Terremoti s.p.a.

Il busi­ness del­la rico­stru­zio­ne in Ita­lia, dal 1908 ai gior­ni nostri

In Ita­lia la spe­cu­la­zio­ne edi­li­zia sem­bra qua­si un mar­chio di fab­bri­ca, tant’è che la pos­sia­mo ammi­ra­re in mol­tis­si­me sfac­cet­ta­tu­re diver­se. Dal 1931 ad oggi il Vesu­vio ha bron­to­la­to 42 vol­te (in media ogni 8 anni), eppu­re si è con­ti­nua­to a costrui­re miglia­ia di case nel­le zone con­si­de­ra­te peri­co­lo­se, sul fian­co del cra­te­re. Ma non si trat­ta di un caso iso­la­to: dopo il ter­re­mo­to del 1980 ven­ne vara­to un “pia­no Napo­li” che con­sen­tì la rea­liz­za­zio­ne di 20 mila allog­gi nel­la zona ros­sa, come ricor­da Mar­co Di Lel­lo, ex asses­so­re regio­na­le. Per quan­to riguar­da il recen­te ter­re­mo­to aqui­la­no inve­ce, sono pre­vi­sti, secon­do il Giu­di­ce del­l’U­dien­za Pre­li­mi­na­re Giu­sep­pe Grie­co, ben 18 anni per giun­ge­re ad una sen­ten­za defi­ni­ti­va per aver costrui­to sen­za rispet­ta­re le nor­me di sicu­rez­za. Lo stes­so las­so di tem­po è pre­vi­sto anche per l’e­ro­ga­zio­ne dei 22 milio­ni di euro di risar­ci­men­to da par­te del­la pro­te­zio­ne Civi­le, accu­sa­ta di non aver pre­so misu­re ade­gua­te per evi­ta­re la tra­ge­dia. Ma i fat­to­ri con­cor­si nel deter­mi­na­re la mor­te di ben 308 abruz­ze­si non si fer­ma­no qui.

Dal 1996 al 2008 sono sta­te vara­te quat­tro ben nor­me sull’edilizia anti­si­smi­ca. Per­ché non sono ser­vi­te a limi­ta­re i dan­ni? Il pro­ble­ma risie­de anche nel con­trol­lo del­la qua­li­tà del­le costru­zio­ni. Sono crol­la­ti infat­ti anche edi­fi­ci nuo­vi, vec­chi al mas­si­mo di 40 anni, come l’ospedale o la casa del­lo stu­den­te, costrui­ta negli anni ses­san­ta, oppu­re la chie­sa di Tem­pe­ra, a set­te chi­lo­me­tri dall’Aquila, anch’essa edi­fi­cio moder­no, non cer­to cen­te­na­rio. La maxi-inchie­sta sui crol­li, avvia­ta dal­la Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca del­l’A­qui­la, ha mes­so in luce 22 mila edi­fi­ci irre­go­la­ri ‚costrui­ti con una per­cen­tua­le di fer­ro infe­rio­re alla nor­ma. Di con­se­guen­za l’indagine non si è con­cen­tra­ta solo sui pro­get­ti e mate­ria­li, ma anche sugli ammi­ni­stra­to­ri pub­bli­ci e loca­li che han­no con­ces­so la costruzione.
Que­sto pro­ble­ma però non riguar­da il solo Abruz­zo: secon­do le ulti­me sti­me, in Ita­lia ci sareb­be­ro ben 75–80 mila edi­fi­ci pub­bli­ci da consolidare.

Nel nostro Bel Pae­se insom­ma, cala­mi­tà natu­ra­le fa rima con busi­ness. Dopo l’i­ni­zia­le entu­sia­smo per la soli­da­rie­tà por­ta­ta da vigi­li del fuo­co e volon­ta­ri emer­ge quel­la che è solo la pun­ta del­l’i­ce­berg del giro d’affari che i gran­di ter­re­mo­ti ita­lia­ni met­to­no in moto. Secon­do una sti­ma appros­si­ma­ti­va, dal sisma del Beli­ce nel 1968 ad oggi, il giro di dena­ro ammon­te­reb­be a cir­ca 140 miliar­di di euro. Ciò sen­za con­si­de­ra­re il ter­re­mo­to dell’Aquila, che il diret­to­re del com­mis­sa­ria­to per la rico­stru­zio­ne Gae­ta­no Fon­ta­na sti­ma attor­no a 10 miliar­di di euro per il solo capo­luo­go di pro­vin­cia. La doman­da sor­ge spon­ta­nea: per­ché si con­ti­nua­no a ver­sa­re sol­di per tam­po­na­re i dan­ni del­le cata­stro­fi quan­do inve­ce, non solo si dovreb­be, ma sareb­be pos­si­bi­le inter­ve­ni­re pre­ven­ti­va­men­te? E dove fini­sce il dena­ro inve­sti­to per la rico­stru­zio­ne e il rilan­cio eco­no­mi­co del­le zone colpite?
Nel sisma dell’Irpina (1980) i miliar­di di lire desti­na­ti e gesti­ti dall’entourage di Ciria­co De Mita han­no dato solo 380 posti di lavo­ro anzi­ché i 3.500 promessi.
Un esem­pio recen­te inve­ce è costi­tui­to dal­le dichia­ra­zio­ni del gover­no Ber­lu­sco­ni che espli­ci­ta­no la volon­tà di costrui­re una nuo­va cit­tà dell’Aquila, una new town.Sembrerebbe qua­si sen­sa­to, se non fos­se che il pro­ble­ma prin­ci­pa­le ritor­na sem­pre al pet­ti­ne: le nor­me anti­si­smi­che ita­lia­ne non han­no riscon­tro pra­ti­co, nono­stan­te anche il Guar­dian abbia dichia­ra­to, dopo il sisma aqui­la­no, che il nostro Pae­se è l’area geo­lo­gi­ca­men­te più insta­bi­le d’Europa.
Secon­do Fran­co Bar­be­ri, pre­si­den­te del­la com­mis­sio­ne gran­di rischi, oggi inda­ga­to per man­ca­to allar­me, un sisma come quel­lo abruz­ze­se, in Usa, non avreb­be fat­to nem­me­no un mor­to. In Giap­po­ne, dove ogni anno avven­go­no 400 ter­re­mo­ti ed è pre­vi­sto nei pros­si­mi 30 anni un Gran­de Ter­re­mo­to si veri­fi­ca­no perio­di­che eser­ci­ta­zio­ni anti­si­smi­che e sono atti­ve segre­te­rie tele­fo­ni­che per far comu­ni­ca­re le fami­glie ipo­te­ti­ca­men­te divi­se dal sisma. Inol­tre, come già spe­ci­fi­ca­to, non man­ca­no solo ade­gua­te nor­me, ma anche e soprat­tut­to i controlli.

Solo l’esemplarità dei soc­cor­si e del­le rico­stru­zio­ni dopo il sisma del Friu­li (1976) ci indi­ca come deb­ba real­men­te esse­re gesti­ta una cala­mi­tà. L’allora pre­si­den­te del Friu­li-Vene­zia Giu­lia, Anto­nio Comel­li, deci­se che per rico­strui­re in fret­ta biso­gna­va affi­da­re la gestio­ne degli aiu­ti euro­pei e sta­ta­li agli enti loca­li, accom­pa­gna­ti da seve­ri con­trol­li. L’al­tra fac­cia del­la meda­glia è costi­tui­ta inve­ce dal sisma del Beli­ce, model­lo di appal­ti truc­ca­ti, impre­se fan­ta­sma, ritar­di, spre­chi e pro­mes­se non man­te­nu­te. Un esem­pio su tut­ti: i nume­ro­si can­tie­ri fan­ta­sma aper­ti da alcu­ni resi­den­ti per inta­sca­re i fon­di e costruir­si vil­let­te al mare. Finì che l’inchiesta sul “sac­co di Beli­ce”, avvia­ta nel 1978 dal pro­cu­ra­to­re di Tra­pa­ni Gian­gia­co­mo Ciac­cio Mon­tal­to (ammaz­za­to dal­la mafia il 25 Gen­na­io 1983), si con­clu­se solo nel 1990 con l’assoluzione di tut­ti gli imputati.
E il ter­re­mo­to che col­pì Mes­si­na nel 1908? Trop­po indie­tro? Tutt’altro. Secon­do il cen­si­men­to di Legam­bien­te, nel 2009 le barac­che risul­ta­va­no anco­ra 3.336 con 3.100 fami­glie abi­tan­ti, nono­stan­te le auto­ri­tà ne dichia­ras­se­ro non più di mil­le. Men­tre nell’Agosto 2010 l’assessore del Risa­na­men­to Giu­sep­pe Rao ha invia­to una let­te­ra al Pre­si­den­te del­la Regio­ne Sici­lia, Raf­fae­le Lom­bar­do, per sol­le­ci­ta­re i finan­zia­men­ti, a più di cent’anni dal­la cata­stro­fe gene­ra­zio­ni di per­so­ne han­no vis­su­to in barac­che, con tut­to ciò che ne consegue.

Cro­no­lo­gia dei gran­di sismi italiani:
Mes­si­na 1908;
Beli­ce 1968;
Fiu­li 1976;
Irpi­na 1980;
Abruz­zo 2009.
Fran­ce­sca Gabbiadini
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