Editoriale n.58

Le com­pa­gnie di volo low cost han­no distrut­to il roman­ti­ci­smo del viag­gio. Pen­sa­te alla musi­ca col­ta ita­lia­na: Iva­no Fos­sa­ti ha scrit­to “I tre­ni a vapo­re” per par­lar­ci di quan­to pos­sa esse­re dif­fi­ci­le un inver­no tra­scor­so da soli, con l’arguta meta­fo­ra del sus­se­guir­si di remo­te sta­zio­ni fer­ro­via­rie attra­ver­so un fine­stri­no sol­ca­to da lacri­me di piog­gia. Con gli aero­por­ti non sareb­be sta­ta la stes­sa cosa. Già, gli aero­por­ti, veri non-luo­ghi del­la socie­tà con­tem­po­ra­nea (è Mal­pen­sa il non-luo­go, non cer­to Quar­to Oggia­ro dove alme­no la gen­te vive anco­ra) nei qua­li man­drie di turi­sti sel­vag­gi e ano­ni­mi viag­gia­to­ri d’affari si accal­ca­no die­tro ai metal dec­tor per sali­re a bor­do di mac­chi­ne infer­na­li sicu­ris­si­me, come le con­for­tan­ti sta­ti­sti­che ci ricor­da­no ogni san­ta vol­ta che dob­bia­mo vola­re, con soli ottan­ta­mi­la mor­ti alle spal­le del­la dell’aviazione civi­le. Le com­pa­gnie low cost han­no un pre­gio, oltre al prez­zo: azze­ra­no le dif­fe­ren­ze socia­li con una clas­se uni­ca sen­za nume­ra­zio­ne dei posti. Ma il prez­zo da paga­re è una nuo­va con­ce­zio­ne del viag­gio, ora inte­so come “spo­sta­men­to” da A a B e non più come momen­to inte­res­san­te del­la vita. Il tut­to alla modi­ca cifra di 18 euro assi­cu­ra­zio­ne esclu­sa e sen­za alcu­na noio­sa impli­ca­zio­ne sen­ti­men­ta­le. Ser­vi­reb­be­ro degli Heming­way usa e get­ta duran­te il tragitto.

Ange­lo Turco

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