Nome di battaglia “Lia”

Segna­lia­mo que­sto even­to tea­tra­le che si svol­ge­rà pres­so la Sta­ta­le, pro­mos­so dalcol­let­ti­vo Fuo­ri Con­trol­lo e dal Labo­ra­to­rio Lap­sus:


NOME DI BATTAGLIA “LIA”
Gio­ve­dì 28 apri­le ore 21.00
Aula Magna — Uni­ver­si­tà Sta­ta­le di Milano
via Festa del Per­do­no 3/7

Tea­tro del­la cooperativa
Testo e regia di Rena­to Sarti
Con Mar­ta Maran­go­ni, Ros­sa­na Mola, Rena­to Sarti
Musi­che di Car­lo Boccadoro
Video BUZZ 2001 

For­se a vol­te ci si dimen­ti­ca del­le sto­rie appa­ren­te­men­te peri­fe­ri­che. Ci si dimen­ti­ca che al di là dei momen­ti alti e cele­bra­ti­vi, esi­ste un mon­do fat­to di epi­so­di che fan­no par­te di una quo­ti­dia­ni­tà ai più sco­no­sciu­ta ma dal valo­re estre­ma­men­te significativo.
All’interno del­la gran­de pagi­na del­la Resi­sten­za, il quar­tie­re di Niguar­da a Mila­no e le don­ne dei suoi cor­ti­li ebbe­ro un ruo­lo par­ti­co­la­re. Niguar­da si libe­rò il 24 april…e 1945, con un gior­no di anti­ci­po su Mila­no. E fu pro­prio in quel gior­no che si con­su­mò uno degli epi­so­di più tra­gi­ci del­la Libe­ra­zio­ne del­la cit­tà: col­pi­ta al ven­tre da una raf­fi­ca di mitra di nazi­sti sul­la via del­la fuga, mori­va — incin­ta di otto mesi — Gina Galeot­ti Bian­chi, nome di bat­ta­glia Lia, una del­le figu­re più impor­tan­ti del Grup­po di Dife­sa del­la Don­na. Quest’ultimo van­ta­va a Mila­no ben 40.000 ade­ren­ti, oltre 3.000 atti­vi­ste: assi­ste­va i mili­ta­ri abban­do­na­ti da un eser­ci­to allo sban­do; assi­ste­va eco­no­mi­ca­men­te le fami­glie in cui il mari­to, il padre, era nei lager o in car­ce­re; era par­te inte­gran­te dei Grup­pi Volon­ta­ri del­la Liber­tà e del comi­ta­to cit­ta­di­no del C.L.N.; com­pi­va mani­fe­sta­zio­ni e comi­zi improv­vi­sa­ti ne i mer­ca­ti rio­na­li o in altre zone del­la cit­tà; for­ni­va staf­fet­te in ope­ra­zio­ni deli­ca­te; stam­pa­va Noi Don­ne, un foglio clan­de­sti­no pre­cur­so­re del movi­men­to fem­mi­ni­sta. Inol­tre, sul­le spal­le del­le don­ne rica­de­va gran par­te del peso del­la real­tà quo­ti­dia­na, fat­ta di bam­bi­ni e anzia­ni da accu­di­re nel fred­do, nel­la fame e nel­le malattie.
Un ritrat­to tra­gi­co e insie­me viva­ce del­la Niguar­da resi­sten­te, dedi­ca­to alle don­ne e al loro coraggio.Un testo basa­to su testi­mo­nian­ze diret­te del nostro recen­te pas­sa­to che, attra­ver­so la riscrit­tu­ra dram­ma­tur­gi­ca, si fa tra­ge­dia, dolo­re anti­co, arcai­co. Emble­ma­ti­che le ulti­me paro­le di Lia pri­ma di mori­re: “Quan­do nasce­rà il bam­bi­no non ci sarà più il fascismo”.

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