Diario della mobilitazione — la manifestazione del 22 dicembre

Dal­la testi­mo­nian­za diret­ta dei pro­ta­go­ni­sti, la cro­na­ca ora per ora del­la mobi­li­ta­zio­ne stu­den­te­sca con­tro il Ddl Gelmini.
Dia­rio del­la gior­na­ta del 22.12.2010.

-Oggi si vota in Sena­to la Rifor­ma Gelmini.

-H 9.30 appun­ta­men­to davan­ti alla Sta­ta­le di Mila­no con un pre­si­dio, per rac­co­glie­re le for­ze ed orga­niz­zar­si. Ci sono mol­te tele­vi­sio­ni inte­res­sa­te alle vicen­de ma ven­go­no da qua­si tut­te invi­ta­ti ad andarsene.

-H 10.30 si entra in Sta­ta­le, aula 211, per una bre­ve assem­blea e per orga­niz­za­re le idee in vista del­la gior­na­ta. Nono­stan­te il fred­do e la piog­gia, la quan­ti­tà dei par­te­ci­pan­ti sem­bra buo­na, cir­ca 300 teste, più uni­ver­si­ta­ri del soli­to, l’inizio è inco­rag­gian­te. Pec­ca­to che for­se man­chi un po’ di qua­li­tà, al con­tra­rio del­la quantità.

-Pro­po­ste per la mattinata:

1. Incam­mi­nar­si pren­den­do la stra­da ver­so Sempione.

2. Bloc­co del­la linea 94 e del­la cir­con­val­la­zio­ne, dopo di che rag­giun­ge­re via Pado­va a por­ta­re soli­da­rie­tà agli immi­gra­ti e a tut­ta la peri­fe­ria in crisi.

-H 11.10 uscia­mo dal­la sta­ta­le diri­gen­do­ci ver­so Cor­so di Por­ta Roma­na pas­san­do per il vico­let­to in ciot­to­la­to che affian­ca la chie­sa di San Naza­ro Mag­gio­re, ed è qui che si fron­teg­gia­no i pri­mi ner­vo­si­smi del­la cele­re che man­ga­nel­la la testa del cor­teo uni­ver­si­ta­rio per poi rimet­ter­si fret­to­lo­sa­men­te ed anche un po’ gof­fa­men­te in riga con gli altri scom­par­ti del­le for­ze dell’ordine.

-H 12.00 sia­mo in via Fran­ce­sco Sfor­za, e dopo vari bloc­chi dovu­ti di fat­to più alla cele­re che a noi, deci­dia­mo di devia­re il per­cor­so ver­so Scien­ze Poli­ti­che. Nono­stan­te l’importanza del­la gior­na­ta la ten­sio­ne sem­bra non sen­tir­si più di tanto.

-H 12.30 supe­ria­mo Scien­ze Poli­ti­che per rag­giun­ge­re via Padova.

-H 12.40 Piaz­za Tri­co­lo­re e il rela­ti­vo incro­cio ven­go­no bloccati.

-H 14.00 dopo aver rice­vu­to il soste­gno e l’incoraggiamento a pro­se­gui­re dagli immi­gra­ti di via Pado­va tor­nia­mo in Sta­ta­le per rag­giun­ge­re un cor­teo dei medi.

-H 16.30 rag­giun­ti i medi in Sta­ta­le e pran­za­to, la gen­te che ci ha segui­to fino a que­sto momen­to deci­de che è evi­den­te­men­te meglio tor­nar­se­ne a casa, anche se il voto avver­rà solo fra un’ora.

Nono­stan­te l’aggiunta dei medi ai nostri nume­ri sia­mo pochi.

Usci­ti dal retro del­la Sta­ta­le e giun­ti in via Fran­ce­sco Sfor­za sia­mo così pochi che la cele­re rie­sce a cir­con­dar­ci nel­la via: la cosa è scon­vol­gen­te. Sem­bra man­chi poco allo scontro.

Riu­scia­mo a pat­teg­gia­re una fuga che ci per­met­te di rifu­giar­ci in Uni­ver­si­tà. All’interno si cer­ca di capi­re che fare, il pro­po­si­to più sbrai­ta­to è quel­lo di uno scon­tro con la cele­re che ci aspet­ta nel caso uscis­si­mo fuo­ri. La vio­len­za sem­bra esse­re alle por­te ma a mol­ti man­ca la deter­mi­na­zio­ne, gli ani­mi non sono pron­ti ad acco­glier­la e ce ne accor­gia­mo. Deci­dia­mo di rin­ta­nar­ci nell’università, più come topi da biblio­te­ca che come uni­ver­si­ta­ri in rivol­ta, e di irrom­pe­re nel Rettorato.

-H 17.00 il per­so­na­le del Ret­to­ra­to, com­pre­so il Ret­to­re Decle­va, si sbar­ra al ripa­ro, e dopo aver ten­ta­to una for­za­tu­ra alquan­to fal­li­men­ta­re dei can­cel­li la Digos fa il suo ingres­so, silen­zio­si come ser­pen­ti stri­scia­no da sot­to le sca­le e ci piom­ba­no alle spal­le. Chi se ne accor­ge in tem­po fug­ge disperdendosi.

Quel­li più sfor­tu­na­ti pro­lun­ga­no la loro ago­niz­zan­te gior­na­ta fug­gen­do per vari cor­ri­doi e altret­tan­te sca­le rag­giun­gen­do il cor­ti­le principale.

Sia­mo pochis­si­mi, la Digos ci egua­glia o peg­gio anco­ra ci supe­ra di numero.

Ce ne andia­mo, un’al­tra gior­na­ta, un’al­tra bat­ta­glia è anda­ta persa.

-Tor­na­ti nel­le nostre casa appren­dia­mo la noti­zia: la rifor­ma è passata.

Nono­stan­te le pro­te­ste in tut­ta Ita­lia e il dimo­stra­to non con­sen­so del popo­lo nei con­fron­ti dei pro­ces­si attua­ti, il gover­no ha cala­to sul­la testa dei cit­ta­di­ni il suo pre­ci­so inten­to di pri­va­tiz­za­zio­ne del­le uni­ver­si­tà, infi­schian­do­se­ne dell’opinione popo­la­re contraria.

Se solo que­sto non basta per deter­mi­nar­ci a com­bat­ter­lo e a rim­piaz­zar­lo sia­mo dav­ve­ro su una bar­ca desti­na­ta ad affondare.

Davi­de Indovino

 

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