Editoriale novembre 2010

Ad ogni atto di vio­len­za ver­so un pro­ta­go­ni­sta del­la poli­ti­ca, dal­la sta­tuet­ta con­tro Ber­lu­sco­ni al fan­ta-atten­ta­to a Bel­pie­tro, tor­na­no in auge le con­dan­ne ai “semi­na­to­ri d’odio”. Chi attac­ca con trop­pa vee­men­za un riva­le poli­ti­co sareb­be respon­sa­bi­le del com­por­ta­men­to di un qual­sia­si squi­li­bra­to che, gui­da­to dal­la mano invi­si­bi­le dell’odio ideo­lo­gi­co, sca­gli sta­tuet­te o pro­iet­ti­li incep­pa­ti ver­so il nemi­co di tur­no.
La pre­te­stuo­si­tà dell’argomento è ben evi­den­te anche alle ani­me bel­le che si abbe­ve­ra­no alla “stam­pa dell’amore”. Sia­mo però sicu­ri che l’odio sia un sen­ti­men­to così ille­git­ti­mo? In nome di che prin­ci­pio non sareb­be pos­si­bi­le, nell’intimo del­la pro­pria casa, odia­re un’altra per­so­na? Esi­ste for­se un obbli­go al “voler­si bene”, al di fuo­ri del­le aule del cate­chi­smo? L’odio in sé è per­fet­ta­men­te legit­ti­mo, a pat­to chia­ra­men­te che non si tra­du­ca in azio­ni con­cre­te. Il codi­ce infat­ti proi­bi­sce la pra­ti­ca vio­len­ta o l’istigazione, ma for­tu­na­ta­men­te non si occu­pa di sta­ti dell’anima.
E chi non odia nes­su­no? Fa benis­si­mo, se tro­va pre­fe­ri­bi­le un’etica per­so­na­le che sug­ge­ri­sce ecu­me­ni­ca­men­te di ama­re il pro­prio nemi­co. Ma atten­zio­ne, non con­fon­dia­mo un per­so­na­le con­vin­ci­men­to con la nor­ma­ti­vi­tà del­la leg­ge, che non distin­gue tra giu­sto e sba­glia­to ma solo tra lega­le e ille­ga­le. Il rischio è quel­lo di ritro­var­si in uno sta­to eti­co simi­le a cer­te socie­tà anglo­sas­so­ni, dove i poli­ti­ci si dimet­to­no per aver tra­di­to la moglie. Stia­mo atten­ti a non sosti­tui­re una già caren­te eti­ca del rea­to, ad un’anacronistica eti­ca del peccato.

Filip­po Bernasconi

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