Diario della mobilitazione — Le giornate dell’occupazione in Mercalli

Dal­la testi­mo­nian­za diret­ta dei pro­ta­go­ni­sti, la cro­na­ca ora per ora del­la mobi­li­ta­zio­ne stu­den­te­sca con­tro il Ddl Gelmini.
Dia­rio del­le gior­na­te 30.11.2010 e 1.12.2010.

30.11.2010:

H 9.14: arri­vo con qual­che minu­to di anti­ci­po in piaz­za Cai­ro­li per l’inizio del­la mani­fe­sta­zio­ne con­tro il ddl Gel­mi­ni. Appe­na usci­to dal metro ven­go accol­to da una camio­net­ta di for­ze dell’ordine. Men­tre sto scri­ven­do que­ste righe mi si avvi­ci­na­no due agen­ti per dare un occhia­ta a quel­lo che sto ripor­tan­do, inquie­tan­te­men­te divertente.

H 9.24: qual­cu­no ini­zia a scal­da­re gli ani­mi da un mega­fo­no, final­men­te le per­so­ne ini­zia­no ad assem­brar­si per dar vita al cor­teo.
Sarà una lun­ga gior­na­ta.
Per ades­so sem­bra­no esser­ci sola­men­te licea­li, sem­bra scar­sa per ora, ed è un pec­ca­to, la par­te­ci­pa­zio­ne degli universitari.

H 10.00: il cor­teo ini­zia a muo­ver­si; nume­ro sti­ma­to di par­te­ci­pan­ti è 10.000.

H 11.30: A cau­sa del­la mani­fe­sta­zio­ne stu­den­te­sca tre sta­zio­ni del­la metro­po­li­ta­na ven­go­no chiu­se e ria­per­te dopo cir­ca un’o­ra. Si trat­ta del­le sta­zio­ni di Duo­mo e Cor­du­sio, sul­la Linea 1 e Mis­so­ri, sul­la Linea 3, impra­ti­ca­bi­li dal­le 11.30 alle 12.50.La chiu­su­ra è sta­ta richie­sta dal­la Que­stu­ra per moti­vi di ordi­ne pubblico.

H 11.45: Il cor­teo vie­ne spez­za­to; si accen­na­no scon­tri in via dell’Orso. Le for­ze dell’ordine attua­no pri­me inti­mi­da­zio­ni sugli stu­den­ti medi, sca­te­nan­do la loro fuga. Gui­da­ti dal­la ban­die­ra pira­ta, i Cor­sa­ri e un qual­che cen­ti­na­io di uni­ver­si­ta­ri pren­do­no la testa del cor­teo, che pro­se­gue a que­sto pun­to con for­ze un po’ più equilibrate.

H 12.30: La situa­zio­ne è com­ple­ta­men­te ribal­ta­ta: gli uni­ver­si­ta­ri, a pas­so di mar­cia, fan­no arre­tra­re fret­to­lo­sa­men­te la poli­zia fino ad arri­va­re in via Ales­san­dro Man­zo­ni, dove la ten­sio­ne arri­va all’a­pi­ce. I cor­do­ni del­la poli­zia si inse­ri­sco­no tra due spez­zo­ni del cor­teo; la situa­zio­ne rima­ne in stal­lo per un buo­na mez­z’o­ra fino a quan­do i cor­do­ni poli­zie­schi non pos­so­no far altro che scio­glier­si e lasciar uni­re gli spez­zo­ni del cor­teo. Una pic­co­la e diver­ten­te vittoria.

H 14.45: Si ini­zia a per­ce­pi­re la stan­chez­za e ciò che resta del cor­teo, un miglia­io di per­so­ne cir­ca, si riu­ni­sce per un assem­blea pres­so la facol­tà di Scien­ze Poli­ti­che, con il pro­po­si­to di ripar­ti­re più tar­di.
In assem­blea si discu­te dei pros­si­mi obbiet­ti­vi da rag­giun­ge­re attra­ver­so la mobi­li­ta­zio­ne.
Dopo disqui­zio­ni varie sul­le moti­va­zio­ni che ci spin­go­no, ad esem­pio l’aumento pun­tua­le del­le tas­se di anno in anno, oppu­re le spe­cu­la­zio­ni finan­zia­re, si fa chia­ro il moti­vo che ci uni­sce tut­ti in que­sta Rivol­ta: l’opposizione alla mer­ci­fi­ca­zio­ne uni­ver­si­ta­ria attua­ta dal ddl Gel­mi­ni, ulti­mo tas­sel­lo di un pro­get­to attua­to a par­ti­re dal­la cara e vec­chia rifor­ma Ber­lin­guer degli anni novan­ta e pas­sa­to dal­la rifor­ma Morat­ti nei pri­mi anni del 2000.
glio stru­men­ti del­la pro­te­sta sono indi­vi­dua­ti in tre azio­ni fon­da­men­ta­li: 1- bloc­chi del­le sta­zio­ni fer­ro­via­rie; 2- pre­sio al nuo­vo palaz­zo del­la regio­ne; 3- occu­pa­zio­ni uni­ver­si­ta­rie.
Il fine di que­ste azio­ni pra­ti­che e sim­bo­li­che è por­ta­re dan­ni eco­no­mi­ci al gover­no (attra­ver­so i bloc­chi) ed amplia­re la sta­tus di scio­pe­ro a tut­te le cate­go­rie, ren­den­do­lo generale.

H 15.30: Una vol­ta usci­ti da Scien­ze Poli­ti­che capia­mo che l’unico modo per poter vio­la­re il dispo­si­ti­vo poli­zie­sco è quel­lo di esse­re agi­li, sfug­gen­ti e soprat­tut­to usci­re dal cen­tro. In cir­ca 300 ci muo­via­mo ver­so la metro: una pre­zio­sis­si­ma allea­ta duran­te tut­ta que­sta gior­na­ta. La com­po­si­zio­ne del grup­po è varia­bi­le, qual­che stu­den­te del­le supe­rio­ri e mol­ti uni­ver­si­ta­ri di tan­tis­si­me facol­tà diver­se. Stu­den­ti del Poli­tec­ni­co, del­la Bicoc­ca e del­la Sta­ta­le. La cosa più pia­ce­vo­le è vede­re una sac­co di fac­ce nuo­ve, nes­su­no cono­sce tut­ti, ma stra­da facen­do comin­cia­mo a fidar­ci gli uni degli altri.
Un vio­li­ni­sta in metro ci fa da sot­to­fon­do rega­lan­do­ci un fram­men­to poe­ti­co per tut­to il resto del­la gior­na­ta, tut­to sem­bra armo­ni­ca­men­te al pas­so con il desti­no.
Pri­ma tap­pa: metro san Babi­la. Respin­gia­mo il gof­fo ten­ta­ti­vo di un agen­te del­la Digos di infil­trar­si nel grup­po.
Secon­da tap­pa: dopo un bel giro­va­ga­re sot­ter­ra­neo arri­via­mo a desti­na­zio­ne: la sta­zio­ne di Rogo­re­do. Tut­ti i bina­ri ven­go­no bloc­ca­ti per cir­ca un’o­ra. Restia­mo lì fin­che non arri­va la Digos e i pri­mi repar­ti, non un nume­ro ingen­te di for­ze in real­tà, ma deci­dia­mo comun­que di ribut­tar­ci sot­to­ter­ra.
Ter­za tap­pa: piaz­za­le Lore­to. Qual­cu­no pro­po­ne la tan­gen­zia­le ma ci ren­dia­mo con­to che non abbia­mo mate­ria­le adat­to per un azio­ne del gene­re. In Lore­to il bloc­co avvie­ne gra­zie all’arredo urba­no (trop­po poco) pre­sen­te in loco. Car­tel­li divel­ti e cesti­ni ribal­ta­ti. La mada­ma arri­va qua­si subi­to. Lascia­mo le improv­vi­sa­te bar­ri­ca­ti­ne a fare il bloc­co al posto nostro.
Di nuo­vo nel­la metrò.

H 18.00: Quar­ta tap­pa: la stan­chez­za e la fame si comin­cia­no a fare sen­ti­re. Qual­cu­no se ne va, ma rima­nia­mo un bel grup­po: alme­no un cen­ti­na­io. Si deci­de insie­me di diri­ger­ci alla facol­tà di Lin­gue del­la Sta­ta­le, in piaz­za S. Ales­san­dro. Un otti­mo posto per rior­ga­niz­zar­ci, sfa­mar­ci e fare un bilan­cio del­la gior­na­ta. Gli stu­den­ti di Lin­gue pre­sen­ti sono mol­to gal­va­niz­za­ti all’idea. Uscia­mo dal­la metro in Mis­so­ri ma appe­na attra­ver­sia­mo la stra­da ci piom­ba­no addos­so sva­ria­ti repar­ti di cara­bi­nie­ri e cele­re, pro­ba­bil­men­te un po’ offe­si per esse­re sta­ti bef­fa­ti per mez­za gior­na­ta. Ci cari­ca­no subi­to, un po’ di gen­te si disper­de ma riu­scia­mo comun­que a rima­ne­re com­pat­ti, e fug­gia­mo in dire­zio­ne San­ta Sofia. Alla fine entria­mo in 60–70. La poli­zia fa per entra­re fino al cor­ti­le ma poi si ren­de con­to di aver vali­ca­to un con­fi­ne di zone fran­ca e tor­na indie­tro. La deci­sio­ne è pre­sa: la palaz­zi­na di Let­te­re è occu­pa­ta. Uno stri­scio­ne reci­ta: “lo spet­ta­co­lo è fini­to, la lot­ta non si fer­ma”. Dopo un po’ la poli­zia abban­do­na la strada.

H 19.15: I lavo­ra­to­ri dell’università ci sosten­go­no por­tan­do­ci cibo e soli­da­rie­tà. Den­tro un ‘aula un ragaz­zo ini­zia a leg­ge­re “6 pol­li­ci” di Buko­w­ski. L’atmosfera e poe­ti­ca, fino a quan­do la noti­zia che la rifor­ma è pas­sa­ta arri­va scon­quas­san­do i morali…non impor­ta, la rivol­ta non si ferma.

H 0.00: L’atmosfera che si respi­ra è mera­vi­glio­sa: anche se è pas­sa­ta la rifor­ma c’è un cli­ma di festa, uno spa­zio di didat­ti­ca è diven­ta­to un “spa­zio di vita”. Le per­so­ne rido­no, scher­za­no, chiac­chie­ra­no e discu­to­no il da far­si per doma­ni e i gior­ni a venire.

1.12.2010:
H 9.30: la not­te è pas­sa­ta inson­ne, dopo un pic­chet­to in Mer­cal­li ci radu­nia­mo con uno spa­ru­to nume­ro di per­so­ne in aula “z”.
I pro­po­si­to sono:
-fare un reso­con­to del­la gior­na­ta.
-defi­ni­re biso­gni e obbiet­ti­vi.
-far dura­re la mobi­li­ta­zio­ne nel tem­po.
-con­di­vi­de­re le azio­ni di piaz­za
-rom­pe­re l’isolamento.
-miglio­ra­re la par­te­ci­pa­zio­ne in università.

H 16.20: ven­go­no a far­ci visi­ta i gior­na­li­sti di Rai 3. Dopo uno scon­tro d’opinioni, che mani­fe­sta tut­ta la disgre­ga­zio­ne all’interno del movi­men­to si deci­de di non rila­scia­re inter­vi­ste. Voglia­mo evi­ta­re di veni­re stru­men­ta­liz­za­ti dai media.

2.12.2010:
L’occupazione in Mer­cal­li si è accor­da­ta con i lavo­ra­to­ri del­la men­sa per con­cor­da­re un prez­zo per man­gia­re.
I lavo­ra­to­ri sono dal­la nostra e si bat­to­no con i diri­gen­ti per attua­re l’”autoriduzione”.

Pro­po­si­ti per man­da­re avan­ti l’occupazione:
-alle­sti­re un aula stu­dio auto-orga­niz­za­ta
-crea­re un grup­po comu­ni­ca­zio­ni
-dare feste ed ape­ri­ti­vi per aumen­ta­re il flus­so di gen­te all’interno dell’occupazione.

H 16.20: ci giun­ge voce che il Sena­to Acca­de­mi­co sta deci­den­do il da far­si sull’occupazione.

H 16.30: Ci avvia­mo in una cin­quan­ti­na ver­so il Sena­to Acca­de­mi­co. Dopo aver inneg­gia­to cori del tipo: “ quel­li come voi non paga­no mai” la Digos fa la sua com­par­sa in Uni­ver­si­tà. Evi­den­te­men­te al Sena­to Acca­de­mi­co non va giù che gli studenti/occupanti dica­no la loro al riguar­do. Non rima­ne che andarcene.

4.12.2010:
All’occupazione vie­ne alle­sti­ta un sera­ta con dj set, musi­ca, film e alcol. La gen­te accor­re nume­ro­sa. Sarà com­pli­ca­to tener a bada un cosi gran­de nume­ro di per­so­ne. Qual­cu­no teme il peg­gio quan­do, a not­te inol­tra­ta ver­so le 3.00, un anti­fur­to ini­zia a suo­na­re: pre­ve­dia­mo l’arrivo del­la poli­zia a bre­ve.
Riu­scia­mo a rima­ne­re nell’edifico e ad occu­par­lo fino alle 6.30 del mat­ti­no, dopo di che la Digos fa il suo ingres­so e ini­zia ad iden­ti­fi­ca­re gli occu­pan­ti rima­sti, cir­ca una ventina.

H 7.00: Lo sgom­be­ro è avve­nu­to, e nel modo più ridi­co che potes­si imma­gi­na­re. Inu­ti­le sta­re a descri­ve­re nei det­ta­gli le cir­co­stan­ze. Sia­mo sta­ti lascia­ti “in pasto alla Digos”; qual­cu­no potreb­be rispon­de­re che “si sa i rischi qua­li sono duran­te un occu­pa­zio­ne”. Cer­to che si san­no ma del­la denun­cia poco deve impor­ta­re; quel­lo che deve impor­ta­re è che le per­so­ne a cui era­no sta­ti affi­da­ti gli idea­li e le spe­ran­ze di tut­ti per­met­ta­no di veder­li rea­liz­za­ti o per­lo­me­no di dare una par­ven­za di lot­ta, di resi­sten­za quan­do essi ven­go­no intac­ca­ti. Ma come spes­so capi­ta, sia­mo sta­ti delu­si. I vostri, i nostri idea­li non sono alla nostra por­ta­ta, ma non per­ché ci man­ca la for­za di rag­giun­ger­li o per­ché sia­mo sover­chia­ti da for­ze che non sono alla nostra altez­za, ma sem­pli­ce­men­te per­ché ci man­ca la mora­le per adem­pie­re ad essi, ci man­ca la mora­le per sacri­fi­car­ci per essi.
In Mer­cal­li già da qual­che gior­no si era per­so di vista il vero sco­po di quel luogo. 

Davi­de I.
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