di la tem­pe­ra­tu­ra aumen­te­reb­be lo stes­so anco­ra per un bel po’. Dato che tor­na­re indie­tro non si può, l’au­men­to attua­le dob­bia­mo tener­ce­lo. Però se voglia­mo man­te­ne­re l’in­nal­za­men­to del­la tem­pe­ra­tu­ra al di sot­to del­la fati­di­ca soglia dei due gra­di si devo­no quan­to­me­no sta­bi­liz­za­re le emis­sio­ni glo­ba­le dei gas ser­ra entro il 2020, per poi ridur­le del 50% rispet­to ai livel­li del 1990 entro il 2050.
Chi emet­te tut­ta que­sta ani­dri­de car­bo­ni­ca? Il pri­mo pre­mio va al set­to­re ener­ge­ti­co per la pro­du­zio­ne di ener­gia elet­tri­ca, a par­ti­re dal­la com­bu­stio­ne di riser­ve fos­si­li (immet­te cir­ca il 40% dei gas ser­ra pro­dot­ti dal­l’uo­mo), ma anche le indu­strie mani­fat­tu­rie­re, il traf­fi­co stra­da­le e aereo, e il riscal­da­men­to urba­no fan­no la loro parte.
Solo il 30% del­la popo­la­zio­ne ter­re­stre, quel­la dei pae­si indu­stria­liz­za­ti, con­su­ma il 70% del­l’e­ner­gia richie­sta. In que­ste con­di­zio­ni come si fa a con­vin­ce­re i pae­si in via di svi­lup­po che le emis­sio­ni dei gas ser­ra van­no dimi­nui­te? Le inno­va­zio­ni tec­no­lo­gi­che, che ser­vo­no per que­sto obiet­ti­vo, costa­no e pos­so­no esse­re intro­dot­te solo con poli­ti­che ambien­ta­li for­ti, coe­ren­ti e dura­tu­re. Anche i pae­si più avan­za­ti fan­no fati­ca ad ade­guar­si, nono­stan­te le spin­te del­la socie­tà civi­le. La stra­da è però obbli­ga­to­ria per tut­ti.
Cosa pos­sia­mo fare noi per ridur­re le emis­sio­ni dei gas ser­ra? Cosa sta facen­do l’U­nio­ne Europea?
con­ti­nua.…
Ele­na Sangalli
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