Mameli: la giovanile turbolenza di un eroe risorgimentale

Quan­to si può fare per la patria in ven­tu­no anni di vita? Gof­fre­do Mame­li nasce a Geno­va il 5 set­tem­bre 1827 da un ammi­ra­glio del­la mari­na sar­da e dal­la mar­che­sa Ade­lai­de Zoa­gli Lomel­li­ni. Fin dai pri­mi anni del­la sua bre­ve esi­sten­za, Mame­li è cir­con­da­to da uomi­ni poli­ti­ci e da intel­let­tua­li che fre­quen­ta­no la casa dei geni­to­ri. La spin­ta patriot­ti­ca vie­ne da Giu­sep­pe Cana­le, uomo di gran­de cul­tu­ra e vici­no ai maz­zi­nia­ni; a vent’anni Mame­li ha già scrit­to diver­si com­po­ni­men­ti poe­ti­ci, e comin­cia a stu­dia­re Filo­so­fia all’università di Geno­va, dopo un bre­ve esi­lio in Sar­de­gna dovu­to allo scop­pio del­la peste. Spi­ri­to tur­bo­len­to e rivo­lu­zio­na­rio, abban­do­na l’università l’anno seguen­te a cau­sa del­la sua inco­stan­za e dell’interesse poli­ti­co. Entra a far par­te del­la Socie­tà Ente­le­ma a Geno­va, ini­zial­men­te devo­ta alla cul­tu­ra e tra­sfor­ma­ta­si poi in un vero e pro­prio ambien­te di discus­sio­ne poli­ti­ca tra i demo­cra­ti­ci geno­ve­si. Mame­li è tutt’altro che uno spi­ri­to sem­pli­ce: decla­ma ver­si patriot­ti­ci nel­le piaz­ze e sven­to­la il tri­co­lo­re, seb­be­ne tale gesto sia proi­bi­to uffi­cial­men­te; nel 1848 si reca a Mila­no per aiu­ta­re Nino Bixio duran­te le Cin­que Gior­na­te e par­te­ci­pa atti­va­men­te alla bat­ta­glia. Per le stra­de di Mila­no già tuo­na impo­nen­te l’Inno degli Ita­lia­ni, scrit­to un anno pri­ma dal gio­va­ne geno­ve­se, poi musi­ca­to da Miche­le Nova­ra. La testi­mo­nian­za più diret­ta dell’episodio del­la ste­su­ra del nostro inno è di Car­lo Alber­to Beril­li, patrio­ta e poe­ta, ami­co e bio­gra­fo di Mame­li. Il foglio con le paro­le scrit­te dal­la mano di Mame­li giun­ge a Tori­no in un salot­to di intel­let­tua­li, tra cui il musi­ci­sta Nova­ra; pochi istan­ti basta­no per capi­re che quel testo sarà l’inno di bat­ta­glia, la voce uni­ta di un popo­lo uni­to (Rac­col­ga­ci un’unica/bandiera, una speme:/di fon­der­ci insieme/già l’o­ra suo­nò), poco tem­po per musi­ca­re que­ste paro­le. Il 10 dicem­bre 1847 vie­ne suo­na­to l’Inno degli Ita­lia­ni a One­gi­na, un quar­tie­re di Geno­va, davan­ti a 30.000 per­so­ne (Fra­tel­li d’Italia) – ai tem­pi era appe­na sta­ta abo­li­ta una leg­ge che vie­ta­va l’assembramento di più di 10 per­so­ne. Il 1848 è ormai a un pas­so (Dal­l’Al­pi a Sicilia/dovunque è Legnano,/ogn’uom di Ferruccio/ha il core, ha la mano), la gen­te impa­ra a memo­ria le paro­le di Mame­li e con­ti­nua a can­ta­re per le stra­de: è uno dei tan­ti sim­bo­li del Risor­gi­men­to. I ten­ta­ti­vi di cen­su­ra­re le par­ti più dure nei con­fron­ti degli Austria­ci, ai tem­pi allea­ti (già l’A­qui­la d’Austria/le pen­ne ha per­du­te.) sono vani ten­ta­ti­vi di fer­ma­re una rivol­ta ormai cer­ta.
Mame­li muo­re gio­va­nis­si­mo, a 21 anni, per una feri­ta lie­ve di baio­net­ta da par­te di un com­mi­li­to­ne: la con­se­guen­te infe­zio­ne gli è fata­le; oggi le sue spo­glie ripo­sa­no al Gia­ni­co­lo, non si con­ta­no le lapi­di, i busti, le sta­tue in sua memo­ria in tut­ta Ita­lia. I ven­tu­no anni di que­sto ragaz­zo geno­ve­se dedi­ca­ti all’Unità d’Italia. Che cosa pos­sia­mo fare noi?

Danie­le Colombi

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