Le voci sulla morte della musica sono oltremodo esagerate.

JEFFE Pho­to­gra­phy

Le voci sul­la mor­te del­la musi­ca sono oltre­mo­do esagerate.

È uno dei cli­ché del new­sma­king inter­na­zio­na­le. La musi­ca è morta.
Non lo sape­va­te? Nes­su­no pub­bli­ca più dischi che suo­ni­no bene, nes­su­no com­pra più dischi, tut­ti pira­ta­no, nes­su­no va ai concerti.
Chiun­que viva nel mon­do rea­le sa che non è così.
È tra­di­zio­ne con­fon­de­re il cam­bia­men­to per mor­te, così come è tra­di­zio­ne bol­la­re qual­sia­si busi­ness, qual­sia­si pro­dot­to, come un fal­li­men­to, come in crisi.
Le cri­si, i fal­li­men­ti e le mor­ti fan­no tito­li più di suc­ces­so. Era così per i gior­na­li, è così (anco­ra di più) per i siti inter­net. La Cri­si, con la c maiu­sco­la, c’è, ed è ter­ri­bi­le, ma non ha nul­la a che fare con l’industria musicale.

La musi­ca non è mor­ta. Pos­so con­ta­re sen­za fati­ca alme­no ven­ti dischi dav­ve­ro diver­ten­ti usci­ti negli ulti­mi die­ci mesi. Non li ricor­de­re­mo tut­ti tra die­ci anni, e gli anni due­mi­la non han­no anco­ra tro­va­to il loro Dylan, ma non è que­sto il punto.
Al con­tra­rio, sem­bra che la musi­ca stia viven­do una vera nuo­va pri­ma­ve­ra, con ormai quat­tro o cin­que anni con­se­cu­ti­vi di usci­te dav­ve­ro bril­lan­ti, tra gran­di ritor­ni ed esor­di pie­ni di promesse.
L’in­du­stria non è in cri­si. Sta suben­do un’atomizzazione, con una cre­scen­te impor­tan­za dei sin­go­li e dei bra­ni smem­bra­ti all’in­ter­no di un album.
Biso­gna chia­ma­re le cose col pro­prio nome: que­sto è cam­bia­men­to, non è mor­te. Le case disco­gra­fi­che avran­no biso­gno di sot­to­por­si a ope­ra­zio­ni di lif­ting pesan­ti per con­ti­nua­re a vive­re nel nuo­vo con­te­sto, ma anco­ra, non è que­sto il pun­to. I clien­ti, l’au­dien­ce, non sono mai sta­ti così con­ten­ti di com­pra­re, e non è mai sta­to così sem­pli­ce, comprare.

È vero: c’è un note­vo­le ridi­men­sio­na­men­to del­le ven­di­te, sce­se del 45% dal 1973. È inne­ga­bi­le che il feno­me­no dei boo­tleg non sia mai sta­to dif­fu­so come è oggi.
Ed è pro­prio la pira­te­ria la cau­sa del­la cri­si, dico­no. Un’ampia e inar­re­sta­bi­le dif­fu­sio­ne di copie boo­tleg di TUTTO che si è sosti­tui­ta ai cana­li leciti.
La spie­ga­zio­ne del­le case disco­gra­fi­che è così sem­pli­ce da esse­re offen­si­va: l’uo­mo è natu­ral­men­te ladro e mai come oggi è sta­to faci­le rubare.
C’è una spie­ga­zio­ne mol­to più ragio­ne­vo­le, che le case disco­gra­fi­che non rie­sco­no ad ammettere.
L’e­tà digi­ta­le nel­la musi­ca ini­zia con la nasci­ta e l’esplosione del Com­pact Disc. È quin­di leci­to dire che sia sta­ta la più flo­ri­da per l’in­du­stria: in pro­spet­ti­va, le ven­di­te dei CD anni­chi­li­sco­no tut­ti i for­ma­ti pre­ce­den­ti, più alte del 13% dal­la meda­glia d’ar­gen­to, il vinile.
Il pas­so fal­so è sta­to com­piu­to a cau­sa del­la ceci­tà dal­l’ul­te­rio­re pas­sag­gio al digi­ta­le del­la distri­bu­zio­ne. Con la dif­fu­sio­ne rapi­da di com­pu­ter abba­stan­za poten­ti da poter copia­re i con­te­nu­ti dei CD, di hard disk abba­stan­za capien­ti da poter ospi­ta­re miglia­ia di can­zo­ni, di con­nes­sio­ni inter­net abba­stan­za rapi­de da per­met­te­re il down­load di trac­ce com­pres­se, nasce­va la distri­bu­zio­ne digi­ta­le del­la musi­ca. Era il 1999. Per la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria del­l’in­du­stria, un for­ma­to e un model­lo di distri­bu­zio­ne nasce­va­no pri­ma di esse­re rico­no­sciu­ti dal­le case disco­gra­fi­che. Ci vol­le­ro altri 4 anni per­ché fos­se POSSIBILE sca­ri­ca­re musi­ca legal­men­te, a paga­men­to, e il model­lo di acqui­sto di musi­ca digi­ta­le à la car­te è anco­ra lun­gi dal­l’es­se­re popolare.
Quin­di: non è la sem­pli­ci­tà del­la distri­bu­zio­ne digi­ta­le che favo­ri­sce la pira­te­ria, è la pira­te­ria che ha crea­to la distri­bu­zio­ne digitale.
Sono i cana­li leci­ti che stan­no cer­can­do di sosti­tui­re quel­li ille­ci­ti. I nego­zi musi­ca­li digi­ta­li, iTu­nes in tut­to il mon­do e Ama­zon in Ame­ri­ca, non sono sta­ti pio­nie­ri del for­ma­to e del model­lo di distri­bu­zio­ne, sono sta­ti ripie­ghi, for­ni­ti da socie­tà ester­ne all’in­du­stria a impre­se dispe­ra­te, inca­pa­ci di com­pren­de­re cosa stes­se suc­ce­den­do al pro­prio dominio.

La situa­zio­ne miglio­re­rà dra­sti­ca­men­te quan­do la gene­ra­zio­ne di con­su­ma­to­ri di boo­tleg cre­sce­rà e avrà i mez­zi eco­no­mi­ci per poter com­pra­re, ma non il tem­po per tro­va­re fon­ti ille­ci­te per la pro­pria musica.
I gua­da­gni non tor­ne­ran­no mai ai livel­li dei CD (e sareb­be inte­res­san­te poter scor­po­ra­re le ven­di­te genui­ne dei CD dagli LP ricom­pra­ti per il sal­to di for­ma­to analogico-digitale).
Gli EP si faran­no sem­pre più comu­ni, como­da via di mez­zo tra il model­lo dell’LP e i prez­zi che il pub­bli­co è dispo­sto a pagare.
Ma se la situa­zio­ne miglio­re­rà dra­sti­ca­men­te, nel frat­tem­po le case disco­gra­fi­che potreb­be­ro esse­re già sta­te depre­ca­te, gra­zie alla dif­fu­sio­ne di stru­men­ti di distri­bu­zio­ne indi­pen­den­ti, come l’o­dier­no Ban­d­camp, e in misu­ra mino­re gra­zie al sem­pre più bre­ve iter neces­sa­rio per pub­bli­ca­re su iTu­nes Store.

La musi­ca gode di buo­na salu­te, i suoi ascol­ta­to­ri godo­no di buo­na salu­te. Il mer­ca­to, sep­pur ristret­to, garan­ti­sce visi­bi­li­tà sen­za pre­ce­den­ti agli arti­sti, sia affer­ma­ti che emer­gen­ti. Le eti­chet­te indi­pen­den­ti han­no per la pri­ma vol­ta nel­la Sto­ria a dispo­si­zio­ne gli stes­si stru­men­ti — tec­ni­ci e di mar­ke­ting — del­le major. Le major han­no una schie­ra infi­ni­ta di nuo­vi spa­zi da colo­niz­za­re attra­ver­so cui amplia­re i pro­pri pro­fit­ti, pri­mi tra tut­ti i video­gio­chi musi­ca­li, di colos­sa­le successo.

Le major, quan­do sen­ti­te che par­la­no di cri­si, par­la­no del pro­prio ter­ri­bi­le ter­ro­re del cam­bia­men­to. Ter­ro­re che è per­fi­no un po’ buf­fo in un’industria del­la creatività.

Ales­san­dro Massone

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Alessandro Massone
Desi­gner di gior­no, blog­ger di not­te, pod­ca­ster al crepuscolo.

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