Un cestino pieno di perché

Ci si potreb­be chie­de­re “quan­do fini­ran­no le idee?” oppu­re “dove fini­ran­no le idee?”.  Otti­mi­sti nei con­fron­ti del­la pri­ma doman­da, rima­nia­mo delu­si nel costa­re che alla secon­da esi­ste in alcu­ni casi già una rispo­sta: nel cesti­no. Dopo il caso di dell’Università di Bari, del­la Sta­ta­le di Mila­no, anche in Bicoc­ca si sen­te il biso­gno di fare spa­zio. Al ter­zo pia­no dell’edificio U6 dell’Ateneo mila­ne­se alcu­ni uni­ver­si­ta­ri han­no ritro­va­to un cen­ti­na­io di tesi di lau­rea del­la Facol­tà di Eco­no­mia get­ta­te nell’immondizia. Non un cesti­no qua­lun­que, ben­sì quel­lo del­la car­ta. E così, lavo­ri con rile­ga­tu­re costo­se non fini­sco­no nel dimen­ti­ca­to­io ma nel­la rac­col­ta dif­fe­ren­zia­ta. Alme­no quel­la è sta­ta rispet­ta­ta. Ma sia­mo sicu­ri che la simil­pel­le, il vel­lu­to, la pla­sti­fi­ca­ta sia­no tut­te riciclabili?

Il pro­ble­ma non è il fat­to che sia­no sta­te ritro­va­te, o che fos­se­ro sta­te but­ta­te via. Il pro­ble­ma è: per­ché far­le? Media­men­te una tesi rile­ga­ta costa dai 13 ai 30 euro. Una ver­sio­ne in pdf è gra­tis. Sen­za entra­re nei mean­dri del ragio­na­men­to se il costo del­la pro­du­zio­ne equi­val­ga al valo­re del pro­dot­to fina­le, chie­dia­mo­ci solo e sem­pli­ce­men­te: “Per­ché richie­de­re una copia car­ta­cea?” Rela­to­ri, cor­re­la­to­ri e col­la­bo­ra­to­ri la esi­go­no la mag­gior par­te del­le vol­te. L’uso che con­se­gue a que­sto frut­to di ore di lavo­ro, di mesi di stu­dio e di ela­bo­ra­zio­ne divie­ne mul­ti­plo: por­ta bevan­de, ven­ti­la­to­re manua­le, appog­gio di pc o sta­bi­liz­za­to­re di un tavo­lo. Basta entra­re in qual­sia­si stu­dio di un pro­fes­so­re per accor­ger­si del­la mul­ti­fun­zio­na­li­tà del­la tesi uni­ver­si­ta­ria. Inol­tre, occu­pa­no spa­zio. Spa­zio inu­ti­le. E a vol­te ancor peg­gio, in quan­to il lavo­ro svol­to dal­lo stu­den­te non vie­ne nem­me­no esa­mi­na­to ma sem­pli­ce­men­te sot­to­scrit­to come “Rela­to­re” o “Cor­re­la­to­re”. Dun­que in quest’ultimo caso è faci­le capi­re per­ché levar­se­le di tor­no: è la pro­va viven­te del pro­prio lavo­ro man­ca­to. Ma que­sti sono solo dei pro­ble­mi di coscien­za di quel pro­fes­so­re (sia­mo sicu­ri che sia­no solo suoi?).

Tor­nia­mo al costo. Dai 13 ai 30 euro. Con que­sti sol­di uno stu­den­te media­men­te cam­pa tre o quat­tro gior­ni, e for­se una set­ti­ma­na tra il cibo e le bevan­de. Sol­di che si è gua­da­gna­to lavo­ran­do per quat­tro euro all’ora in un call cen­ter o per sei euro all’ora facen­do il came­rie­re in un bar. Quan­do va anche peg­gio, sono inve­ce sol­di che arri­va­no dai geni­to­ri. Da qua­lun­que pun­to di vista la si vuo­le guar­da­re, sono ore di lavo­ro but­ta­te nel cestino.

Tut­ta­via potreb­be­ro esser­ci mol­te solu­zio­ni per risol­ve­re que­sto inghip­po. Una di que­ste potreb­be esse­re quel­la di ricon­se­gna­re la tesi allo stu­den­te, il qua­le poi ne farà, a giu­sto tito­lo, quel­lo che ne vor­rà. Un’altra è quel­la di dona­re le tesi “in esu­be­ro” a qual­che biblio­te­ca uni­ver­si­ta­ria o comu­na­le. Pur­trop­po que­sto non si può fare, poi­ché la tesi è per il 50% dell’università in cui è sta­ta pro­dot­ta, pro­prio come un bre­vet­to e il suo inven­to­re; ma allo­ra per­ché but­ta­re via qual­co­sa che potreb­be tor­na­re uti­le un doma­ni, ad esem­pio ven­den­do quell’idea o met­ten­do­la in pra­ti­ca? Un’altra anco­ra è quel­la di smet­te­re di usa­re la car­ta e uti­liz­za­re qual­che mega­by­te del pro­prio pc.

Se poi, come pro­va­to scien­ti­fi­ca­men­te, la let­tu­ra sul­la car­ta è miglio­re ed èpiù frui­bi­le, allo­ra che le tesi ven­ga­no pure stam­pa­te nell’ufficio del docen­te, sen­za dan­neg­gia­re eco­no­mi­ca­men­te nes­su­no. Qua­lo­ra poi si avrà biso­gno di spa­zio anche sul pc, clic­can­do con il tasto destro del mou­se si potran­no cesti­na­re defi­ni­ti­va­men­te. Alme­no lì nes­su­no potrà esse­re col­to sul fatto.

 

Denis Tri­vel­la­to

 

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