CARO SINDACO — Undicesima puntata, Giancarlo Pagliarini

Vul­ca­no ha inter­vi­sta­to i can­di­da­ti sin­da­co per le ele­zio­ni comu­na­li di Mila­no su temi che van­no dal­le poli­ti­che gio­va­ni­li, al mon­do del lavo­ro, ai tra­spor­ti pub­bli­ci. Oggi vi pro­po­nia­mo l’in­ter­vi­sta a Gian­car­lo Paglia­ri­ni, 69 anni. Si can­di­da alle comu­na­li di Mila­no con la “Lista Paglia­ri­ni per il Fede­ra­li­smo, Lega Pada­na Lombardia”.

1.L’Associazione SoS Rac­ket sem­bra rima­ne­re sem­pre più sola nel­la lot­ta con­tro le mafie. Gli ulti­mi even­ti riguar­dan­ti le case dell’ A.L.E.R sem­bra­no la pun­ta di un ice­berg che non si vuo­le scio­glie­re. Del piz­zo non se ne par­la ad alta voce, ma in mol­ti lo paga­no, anche nel cen­tro di Mila­no. Qual è la sua pro­po­sta di con­tra­sto in meri­to al piz­zo, al rac­ket, al com­por­ta­men­to mafio­so ormai sem­pre più impe­ran­te nel­la regio­ne Lombardia?

Vero! Risul­ta anche a me che in mol­ti a Mila­no e pro­vin­cia “devo­no” paga­re il piz­zo. Anche in cen­tro. La solu­zio­ne è dare più pote­ri e respon­sa­bi­li­tà al sindaco.

Il sin­da­co e i grup­pi di Palaz­zo Mari­no han­no visi­bi­li­tà. A mio giu­di­zio quel­li che saran­no elet­ti sin­da­co e con­si­glie­re comu­na­le di Mila­no non dovran­no per­de­re nes­su­na occa­sio­ne per fare capi­re ai cit­ta­di­ni che è asso­lu­ta­men­te necessario:

1             Che i sin­da­ci abbia­no i pote­ri che oggi sono dei pre­fet­ti. Con­si­glio que­sta let­tu­ra: Via il pre­fet­to!, scrit­to da Lui­gi Einau­di e pub­bli­ca­to nel sup­ple­men­to del­la Gaz­zet­ta tici­ne­se il 17 Luglio 1944, con la fir­ma Junius (lo tro­vi anche su www.giancarlopagliarini.it)

2             Cam­bia­re l’assurda leg­ge su appal­ti e subap­pal­ti. Eli­mi­na­re ogni rife­ri­men­to a “mas­si­mi ribas­si” e scioc­chez­ze del gene­re: i pre­ven­ti­vi devo­no esse­re cose serie

Dun­que sin­da­co, mem­bri di giun­ta e con­si­glie­ri dovreb­be­ro sfrut­ta­re la visi­bi­li­tà con­nes­sa ai loro ruo­li per comu­ni­ca­re e per spie­ga­re ai cit­ta­di­ni. Le rifor­me si fan­no solo in pre­sen­za di cit­ta­di­ni con­sa­pe­vo­li e infor­ma­ti. E dare ai sin­da­ci i pote­ri che oggi sono dei pre­fet­ti è sicu­ra­men­te una rifor­ma impor­tan­te e necessaria.

Men­tre si “semi­na”, men­tre si svol­ge que­sto lavo­ro cul­tu­ra­le, natu­ral­men­te biso­gna con­ti­nua­re con i tavo­li per l’ordine pub­bli­co già aper­ti. Una com­mis­sio­ne anti­ma­fia a Palaz­zo mari­no è asso­lu­ta­men­te opportuna.

 

2. Lei ha mai vio­la­to la legge?

Sul­la paten­te ormai ho recu­pe­ra­to i pun­ti ma una vol­ta mi han­no “bec­ca­to” sen­za la cin­tu­ra. È suc­ces­so a Mila­no, in cor­so Venezia.

3. Come si muo­ve a Mila­no? Mez­zi pub­bli­ci, bici­clet­ta o auto­mo­bi­le? Quan­to spen­de più o meno annual­men­te per que­sti spostamenti?

Ades­so il mio uffi­cio è a 50 metri da casa. Anni fa abi­ta­vo al 3° pia­no e l’ufficio era al 4° pia­no. Mi sono orga­niz­za­to così per­ché ho sem­pre pen­sa­to che le ore spe­se in viag­gi per anda­re al lavo­ro sono “ore di vita in meno”. Quan­do mi devo muo­ve­re se pos­so vado a pie­di. Se no MM o auto­mo­bi­le. Uso una Pican­to, ormai il pie­no supe­ra i 40 euro ma la uso poco e un pie­no mi dura due o tre mesi. Pur­trop­po ormai la bici­clet­ta a Mila­no non ho più il corag­gio di usar­la: ho una fifa nera del traf­fi­co e un paio di vol­te me la sono vista brut­ta. Mi rifac­cio d’estate sul­le bel­le piste cicla­bi­li del­la Sviz­ze­ra o sul­le “vie ver­di” del­la Cata­lo­gna. Con la bici non mi per­do (qua­si) mai la Gia­net­ti day di Luga­no e l’Eroica in Chianti.

4. Visti i dati pre­oc­cu­pan­ti sul­la dif­fu­sio­ne dell’HIV (15.000 per­so­ne secon­do la L.I.L.A.) e di gra­vi­dan­ze inde­si­de­ra­te a Mila­no, come pen­sa di pro­ce­de­re sul fron­te dell’educazione ses­sua­le nel­le scuo­le supe­rio­ri? Come si pone di fron­te ad ini­zia­ti­ve come la pre­sen­za di distri­bu­to­ri di pre­ser­va­ti­vi nel­le scuo­le? Cosa pen­sa del­lo scon­tro che lo scor­so anno ha visto coin­vol­ti l’ASL di Mila­no e la Regio­ne Lom­bar­dia, riguar­dan­te le moda­li­tà con cui si tene­va­no i cor­si di edu­ca­zio­ne ses­sua­le e che han­no por­ta­to alla sospen­sio­ne degli stessi?

La regio­ne Lom­bar­dia non dove­va inter­ve­ni­re. I diret­to­ri del­le scuo­le devo­no esse­re libe­ri di orga­niz­zar­si come meglio cre­do­no. Devo­no esse­re auto­no­mi e in con­cor­ren­za tra di loro. Quel­li bra­vi avran­no più “clien­ti” (saran­no mol­ti quel­li che vor­ran­no anda­re nel­le loro scuo­le) e, in pre­sen­za di “mer­ca­to” e di “meri­to­cra­zia”,  gli inca­pa­ci saran­no sosti­tui­ti. Que­sto natu­ral­men­te è il sogno di uno che vor­reb­be vive­re in un pae­se di gen­te libe­ra e respon­sa­bi­le. Con lo Sta­to, con Pub­bli­che Ammi­ni­stra­zio­ni e con buro­cra­zia effi­cien­ti, pic­co­li, e al ser­vi­zio del­la col­let­ti­vi­tà. E non, come oggi, al ser­vi­zio pre­va­len­te­men­te di sé stessi.

5. Pri­ma del­la sua car­rie­ra poli­ti­ca, di cosa si occupava?

Ho avu­to for­tu­na: sono sta­to tra i fon­da­to­ri in Ita­lia dell’istituto del­la “revi­sio­ne con­ta­bi­le indi­pen­den­te” (la cosid­det­ta “cer­ti­fi­ca­zio­ne “ dei bilan­ci). Ho comin­cia­to con la Arthur Ander­sen nel 1967 ma alla fine ero socio di 16 socie­tà di revi­sio­ne, da Tren­to a Sira­cu­sa (quel­la di Sira­cu­sa si chia­ma­va “Are­tu­sa revi­sio­ni”. Bei tem­pi!). Ero “pro­fes­so­re a con­trat­to” all’università di Par­ma e scri­ve­vo anche qual­co­sa. “Bilan­ci, come leg­ge­re anche quel­lo che non c’è scrit­to” è di 25 anni fa ma (pur­trop­po) la pras­si dell’informativa socie­ta­ria non è per nien­te miglio­ra­ta. Per una deci­na di anni sono sta­to vice pre­si­den­te dell’AIAF, l’associazione ita­lia­na degli ana­li­sti finan­zia­ri, e ver­so la fine degli anni 80 un capi­to­lo del libro “Com­mer­cia­li­sti famo­si. I segre­ti dei gran­di” era dedi­ca­to a me, col diver­ten­te tito­lo “Il chie­ri­co del­la revi­sio­ne”. Se qual­cu­no è inte­res­sa­to man­di una mail a giancarlo.pagliarini@fastwebnet.it e glie­li giro subi­to. Quan­do sono diven­ta­to mini­stro ho cedu­to le mie quo­te del­le 16 socie­tà di revi­sio­ne ai dipen­den­ti e agli altri soci (per que­sta “paglia­ri­na­ta” mia moglie è inca­vo­la­ta anco­ra ades­so). Mon­ta­nel­li in un arti­co­lo inti­to­la­to “Ed è subi­to sera” ave­va scrit­to su la Voce (30 set­tem­bre 1994) “L’unico a far le cose sul serio è sta­to il lum­bard Paglia­ri­ni che, oltre a dimet­ter­si da tut­te le cari­che, ha spar­ti­to le azio­ni del­la sua socie­tà fra gli altri soci e dipen­den­ti. Non cono­sco Paglia­ri­ni, e non so se con­gra­tu­lar­mi con lui. Dubi­to che la pub­bli­ca opi­nio­ne si sia accor­ta del suo gesto e lo abbia apprez­za­to”. Uni­co pic­co­lo erro­re: le socie­tà era­no 16, non una.

6. Che gene­re di istru­zio­ne ha rice­vu­to dai suoi geni­to­ri e dal­le scuo­le che ha frequentato?

Le scuo­le era­no tut­te di Mila­no e un po’ sul Cat­to­li­co: Isti­tu­to Vit­to­ria Colon­na, poi il col­le­gio San Car­lo di cor­so Magen­ta e alla fine l’ Uni­ver­si­tà Cat­to­li­ca. Papà era un fana­ti­co del­la liber­tà e del­la respon­sa­bi­li­tà. Mi lascia­va fare tut­to quel­lo che vole­vo. L’importante era che non stes­si fer­mo: mi ha inse­gna­to a muo­ver­mi, a pen­sa­re e a fare sem­pre qual­co­sa. Sen­za pau­ra.  La filo­so­fia di base era “sba­glian­do si impa­ra”. Il mio rim­pian­to è non aver pas­sa­to abba­stan­za tem­po con lui. L’ho sem­pre con­si­de­ra­to il mio miglio­re amico

7. Il rap­por­to di Tran­sa­tlan­tic Trends evi­den­zia che in Ita­lia la per­ce­zio­ne del­la per­cen­tua­le di immi­gra­zio­ne risul­ta quat­tro vol­te supe­rio­re rispet­to alla real­tà. A Mila­no, gli avve­ni­men­ti di via Pado­va o del cam­po rom di via Tri­bo­nia­no dimo­stra­no che la tem­pe­ra­tu­ra socia­le resta cal­da. Qua­li cre­de sia­no le prio­ri­tà per stem­pe­ra­re la ten­sio­ne? Come pro­get­te­rà di muo­ver­si il comu­ne e i suoi ser­vi­zi per attua­re l’integrazione con stru­men­ti alter­na­ti­vi al solo inter­ven­to del­le for­ze dell’ordine?

Il model­lo in que­sto è la Sviz­ze­ra: i Can­to­ni aiu­ta­no gli stra­nie­ri ad inte­grar­si, ma il prin­ci­pio base è “io ti aiu­to ma sia ben chia­ro che tu se vuoi sta­re qui HAI IL DOVERE DI INTEGRARTI”. Il risul­ta­to di que­sta cul­tu­ra è che in quel pae­se gli stra­nie­ri di ori­gi­ne non euro­pea sono ormai il 22% dei resi­den­ti e non ci sono pro­ble­mi par­ti­co­la­ri di inte­gra­zio­ne, di sicu­rez­za, di lavo­ro o di ordi­ne pubblico.

8. Mol­ti degli stu­den­ti che fre­quen­ta­no le uni­ver­si­tà mila­ne­si sono pen­do­la­ri, fuo­ri sede o pro­ve­nien­ti da altri pae­si (era­smus). Viven­do a Mila­no con­tri­bui­sco­no in vario modo a ren­de­re più ric­ca la cit­tà. Pur­trop­po, rispet­to alle gran­di cit­tà euro­pee Mila­no risen­te di un defi­cit nel set­to­re del tra­spor­to pub­bli­co, soprat­tut­to nel­le fasce not­tur­ne e nel­le zone peri­fe­ri­che e i prez­zi dei taxi sono asso­lu­ta­men­te proi­bi­ti­vi. Come inten­de agi­re per miglio­ra­re il tra­spor­to mila­ne­se? Come pen­sa di agi­re sul­le poli­ti­che gio­va­ni­li e di integrazione?

MM e bus dovreb­be­ro anda­re anche di not­te. Tut­ta la set­ti­ma­na e in par­ti­co­la­re al vener­dì e saba­to. Mila­no deve esse­re aper­ta e ci si deve poter vive­re sia di gior­no che di not­te. Non sia­mo più nel medioe­vo. Uno dei cin­que refe­ren­dum che vote­re­mo il 12 Giu­gno riguar­da Eco­pass e mag­gio­ri inve­sti­men­ti nei tra­spor­ti. Spe­ro che quel refe­ren­dum stra­vin­ca. Cer­to che se a Mila­no potes­si­mo tener­ci un po’ più del­le tas­se che paghia­mo e che se ne “van­no” a Roma, ( e che col cosid­det­to “fede­ra­li­smo fisca­le” con­ti­nue­ran­no ad anda­re a Roma) potrem­mo inve­sti­re mol­to di più sui nostri tra­spor­ti pub­bli­ci, che a con­fron­to di Ber­li­no, Vien­na, Bar­cel­lo­na, Lon­dra ecc  ecc fan­no una pes­si­ma figura.

9. Qual è la sua visio­ne di Mila­no? Qua­li bene­fi­ci socia­li e ambien­ta­li por­te­rà l’Expo ai cit­ta­di­ni mila­ne­si e ai suoi visitatori?

I bene­fi­ci dell’Expo sono tut­ti nel­le infra­strut­tu­re (MM). Pur­trop­po sia­mo con­cia­ti così: per far tor­na­re indie­tro da Roma un pochi­no dei nostri sol­di (nostri vuol dire “sol­di dei mila­ne­si”) dob­bia­mo aspet­ta­re l’Expo. Se no non c’era nien­te da fare. Vi ricor­do che anche sul futu­ro dei ter­re­ni dell’Expo vote­re­mo con i refe­ren­dum del  12 giugno

10.Da una sti­ma fat­ta nel 2005 dal U.N.R.A.E nel comu­ne di Mila­no cir­co­la­no 800 mila vet­tu­re e di que­ste cir­ca 30 mila sono non cata­liz­za­te (3.8%). Le mac­chi­ne più moder­ne, che rispon­do­no alle diret­ti­ve euro­pee più seve­re in ter­mi­ne di inqui­na­men­to, in Ita­lia sono meno di una su tre, men­tre a Mila­no sono cir­ca il 42 per cen­to. Eppu­re, Mila­no ha supe­ra­to i limi­ti di PM10 per ben 35 vol­te nei soli pri­mi 38 gior­ni di quest’anno. Per entra­re nel­la cer­chia dei bastio­ni si paga l’Ecopass. Alcu­ni stu­di indi­ca­no che un S.U.V die­sel di ulti­ma gene­ra­zio­ne (euro 4, euro 5, che quin­di non paga l’Ecopass) inqui­na alme­no quan­to un euro 2 ben­zi­na, che inve­ce deve paga­re l’Ecopass. Si potreb­be giun­ge­re alla sfor­tu­na­ta con­clu­sio­ne che chi ha i sol­di per com­pra­re una mac­chi­na nuo­va non paga l’Ecopass, chi non ha que­sti sol­di inve­ce lo paga. Entram­bi fan­no gira­re l’economia, entram­bi inqui­na­no. Cosa inten­de fare Lei? Come sta andan­do que­sto Pro­get­to “Eco”?

L’ho det­to pri­ma: il 12 Giu­gno si vota il refe­ren­dum per l’Ecopass. Io sono sta­to tra i pro­mo­to­ri di que­sti cin­que refe­ren­dum, assie­me a Mon­tal­bet­ti, Fedre­ghi­ni, Cap­pa­to e Cro­ci. Mi sono fat­to un maz­zo così ed ho auten­ti­ca­to qual­che miglia­io di fir­me. Que­sti cin­que refe­ren­dum mi piac­cio­no ma ten­go mol­to a dire che mi sarei impe­gna­to anche per poter far svol­ge­re refe­ren­dum che non mi piac­cio­no. Mi pia­ce l’istituto del refe­ren­dum. Per­ché così “coman­da­no” i cit­ta­di­ni. E per­ché in que­sto modo i cit­ta­di­ni sono coin­vol­ti e con­sa­pe­vo­li. Insom­ma, l’istituto del refe­ren­dum mi pia­ce mol­to. Pro­por­rò di far­ne mol­ti altri.

 

11. Sem­pre per quan­to riguar­da l’inquinamento ave­te inten­zio­ne di aumen­ta­re la sal­va­guar­dia del­la salu­te con­trol­lan­do anche il PM100? L’Europa non lo richie­de ma stu­di scien­ti­fi­ci ammet­to­no la sua esi­sten­za e il suo pote­re cancerogeno…

L’europa non lo chie­de? E chi se ne fre­ga. Mi pia­ce­reb­be sape­re cosa ne pen­sa­no i cit­ta­di­ni e cosa pro­pon­go­no. Ecco il tema per un altro refe­ren­dum. Ricor­dan­do sem­pre quel­lo che dice­va mio papà: sba­glian­do si impara.

12. Lei beve l’acqua del rubi­net­to di casa sua?

Che doman­da. Cer­to. Però ho anche un impian­ti­no Cul­li­gan. Ce l’ho da seco­li, per­ché quan­do lavo­ra­vo in Arthur Ander­sen, all’inizio degli anni set­tan­ta, ave­vo con­trol­la­to i loro con­ti, nel­la sede sto­ri­ca di Cadria­no di Gra­na­ro­lo dell’ Emilia.

13.A Mila­no ci sono mol­tis­si­me case vuo­te, sfit­te o abban­do­na­te da mol­ti anni. Altre inve­ce ven­go­no date agli ami­ci degli ami­ci o a gen­te che si può per­met­te­re ben oltre ciò che inve­ce paga (il caso di Affit­to­po­li, Tri­vul­zio &C .). Secon­do i dati del S.u.n.i.a., quest’anno gli affit­ti per gli stu­den­ti a Mila­no han­no subi­to un rin­ca­ro del 10%. Una came­ra sin­go­la arri­va a costa­re fino a 750 euro. Qua­le potreb­be esse­re la pri­ma azio­ne in meri­to a tale problema?

Ci fos­se più mer­ca­to e meno mano pub­bli­ca gli affit­ti coste­reb­be­ro meno del­la metà (vedi Ber­li­no). Sin­da­co, giun­ta e con­si­glie­ri comu­na­li non pos­so­no pren­de­re la bac­chet­ta magi­ca, agi­tar­la e dire “voglio più mer­ca­to”. Ma cul­tu­ral­men­te si, pos­so­no fare molto

14. Lei ha mai lavo­ra­to sen­za rice­ve­re denaro? 

Si, tan­te vol­te. I miei lavo­ri (revi­so­re con­ta­bi­le indi­pen­den­te, col­le­gi sin­da­ca­li, ammi­ni­stra­to­re indi­pen­den­te, auto­re di arti­co­li) mi piac­cio­no tan­tis­si­mo. Mi pia­ce un mon­do lavo­ra­re e mi pia­ce fare bene il mio lavo­ro. Coi sol­di inve­ce ho sem­pre avu­to un rap­por­to brut­tis­si­mo: non mi è mai pia­ciu­to sta­re lì a discu­te­re di par­cel­le, di ore lavo­ra­te, di rim­bor­si spe­se e di fat­tu­re sca­du­te. Così del­le vol­te di fat­to è anda­ta a fini­re che ho lavo­ra­to qua­si “a gra­tis”. E poi pen­sa­te che se fate una fat­tu­ra, zac, l’IVA la dove­te paga­re subi­to. E maga­ri il clien­te vi paga (se vi paga) dopo un paio di anni. Una vol­ta, tan­ti anni fa, ho valu­ta­to una azien­da e l’ho fat­ta ven­de­re a una socie­tà tede­sca. Dopo 27 gior­ni mi è arri­va­to il sal­do del­la fat­tu­ra. Non cre­de­vo ai miei occhi. Me lo ricor­do anco­ra ades­so come un mira­co­lo. Nel­le 16 socie­tà di revi­sio­ne che ave­vo mes­so in pie­di la pras­si era del­la “fat­tu­ra d’anticipo” pri­ma di comin­cia­re a lavorate.



15. Quan­to si spen­de­rà a gran­di linee per la sua cam­pa­gna elettorale?

Il bud­get è di 3.000 euro al mas­si­mo. Per come stan­no andan­do le cose for­se me la cavo con meno.

16. Negli ulti­mi die­ci anni le biblio­te­che rio­na­li han­no ridot­to l’orario di aper­tu­ra ren­den­do­li simi­li agli ora­ri di un spor­tel­lo del­le poste. Pochis­si­me biblio­te­che riman­go­no aper­te la sera. Per visi­ta­re il Lou­vre di Pari­gi si spen­de tan­to quan­to anda­re al Palaz­zo Rea­le. Le asso­cia­zio­ni cul­tu­ra­li mila­ne­si sono al col­las­so. I pic­co­li tea­tri rischia­no di chiu­de­re ogni gior­no. Qual è la sua pro­po­sta cul­tu­ra­le per Milano?

Quan­do ero asses­so­re al dema­nio ho “fat­to rina­sce­re” con del­le ristrut­tu­ra­zio­ni che sono anda­te vera­men­te mol­to bene due tea­tri “sto­ri­ci” di Mila­no: l’Out off e il Puc­ci­ni. Nel­la cir­co­stan­za ho toc­ca­to con mano la dram­ma­ti­ca situa­zio­ne dei tea­tri del­la nostra cit­tà. Cosa devo dir­vi? Ser­vo­no più sol­di ma non si pos­so­no cer­to aumen­ta­re le tas­se: se toglie­te dal PIL il som­mer­so vede­te che la pres­sio­ne fisca­le in Ita­lia supe­ra per­fi­no la Sve­zia. Anche per­ché dob­bia­mo finan­zia­re gli inte­res­si pas­si­vi: stia­mo pagan­do più di 200 milio­ni di Euro al gior­no ( al gior­no!) di inte­res­si pas­si­vi sul debi­to pub­bli­co. Ser­ve più cre­sci­ta, più mer­ca­to, meno Sta­to, meno buro­cra­zia e meno mano pub­bli­ca. Di que­sto pas­so “Ita­lia, Corea del Nord e Cuba” ver­ran­no cita­te e stu­dia­te assie­me. Abbia­mo biso­gno di una “rivo­lu­zio­ne” cul­tu­ra­le, e per rea­liz­zar­la sin­da­co, giun­ta e con­si­glio di Mila­no potreb­be­ro gio­ca­re un ruo­lo cul­tu­ra­le mol­to importante

17. Le uni­ver­si­tà pri­va­te mila­ne­si sono sta­te ulti­ma­men­te sede di visi­te par­la­men­ta­ri, gover­na­ti­ve e da par­te dei mem­bri del gover­no comu­na­le. San Raf­fae­le, Cat­to­li­ca, Boc­co­ni e Iulm sem­bra­no richia­ma­re sem­pre più i salot­ti buo­ni del­la bor­ghe­sia mila­ne­se e del­la rap­pre­sen­tan­za comu­na­le. Le uni­ver­si­tà sta­ta­li qua­li l’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di, la Bicoc­ca e il Poli­tec­ni­co, soprat­tut­to le pri­me due, non sono sta­te degne di que­sta pas­se­rel­la. Eppu­re tra isti­tu­ti ed enti pub­bli­ci dovreb­be esser­ci una coe­sio­ne mag­gio­re. Cosa ne pen­sa e cosa farà in merito?

A me non inte­res­sa se una uni­ver­si­tà (o un ospe­da­le) è pub­bli­co o pri­va­to. Inte­res­sa che fun­zio­ni bene. Per­ché fun­zio­ni­no bene ser­ve più “con­cor­ren­za”. Con­cor­ren­za non è una paro­lac­cia. Vie­ne da “cum” (assie­me) e “pete­re” (cer­ca­re). Cer­ca­re assie­me l’organizzazione miglio­re. Que­sta, inci­den­tal­men­te, è il con­cet­to car­di­ne del fede­ra­li­smo: la con­cor­ren­za, con­ce­pi­ta come pro­ces­so dina­mi­co di sco­per­ta, che con­tri­bui­sce a pro­muo­ve­re scel­te agi­li e proat­ti­ve. Come ricor­da Chia­ra Bat­ti­sto­ni la com­pe­ti­zio­ne è la più alta for­ma di coo­pe­ra­zio­ne; dove c’è con­cor­ren­za, c’è ricer­ca comu­ne, in for­ma anta­go­ni­sti­ca, del­la solu­zio­ne migliore.

18. Se fos­se elet­to “Sin­da­co di Mila­no”, qua­li saran­no le sue pri­me tre azio­ni nei con­fron­ti dei Gio­va­ni, dell’Università e del Lavoro?

Io non sarò elet­to sin­da­co di Mila­no. Spe­ro che il sin­da­co, chiun­que sia, sap­pia uti­liz­za­re la nuo­va rego­la di “attra­zio­ne tri­bu­ta­ria” pre­vi­sta nel­la mano­vra trien­na­le di Luglio 2010 (art 41) e con­vin­ca tan­te impre­se stra­nie­re a veni­re a Mila­no. Que­sto signi­fi­che­reb­be lavo­ro per i gio­va­ni e vola­no di risor­se finan­zia­rie e cul­tu­ra­li per la cit­tà e natu­ral­men­te anche per le nostre università

 

Denis Tri­vel­la­to

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