Opera lenta

La sala tea­tra­le Can­no­bia­na di Mila­no, in via Lar­ga, a pochi pas­si dal­la nostra Uni­ver­si­tà, vie­ne inau­gu­ra­ta nel 1779, un anno dopo il Tea­tro alla Sca­la, ma risa­le inve­ce al 1894 il cam­bio di nome in Tea­tro Liri­co, come è tutt’ora cono­sciu­to dai mila­ne­si. L’acquisto defi­ni­ti­vo da par­te del Comu­ne di Mila­no risa­le al 1926, e nel 1938 un gra­ve incen­dio ne dan­neg­gia seria­men­te le strut­tu­re: in que­sta occa­sio­ne il Comu­ne deci­de di rico­struir­lo in for­me nuo­ve, rinun­cian­do alla gran­de cupo­la vetra­ta con­si­de­ra­ta sino a quel momen­to uno dei sim­bo­li del­la cit­tà. Nel 1943 il Tea­tro Liri­co ospi­ta la sta­gio­ne del Tea­tro alla Sca­la, par­zial­men­te distrut­to dai pesan­ti bom­bar­da­men­ti del­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le e il 16 dicem­bre 1944 Beni­to Mus­so­li­ni, in occa­sio­ne del­la cele­bra­zio­ne del­la mor­te di Filip­po Tom­ma­so Mari­net­ti, pro­nun­cia pro­prio in que­sta sala quel­lo che sarà il suo ulti­mo comizio.
Nel secon­do Dopo­guer­ra, il Tea­tro Liri­co assu­me un ruo­lo cen­tra­le nel­la vita cul­tu­ra­le mene­ghi­na e nel 1960 ini­zia la frut­tuo­sa col­la­bo­ra­zio­ne con il Pic­co­lo Tea­tro. Sono gli anni di Gior­gio Stre­hler, che impie­ga soven­te la “sala gran­de” per i suoi spet­ta­co­li del­la fase bre­ch­tia­na. Gli anni Set­tan­ta e Ottan­ta rap­pre­sen­ta­no gli ulti­mi fasti per il Tea­tro Liri­co, che sul pro­prio pal­co vede avvi­cen­dar­si bal­let­ti, con­cer­ti di musi­ca leg­ge­ra (tra i qua­li spic­ca­no quel­li di Gior­gio Gaber) e mani­fe­sta­zio­ni poli­ti­che. Una cri­si finan­zia­ria ne pro­vo­ca la chiu­su­ra negli anni Novan­ta, ma nono­stan­te il suo pro­gres­si­vo abban­do­no, nel 2003, è sta­to dedi­ca­to dal­le Isti­tu­zio­ni cit­ta­di­ne a Gior­gio Gaber. È il pri­mo pas­so di un ambi­zio­so pro­get­to di rilan­cio con­cre­tiz­za­to con l’avvio dei lavo­ri di ristrut­tu­ra­zio­ne nel 2007.
Ini­zial­men­te il pro­get­to è sta­to affi­da­to all’imprenditore tea­tra­le Gian­ma­rio Lon­go­ni e al suo team di impren­di­to­ri, ma la Sovrain­ten­den­za ha bloc­ca­to a lun­go i lavo­ri, anche a cau­sa del­le pres­sio­ni diVit­to­rio Sgar­bi, allo­ra Asses­so­re alla cul­tu­ra, che si è oppo­sto alla ristrut­tu­ra­zio­ne. Que­sta, soste­ne­va Sgar­bi, avreb­be stra­vol­to il dise­gno degli anni ’30 di Cas­si Ramel­li. Nel 2008 il can­tie­re avreb­be dovu­to ripren­de­re a fun­zio­na­re, ma nul­la di signi­fi­ca­ti­vo è cam­bia­to, e dopo il riti­ro da par­te di alcu­ni impren­di­to­ri dal pro­get­to, que­sto è sta­to tol­to ai pri­va­ti e pre­so in gestio­ne dal Comu­ne nel 2009.
Attual­men­te non si cono­sce né lo sta­to dei lavo­ri né la data di com­ple­ta­men­to pre­vi­sta. Esi­ste però un ele­gan­te sito web (http://www.teatroliricomilano.it/) che, come si può leg­ge­re nel­le infor­ma­zio­ni nel­la pagi­na, è sta­to aper­to nel 2007, pre­su­mi­bil­men­te dal Comu­ne. In que­sto spa­zio infor­ma­ti­co vie­ne illu­stra­to il pro­get­to di rilan­cio: l’obiettivo è resti­tui­re alla cit­tà di Mila­no uno dei suoi “sim­bo­li archi­tet­to­ni­ci più sug­ge­sti­vi”, ovve­ro la vol­ta vetra­ta costrui­ta per il Tea­tro Liri­co nel 1894 in occa­sio­ne del­la pri­ma gran­de ristrut­tu­ra­zio­ne: una vol­ta vetra­ta che dovreb­be costi­tui­re il “guscio atti­vo” di un orga­ni­smo polifunzionale.

La “poli­fun­zio­na­li­tà” sem­bra esse­re appun­to l’elemento chia­ve per rilan­cia­re l’attività di que­sta gran­de sala, desti­na­ta, secon­do quan­to indi­ca­to nel sito web, a ospi­ta­re nel­lo stes­so anno arti­sti­co “scel­te ete­ro­ge­nee”, che vada­no dal­la pro­sa alla dan­za, dal musi­cal al jazz, dal­la liri­ca alla musi­ca leg­ge­ra e con­cer­ti­sti­ca, dal tea­tro musi­ca­le al bal­let­to, il tut­to sele­zio­na­to “tra le miglio­ri pro­du­zio­ni nazio­na­li e inter­na­zio­na­li, secon­do cri­te­ri arti­sti­ci uni­for­ma­ti all’idea di novi­tà e di suc­ces­so di pubblico”.
Il Tea­tro Gior­gio Gaber, attual­men­te, si pre­sen­ta allo sguar­do dei pas­san­ti con tut­ti i segni dell’incuria e del tra­scor­re­re del tem­po: fine­stre rot­te, umi­di­tà che tra­su­da dai muri por­tan­ti, spor­ci­zia. L’unico segna­le che sug­ge­ri­sca l’idea dei “lavo­ri in cor­so” per una ristrut­tu­ra­zio­ne sono due pre­fab­bri­ca­ti situa­ti sul lato del Tea­tro in via Rastrel­li, dove inol­tre sono sta­te posi­zio­na­te del­le tran­sen­ne per impe­di­re ai pas­san­ti di avvi­ci­nar­si alla pare­te del tea­tro, dal­la qua­le evi­den­te­men­te si teme la cadu­ta di cal­ci­nac­ci. Sul retro del tea­tro cam­peg­gia­no anco­ra le inse­gne ormai arrug­gi­ni­te, men­tre sol­tan­to la fac­cia­ta prin­ci­pa­le in via Lar­ga sem­bra man­te­ner­si in un discre­to sta­to di conservazione.

Abbia­mo cer­ca­to di con­tat­ta­re lo staff del Tea­tro tra­mi­te l’indirizzo mail ripor­ta­to nel­la pagi­na dei con­tat­ti sul sito web, ma abbia­mo dovu­to con­sta­ta­re che l’in­di­riz­zo non è più attivo.
Lo slo­gan accat­ti­van­te scel­to per que­sto pro­get­to dai tem­pi inde­ter­mi­na­ti reci­ta: “Ci sia­mo mes­si all’Opera per crea­re cul­tu­ra”; ma pare pro­prio che que­sta “crea­zio­ne” si limi­ti, fino ad oggi, a una dichia­ra­zio­ne di inten­ti, per quan­to sup­por­ta­ta da un’eccellente piat­ta­for­ma infor­ma­ti­ca. Eppu­re il can­di­da­to sin­da­co Leti­zia Morat­ti nel suo libri­ci­no di pro­pa­gan­da elet­to­ra­le “I cen­to pro­get­ti rea­liz­za­ti” sostie­ne che i lavo­ri in via Lar­ga proseguono.
I fat­ti non confermano.
Ange­lo Tur­co, con la col­la­bo­ra­zio­ne di Ire­ne Nava
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