E’ ancora possibile la scrittura?

foto di O_Bbiond

I ritor­nel­li, al pari di miti e leg­gen­de, pos­sie­do­no sem­pre un fon­do di veri­tà. Dun­que, quan­do sen­tia­mo ripe­te­re in manie­ra osses­si­va che la “car­ta è mor­ta” e per quan­to que­sta for­mu­la sia meno inquie­tan­te del più famo­so “Dio è mor­to”, per non par­la­re dell’indubbiamente più attua­le “Ghed­da­fi è mor­to”, dovrem­mo for­se inter­ro­gar­ci sul meri­to di que­sta asser­zio­ne, sen­za snob­bar­la come for­ma estre­ma di gril­li­ni­smo e sen­za accet­tar­la come un assio­ma mate­ma­ti­co. A que­sto si deve inol­tre aggiun­ge­re che, se anco­ra oggi è vali­do l’iper infla­zio­na­to moti­vet­to del defun­to Maclu­han “il mez­zo è il con­te­nu­to”, allo­ra oltre agli epi­taf­fi dedi­ca­ti al sup­por­to car­ta­ceo, andreb­be­ro aggiun­te una serie di ono­ran­ze fune­bri per mada­me Scrit­tu­ra. Nul­la di nuo­vo sot­to il cie­lo, si dirà, tan­to che il ven­te­si­mo seco­lo per cer­ti ver­si è sta­to il perio­do in cui l’umanità (o quan­to­me­no l’occidente) ha impa­ra­to a doman­da­re del­le pro­prie stes­se pra­ti­che, con meta inter­ro­ga­ti­vi sul gene­re “è anco­ra pos­si­bi­le la poe­sia? E’ anco­ra pos­si­bi­le la filo­so­fia?”, fino a con­dur­re alcu­ni fra i più illu­stri intel­let­tua­li con­tem­po­ra­nei ad inter­ro­gar­si sul desti­no del pen­sie­ro stes­so e sui cir­co­li più o meno Hei­deg­ge­ria­ni del “pen­sa­re ciò che pen­sa­re non si può”.La tec­ni­ca e l’efficienza, ci dico­no, sono le nuo­ve matro­ne del sape­re, tant’è che al posto di logos e cala­ma­io, i qua­li han­no avu­to per mil­len­ni dirit­to di scor­ri­ban­da sul­le nostre ter­re, sug­ge­stio­nan­do amo­ri e sui­ci­di, avre­mo micro­chip ed i‑pad tasca­bi­li, per la gio­ia del­la fore­sta plu­via­le e per l’ira dei mol­to dif­fu­si “rea­zio­na­ri di sini­stra”: il Brad­bu­ry post indu­stria­le ci aspet­ta al varco.Il solo det­ta­glio che non stia­mo tenen­do in con­si­de­ra­zio­ne è que­sto: la pra­ti­ca del­la scrit­tu­ra è per­fet­ta­men­te assi­mi­la­bi­le al con­cet­to di tec­ni­ca, anzi ne è addi­rit­tu­ra un suo sur­ro­ga­to; essa nasce pro­prio per por­re fine alla tem­po­ra­li­tà limi­ta­ta dell’oralità e dun­que, pro­prio in nome dell’aprioristico prin­ci­pio che gover­na la socie­tà del­la tec­ni­ca ovve­ro l’efficienza. Sareb­be quin­di cor­ret­to soste­ne­re che nel seno del­le pro­prie con­trad­di­zio­ni intrin­se­che, la scrit­tu­ra come pra­ti­ca peri­rà, si auto supe­re­rà, si dis­sol­ve­rà nell’etere di un cosmo tut­to onde elet­tro­ma­gne­ti­che e distur­bi cere­bra­li, per esse­re sosti­tui­ta, nel­le sue fun­zio­ni, da pras­si più con­so­ne all’accidia con­tem­po­ra­nea, in sti­le flop­py disc inse­ri­to fra sca­po­la e ver­te­bre e “cono­sco il Kung fu”.Quando que­sto avver­rà, i libri o i testi che dir si voglia a secon­da che voi sia­te del­le per­so­ne comu­ni o del­le per­so­ne comu­ni di pro­fes­sio­ne filo­lo­gi, non scom­pa­ri­ran­no ovvia­men­te come mate­ria, ma saran­no sem­pli­ce­men­te con­si­de­ra­ti alla stre­gua del­le orna­men­ta­li broc­che meso­po­ta­mi­che che popo­la­no le mostre ed i musei del­le arti e dei costu­mi, indub­bia­men­te pia­ce­vo­li alla vista, sep­pur nes­su­no si sogne­reb­be di uti­liz­zar­le per offri­re un drink a paren­ti e amici.Libri come manu­fat­ti, nul­la ci sem­bra indi­ca­re il con­tra­rio, basti pen­sa­re al gra­de­vo­le excur­sus sto­ria­gra­fi­co ad ope­ra di Ford Madox Ford, quan­do da diret­to­re del­la Tran­sa­tlan­tic review scri­ve­va: …che oggi, se si vuo­le leg­ge­re l’opera di Ari­sto­te­le in ori­gi­na­le, quel­lo che si leg­ge­rà, che ci piac­cia o meno, è il testo tede­sco di una resa rina­sci­men­ta­le gre­ca di un testo lati­no, che a sua vol­ta è una tra­du­zio­ne dall’arabo. E il testo ara­bo sarà una tra­du­zio­ne di una copia gre­co– ales­san­dri­na degli scrit­ti di Ari­sto­te­le, il tut­to mes­so insie­me in una serie di testi ela­bo­ra­ta da un ebreo dot­to del dician­no­ve­si­mo seco­lo e pub­bli­ca­ta da un altro. Non cono­sco nes­sun esem­pio più straor­di­na­rio di que­sto del­la tena­cia e del vigo­re del pen­sie­ro uma­no che sot­ten­de ogni rivo­lu­zio­ne, ogni tumul­to orga­niz­za­to dagli esse­ri uma­ni, a dispet­to del tem­po che pas­sa e divora…”Ma Madox Ford scri­ve­va, quan­do anco­ra i libri ave­va­no un valo­re per così dire “in sé”; veni­va­no bru­cia­ti o ado­ra­ti dai regi­mi di tut­to il mon­do pro­prio per­ché essi sono lo stru­men­to per mez­zo del qua­le il pen­sie­ro può “sot­ten­de­re ad ogni rivo­lu­zio­ne”; ma cosa fini­rà real­men­te il gior­no in cui essi per­de­ran­no il loro pote­re? Nel momen­to in cui, leg­gen­do­li, nul­la acca­drà poi real­men­te? Avre­mo per­so il dott. Perei­ra che una not­te bus­sò alla came­ra d’albergo del prof. Tabuc­chi e che un gio­no potreb­be acco­star­si al vostro di uscio. Per­de­re­mo i sui­ci­di alla Mar­tin Eden che “quan­do sen­tii allo­ra smi­se di sentire”.Niente più infi­ni­ta dia­tri­ba fra la Bea­tri­ce – don­na e la Bea­tri­ce – alle­go­ria, che a distan­za di seco­li scal­da anco­ra gli ani­mi, dopo qual­che bic­chie­re, di aspi­ran­ti let­te­ra­ti e let­te­ra­ti falliti.Sarà arduo imbat­ter­si in uno sbom­bal­la­to ame­ri­ca­no resi­den­te a Pari­gi deci­so a pub­bli­ca­re il libro che final­men­te “pol­ve­riz­ze­rà Prou­st” come nel­le fan­ta­sie dol­ci – ama­re dell’irriverente Hen­ry Miller.E il ses­so libe­ra­to­rio di Win­ston Smith con Julia ci ricor­da­va che “biso­gna difen­de­re tut­to ciò che ovvio, scioc­co e vero”, men­tre lo “scia­gu­ra­to” del­le lan­ghe ci inse­gna­va che la mor­te può arri­va­re con i tuoi occhi.Il sar­do­ni­co sar­ca­smo “pre­ci­pua­men­te ame­ri­ca­no” di Mark Twain o quel­lo un po’ più “very bri­tish” di Law­ren­ce non col­pi­rà più nes­su­no, e maga­ri ci fos­se a Ome­ro a ricor­dar­ci che nes­su­no è pur sem­pre qualcuno.Verremo abban­do­na­ti dall’idiota del­la fami­glia, dimen­ti­ca­ti dal Funes di bor­ge­sia­na memo­ria e chi avrà più tem­po per acco­ma­dar­si in pol­tro­na a leg­ge­re l’ultimo roman­zo di Ita­lo Calvino.Personalmente non potrò più invi­dia­re Eco per la sua dispen­sa let­te­ra­ria di qua­ran­ta­mi­la libri o fin­ge­re di aver let­to Tojl­stoy met­ten­do in luce quel­la gran­dez­za rea­li­sta con­trap­po­sta a quel­la zola­nia­na, il tut­to media­to dal­le cri­ti­che del Lukàcs.Idolatrare Man­zo­ni e Mac­chia­vel­li non sarà più lo sport del­la ter­za età e ingiu­riar­li non sarà più quel­lo gio­va­ni­le; non sus­si­ste­ran­no più dif­fe­ren­ze fra le opi­nio­ni di un clo­wn e fra le con­fes­sio­ni di un oppiomane.

foto di Tuttoslide

I non – uomi­ni e i non – vivi ci han­no per­mes­so di com­pren­de­re chi fos­se­ro gli uomi­ni vivi, per non par­la­re del fat­to che i bian­chi non saran­no più sog­get­ti al gio­go del pro­prio far­del­lo, e final­men­te i neri vivran­no a sud di nes­sun nord, il tut­to men­tre Sar­tre si riap­pa­ci­fi­che­rà con i “tep­pi­stel­li algerini”.Quando non sarà più pos­si­bi­le la scrit­tu­ra come l’abbiamo cono­sciu­ta fino ad oggi, allo­ra non saran­no pos­si­bi­li i dub­bi amle­ti­ci, come anche le car­te­sia­ne cer­tez­ze. Vor­rei sape­re se a que­sto pun­to del­la sto­ria cam­bie­re­mo tut­to per non cam­bia­re nul­la e se l’esperienza sarà sol­tan­to metà dell’esperienza.Chissà se ubria­car­si a Pari­gi sen­za aver sfo­glia­to le pri­me pagi­ne di Fie­sta susci­te­rà anco­ra quel fasci­no miste­rio­so ed inde­ci­fra­bi­le e chis­sà se l’Africa comin­ce­rà ad esi­ste­re e se Kapu­scin­sky potrà final­men­te raccontarla.John Fan­te, l’abbruzzese del Colo­ra­do, si sen­ti­rà sol­le­va­to dal fat­to che nes­sun para­go­ne fra il suo Ban­di­ni e Faul­k­ner sarà più leci­to ed è cer­to che nes­sun Ben­ji pio­vu­to dal cie­lo avrà la pos­si­bi­li­tà di acce­le­ra­re il tem­po a suo piacimento.Sarà ama­ro sve­gliar­si sen­za aver assun­to sem­bian­ze sca­raf­fag­ge­sche e già m’immagino lo stu­po­re dei cre­den­ti nel­lo sco­pri­re che anche Gesù non potrà più ottem­pe­ra­re al pro­prio ruo­lo di salvatore.Abbiamo discus­so con Leib­niz e Vol­tai­re sul “miglior mon­do pos­si­bi­le”, e tut­to ad un trat­to avre­mo l’unico mon­do pos­si­bi­le, ove non vi sarà spa­zio per boschi nar­ra­ti­vi, ter­re di mez­zo e cit­tà invisibili.Mulini a ven­to, moschet­tie­ri, viscon­ti, vice­rè e prin­ci­pi, gril­li par­lan­ti, bale­ne e coni­gli bian­chi, lil­li­pu­zia­ni o ciclo­pi, giri del mon­do e mon­di nuo­vi, para­di­si o tem­pi per­du­ti, le don­ne, i cava­lie­ri, l’arme, gli amo­ri, le cor­te­sie le auda­ci impre­se; non can­to più.Di ros­si e di neri, di qua­si blu, di delit­ti e di casti­ghi, di guer­re e di paci, di mae­stri e mar­ghe­ri­te, di loli­te, di put­ta­ne e di ange­li; nem­me­no l’ombra.Ultime let­te­re e let­te­re a un bam­bi­no, ope­ret­te mora­li e nichi­li­sti­che asser­zio­ni, tem­pli pro­fa­ni e divin com­me­die, tor­ri d’avorio e biblio­te­che ales­san­dri­ne, stan­ze dei bot­to­ni e palaz­zi del­lo scià, basti­glie, l’isola che non c’è, colos­sei e pae­si del­le mera­vi­glie; odis­see elle­ni­che ed odis­see spa­zia­li, seco­li inte­ri di soli­tu­di­ne rac­chiu­si all’interno di libri dell’inquietudine com­po­sti da alter ego fasul­li e super ego schiz­zo­fre­ni­ci. Auto­ri­trat­ti a settant’anni, dolo­ri di gio­va­ni arti­sti e ritrat­ti di signo­re, foto di grup­po e ger­ma­ni­ci musi­can­ti; veti­gi­ni da lista e poe­ti­che a poste­rio­ri, cosa è let­te­ra­tu­ra e cosa è “cer­biat­to”, geo­gra­fie del roman­zo e ven­tri di bale­na. Nien­te più tavo­le roton­de o tavo­le del­le leg­gi insom­ma nien­te più que­sta gran­de umanità.E men­tre incom­be que­sta que­sta apo­ca­lis­se tut­ta per­so­na­le, sor­ri­do nel ren­der­mi con­to che strin­go for­te una pen­na fra le dita.

Fran­ce­sco Floris

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Francesco Floris
Blog­gerLin­kie­sta
Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

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