Architettura ed ecopensieri: intervista all’architetto Ester Dedè

Per il nostro per­cor­so sui gio­va­ni arti­sti che ten­ta­no di affer­mar­si nel mon­do del lavo­ro abbia­mo inter­vi­sta­to Ester Dedè, una gio­va­ne archi­tet­to, mam­ma e con una gran­de pas­sio­ne per l’artigianato e il rispet­to dell’ambiente.

Ester Dedè, nasce a Mila­no trent’anni fa, nel mag­gio del 1980. Fin da pic­co­la ado­ra crea­re pic­co­li ogget­ti con le sue mani: è mol­to por­ta­ta ai lavo­ri manua­li. Dopo la matu­ri­tà scien­ti­fi­ca, con­se­gue la lau­rea in archi­tet­tu­ra pres­so il Poli­tec­ni­co di Mila­no. Spo­sa­ta e con un figlio, sua gran­de musa ispi­ra­tri­ce, accan­to ai pro­get­ti di archi­tet­tu­ra, por­ta avan­ti una sua linea di pic­co­li ogget­ti arti­gia­na­li, mol­ti dei qua­li rica­va­ti con materia­le di scar­to: gli Ecopensieri.

A tuo avvi­so qua­li sono le dif­fi­col­tà per un archi­tet­to in Ita­lia? Mol­ti ormai van­no all’estero per segui­re pro­get­ti o per apri­re pro­pri stu­di. Come mai? sono trop­pi gli archi­tet­ti in Italia?

Le dif­fi­coltà non cre­do siano lega­te al fat­to che ci sia­no trop­pi archi­tet­ti, ma al non fun­zio­na­men­to del­la socie­tà ita­lia­na, che si riper­cuote in diver­si cam­pi, com­pre­so quel­lo dell’architettura. A lavo­ra­re ad alti livel­li sono vera­men­te pochi e gli archi­tet­ti ita­lia­ni cono­sciu­ti, si pos­so­no con­ta­re sul­le dita di una mano! Poi c’è la cri­si che fa la sua par­te: per­ché dell’architetto si può fare a meno! La pra­ti­chet­ta si può far fare dal geo­me­tra che costa meno, e a met­ter giù due arre­di ci pen­sa il riven­di­to­re, maga­ri sot­to­pa­gan­do qual­che gio­va­ne neo­lau­rea­to in archi­tet­tu­ra. Tut­to que­sto se non hai qual­che cono­scen­za giu­sta. A que­sto pos­sia­mo aggiun­ge­rei la novi­tà degli ulti­mi anni: lo sta­ge. In nome del­lo sta­ge che per­met­te di appren­de­re, di for­mar­si, di cono­sce­re il mon­do del lavo­ro, si fan­no lavo­ra­re i gio­va­ni gra­tis. E allo­ra c’è chi va all’estero spe­ran­do che, alme­no a livel­lo di cur­ri­cu­lum, si rie­sca­no ad otte­ne­re dei pun­ti anche in vista di un even­tua­le rimpatrio.

Apri­re uno stu­dio è dif­fi­ci­le, sia qui che all’estero, anche se per ragio­ni diver­se: all’estero c’è il pro­ble­ma del­la lin­gua e del­le cono­scen­ze; in Ita­lia il pro­ble­ma è che i lavo­ri impor­tan­ti ven­go­no com­mis­sio­na­ti sem­pre alle stes­se strut­tu­re e le pic­co­le real­tà devo­no accon­ten­tar­si di lavo­ri che non dan­no gran­di mar­gi­ni di gua­da­gno. Poi non si capi­sce per­ché una del­le pri­me cose ti chie­do­no è uno scon­to, nel­la con­vin­zio­ne che “gli archi­tet­ti sono ric­chi”. Ma al medi­co spe­cia­li­sta si chie­de lo scon­to? Al den­ti­sta si chie­de lo scon­to? E all’avvocato? Insom­ma, il nostro lavo­ro vale meno degli altri? For­se sì, in quest’errata con­vin­zio­ne per cui “dell’architetto pos­so fare a meno”.

Al momen­to lavo­ri come archi­tet­to pres­so qual­che stu­dio? Segui qual­che progetto?

Lavo­ro pres­so uno stu­dio di archi­tet­tu­ra che rie­sce a man­te­ner­si per­ché ha alle spal­le l’impre­sa edi­le di fami­glia e mi vie­ne chie­sto di pro­get­ta­re, pur­trop­po, con le logi­che dell’impresa: per ridur­re i costi si ridu­ce la super­fi­cie dell’appartamento e, di con­se­guen­za, la qua­li­tà di vita, a mio pare­re. Sono le logi­che di mer­ca­to! E le logi­che di mer­ca­to fan­no schi­fo! Qual­che con­cor­so ogni tan­to, fat­to insie­me a col­le­ghi che han­no anco­ra voglia di fare vera­men­te archi­tet­tu­ra, ci per­met­te di respi­ra­re un po’ quel­le emo­zio­ni che ci han­no spin­to a lau­rear­ci qual­che anno fa. Un paio di lavo­ri a cui ho par­te­ci­pa­to sono sta­ti pub­bli­ca­ti su riv

iste di set­to­re e su libri di testo uni­ver­si­ta­ri. La dif­fi­col­tà mag­gio­re è lega­ta al non esse­re cono­sciu­ti, per cui sul­le rivi­ste pati­na­te, quel­le famo­se, quel­le a tira­tu­ra nazio­na­le, sarà ben dif­fi­ci­le che pos­sa mai com­pa­ri­re il mio nome; su altre, maga­ri nazio­na­li ma meno pre­gia­te o lega­te al ter­ri­to­rio c’è un po’ più di mar­gi­ne. Anche se, non dimen­ti­chia­mo­ce­lo, in Ita­lia se si vuo­le pub­bli­ca­re qual­sia­si cosa ad un cer­to livel­lo, nel­la mag­gior par­te dei casi è neces­sa­rio pagare!

Una tua gran­de pas­sio­ne è l’artigianato. Cosa ti por­ta a con­fe­zio­na­re bigliet­ti, bor­se, giocattoli?

Sì, l’artigianato è una mia gran­de pas­sio­ne: dico spes­so che se fos­si nata maschio, pro­ba­bil­men­te avrei fat­to il fale­gna­me! Pen­so che il moti­vo per cui ho deci­so di lascia­re spa­zio anche all’attività crea­ti­va, dopo che per qual­che anno ho fat­to pla­sti­ci per le immo­bi­lia­ri, sia dovu­to al fat­to che mi pia­ce costrui­re io i rega­li per mio figlio e per i suoi ami­chet­ti. Ho pro­get­ta­to e costrui­to per lui una cuci­na in legno e la cura e l’amore che ho mes­so in que­sta cosa mi han­no fat­to capi­re il valo­re aggiun­to che può esse­re con­fe­ri­to ad un rega­lo con­fe­zio­na­to di per­so­na rispet­to ad uno comprato.

La tua pas­sio­ne per il desi­gn ti ha por­ta­to a crea­re anche ogget­ti di arre­da­men­to, come nasce tut­to que­sto?

Biso­gna con­si­de­ra­re che l’architettura non si limi­ta alla pro­get­ta­zio­ne dell’esterno. Pen­so sem­pli­ce­men­te che il mio sguar­do si rivol­ge all’abitare con tut­to quel­lo che que­sto com­por­ta. Dise­gno ele­men­ti di arre­do per­ché mi pia­ce riu­sci­re ad imma­gi­na­re il modo più con­for­te­vo­le di strut­tu­ra­re un ambien­te, per­ché una stan­za ben orga­niz­za­ta aiu­ta a vive­re meglio. Rogers (Erne­sto Nathan Rogers, cele­bre archi­tet­to e acca­de­mi­co ita­lia­no, ndr), del resto, negli anni ’50 ha lan­cia­to un mot­to: “Dal cuc­chia­io alla cit­tà” indi­can­do, in manie­ra mol­to chia­ra, che il lavo­ro dell’architetto non fini­sce con la pra­ti­ca da con­se­gna­re in comu­ne. Maga­ri sen­za arri­va­re all’e­stre­mi­smo di Adolf Loos che, all’inizio del seco­lo scor­so, era arri­va­to ad impor­re ad alcu­ni clien­ti l’utilizzo di deter­mi­na­te pan­to­fo­le che si armo­niz­zas­se­ro con la sua realizzazione.

Da dove nasce Ecopensieri?

La linea degli Eco­pen­sie­ri nasce dall’attenzione per l’ambiente, dal­la pre­oc­cu­pa­zio­ne per gli spre­chi e dal­la con­sa­pe­vo­lez­za che i nostri bam­bi­ni cre­sco­no cir­con­da­ti dai rifiu­ti e immer­si nel­la cul­tu­ra dell’usa-e-getta. Gli Eco­pen­sie­ri sono ogget­ti rea­liz­za­ti prin­ci­pal­men­te con mate­ria­li rici­cla­ti o natu­ra­li e per que­sto richie­do­no una buo­na dose di crea­ti­vi­tà e di fan­ta­sia, e la capa­ci­tà di ritor­na­re bam­bi­ni per poter vede­re una vena di magia in ogget­ti che sareb­be­ro altri­men­ti da but­ta­re. Cre­do sia que­sto l’aspetto che più mi piace.

La tua cam­pa­gna per la rac­col­ta dei flop­py usa­ti, in cosa consiste?

I flop­py disk sono ormai ogget­ti in disu­so ma, come mol­ti altri com­po­nen­ti tec­no­lo­gi­ci, alla fine del­la loro vita fini­sco­no in disca­ri­ca o addi­rit­tu­ra get­ta­ti nell’immondizia gene­ri­ca. Que­sti pic­co­li ogget­ti però pos­so­no esse­re uti­liz­za­ti in diver­si modi: ho rea­liz­za­to un por­ta­ma­ti­te, un block-notes, una bor­sa. L’idea è per­met­te­re alla crea­ti­vi­tà di rida­re loro nuo­va vita!

Per il momen­to ti affi­di alla ven­di­ta on-line, hai pro­get­ti di espan­sio­ne?

Non cre­do che una linea di stam­po arti­gia­na­le, come voglio che resti, pos­sa ave­re una dif­fu­sio­ne mol­to ampia. Le dif­fi­col­tà di dif­fu­sio­ne sono in pri­mis la situa­zio­ne eco­no­mi­ca, per­ché i nego­zian­ti ten­do­no a rischia­re sem­pre meno e ad inve­sti­re poco su pro­dot­ti alter­na­ti­vi. For­se sareb­be diver­so se apris­si un nego­zio, ma in que­sto modo diven­te­rei una com­mer­cian­te e non c’è nul­la di più distan­te dal­la mia per­so­na­li­tà e dal­le mie atti­tu­di­ni. Uno dei miei obiet­ti­vi sarà quel­lo di tra­smet­te­re que­sto approc­cio, que­sto modo di rela­zio­nar­si con le cose, que­sta voglia di usa­re la crea­ti­vi­tà con gli ogget­ti di cui dispo­nia­mo. Ter­rò dei cor­si di manua­li­tà per bam­bi­ni e ho mes­so a pun­to un pro­get­to di edu­ca­zio­ne ambien­ta­le che spe­ro in un futu­ro non trop­po lon­ta­no pos­sa tro­va­re spa­zio nel­le scuo­le pri­ma­rie e secon­da­rie. Cre­do che sia impor­tan­te pro­por­re un modo alter­na­ti­vo di guar­da­re le cose per­ché la crea­ti­vi­tà, la fan­ta­sia, la capa­ci­tà di vede­re al di là di ciò che abbia­mo davan­ti van­no ali­men­ta­te, e strut­tu­ra­re un per­cor­so per i bam­bi­ni può ser­vi­re a loro per fare espe­rien­za e a me come adul­to per col­ti­va­re la mia par­te infan­ti­le: gli Eco­pen­sie­ri vivo­no di questo!

Tra tan­ti pro­get­ti sei anche una gio­va­ne mam­ma, come rie­sci ad affron­ta­re tutto?

Non lo so! Ave­re un bam­bi­no ti abi­tua a dover esse­re atti­va su tan­ti fron­ti: impa­ri a fare le cose in meno tem­po, impa­ri ad esse­re più selet­ti­va e a valu­ta­re meglio qua­li sono le cose vera­men­te impor­tan­ti o alme­no pro­vi a fare tut­to que­sto! Ogni gior­no è una nuo­va sfi­da, ogni gior­no ti por­ta ad ade­guar­ti a quel­lo che suc­ce­de, devi ave­re capa­ci­tà d’improvvisazione, e que­sto sul lavo­ro è impor­tan­tis­si­mo. E quan­do mi sen­to stan­ca e sfi­du­cia­ta ho un mari­to che mi sta vici­no e un bam­bi­no mera­vi­glio­so che mi dà ener­gia. Pen­so sia la fami­glia che mi per­met­te di affron­ta­re tut­to: sen­za di loro non avreb­be sen­so niente!

http://www.emarchiwork.it

Foto: Eco­pen­sie­ri di Ester Dedè

Valen­ti­na Meschia

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.