CARO SINDACO — Quinta puntata, Fabrizio Montuori

Vul­ca­no ha inter­vi­sta­to i can­di­da­ti sin­da­co per le ele­zio­ni comu­na­li di Mila­no su temi che van­no dal­le poli­ti­che gio­va­ni­li, al mondo del lavo­ro, ai tra­spor­ti pub­bli­ci. Oggi vi pro­po­nia­mo l’in­ter­vi­sta a Fabri­zio Mon­tuo­ri, clas­se 1977, lau­rea­to in Scien­ze Poli­ti­che all’U­ni­ver­si­tà di Bolo­gna, can­di­da­to per il Par­ti­to Comu­ni­sta dei Lavo­ra­to­ri, che si pre­sen­ta auto­no­ma­men­te a que­sta tor­na­ta elettorale.

1.L’Associazione S.O.S. Rac­ket sem­bra rima­ne­re sem­pre più sola nel­la lot­ta con­tro le mafie. Gli ulti­mi even­ti riguar­dan­ti le case dell’ A.L.E.R sem­bra­no la pun­ta di un ice­berg che non si vuo­le scio­glie­re. Del piz­zo non se ne par­la ad alta voce, ma in mol­ti lo paga­no, anche nel cen­tro di Mila­no. Qual è la sua pro­po­sta di con­tra­sto in meri­to al piz­zo, al rac­ket, al com­por­ta­men­to mafio­so ormai sem­pre più impe­ran­te nel­la regio­ne Lombardia?

La que­stio­ne del­le mafie non è solo un pro­ble­ma del­la nostra cit­tà, pro­vin­cia o più in gene­ra­le dell’intera regio­ne. Il pro­ble­ma del­le mafie è un pro­ble­ma nazio­na­le. Io pos­so dire, venen­do da una cit­tà del Sud, Taran­to, dive­nu­ta pur­trop­po famo­sa negli anni ’80 per la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta e per le guer­re tra ban­de, che il pro­ble­ma si risol­ve dal bas­so attra­ver­so un’educazione di rispet­to e di valo­ri. Biso­gna par­ti­re dal­le fami­glie, alla scuo­la, pas­san­do attra­ver­so la crea­zio­ne di cen­tri gio­va­ni­li che que­sti valo­ri si devo­no affer­ma­re e dif­fon­de­re. Oggi con la cri­si che avan­za mol­ti geni­to­ri sono costret­ti a lavo­ra­re ore ed ore per sbar­ca­re il luna­rio lascian­do un po’ allo sba­ra­glio i pro­pri figli, anche per­ché le strut­tu­re pre­sen­ti sono esi­gue ed insuf­fi­cien­ti. I pochi loca­li di aggre­ga­zio­ne, di socia­liz­za­zio­ne ven­go­no chiu­si. Pen­so a quei cir­co­li e loca­li che nell’ultimo perio­do sono sta­ti chiu­si da que­sta giun­ta. Dal­le Scim­mie al Pla­stic per fini­re con la Casa 139. In pre­ce­den­za a dar fasti­dio era­no i cen­tri socia­li dal­la Bot­ti­glie­ria alla For­na­ce oggi lo sono i cir­co­li che pro­pon­go­no musi­ca ed una cul­tu­ra alter­na­ti­va. Oltre alle asso­cia­zio­ni ed ai cir­co­li, di cui SOS Rac­ket da anni con­du­ce bat­ta­glie con­tro il rac­ket e le mafie, poco han­no fat­to inve­ce le istituzioni(Comune, pro­vin­cia e regio­ne). Se si va a leg­ge­re l’ultimo rap­por­to del­la Dia per la Lom­bar­dia i dati sono allu­ci­nan­ti, un solo dato si par­la di 500 per­so­ne affi­lia­te alle‘ndrine a cui si devo­no aggiun­ge­re tut­te le altre mafie entra­te nel tes­su­to eco­no­mi­co del­la nostra cit­tà e del­la nostra regio­ne. Per rias­su­me­re biso­gna par­ti­re dal­la cul­tu­ra e dal rispet­to per il pros­si­mo per scon­fig­ge­re ogni tipo di mafia e per abbat­te­re il muro del silen­zio e dell’omertà.

2. Lei ha mai vio­la­to la legge?

Solo un paio di vol­te: ho pre­so l’autobus sen­za paga­re il biglietto.

3. Come si muo­ve a Mila­no? Mez­zi pub­bli­ci, bici­clet­ta o auto­mo­bi­le? Quan­to spen­de più o meno annual­men­te per que­sti spostamenti?

Pre­va­len­te­men­te a Mila­no mi muo­vo con i mez­zi pub­bli­ci o a pie­di. Ho la mac­chi­na ma la uso mol­to poco.

4. Visti i dati pre­oc­cu­pan­ti sul­la dif­fu­sio­ne dell’HIV (15.000 per­so­ne secon­do la L.I.L.A.) e di gra­vi­dan­ze inde­si­de­ra­te a Mila­no, come pen­sa di pro­ce­de­re sul fron­te dell’educazione ses­sua­le nel­le scuo­le supe­rio­ri? Come si pone di fron­te ad ini­zia­ti­ve come la pre­sen­za di distri­bu­to­ri di pre­ser­va­ti­vi nel­le scuo­le? Cosa pen­sa del­lo scon­tro che lo scor­so anno ha visto coin­vol­ti l’ASL di Mila­no e la Regio­ne Lom­bar­dia, riguar­dan­te le moda­li­tà con cui si tene­va­no i cor­si di edu­ca­zio­ne ses­sua­le e che han­no por­ta­to alla sospen­sio­ne degli stessi?

I dati sull’HIV sono abba­stan­za allar­man­ti. Pen­so che nel­le fami­glie e nel­le scuo­le devo­no esse­re fat­ti dei cor­si ad hoc per l’educazione ses­sua­le. L’età ado­le­scen­zia­le è un perio­do impor­tan­te nel­la vita di tut­ti noi. E’ il momen­to in cui si copre il nostro cor­po ed è neces­sa­rio che scuo­le, fami­glie si ado­pe­ri­no per dare i giu­sti stru­men­ti ai ragaz­zi. Pen­so che biso­gna distri­bui­re gra­tui­ta­men­te i pre­ser­va­ti­vi non solo nel­le scuo­le ma anche in cit­tà. Biso­gna esse­re chia­ri nel par­la­re di qua­li rischi si cor­ro­no sen­za l’utilizzo di anti­con­ce­zio­na­li. Biso­gna apri­re degli ambu­la­to­ri e dei con­sul­to­ri pub­bli­ci che sia­no lai­ci, non amma­ni­ca­ti con CL, acces­si­bi­li alle clas­si meno abbien­ti sia ita­lia­ne che stra­nie­re.

5. Pri­ma del­la sua car­rie­ra poli­ti­ca, di cosa si occupava?

Io ho comin­cia­to a fare poli­ti­ca atti­va­men­te dal pri­mo anno del­le scuo­le supe­rio­ri. Que­sta è una mia pic­co­la bio­gra­fia Nel perio­do del liceo clas­si­co comin­cio ad ave­re le mie pri­me espe­rien­ze poli­ti­che nel­la cit­tà dei due mari, Taran­to. Par­te­ci­po atti­va­men­te alle occu­pa­zio­ni del­le scuo­le e fre­quen­to il cen­tro socia­le Cit­tà Vek­kia. In que­gli anni, Taran­to è ammi­ni­stra­ta da Gian­car­lo Cito, noto espo­nen­te del­l’e­stre­ma destra taran­ti­na e nazionale.

Nel 2004 mi iscri­vo alla Facol­tà di Scien­ze Poli­ti­che di Bolo­gna, dove mi sono lau­rea­to nel 2006. Sin dal pri­mo anno di Facol­tà sono sta­to tra i fon­da­to­ri del Col­let­ti­vo S.P.A (Scien­ze Politiche

Auto­ge­sti­te) che si occu­pa­va del­le pro­ble­ma­ti­che dell’Università,sia a livel­lo loca­le e sia a livel­lo nazio­na­le, mi sono schie­ra­to con­tro le varie rifor­me Zec­chi­no e Ber­lin­guer. Nel­lo stes­so perio­do mi sono iscrit­to al PRC dove nel giro di pochi anni sono diven­ta­to, pri­ma mem­bro dei GC bolo­gne­si e suc­ces­si­va­men­te mem­bro del­la Com­mis­sio­ne lavo­ro pro­vin­cia­le del PRC. 

Dal 2001 lavo­ro in Voda­fo­ne, pri­ma come inte­ri­na­le, poi come part Time pres­so il Call cen­ter e successivamente,dal 2007, lavo­ro a tem­po pie­no sem­pre nel­la stes­sa azien­da ma a Mila­no. Sin dai pri­mi anni di lavo­ro mi sono iscrit­to in CGIL ed ho costi­tui­to nel­la cit­tà fel­si­nea un comi­ta­to con­tro lo scip­po del TFR. Nel 2003 ho ade­ri­to a Pro­get­to Comu­ni­sta, mino­ran­za del PRC, in quan­to non con­di­vi­de­vo la scel­te poli­ti­che del­l’a­rea ber­ti­not­tia­na. Nel 2006 sono sta­to can­di­da­to alla Came­ra, per l’E­mi­lia Roma­gna per il PRC, ma sem­pre nel­lo stes­so anno sono usci­to da Rifon­da­zio­ne ed insie­me ad altri ho dato vita al P.C.L. e sin dal­la sua fon­da­zio­ne fac­cio par­te degli orga­ni­smi diri­gen­ti. A Mila­no dal 2007 con­ti­nuo, oltre l’at­ti­vi­tà lavo­ra­ti­va, anche quel­la poli­ti­ca, par­te­ci­pan­do alle lot­te dei lavo­ra­to­ri, degli immi­gra­ti, dei pre­ca­ri con­tro le poli­ti­che neo­li­be­ri­ste sia dei gover­ni di cen­tro sini­stra che di quel­li di cen­tro destra. Fac­cio par­te del coor­di­na­men­to lavo­ra­to­ri uni­ti con­tro la cri­si del­la cit­tà mene­ghi­na. Nel 2008 sono sta­to Can­di­da­to del P.C.L. alla Came­ra per la Lom­bar­dia. Nel 2011 mi pre­sen­to come can­di­da­to sin­da­co del P.C.L. per la cit­tà di Milano.

6. Che gene­re di istru­zio­ne ha rice­vu­to dai suoi geni­to­ri e dal­le scuo­le che ha frequentato?

Ho rice­vu­to dai miei geni­to­ri un’educazione fon­da­ta sul rispet­to del­le altre per­so­ne pre­scin­de­re da qua­le sia il colo­re del­la pel­le, la nazio­na­li­tà o la reli­gio­ne. Sono un’internazionalista con­vin­to, la mia patria è il mon­do inte­ro. E pen­so che fino a quan­do il colo­re del­la pel­le sarà più impor­tan­te del colo­re degli occhi io con­ti­nue­rò a lot­ta­re con­tro la xeno­fo­bia, il raz­zi­smo ed il fasci­smo. Ho fat­to stu­di uma­ni­sti­ci, come accen­na­vo pri­ma, ho fre­quen­ta­to il clas­si­co e poi Scien­ze Politiche.

7. Il rap­por­to di Tran­sa­tlan­tic Trends evi­den­zia che in Ita­lia la per­ce­zio­ne del­la per­cen­tua­le di immi­gra­zio­ne risul­ta quat­tro vol­te supe­rio­re rispet­to all

a real­tà. A Mila­no, gli avve­ni­men­ti di via Pado­va o del cam­po rom di via Tri­bo­nia­no dimo­stra­no che la tem­pe­ra­tu­ra socia­le resta cal­da. Qua­li cre­de sia­no le prio­ri­tà per stem­pe­ra­re la ten­sio­ne? Come pro­get­te­rà di muo­ver­si il comu­ne e i suoi ser­vi­zi per attua­re l’integrazione con stru­men­ti alter­na­ti­vi al solo inter­ven­to del­le for­ze dell’ordine?

La real­tà mila­ne­se è cam­bia­ta negli ulti­mi decen­ni. Mila­no se si van­ta di esse­re cit­tà euro­pea, inter­raz­zia­le aper­ta deve cam­bia­re atteg­gia­men­to. La repres­sio­ne non ser­ve, è neces­sa­rio inve­ce l’adozione di poli­ti­che di inte­gra­zio­ne. La sto­ria in que­sto caso dovreb­be aiu­tar­ci. Una vol­ta era­no le migra­zio­ni dal­le regio­ni del Sud Ita­lia ver­so il Nord, oggi assi­stia­mo alle migra­zio­ni dal Sud del mon­do ver­so il Nord e quin­di anche ver­so l’Italia e la nostra cit­tà. Sono cam­bia­ti i sog­get­ti ma la sostan­za rima­ne sem­pre la stes­sa. Gen­te acco­mu­na­ta dal­la lin­gua, dal­la pro­pria cul­tu­ra e dal­la pro­prie tra­di­zio­ni che quan­do arri­va­no a Mila­no si van­no” a par­cheg­gia­re” in quar­tie­ri che diven­ta­no dei veri e pro­pri ghet­ti. Que­sto è dovu­to prin­ci­pal­men­te alla man­can­za di una cul­tu­ra di acco­glien­za e d’integrazione. Non devo­no più esi­ste­re ghet­ti ma quar­tie­ri mul­ti­cul­tu­ra­li. Per quan­to riguar­da i rom, i sin­ti la que­stio­ne non si risol­ve con tan­te bel­le ruspe e con la mili­ta­riz­za­zio­ne, Gli sgom­be­ri che si sono sus­se­gui­ti han­no avu­to un costo eco­no­mi­co pari a cir­ca 11 milio­ni di Euro per non par­la­re del­la dispe­ra­zio­ne che han­no gene­ra­to fra i Rom ed i Sin­ti han­no visto la distru­zio­ne del­le loro case.

Riper­cor­ria­mo la sto­ria degli sgom­be­ri dal cam­po di Tri­bo­nia­no il cui sgom­be­ro vio­len­to è sta­to effet­tua­to il 28 mag­gio, più di 100 fami­glie con 180 mino­ri a cari­co, via non cer­to per moti­vi di sicu­rez­za, fra i più vio­len­ti citia­mo quel­lo del­la Bovi­sa, quel­lo di Poa­sco cam­po Chia­ra­val­le, For­la­ni­ni, Rubat­ti­no, ed infi­ne si arri­va a quel­lo avve­nu­to in data 25 gen­na­io 2011 in via Adria­no. Ovvia­men­te qui si cita­no i più rile­van­ti, ma ve ne sono mol­ti altri con il loro cor­re­do di sto­rie e di dirit­ti nega­ti. Ed ecco che la cit­tà che asse­gna l’Ambrogino d’oro alle Mae­stre del­le scuo­le del Quar­tie­re Rubat­ti­no per aver avvia­to con suc­ces­so l’integrazione sco­la­sti­ca, di fat­to ne nega la fat­ti­bi­li­tà. Come si può inte­gra­re un bam­bi­no in una scuo­la che in un anno ha subi­to alme­no 12 sgom­be­ri ? Cam­bian­do così dif­fe­ren­ti scuo­le in poche set­ti­ma­ne ed essen­do costret­to (poten­do) a riac­qui­sta­re tut­ti i libri ed i qua­der­ni per stu­dia­re? Le ruspe sep­pel­li­sco­no tut­to, oltre alle pove­re case anche i ricordi!

Le pro­po­ste che fac­cio sono: Per i Rom e Sin­ti che han­no nel­la loro cul­tu­ra il noma­di­smo dare dei Cam­pi Tran­si­to­ri, non quel­li inte­si dal­la Giun­ta Morat­ti, dove pos­so­no tra­scor­re­re gior­na­te nel rispet­to del­la loro digni­tà e del­le loro tra­di­zio­ni. Occor­re dare dirit­to di cit­ta­di­nan­za al popo­lo Rom e a tut­ti gli immi­gra­ti garan­ten­do­gli il dirit­to alla casa ed alla scuo­la. Solo con l’integrazione Mila­no potrà esse­re una vera cit­tà cosmopolita.

8. Mol­ti degli stu­den­ti che fre­quen­ta­no le uni­ver­si­tà mila­ne­si sono pen­do­la­ri, fuo­ri sede o pro­ve­nien­ti da altri pae­si (Era­smus). Viven­do a Mila­no con­tri­bui­sco­no in vario modo a ren­de­re più ric­ca la cit­tà. Pur­trop­po, rispet­to alle gran­di cit­tà euro­pee Mila­no risen­te di un defi­cit nel set­to­re del tra­spor­to pub­bli­co, soprat­tut­to nel­le fasce not­tur­ne e nel­le zone peri­fe­ri­che e i prez­zi dei taxi sono asso­lu­ta­men­te proi­bi­ti­vi. Come inten­de agi­re per miglio­ra­re il tra­spor­to mila­ne­se? Come pen­sa di agi­re sul­le poli­ti­che gio­va­ni­li e di inte­gra­zio­ne?

Il pro­ble­ma del­la mobi­li­tà del­le per­so­ne e del­le mer­ci è serio. In par­te esso è lega­to alle scel­te urba­ni­sti­che e di pia­ni­fi­ca­zio­ne gene­ra­le del­le fun­zio­ni del­la cit­tà, in par­te dal com­bi­nar­si di dati con­trad­dit­to­ri. Pur con­si­de­ran­do l’intensa atti­vi­tà edi­li­zia, Mila­no ha per­so cir­ca 400.000 resi­den­ti tra il cen­si­men­to del 1971 e quel­lo del 2001. Ciò si com­bi­na però al fat­to che l’espulsione del­la resi­den­za è mol­to più accen­tua­ta in cen­tro che non nel­le peri­fe­rie e che come abbia­mo visto, la pre­sen­za dei cosid­det­ti city users in cit­tà è con­si­de­re­vo­le ed in un gior­no-tipo incre­men­ta la popo­la­zio­ne uffi­cial­men­te resi­den­te del 35%. In que­sta situa­zio­ne la rete di tra­spor­to pub­bli­co, di per se non disprez­za­bi­le, non ha segui­to l’evoluzione del­le neces­si­tà del­la cit­tà, soprat­tut­to nei suoi col­le­ga­men­ti con la sua area metro­po­li­ta­na e sul­le tarif­fe appli­ca­te. Nel dicem­bre appe­na tra­scor­so, per esem­pio, sono sta­ti sop­pres­si 384 tre­ni, tra quel­li cir­co­lan­ti uno su 4 è in ritar­do. Da que­sta situa­zio­ne deri­va in par­te l’abitudine all’utilizzo del mez­zo pri­va­to (gene­ral­men­te l’auto), che deter­mi­na un aumen­to del traf­fi­co vei­co­la­re ed una ridu­zio­ne del­la velo­ci­tà com­mer­cia­le del mez­zo pub­bli­co di super­fi­cie. Sono favo­re­vo­le ad una dra­sti­ca proi­bi­zio­ne dell’uso del mez­zo pri­va­to. Il tut­to natu­ral­men­te da com­bi­nar­si con il poten­zia­men­to del tra­spor­to pub­bli­co per far­lo diven­ta­re vera­men­te attrat­ti­vo e com­pe­ti­ti­vo rispet­to a quel­lo pri­va­to, anche attra­ver­so appo­si­te scel­te tarif­fa­rie con un pia­no inte­gra­to con la Pro­vin­cia, dal­la qua­le arri­va un ele­va­to nume­ro di pen­do­la­ri per stu­dio e lavo­ro (ecco il caso di un ser­vi­zio pub­bli­co che secon­do noi può esse­re ero­ga­to anche in pas­si­vo). Più in gene­ra­le si trat­ta poi di agi­re sul­le cau­se che gene­ra­no il pro­ble­ma: quin­di ser­ve ripen­sa­re gli ora­ri del­la cit­tà, negli ora­ri di aper­tu­re degli spa­zi com­mer­cia­li e degli uffi­ci pub­bli­ci così come nel­la eli­mi­na­zio­ne degli spo­sta­men­ti inu­ti­li, nel­la rior­ga­niz­za­zio­ne del lavo­ro e dei ser­vi­zi pub­bli­ci, nel­la allo­ca­zio­ne di ser­vi­zi di pros­si­mi­tà o di quar­tie­re anche diret­ta­men­te gesti­ti dal­la ammi­ni­stra­zio­ne. Per que­sto sono favo­re­vo­le alla metro­po­li­ta­na aper­ta anche di not­te, che dà un ser­vi­zio alla cit­tà ed anche nuo­vi posti di lavo­ro. Fare degli accor­di con le socie­tà di Taxi per cui ci sia­no dei prez­zi age­vo­li ed eco­no­mi­ci per gli stu­den­ti e per le per­so­ne più disa­gia­te eco­no­mi­ca­men­te. Non stia­mo par­lan­do di cit­tà uto­pi­ca ma di qual­co­sa di rea­liz­za­bi­le. In alcu­ne cit­tà euro­pee, cito Gla­scow e Bar­cel­lo­na, per­ché ci sono sta­to il costo dei taxi è mol­to age­vo­le ed anche in Ita­lia esem­pi di que­sto tipo si pos­so­no tro­va­re a Bolzano.Per ciò che con­cer­ne le poli­ti­che gio­va­ni­li co

me già cita­vo pre­ce­den­te­men­te è neces­sa­ria la ria­per­tu­ra sen­za se e sen­za ma di tut­ti i cir­co­li chiu­si nel­la cit­tà mene­ghi­na, la dife­sa ed il rilan­cio di una vera cul­tu­ra indi­pen­den­te, auto­no­ma e non omo­lo­ga­ta agli inte­res­si del capi­ta­le eco­no­mi­co e finan­zia­rio ed infi­ne l’apertura di nuo­vi cen­tri di aggre­ga­zio­ne gio­va­ni­le nel­la nostra cit­tà. Dare agli stu­den­ti del­le abi­ta­zio­ni a prez­zo cal­mie­ra­to, aumen­ta­re infi­ne i ser­vi­zi del­le mense.

9. Qual è la sua visio­ne di Mila­no? Qua­li bene­fi­ci socia­li e ambien­ta­li por­te­rà l’Expo ai cit­ta­di­ni mila­ne­si e ai suoi visitatori?

Osser­van­do Mila­no, più che dare l’impressione di cit­tà più euro­pea in Ita­lia, dà l’impressione di esse­re un can­tie­re sem­pre in iti­ne­re. Cit­tà sem­pre più del mat­to­ne e del­le spe­cu­la­zio­ni finan­zia­rie ed immo­bi­lia­ri, il cen­tro del­la cit­tà è ormai è solo il salot­to del­la finan­za e del turi­smo e non del­la gen­te che lavo­ra e che vor­reb­be viver­la. Dà sem­pre più la sen­sa­zio­ne di esse­re una cit­tà a dimen­sio­ne di capi­ta­le e non di uomo. Il salot­to buo­no è tenu­to in manie­ra decen­te, per dar sfar­zo di quel­lo che meglio può rap­pre­sen­ta­re la capi­ta­le dell’economia, del­la moda e del­la finan­za, ma a Mila­no più che altro­ve le con­trad­di­zio­ni sono sem­pre più evi­den­ti. Un tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne cre­scen­te, stra­de che diven­ta­no laghi ed asfal­ti che si disfa­no con poche goc­ce d’acqua, metro­po­li­ta­ne che devo­no chiu­de­re per­ché dei fiu­mi lun­ghi poco meno di 50 km eson­da­no, tra­spor­ti pub­bli­ci taglia­ti e ridot­ti nel­le cor­se e negli ora­ri. In que­sto qua­dro si inse­ri­sce l’Expo 2015.

Il pro­get­to di rea­liz­za­zio­ne dell’Expo vie­ne oggi a col­lo­car­si in una cit­tà con tut­te le pro­ble­ma­ti­che descrit­te in pre­ce­den­za. Mi sem­bra del tut­to evi­den­te che la cit­tà di Mila­no, inte­sa sia come pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne che come comu­ni­tà di per­so­ne che vi risie­do­no e lavo­ra­no, non avrà nul­la di posi­ti­vo da trar­re da una mani­fe­sta­zio­ne come Expo; anzi ne subi­rà la pesan­te rica­du­ta di pro­ble­mi. La stes­sa can­di­da­tu­ra all’Expo 2015 ed i pro­get­ti che si sono via via suc­ce­du­ti con­fer­ma­no tut­ta la pover­tà poli­ti­ca, urba­ni­sti­ca e di pro­spet­ti­va di chi gover­na la cit­tà. Mila­no non è oggi asso­lu­ta­men­te in gra­do di reg­ge­re l’urto di una mani­fe­sta­zio­ne che nel­le fol­li inten­zio­ni dei pro­mo­to­ri dovreb­be richia­ma­re 160.000 visi­ta­to­ri al gior­no, per un perio­do di sei mesi. Gli stes­si nume­ri dan­no una dimen­sio­ne del pro­ble­ma: 1.700.000 mq di super­fi­cie per rea­liz­za­re il sito dell’Expo adia­cen­te all’attuale Fie­ra di Rho-Pero, ope­re ricet­ti­ve per un fab­bi­so­gno sti­ma­to di 124.000 posti let­to al gior­no, 2.100.000 mq di super­fi­cie per pos­si­bi­li strut­tu­re di ser­vi­zio e sup­por­to all’Expo pro­ba­bil­men­te sul­la vici­na area ex-Alfa Romeo di Are­se, 1,6 miliar­di di Euro (ini­zial­men­te sti­ma­ti) di costi diret­ti per rea­liz­za­re il sito dell’Expo (di cui 800 milio­ni di dena­ro pub­bli­co) oltre a sva­ria­ti miliar­di di Euro (si sup­po­ne pub­bli­ci) per rea­liz­za­re le altre ope­re infra­strut­tu­ra­li. La mar­tel­lan­te pro­pa­gan­da del­la Giun­ta vuol fare cre­de­re ai mila­ne­si che Expo è una gran­de oppor­tu­ni­tà per la cit­tà, che una serie di impor­tan­ti infra­strut­tu­re ver­ran­no rea­liz­za­te in fun­zio­ne di Expo e che la mani­fe­sta­zio­ne deter­mi­ne­rà gran­di oppor­tu­ni­tà di lavo­ro e di miglio­ra­men­to del­la imma­gi­ne del­la cit­tà nel mon­do. Io cre­do sarà vero l’esatto oppo­sto. In pri­mo luo­go la cri­si eco­no­mi­ca negli ulti­mi tre anni ha for­te­men­te ridi­men­sio­na­to quel­le che era­no le aspet­ta­ti­ve in ter­mi­ni di rea­liz­za­zio­ne del­le infra­strut­tu­re con­nes­se all’Expo. Dai tra­spor­ti con i ritar­di nel­la costru­zio­ne del­le linee metro­po­li­ta­ne. C’è da cre­de­re poi che la gran par­te degli inve­sti­men­ti (quel­li che saran­no real­men­te nel­le dispo­ni­bi­li­tà del­la A.C.) ver­ran­no impie­ga­ti in ope­re di poten­zia­men­to del­la via­bi­li­tà su gom­ma, che oltre a scon­vol­ge­re gli attua­li asset­ti dei ter­ri­to­ri inte­res­sa­ti e deter­mi­na­re impat­ti for­te­men­te nega­ti­vi agli abi­tan­ti degli stes­si ter­ri­to­ri, non farà altro che attrar­re ulte­rio­re traf­fi­co vei­co­la­re, aumen­tan­do con­ge­stio­na­men­to ed inqui­na­men­to. Esat­ta­men­te ciò che va evi­ta­to, a mio pare­re anche con misu­re eccezionali.

Sul ver­san­te lavo­ro non andrà meglio: i tem­pi comin­cia­no a far­si stret­ti, fra soli 4 anni Expo dovreb­be par­ti­re. Sicu­ra­men­te la legi­sla­zio­ne e le nor­ma­ti­ve spe­cia­li (il nuo­vo sin­da­co di Mila­no sarà com­mis­sa­rio straor­di­na­rio per l’Expo) giu­sti­fi­ca­te dal­la fret­ta con­sen­ti­ran­no di aggi­ra­re anche sul pia­no del­la gestio­ne del per­so­na­le impie­ga­to nel­la rea­liz­za­zio­ne del sito Expo e del­le ope­re con­nes­se le già labi­li nor­me a tute­la del­la sicu­rez­za e del cor­ret­to inqua­dra­men­to retri­bu­ti­vo e nor­ma­ti­vo dei lavo­ra­to­ri. Sen­za con­ta­re gli affa­ri d’oro che si apri­reb­be­ro per le varie orga­niz­za­zio­ni mala­vi­to­se nel­la gestio­ne degli enor­mi appal­ti su costru­zio­ni, movi­men­ta­zio­ne ter­ra, boni­fi­che e gestio­ne rifiu­ti. Tut­to a Mila­no per l’Expo è sacri­fi­ca­bi­le: dirit­ti e cul­tu­ra, ambien­te e spa­zi sociali.

In con­clu­sio­ne Expo sarà cer­to un enor­me affa­re, ma non per i mila­ne­si; l’aggravarsi del­la cri­si eco­no­mi­ca ridu­ce anco­ra più la spe­sa pub­bli­ca per ser­vi­zi e lasce­rà sol­tan­to i pote­ri for­ti a divi­der­si la tor­ta. Affa­ri per i pro­prie­ta­ri del­le aree (Fie­ra Mila­no e grup­po Cabas­si) sul­le qua­li sor­ge­rà il sito, cedu­te alla A.C. in como­da­to d’uso, che ver­ran­no resti­tui­te alla con­clu­sio­ne di Expo con per­mes­si di edi­fi­ca­zio­ne per 4/5mila appar­ta­men­ti. Per i costrut­to­ri, per le atti­vi­tà cri­mi­na­li che gira­no nel set­to­re edi­le ed intor­no agli appal­ti pub­bli­ci, per una ple­to­ra di poli­ti­ci e loro pro­tet­ti che faran­no man bas­sa dei fon­di stan­zia­ti per Expo. La mia pro­po­sta è che Mila­no rinun­ci uni­la­te­ral­men­te ad ospi­ta­re Expo 2015 (costruen­do un movi­men­to più ampio per l’abolizione del­la Leg­ge Obiet­ti­vo) e che uti­liz­zi par­te dei fon­di ad esso desti­na­ti per una cam­pa­gna straor­di­na­ria di rea­liz­za­zio­ne di ope­re pub­bli­che entro il 2015, sot­to lo stret­to con­trol­lo del­la Giun­ta e del­le rap­pre­sen­tan­ze dei lavo­ra­to­ri: a par­ti­re dai pro­lun­ga­men­ti del­le linee metro­po­li­ta­ne 2 e 3, al com­ple­ta­men­to del­la linea 5, alla rea­liz­za­zio­ne di una linea fer­ro­via­ria cir­co­la­re con­nes­sa a poli logi­sti­ci ed uti­liz­za­bi­le anche per la movi­men­ta­zio­ne del­le mer­ci. Le aree indi­vi­dua­te per il sito dovran­no esse­re lascia­te ad uso agri­co­lo o tra­sfor­ma­te a ver­de, dato che si tro­va­no al cen­tro di una del­le zone più con­ge­stio­na­te for­se a livel­lo euro­peo. I mega­lo­ma­ni e poco pro­ba­bi­li pro­get­ti lega­ti ad Expo (già rima­neg­gia­ti con l’assottigliarsi dei fon­di a dispo­si­zio­ne) ven­ga­no abban­do­na­ti e si dia ini­zio ad uno stu­dio serio sul­le neces­si­tà di ser­vi­zi ed ambien­ta­li del­la cit­tà di Mila­no. Urba­ni­sti­ca, casa, tra­spor­to pub­bli­co, ser­vi­zi socia­li ed ambien­te sono per la cit­tà di Mila­no ambi­ti stret­ta­men­te inter­con­nes­si e cor­re­la­ti, come nei pre­ce­den­ti capi­to­li del pro­gram­ma abbia­mo cer­ca­to di argo­men­ta­re. E’ quin­di indi­spen­sa­bi­le che le futu­re ammi­ni­stra­zio­ni abbia­no la capa­ci­tà di svi­lup­pa­re su que­sti temi una visio­ne poli­ti­ca di insie­me e scel­te ammi­ni­stra­ti­ve conseguenti.

10. Da una sti­ma fat­ta nel 2005 dal U.N.R.A.E nel comu­ne di Mila­no cir­co­la­no 800 mila vet­tu­re e di que­ste cir­ca 30 mila sono non cata­liz­za­te (3.8%). Le mac­chi­ne più moder­ne, che rispon­do­no alle diret­ti­ve euro­pee più seve­re in ter­mi­ne di inqui­na­men­to, in Ita­lia sono meno di una su tre, men­tre a Mila­no sono cir­ca il 42 per cen­to. Eppu­re, Mila­no ha supe­ra­to i limi­ti di PM10 per ben 35 vol­te nei soli pri­mi 38 gior­ni di quest’anno. Per entra­re nel­la cer­chia dei bastio­ni si paga l’Ecopass. Alcu­ni stu­di indi­ca­no che un S.U.V die­sel di ulti­ma gene­ra­zio­ne (euro 4, euro 5, che quin­di non paga l’Ecopass) inqui­na alme­no quan­to un euro 2 ben­zi­na, che inve­ce deve paga­re l’Ecopass. Si potreb­be giun­ge­re alla sfor­tu­na­ta con­clu­sio­ne che chi ha i sol­di per com­pra­re una mac­chi­na nuo­va non paga l’Ecopass, chi non ha que­sti sol­di inve­ce lo paga. Entram­bi fan­no gira­re l’economia, entram­bi inqui­na­no. Cosa inten­de fare Lei? Come sta andan­do que­sto Pro­get­to “Eco”?

Come dice­vo pre­ce­den­te­men­te io sono per una dra­sti­ca ridu­zio­ne dell’auto pri­va­ta lega­ta ad una poli­ti­ca seria di tra­spor­to pub­bli­co. L’auto è il prin­ci­pa­le fat­to­re di inqui­na­men­to visto che immet­te cir­ca il 60% del­le pol­ve­ri sot­ti­li e degli ossi­di di azo­to. A Mila­no si è ampia­men­te sfo­ra­to il limi­te dei gior­ni (35) in cui la leg­ge sta­bi­li­sce che i valo­ri mini­mi per le pol­ve­ri sot­ti­li non pos­sa­no esse­re supe­ra­ti, supe­ran­do­lo per 108 gior­ni nel cor­so del 2009. A fare le spe­se di que­sta situa­zio­ne sono in par­ti­co­la­re gli anzia­ni ed i bam­bi­ni. Que­sta situa­zio­ne non è più tol­le­ra­bi­le. Pen­so che “l’interesse pub­bli­co” è in pri­mo luo­go la sal­va­guar­dia del­la salu­te dei cit­ta­di­ni, del­la qua­le il sin­da­co è per­si­no for­mal­men­te respon­sa­bi­le, nell’ambito comu­na­le. Sono favo­re­vo­le all’ incen­ti­vo di inter­ven­ti spe­ci­fi­ci come la sosti­tu­zio­ne del meto­do Eco­pass con la chiu­su­ra al traf­fi­co pri­va­to di un’ampia zona del cen­tro, la crea­zio­ne del­le “iso­le ambien­ta­li”, di nuo­ve aree pedo­na­li, l’estensione del­le aree di sosta per residenti.

11.Sempre per quan­to riguar­da l’inquinamento ave­te inten­zio­ne di aumen­ta­re la sal­va­guar­dia del­la salu­te con­trol­lan­do anche il PM100? L’Europa non lo richie­de ma stu­di scien­ti­fi­ci ammet­to­no la sua esi­sten­za e il suo pote­re cancerogeno…

La salu­te dei cit­ta­di­ni deve esse­re uno del­le prin­ci­pa­li respon­sa­bi­li­tà del pri­mo cit­ta­di­no. Biso­gna sem­pre pre­sta­re mas­si­ma atten­zio­ne ai pro­ble­mi del­la salute.

12. Lei beve l’acqua del rubi­net­to di casa sua?

Sì cer­to bevo l’ac­qua del rubi­net­to, non ci sono ragio­ni fon­da­te per pre­fe­ri­re quel­la in bot­ti­glia, che anzi svol­ge un ruo­lo estre­ma­men­te nega­ti­vo nel­la cul­tu­ra sul­l’ac­qua. Ho par­te­ci­pa­to alla bat­ta­glia per l’ac­qua bene comu­ne, riten­go che la fal­sa con­vin­zio­ne che quel­la degli acque­dot­ti non sia buo­na e sia inqui­na­ta, nasca dal­la pro­pa­gan­da mer­ci­fi­can­te di que­sto bene di neces­si­tà imme­dia­ta per tutti. 

13.A Mila­no ci sono mol­tis­si­me case vuo­te, sfit­te o abban­do­na­te da mol­ti anni. Altre inve­ce ven­go­no date agli ami­ci degli ami­ci o a gen­te che si può per­met­te­re ben oltre ciò che inve­ce paga (il caso di Affit­to­po­li, Tri­vul­zio &C .). Secon­do i dati del S.u.n.i.a., quest’anno gli affit­ti per gli stu­den­ti a Mila­no han­no subi­to un rin­ca­ro del 10%. Una came­ra sin­go­la arri­va a costa­re fino a 750 euro. Qua­le potreb­be esse­re la pri­ma azio­ne in meri­to a tale problema?

A Mila­no secon­do i dati Istat, su 1640000 appar­ta­men­ti più di 80.00 non sono abi­ta­ti. Biso­gna avvia­re una seria poli­ti­ca di rivi­ta­liz­za­zio­ne di que­sto immen­so patri­mo­nio immo­bi­lia­re sfit­to, crean­do del­le reti che con­sen­ta­no un’amministrazione ed un’autorganizzazione degli inqui­li­ni stes­si, que­sto aumen­te­reb­be il red­di­to di miglia­ia di fami­glie impau­ri­te da un siste­ma d’affitto sre­go­la­to e dareb­be casa a prez­zi cal­mie­ra­ti ad altret­tan­te miglia­ia di cit­ta­di­ni biso­gno­si . Que­sto per­met­te­reb­be anche agli stu­den­ti di poter acce­de­re ad allog­gi a prez­zi più eco­no­mi­ci. Pro­pon­go la nasci­ta di Agen­zie immo­bi­lia­ri socia­li, come esi­sto­no a Bar­cel­lo­na, che in pochi anni han­no reim­mes­so sul mer­ca­to più di 20.000 abi­ta­zio­ni a prez­zi cal­mie­ra­ti. Pro­pon­go lo scor­po­ro del­la ren­di­ta fon­dia­ria dai costi dell’abitazione, l’abolizione del rap­por­to tra ban­che ed abi­ta­zio­ni abo­len­do il modo capi­ta­li­sti­co di pro­du­zio­ne, con la sta­ta­liz­za­zio­ne del­le ban­che e con il con­trol­lo da par­te degli affit­tua­ri di enti qua­li l’Aler. L’assegnazione del­le case a tut­ti i cit­ta­di­ni migran­ti, non­ché a tut­te le fasce di vul­ne­ra­bi­li­tà socia­le, tra cui stu­den­ti e pre­ca­ri attra­ver­so la crea­zio­ne di misu­re di sus­si­sten­za ed auto­de­ter­mi­na­zio­ne che garan­ti­sca­no la digni­tà del­le persone.

14. Lei ha mai lavo­ra­to sen­za rice­ve­re denaro?

No

15. Quan­to si spen­de­rà a gran­di linee per la sua cam­pa­gna elet­to­ra­le?

Non spen­de­rò nul­la, tut­to il lavo­ro di pro­pa­gan­da e comu­ni­ca­zio­ne è fat­to con la dispo­ni­bi­li­tà mili­tan­te dei com­pa­gni di par­ti­to e dei soste­ni­to­ri. Que­sta è la poli­ti­ca rea­le, quel­la che può fare un can­di­da­to che vie­ne dal­la clas­se lavoratrice.

16. Negli ulti­mi die­ci anni le biblio­te­che rio­na­li han­no ridot­to l’orario di aper­tu­ra ren­den­do­li simi­li agli ora­ri di un spor­tel­lo del­le poste. Pochis­si­me biblio­te­che riman­go­no aper­te la sera. Per visi­ta­re il Lou­vre di Pari­gi si spen­de tan­to quan­to anda­re al Palaz­zo Rea­le. Le asso­cia­zio­ni cul­tu­ra­li mila­ne­si sono al col­las­so. I pic­co­li tea­tri rischia­no di chiu­de­re ogni gior­no. Qual è la sua pro­po­sta cul­tu­ra­le per Milano?

Quel­lo che avvie­ne a livel­lo nazio­na­le avvie­ne anche nel­la nostra cit­tà. Si taglia la cul­tu­ra e si taglia­no anche i posti di lavo­ro di per­so­ne impie­ga­te nell’ambito cul­tu­ra­le. La mia pro­po­sta è basta spre­chi di dena­ro pub­bli­co in con­su­len­ze paga­te a peso d’oro ed inve­sti­re mag­gior­men­te nel­la cul­tu­ra. Dai tea­tri alle biblio­te­che pas­san­do per i cine­ma io dico che la cul­tu­ra non ha prez­zo né ora­ri. Sono asso­lu­ta­men­te favo­re­vo­le a biblio­te­che aper­te anche fino a tar­di, que­sto per­met­te­reb­be agli stu­den­ti-lavo­ra­to­ri di poter usu­frui­re di un ser­vi­zio pub­bli­co. In più un ser­vi­zio offer­to alla comu­ni­tà che vuo­le tra­scor­re qual­che ora sera­le a leg­ge­re piut­to­sto che guar­da­re la tv.

17. Le uni­ver­si­tà pri­va­te mila­ne­si sono sta­te ulti­ma­men­te sede di visi­te par­la­men­ta­ri, gover­na­ti­ve e da par­te dei mem­bri del gover­no comu­na­le. San Raf­fae­le, Cat­to­li­ca, Boc­co­ni e Iulm sem­bra­no richia­ma­re sem­pre più i salot­ti buo­ni del­la bor­ghe­sia mila­ne­se e del­la rap­pre­sen­tan­za comunale. Le uni­ver­si­tà sta­ta­li qua­li l’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di, la Bicoc­ca e il Poli­tec­ni­co, soprat­tut­to le pri­me due, non sono sta­te degne di que­sta pas­se­rel­la. Eppu­re tra isti­tu­ti ed enti pub­bli­ci dovreb­be esser­ci una coe­sio­ne mag­gio­re. Cosa ne pensa e cosa farà in merito?

Tut­to que­sto rien­tra nel­le poli­ti­che di que­sto Gover­no. Tagli alla scuo­la pub­bli­ca e rega­li alle scuo­le pri­va­te. Le ulti­me poli­ti­che han­no visto taglia­ti 8.5 miliar­di alla scuo­la pub­bli­ca e 1.3 miliar­di all’Università Sta­ta­le, men­tre sono sta­ti rega­la­ti 100 milio­ni di euro alle scuo­le pri­va­te e 25 milio­ni alle Uni­ver­si­tà pri­va­te. Que­sta rot­ta va inver­ti­ta. I sol­di ci sono ma ven­go­no distri­bui­ti a chi voglio­no loro. Io pen­so che le scuo­le e le uni­ver­si­tà pri­va­te non abbia­no biso­gno di esse­re finan­zia­te men­tre la scuo­la e l’università pub­bli­ca sì. Biso­gna dare a tut­ti la pos­si­bi­li­tà di acce­de­re all’università, biso­gna ridur­re le tas­se ed offri­re mag­gio­ri ser­vi­zi dal­le men­se alle biblio­te­che. Bloc­ca­re subi­to i licen­zia­men­ti del­la scuo­la e dell’università. La cul­tu­ra non deve esse­re suc­cu­be del Capi­ta­le, del­la finan­za e dell’economia. La cul­tu­ra e la ricer­ca sono la base di ogni pro­gres­so del­la società.

18. Se fos­se elet­to “Sin­da­co di Mila­no”, qua­li saranno le sue pri­me tre azio­ni nei con­fron­ti dei Gio­va­ni, dell’Università e del Lavoro?

L’ aper­tu­ra di nuo­vi cen­tri di aggre­ga­zio­ne gio­va­ni­le, più posti di lavo­ro ed Un’università pub­bli­ca lai­ca e non sog­gio­ga­ta al Capi­ta­le. La tra­sfor­ma­zio­ne di tut­ti i con­trat­ti pre­ca­ri in con­trat­ti a tem­po indeterminato.

Denis Tri­vel­la­to

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