La cricca di Gallarate: una storia dolce-amara

Rico­stru­zio­ne del­le vicen­de lega­te al pro­ces­so Loli­ta, che vede accu­sa­ti di con­cus­sio­ne e truf­fa l’ex-capo del­l’uf­fi­cio tec­ni­co del comu­ne di Gal­la­ra­te Lui­gi Bos­si, la com­pa­gna e archi­tet­to Fede­ri­ca Mot­ta e l’ex-pre­si­den­te del­l’Or­di­ne degli archi­tet­ti Ric­car­do Papa: la “cric­ca gallaratese”.

Oscil­lan­ti e tin­tin­nan­ti. E’ così che l’immaginario col­let­ti­vo vede le manet­te quan­do si muo­vo­no appe­se alla cin­tu­ra di un poli­ziot­to o di un cara­bi­nie­re. Han­no un sapo­re ama­ro le manet­te: un sapo­re aspro per chi se le vede scat­ta­re ai pol­si, dol­ce per la socie­tà che vede in quel momen­to l’inizio di un riscat­to di giu­sti­zia. Non dove­va veder­la così l’allora capo dell’ufficio tec­ni­co all’urbanistica del comu­ne di Gal­la­ra­te Lui­gi Bos­si quan­do gli toc­cò assa­po­ra­re quell’amaro in boc­ca insie­me alla sua com­pa­gna: l’ar­chi­tet­to Fede­ri­ca Mot­ta. Era il 26 mag­gio del 2008 e l’accusa era con­cus­sio­ne per aver impo­sto ad impren­di­to­ri e costrut­to­ri, che vole­va­no vede­re le pro­prie pra­ti­che appro­va­te dall’ufficio urba­ni­sti­ca, di far appor­re la fir­ma del­la Motta.

Nem­me­no per la cit­tà di Gal­la­ra­te e i suoi rap­pre­sen­tan­ti in comu­ne e nell’ordine degli archi­tet­ti deve esse­re sta­to dol­ce quel sapo­re di manet­te. Pochi gior­ni dopo Bos­si e la Mot­ta ven­go­no sospe­si dall’ordine su deci­sio­ne del Pre­si­den­te Ric­car­do Papa. Uno scat­to d’orgoglio? For­se una mora­li­tà d’intenti che vuo­le esse­re dimo­stra­ta? Nien­te di tut­to que­sto. Papa ci tie­ne a pre­ci­sa­re che la sospen­sio­ne non è un atto poli­ti­co, ma è sem­pli­ce­men­te moti­va­ta dall’ impos­si­bi­li­tà di eser­ci­ta­re la pro­fes­sio­ne men­tre si sog­gior­na in car­ce­re: un atto dovu­to. Qual­sia­si fos­se la moti­va­zio­ne non riu­scì comun­que a dol­ci­fi­car­gli abba­stan­za il pala­to, ci pen­sa­ro­no le manet­te scat­ta­te ai pol­si di Ric­car­do Papa il 9 otto­bre suc­ces­si­vo a ren­de­re di nuo­vo ama­ra que­sta sto­ria. Il Pre­si­den­te dell’ordine degli archi­tet­ti ven­ne sospet­ta­to di aver favo­ri­to pro­prio alcu­ni appal­ti e pro­get­ti fir­ma­ti dal­la Mot­ta, spin­gen­do alcu­ni impren­di­to­ri a dare lavo­ro alla don­na. Un piz­zi­co di pepe lo aggiun­ge la posi­zio­ne che Papa rico­pri­va qua­le con­su­len­te per la reda­zio­ne del Pgt di Gal­la­ra­te e che vede la sua fir­ma lega­ta a quel­la del­la Mot­ta sul pro­get­to di aper­tu­ra del cen­tro com­mer­cia­le «Expert»: truf­fa e fal­so ideo­lo­gi­co per aver fir­ma­to cer­ti­fi­ca­zio­ni che dimi­nui­va­no la super­fi­cie cal­pe­sta­bi­le del cen­tro com­mer­cia­le, deter­mi­nan­do una quan­ti­fi­ca­zio­ne al ribas­so degli one­ri dovu­ti al comu­ne l’accusa del­la Pro­cu­ra di Busto Arsizio.

Se non si può spe­ra­re nell’ordine degli archi­tet­ti, è il comu­ne che tor­na a ren­de­re dol­ce la sto­ria di quel­la che sem­bra una cric­ca a dimen­sio­ne gal­la­ra­te­se. Nel feb­bra­io 2009 il sin­da­co Nico­la Muc­ci deci­de che il comu­ne deb­ba costi­tuir­si par­te civi­le nel pro­ces­so Bos­si-Mot­ta in quan­to par­te offe­sa. E sarà per quest’offesa che cir­ca un mese dopo Lui­gi Bos­si, nel frat­tem­po scar­ce­ra­to per il venir meno del­le esi­gen­ze cau­te­la­ri, vie­ne rein­te­gra­to nel per­so­na­le in qua­li­tà di coor­di­na­to­re dell’ufficio tec­ni­co del traf­fi­co. La leg­ge pre­ve­de­va tre pos­si­bi­li­tà: il licen­zia­men­to in tron­co, il man­te­ni­men­to nel ruo­lo pre­ce­den­te­men­te occu­pa­to con lo sti­pen­dio decur­ta­to del 50 per cen­to o lo spo­sta­men­to ad altra mansione.
Gal­la­ra­te par­te civi­le, fac­cia lava­ta, naso ottu­ra­to, boc­ca amara.

È di nuo­vo esta­te nel 2009 a Gal­la­ra­te e for­se è la sta­gio­ne che ren­de ama­re le stra­de deser­te. È il 20 luglio quan­do un avvi­so di garan­zia col­pi­sce Nino Caia­niel­lo, Pre­si­den­te di Amsc, azien­da di ser­vi­zi del comu­ne di Gal­la­ra­te e uomo di pun­ta del Pdl pro­vin­cia­le: que­sta vol­ta l’accusa è di pecu­la­to per aver fat­to uso pri­va­to del cel­lu­la­re dell’azienda. La giu­sti­zia ha già fat­to i suoi pri­mi pas­si e nel giu­gno scor­so è arri­va­ta la con­dan­na ad un anno e 4 mesi con annes­sa inter­di­zio­ne dai pub­bli­ci uffi­ci. Ma è qualcos’altro ciò su cui que­sta vicen­da spo­sta l’attenzione in quel­la fin trop­po cal­da esta­te del 2009: tor­na a gal­la una vec­chia vicen­da del 2005, in cui un avvi­so di garan­zia ave­va col­pi­to lo stes­so Caia­nel­lo e l’architetto Miche­le Mia­no per aver inta­sca­to sot­to ban­co 400mila euro: con­cor­so in con­cus­sio­ne nei con­fron­ti del costrut­to­re Leo­ni­da Pag­gia­ro. Lo stes­so Pag­gia­ro che avreb­be con­se­gna­to nel 2006 una maz­zet­ta da 10mila euro e nel 2003 rega­la­to un oro­lo­gio Car­tier d’oro, attra­ver­so la pro­pria moglie, a Lui­gi Bos­si, oltre ad aver assun­to Fede­ri­ca Mot­ta come pro­pria pro­get­ti­sta. Vicen­da per cui sia Bos­si che la Mot­ta sono sta­ti rin­via­ti a giu­di­zio.

Uno stra­no intrec­cio quel­lo che lega Bos­si, la Mot­ta, Caia­nel­lo e Pag­gia­ro. Una Gal­la­ra­te che cre­sce e un’altra che mano­vra. Nel frat­tem­po la giu­sti­zia fa il suo cor­so, le udien­ze si sus­se­guo­no e le cor­ti ci daran­no rispo­sta. La poli­ti­ca, inve­ce, la sua rispo­sta ce l’ha già data: Lui­gi Bos­si è sta­to tra­sfe­ri­to a Som­ma Lom­bar­do. Nell’aprile 2010 si è libe­ra­to un posto pro­prio nell’ufficio all’urbanistica. Poco impor­ta­no le accu­se nei con­fron­ti del­la pre­sun­ta cric­ca gal­la­ra­te­se che lavo­ra­va all’interno dei cor­ri­spon­den­ti uffi­ci, secon­do il sin­da­co di Som­ma Lom­bar­do Giu­lio Colom­bo l’ex diri­gen­te ha tut­te le car­te in rego­la per svol­ge­re con com­pe­ten­za il suo lavo­ro: «sono sta­te tre fon­da­men­ta­li carat­te­ri­sti­che che ci han­no spin­to a sce­glie­re Bos­si: la sua indi­scus­sa pro­fes­sio­na­li­tà; la sua cono­scen­za del ter­ri­to­rio som­me­se, dato che Bos­si è sta­to asses­so­re a Som­ma diver­si anni fa; e la cono­scen­za per­so­na­le che vi è fra me e lui: aven­do stu­dia­to insie­me ci cono­scia­mo mol­to bene».
Gal­la­ra­te par­te civi­le, fac­cia lava­ta, naso ottu­ra­to, Som­ma Lom­bar­do com­pli­ce, boc­ca, quel­la dei cit­ta­di­ni, anco­ra amara.

Mas­si­mo Brugnone

Foto by varesepress/genuardi



Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

2 Trackback & Pingback

  1. La cricca di Gallarate: una storia dolce amara « Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI – Coordinamento Lombardia
  2. La cricca di Gallarate: una storia dolce amara « Il blog di Massimo Brugnone

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.