Il Museo del Novecento. Un secolo per far tornar a battere il cuore di Milano

Esse­re accol­ti da Il Quar­to Sta­to di Pel­liz­za d a Vol­pe­do e, pochi pas­si più avan­ti, tro­var­si di fron­te a mostri sacri come Bra­que, Kan­din­skij, Matis­se, Modi­glia­ni e Picas­so, tut­ti nel rag­gio di pochi metri qua­dra­ti, costi­tui­sce un’esperienza di un cer­to impat­to, da cui l’occhio del visi­ta­to­re rimar­rà cer­to spiaz­za­to. Infat­ti all’inestimabile valo­re del­le ope­re si aggiun­ge la con­sa­pe­vo­lez­za, giu­sto nell’inci­pit del­la visi­ta, di tro­var­si di fron­te ad alcu­ni fra i nomi più emi­nen­ti dell’arte nove­cen­te­sca, capa­ci quin­di di evo­ca­re atte­se e sug­ge­stio­ni nell’immaginario col­let­ti­vo. Una con­su­ma­ta con­sue­tu­di­ne indur­reb­be chiun­que nel­la sua vita abbia alme­no qual­che vol­ta pas­seg­gia­to per i cor­ri­doi di un museo, a pre­fi­gu­rar­si le ope­re di tali auto­ri imban­di­te come suc­cu­len­ta por­ta­ta prin­ci­pa­le, oppu­re qua­le pre­li­ba­to des­sert al ter­mi­ne di un per­cor­so. Inve­ce qui si trat­ta sol­tan­to di uno stuz­zi­can­te anti­pa­sto. Dopo tre anni di lavo­ri, infat­ti, il 6 dicem­bre è sta­to inau­gu­ra­to il nuo­vo museo dedi­ca­to al Nove­cen­to, all’interno del­la sug­ge­sti­va cor­ni­ce “anni Tren­ta” del Palaz­zo dell’Arengario. Gra­zie a que­sto pro­get­to lo sto­ri­co edi­fi­cio con­qui­sta appie­no, dopo più di settant’anni dal­la sua costru­zio­ne, quel­la rile­van­za che già natu­ral­men­te gli con­fe­ri­sco­no l’imponente archi­tet­tu­ra e l’ubicazione nel cuo­re del­la cit­tà. L’apertura, te nuta a bat­te­si­mo dal Sin­da­co Morat­ti, dall’Assessore alla cul­tu­ra Finaz­zer Flo­ry e dal cri­ti­co d’arte Gil­lo Dor­fles, è sta­ta accol­ta con gran­de entu­sia­smo dal­la cit­ta­di­nan­za. L’afflusso si aggi­ra intor­no alle 9.000 per­so­ne, in mez­zo alle qua­li si sono mesco­la­te cele­bri­tà e intel­let­tua­li: ad esem­pio Ornel­la Vano­ni, Elio Fio­ruc­ci e Dario Fo. Pre­sen­te anche Ita­lo Rota, l’architetto mila­ne­se cui si deve il pro­get­to di con­ver­sio­ne dell’Arengario in Museo del Nove­cen­to, dove ora tro­va acco­glien­za un patri­mo­nio di 400 ope­re d’arte, sele­zio­na­te fra le oltre 4.000 del­le col­le­zio­ni civi­che. Pro­prio tale depau­pe­ran­te espro­prio ai dan­ni di espo­si­zio­ni “mino­ri” ave­va sol­le­va­to voci di disap­pro­va­zio­ne, per ora mes­se a tace­re dal suc­ces­so d’e­sor­dio del museo. Fio­re all’occhiello del desi­gn dell’edificio è la ram­pa eli­coi­da­le, simi­le a quel­la del Gug­ge­n­heim di New York, la qua­le, scen­den­do come una radi­ce, met­te in comu­ni­ca­zio­ne l’ingresso del Museo con la sta­zio­ne Duo­mo del­la rete metro­po­li­ta­na, qua­si a voler anco­ra­re alla cit­tà i tre pia­ni dell’esposizione.

Supe­ra­to l’impatto ini­zia­le dell’Avanguardia inter­na­zio­na­le, dove Cubi­smo, Astrat­ti­smo e Fau­vi­smo mostra­no il nuo­vo lin­guag­gio e le nuo­ve for­me che l’arte assu­me all’inizio del seco­lo pas­sa­to, din­nan­zi agli occhi si apro­no le sale colon­na­te dedi­ca­te al Futu­ri­smo: cele­bra­zio­ne del­la moder­ni­tà, del dina­mi­smo, del­la cit­tà e del­la guer­ra. Si comin­cia con il domi­nan­te Boc­cio­ni, il cui nucleo di ope­re, testi­mo­nian­za dell’evoluzione sti­li­sti­ca dell’autore, com­pren­de la cele­bre scul­tu­ra ­­For­me uni­che del­la con­ti­nui­tà nel­lo spa­zio. Seguo­no Seve­ri­ni, che con la sua Cha­hu­teu­se inneg­gia alla dan­za come espres­sio­ne del dina­mi­smo futu­ri­sta, e anco­ra Car­rà, Sof­fi­ci e Bal­la, con il suo emble­ma­ti­co Automobile+velocità+luce.  Com­ple­ta­no il pano­ra­ma alcu­ni scrit­ti di F. T. Mari­net­ti, sul­la cui onda nel 1910 vide la luce il Mani­fe­sto dei pit­to­ri futu­ri­sti. In un coin­vol­gen­te ince­de­re fra i decen­ni dell’arte secon­do il rit­mo del pro­prio pas­so e del pro­prio gusto, la ras­se­gna evol­ve, sof­fer­man­do­si sui pae­sag­gi e sul­le natu­re mor­te di Moran­di, sui meta­fi­si­ci sog­get­ti di De Chi­ri­co (su tut­ti Il figliol pro­di­go), sul cupo “ritor­no all’ordine” di Siro­ni, sui colo­ri pastel­lo di Don­ghi e sul­le sug­ge­stio­ni aero­pit­to­ri­che di Dot­to­ri. Se poi fra le ope­re scul­to­ree pre­do­mi­na la pro­du­zio­ne di Mar­ti­ni, già auto­re dei bas­so­ri­lie­vi che deco­ra­no la fac­cia­ta dell’Arengario, si può ammi­ra­re anche l’astrattismo del­le scul­tu­re di Melot­ti e di Fon­ta­na. Ai qua­dri dell’ultimo è dedi­ca­ta una sala mono­gra­fi­ca in cima alla tor­re. Pro­se­guen­do con l’arte degli anni ‘50 e ‘60, si può gode­re del­la bru­ta­li­tà mate­ri­ca di Bur­ri, non­ché del­lo psi­che­de­li­co dina­mi­smo per­cet­ti­vo di Accar­di, fino a giun­ge­re all’arte pura­men­te con­cet­tua­le del tan­to genia­le quan­to discus­so e dis­sa­cran­te Man­zo­ni. Con­clu­do­no il tour gli stro­bo­sco­pi­ci feno­me­ni per­cet­ti­vi del­la Kine­tic Art e l’essenzialità com­po­si­ti­va e mate­ria­le dell’Arte Pove­ra di Fabro e Kounellis.

Insom­ma, se è vero che Mila­no è cro­ce­via dei mag­gio­ri fer­men­ti arti­sti­ci e pit­to­ri­ci del XX seco­lo, una del­le più gran­di strut­tu­re euro­pee con­sa­cra­te alla cul­tu­ra, qual è il Museo del Nove­cen­to, non può che abi­ta­re il cuo­re di que­sta cit­tà, il cui ane­li­to di moder­ni­tà, l’anima ope­ro­sa e l’effervescenza socia­le, con le ine­vi­ta­bi­li con­trad­di­zio­ni, tro­va­no un rifles­so pro­prio ne Il Quar­to Sta­to. Pro­te­so com’è su Piaz­za Duo­mo, fra Palaz­zo Rea­le, la Cat­te­dra­le e la gal­le­ria Vit­to­rio Ema­nue­le, il Museo entra a far par­te del pre­zio­so cir­cui­to cul­tu­ra­le mene­ghi­no. Tut­to que­sto a due pas­si da Festa del Per­do­no e con ingres­so gra­tui­to fino a Feb­bra­io: non esi­sto­no scu­se per non andar­ci, anche sol­tan­to per ammi­ra­re la piaz­za dall’alto.

Ste­fa­no Vallieri

Fabio Pao­lo Mari­no­ni Perelli

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