Il vizio della paura: i porci orwelliani e quelli messicani

Breve excursus semiserio tra le più eclatanti paure collettive veicolate dai mass media

Era il set­tem­bre del 2008 quan­do sul­la stam­pa imper­ver­sa­va­no le fan­ta­sie apo­ca­lit­ti­che di veri o pre­sun­ti esper­ti, i qua­li si inse­gui­va­no sui fon­di dei gior­na­li per allar­ma­re l’umanità sui rischi che l’acceleratore di par­ti­cel­le del CERN, al momen­to dell’accensione, avreb­be com­por­ta­to. Si par­la­va all’epoca di un poten­zia­le buco nero (alme­no lui non era ros­so!) pron­to ad inghiot­ti­re il pia­ne­ta Ter­ra nel­la sua interezza.
Tan­to per la cro­na­ca, le nefa­ste pre­vi­sio­ni di que­sti “testi­mo­ni di Geo­va per un gior­no” si sono mise­ra­bil­men­te infran­te con­tro una lat­ti­na di una non ben pre­ci­sa­ta bevan­da gas­sa­ta, che a quan­to pare ven­ne dimen­ti­ca­ta all’interno dell’acceleratore, impe­den­do così all’intero mac­chi­na­rio di fun­zio­na­re e riman­dan­do di alcu­ni mesi la catastrofe.
Tra­la­scian­do il lato indub­bia­men­te grot­te­sco del­la vicen­da, le pre­oc­cu­pa­zio­ni degli allar­mi­sti che in quei gior­ni ani­ma­va­no il dibat­ti­to pseu­do – scien­ti­fi­co, dan­no modo di riflet­te­re su una tema­ti­ca deci­sa­men­te più rile­van­te, che si potreb­be rias­su­me­re nel­la for­mu­la “il vizio del­la paura”.
Non più tar­di di un anno fa, a ter­ro­riz­za­re era la “feb­bre del por­co mes­si­ca­no”, l’influenza sui­na. Bom­bar­da­te a reti uni­fi­ca­te da gior­na­li­sti che ammo­ni­va­no sui peri­co­li di epi­de­mia glo­ba­le e pan­de­mia uni­ver­sa­le, le mas­se di civi­li non infet­ti si affret­ta­va­no a can­cel­la­re dal­la rubri­ca il nome di chiun­que aves­se spe­so anche un solo gior­no degli ulti­mi trent’anni in Mes­si­co o zone limi­tro­fe e ad eri­ge­re mura­glie seces­sio­ni­ste ai con­fi­ni dell’Emilia al gri­do di “por­ci comu­ni­sti”, come nem­me­no Bos­si nel miglio­re dei pro­pri sogni bagna­ti avreb­be mai immaginato.
E poi, un gior­no come gli altri, tut­to tor­na improv­vi­sa­men­te nor­ma­le: ven­ti­tré milio­ni di euro spe­si per vac­ci­ni che nes­su­no uti­liz­ze­rà, qual­che inter­vi­sta ai tele­gior­na­li da par­te di un tizio dal cami­ce bian­co che risol­ve tut­te le nostre ansie con le seguen­ti paro­le: — C’è sta­to qual­che frain­ten­di­men­to nel­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca, il virus non è muta­to, è una nor­ma­le influen­za -. Dun­que è tut­to a posto! Sia­mo pron­ti per una nuo­va apo­ca­lis­se, ma biso­gna dire allo sce­neg­gia­to­re di cam­bia­re tra­ma, per­ché ormai a maia­li influen­za­ti, vac­che impaz­zi­te, pol­li con la SARS ci sia­mo abi­tua­ti, non scon­vol­go­no ulte­rior­men­te il siste­ma ner­vo­so dell’homo ita­li­cus sapiens sapiens.
Et voi­là, ecco­ci accon­ten­ta­ti! Nien­te più ani­ma­li por­ta­to­ri di pato­lo­gie ingua­ri­bi­li. Cosa ne dice il Pub­bli­co di immi­gra­zio­ne a sco­po di stu­pro e omi­ci­dio? Ma quan­do i dati ISTAT dimo­stra­no chia­ra­men­te che i 2/3 del­le don­ne di que­sto Pae­se subi­sco­no vio­len­ze in casa ad ope­ra del pro­prio com­pa­gno, allo­ra voglia­mo un nuo­vo col­po di sce­na: a noi non pia­ce esse­re la cau­sa dei nostri mali.
Signor Pub­bli­co chie­de, Signo­ra Infor­ma­zio­ne rispon­de. Ed ecco subi­to nuo­ve mala­te vicen­de con le qua­li ciba­re le nostre per­ver­sio­ni: mari­ti che ucci­do­no mogli, madri che ucci­do­no bam­bi­ni, figli che ucci­do­no geni­to­ri, orge ince­stuo­se omi­ci­de al cui con­fron­to “L’Edipo re” di Sofo­cle pare una barzelletta.
Bot­ti­glie di mine­ra­le avve­le­na­te da una bom­ber, e tut­ti a spas­so per i super­mer­ca­ti a rove­scia­re con­te­ni­to­ri di pla­sti­ca nel­la taciu­ta spe­ran­za di tro­va­re anche un mise­ro forel­li­no e gri­da­re all’attentato scam­pa­to. Vor­rem­mo acca­par­rar­ci anche gli tsu­na­mi, ma nel nostro Medi­ter­ra­neo sareb­be impro­po­ni­bi­le vista la pre­sen­za mas­sic­cia di yacht dale­mia­ni da scan­sa­re. Spia­cen­te Sig. Pub­bli­co, nien­te onde da noi.
Per giun­ge­re alla cro­na­ca più recen­te, le ele­zio­ni comu­na­li di Mila­no nel­lo spe­ci­fi­co, sono sta­te ogget­to di un vero tiro­ci­nio for­ma­ti­vo per appren­di­sti ter­ro­ri­sti media­ti­ci (secon­do la cele­bre defi­ni­zio­ne del non trop­po ono­re­vo­le Cic­chit­to). Dopo le sedi­cen­ti ban­die­re di Hamas in piaz­za duca d’Aosta e il lan­cio del nuo­vo fumet­to Disney dedi­ca­to alla saga di zin­ga­ro­po­li, era­va­mo sin­ce­ra­men­te con­vin­ti che si fos­se rag­giun­to l’apice crea­ti­vo, un posto nel guin­ness dei pri­ma­ti per la castro­ne­ria cosmi­ca; come al soli­to ci era­va­mo sbagliati!
Ad ele­zio­ni con­clu­se la sto­ria sem­bra ripe­ter­si. I mez­zi d’informazione, che evi­den­te­men­te han­no frain­te­so il signi­fi­ca­to dell’eterno ritor­no dell’uguale di matri­ce nie­tzschea­na, stan­no da gior­ni mar­tel­lan­do le nostre orec­chie con l’ultimo degli orro­ri: il bat­te­rio kil­ler. L’appellativo di per sé fun­zio­ne­reb­be per­fet­ta­men­te come tito­lo di uno splat­ter movie ita­lia­no tar­ga­to anni set­tan­ta sul gene­re: per la regia di Ser­gio Mar­ti­no, una straor­di­na­ria inter­pre­ta­zio­ne di Luc Meren­da nel­la par­te di un medi­co radia­to dall’ordine in “Il bat­te­rio kil­ler: nes­su­no lo può cura­re”. La Gialappa’s avreb­be un futu­ro assicurato.

Pre­so atto del­la situa­zio­ne attua­le la reda­zio­ne di Vul­ca­no ha quin­di deci­so di lan­cia­re un appel­lo a tut­ti i volen­te­ro­si per for­ni­re ai mass media un’unica e gigan­te­sca pau­ra con la qua­le ter­ro­riz­za­re glo­bal­men­te e fino a data da desti­nar­si l’intero gene­re uma­no. Ver­ran­no vaglia­te tut­te le pro­po­ste e ci si riser­va il dirit­to di cen­su­ra­re, in caso di neces­si­tà, quel­le che per­de­reb­be­ro di cre­di­bi­li­tà agli occhi del pub­bli­co, come ad esem­pio la nomi­na di Mau­ri­zio Lupi a mini­stro del­la giu­sti­zia o lo spo­sta­men­to di alcu­ni mini­ste­ri da Roma a Mila­no. La nostra pro­po­sta, conia­ta gra­zie alla par­te­ci­pa­zio­ne di un pool di cer­vel­li non indif­fe­ren­te, è più o meno rias­su­mi­bi­le così: un maia­le kil­ler, secon­do gli psi­ca­na­li­sti fon­da­men­tal­men­te paz­zo, rifu­gia­to poli­ti­co in Bra­si­le e coper­to dal gover­no Lula, che ha sciol­to cetrio­li avve­le­na­ti nel­le cas­se di mine­ra­le desti­na­te all’occidente men­tre scap­pa­va in moto­ci­clet­ta dal Paki­stan vesti­to da bedui­no in dire­zio­ne del­la sua dimo­ra inver­na­le nel riden­te comu­ne di Cogne seb­be­ne risul­ti cit­ta­di­no mes­si­ca­no e quin­di, irre­go­la­re nel nostro Pae­se; insom­ma un bel maia­le orwelliano.

Fran­ce­sco Floris

Foto di byronv2

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Francesco Floris
Blog­gerLin­kie­sta
Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

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