“L’anelito dell’uomo verso il mondo superiore”

“La poe­sia è sem­pre più di attua­li­tà per­ché rap­pre­sen­ta il mas­si­mo del­la spe­ran­za, dell’anelito dell’uomo ver­so il mon­do superiore”.

Zan­zot­to, Avve­ni­re 15 Feb­bra­io 2011

Dopo Mario Luzi, Alda Meri­ni e Edoar­do San­giu­ne­ti la poe­sia ita­lia­na oggi pian­ge Andrea Zan­zot­to, l’ennesima voce del Nove­cen­to che ci lascia. Poe­ta e par­ti­gia­no (rifiu­tò la coscri­zio­ne fasci­sta impo­sta nel­la Repub­bli­ca di Salò per lot­ta­re tra le fila di Giu­sti­zia e Liber­tà) ave­va com­piu­to da poco, nel suo Vene­to, i novant’anni.

Sin dall’esordio al Pre­mio San Babi­la (1950), enco­mio che van­ta­va in giu­ria Unga­ret­ti, Qua­si­mo­do e Sere­ni, Zan­zot­to fu subi­to rico­no­sciu­to come il poe­ta più pro­met­ten­te del­la sua gene­ra­zio­ne e diven­ne, negli anni seguen­ti, uno dei fari del­la nuo­va gene­ra­zio­ne poetica.

Vul­ca­no vuo­le ricor­da­re il poe­ta che cer­ca­va di descri­ve­re cos’è la vita usan­do un nuo­vo lin­guag­gio che andas­se oltre le paro­le, poi­ché inca­pa­ci di ren­de­re a pie­no que­sta espe­rien­za, e il par­ti­gia­no che sosten­ne fino all’ultimo l’unità d’Italia.

La Reda­zio­ne

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