Piombo umanitario: fare la guerra, per fare la pace.

Dal­lo Sta­tu­to del­le Nazio­ni Uni­te, Pre­am­bo­lo: “NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, DECISI (…) ad assi­cu­ra­re, median­te l’ac­cet­ta­zio­ne di prin­ci­pi e l’i­sti­tu­zio­ne di siste­mi, che la for­za del­le armi non sarà usa­ta, sal­vo che nel­l’in­te­res­se comu­ne,” Capi­to­lo I, art. 1.2: “Svi­lup­pa­re tra le nazio­ni rela­zio­ni ami­che­vo­li fon­da­te sul rispet­to e sul prin­ci­pio del­l’e­gua­glian­za dei dirit­ti e del­l’au­to-deci­sio­ne dei popo­li, e pren­de­re altre misu­re atte a raf­for­za­re la pace universale;”

Lo scor­so ago­sto, ses­san­ta­cin­que anni dopo, Edward Luck, Con­su­len­te spe­cia­le del Segre­ta­rio gene­ra­le del­le Nazio­ni Uni­te, ha dichia­ra­to all’Assemblea Gene­ra­le: “Non pos­sia­mo aspet­ta­re cat­ti­ve noti­zie, se le opzio­ni sono limi­ta­te e di cat­ti­vo auspi­cio, e il costo in vite uma­ne in aumen­to, per pro­dur­re una rispo­sta effet­ti­va. Come ricor­de­re­te, il Segre­ta­rio Gene­ra­le si è già espres­so a favo­re di un ‘inter­ven­to rapi­do e fles­si­bi­le, su misu­ra per ogni sin­go­la cir­co­stan­za.’ Dovre­mo inter­ve­ni­re e stu­dia­re ogni situa­zio­ne tempestivamente.”

“Oggi, il cuo­re del mio mes­sag­gio è sem­pli­ce: dob­bia­mo evi­ta­re approc­ci mec­ca­ni­ci­sti, sem­pli­ci­sti­ci e basa­ti su pre­ce­den­ti com­por­ta­men­ti, a favo­re di aller­ta tem­pe­sti­vi, orga­niz­za­zio­ni e azio­ni rapide.”(1)

Cos’è suc­ces­so?

È suc­ces­so R2P. Respon­si­bi­li­ty to Pro­tect è una peri­co­lo­sa filo­so­fia, una vio­len­ta nor­ma, che auto­riz­za l’u­so del­la for­za da par­te di poten­ze “buo­ne” in caso di “man­ca­ta buo­nez­za” da par­te di for­ze meno influenti.

Avvol­ta in luci­da car­ta uma­ni­ta­ria, R2P è una pro­po­sta per un colo­nia­li­smo del ven­tu­ne­si­mo seco­lo. Sono sva­ria­te le orga­niz­za­zio­ni che den­tro e fuo­ri l’O­NU lavo­ra­no per­ché Respon­si­bi­li­ty to Pro­tect diven­ti una nor­ma accet­ta­ta e praticata.(2)

In manie­ra mol­to con­ve­nien­te ven­go­no pre­sen­ta­ti nume­ro­si case stu­dy che dimo­stra­no come R2P avreb­be rispar­mia­to vite, avreb­be rispar­mia­to guer­re. Pro­ba­bil­men­te è anche vero. Ma qual è il prez­zo? E, a pre­scin­de­re, è giu­sto che un’organismo si arro­ghi il dirit­to di libe­ra­re un popo­lo stra­nie­ro dal loro stra­nie­ro tiran­no? In Ita­lia, ses­san­t’an­ni fa, è cadu­to un tiran­no. Indub­bia­men­te con l’a­iu­to degli Sta­ti Uni­ti, indub­bia­men­te per mano degli ita­lia­ni. È il vec­chio ada­gio del­l’au­to­de­ter­mi­na­zio­ne dei popo­li, quel­lo così impor­tan­te da esse­re imme­dia­ta­men­te ricor­da­to nel Pre­am­bo­lo del­lo Sta­tu­to del­le Nazio­ni Unite.

L’ONU non è mai sta­to un orga­ni­smo di pace sem­pli­ce, e per l’articolo 43.1 tut­ti gli Sta­ti mem­bri sono tenu­ti a for­ni­re le pro­prie for­ze arma­te all’agenda dell’organizzazione. Ma lo Sta­tu­to è data­to, figlio di un perio­do sto­ri­co che ave­va appe­na affron­ta­to la più gran­de guer­ra di sem­pre. Per il 1945, che esi­stes­se un’ente for­te, inter­na­zio­na­le e inter­na­zio­na­li­sta, dedi­ca­to al con­se­gui­men­to del­la “Pace uni­ver­sa­le” era un sogno. Una chimera.

Ma la guer­ra è la più effi­ca­ce del­le poli­ti­che este­re, la pie­tra ango­la­re dell’economia del­la più gran­de poten­za mon­dia­le. Quan­do una guer­ra non c’è, si tro­va qual­co­sa che si pos­sa chia­ma­re guer­ra. Con­clu­sa la secon­da Guer­ra mon­dia­le fu il tur­no del­la Guer­ra fred­da, uno scon­tro di pub­bli­che rela­zio­ni, minac­ce, mar­chet­te e mis­si­li dura­to decen­ni. Solo pochi anni di fia­to, per­ché scop­pias­se la Guer­ra al Ter­ro­re, un’intelligente brand per due inva­sio­ni, la pri­ma moti­va­ta da inte­res­si poli­ti­ci, la secon­da da fini eco­no­mi­ci per­so­na­li.

La Pace uni­ver­sa­le suo­na bene, ma il mon­do non gira in tem­po di pace. L’ONU si sta adat­tan­do. L’ONU, gra­zie al dirit­to di veto dei P5, non è un’organizzazione in gra­do di pren­de­re deci­sio­ni rapi­de o scon­si­de­ra­te. L’adozione del­la filo­so­fia Respon­si­bi­li­ty to Pro­tect e la len­ta tran­si­zio­ne da ente per la pace a ente mili­ta­re inter­na­zio­na­le non può cam­biar­ne la natu­ra rigo­ro­sa e non–interventista. Per ora.

Non è pos­si­bi­le pre­ve­de­re quan­to sarà pro­fon­da la tra­sfor­ma­zio­ne che atten­de le Nazio­ni Uni­te, così auspi­ca­ta da Kofi Annan e len­ta­men­te in cor­so di rea­liz­za­zio­ne con Ban Ki–Moon.

Non è chia­ro se que­sta tra­sfor­ma­zio­ne sia frut­to di una più rea­le real­po­li­tik o sia figlia di una secon­da, segre­ta, agenda.

Non sem­bra­no nefa­ste le inten­zio­ni dei soste­ni­to­ri del­la Respon­sa­bi­li­tà di Pro­teg­ge­re. Ma “pro­te­zio­ne, demo­cra­zia, liber­tà” sono sem­pre sta­te le paro­le pre­fe­ri­te da tut­ti i conquistatori.

Ales­san­dro Massone 

 

si rin­gra­zia per il sup­por­to e la con­su­len­za Dani­la Stel­la Bru­no e Jose H. Fischel De Andrade

(1) fon­te, in ingle­se: http://j.mp/eyfjcU

(2) L’INTERNATIONAL COALITION FOR THE RESPONSIBILITY TO PROTECT (ICR­toP) (http://j.mp/7Xynpd), La Stan­ley Foun­da­tion (http://j.mp/esm8k6) – con un mot­to *imper­di­bi­le* – e il Glo­bal Cen­tre for the Respon­si­bi­li­ty to Pro­tect (http://j.mp/hMpvoY) sono le più attive.

 

 

 

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Alessandro Massone
Desi­gner di gior­no, blog­ger di not­te, pod­ca­ster al crepuscolo.

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