Nomi, cognomi e infami — Giulio Cavalli a Lonate Pozzolo

SABATO 9 LUGLIO — ore 21.00

L’ asso­cia­zio­ne anti­ma­fie AMMAZZATECI TUTTI

con il patro­ci­nio del comu­ne di LONATE POZZOLO

in col­la­bo­ra­zio­ne con PRO LOCO LONATE POZZOLO

pre­sen­ta lo spet­ta­co­lo teatrale

“NOMI, COGNOMI E INFAMI”

di GIULIO CAVALLI

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Di e con GIULIO CAVALLI
Pro­du­zio­ne: Bot­te­ga Dei Mestie­ri Teatrali
con il con­tri­bu­to di Next Regio­ne Lom­bar­dia e Fon­da­zio­ne Cariplo-Etre

Sto­rie ecce­zio­na­li e per­so­ne nor­ma­li, alme­no così dovreb­be esse­re. Sto­rie che dovreb­be­ro veri­fi­car­si di rado, ecce­zio­na­li appun­to, e di per­so­ne come tan­te, nor­ma­li appunto.
Ma così non è. Per­ché ci sono sto­rie che ci rac­con­ta­no fat­ti che acca­do­no trop­po spes­so e per­so­ne che per scel­ta o per for­za si ritro­va­no ad esse­re meno comu­ni di tan­te altre.
Allo­ra for­se sono le sto­rie ad esse­re diven­ta­te nor­ma­li e le per­so­ne ecce­zio­na­li, per­ché que­ste sto­rie ci rac­con­ta­no di mafia e di camor­ra, di sopru­si, di ingiu­sti­zie, di vio­len­za. Ma ci rac­con­ta­no anche di per­so­ne che han­no scel­to di non pie­gar­si agli ‘uomi­ni d’onore’ per­ché l’onore, quel­lo vero, è tut­ta un’altra cosa e a non far­ce­lo dimen­ti­ca­re qual­cu­no ci deve pur pensare.

“Nomi, cogno­mi e infa­mi” è rac­con­to, cro­na­ca e discus­sio­ne per sco­pri­re alcu­ne di que­ste sto­rie. E’ una risco­per­ta del­la paro­la, pura e sem­pli­ce, una testi­mo­nian­za diret­ta sen­za fil­tri tra pal­co­sce­ni­co e pla­tea, è Caval­li che si rac­con­ta e ci rac­con­ta que­ste sto­rie attra­ver­so il suo sguar­do personale.

Giu­lio Caval­li nar­ra in pri­ma per­so­na i fat­ti, i nomi, le fac­ce di una vita che non ci appar­tie­ne e che non ha né ono­re, né digni­tà, una vita che stri­de di fron­te a quel­la di per­so­ne come Don Pep­pe Dia­na, pre­te ucci­so a Casal di Prin­ci­pe per il suo impe­gno con­tro la camor­ra. Sto­rie, per cer­ca­re di fare chia­rez­za intor­no ai fat­ti che stan­no die­tro ad un omi­ci­dio tri­ste­men­te noto, quel­lo di Pao­lo Bor­sel­li­no. O anco­ra per ripor­ta­re alla luce fat­ti for­se meno cono­sciu­ti, ma non per que­sto meno cari­chi di signi­fi­ca­to, come quel­li che han­no per pro­ta­go­ni­sta il magi­stra­to Bru­no Cac­cia, ucci­so a Tori­no dal­l’n­dran­ghe­ta per le sue inda­gi­ni ‘trop­po con­cen­tra­te’ sul­le atti­vi­tà ille­ga­li svi­lup­pa­te­si in Piemonte.

Una nar­ra­zio­ne di chi que­sti fat­ti li ha dav­ve­ro vis­su­ti, come i testi­mo­ni di giu­sti­zia con le sto­rie di Pie­ra Aiel­lo e Rita Atria, come la vicen­da dell’ assas­si­nio mafio­so di Giu­sep­pe Fava.
Un per­cor­so che attra­ver­sa le tan­te fac­ce del­la mala­vi­ta, anche con l’aiuto di chi quo­ti­dia­na­men­te la com­bat­te come il magi­stra­to Anto­nio Ingro­ia o le asso­cia­zio­ni di ‘comu­ni cit­ta­di­ni’, come Legam­bien­te, che por­tan­do avan­ti il pro­prio lavo­ro si sono scon­tra­ti con un’illegalità sem­pre più dila­gan­te e han­no deci­so di rispon­de­re atti­van­do la rea­zio­ne di del­la socie­tà civile.

Un per­cor­so lega­to da un uni­co filo con­dut­to­re per man­te­ne­re viva la memo­ria, cer­to, ma anche per infor­ma­re con dati e nomi, per dare voce a chi quo­ti­dia­na­men­te com­bat­te una bat­ta­glia che trop­po spes­so sem­bra per­sa in par­ten­za, per non cade­re nel­la ‘nor­ma­liz­za­zio­ne’, per risve­glia­re le coscien­ze di una socie­tà civi­le che non può per­met­ter­si di igno­ra­re quan­to acca­de, per­ché se ne par­li sem­pre, non si dimen­ti­chi e non si vol­ti mai la fac­cia dall’altra parte.

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