L’ultima portata?

È ora­mai un paio di mesi che tra i cor­ri­doi e i tavo­li del­la Men­sa di Via Festa del Per­do­no cor­ro­no diver­se voci. Stu­den­ti e lavo­ra­to­ri, insie­me, si sono già mobi­li­ta­ti per infor­ma­re il “pas­san­te” di tur­no su cosa stia acca­den­do…. Volan­ti­ni, riu­nio­ni, due chiac­che­re con gli addet­ti e si vie­ne a sco­pri­re che la sto­ri­ca men­sa del polo di FdP (e quel­la del Polo L.I.T.A.) sta per chiu­de­re i bat­ten­ti, spe­gne­re i for­nel­li e insca­to­la­re le pentole.
Solo tem­po­ra­nea­men­te? Que­sto anco­ra non si sa, ma quel­lo che è cer­to è che 16 lavo­ra­to­ri (cin­que part time, undi­ci full time) ver­ran­no pro­ba­bil­men­te lascia­ti a casa. Se entro il 31 mag­gio 2012 nes­su­na azien­da rile­ve­rà l’attività risto­ra­tri­ce, gli stu­den­ti e gli altri usu­frui­to­ri del ser­vi­zio men­sa (cir­ca 1500 in tota­le al dì) avran­no una scel­ta in meno su dove anda­re a man­gia­re, pren­de­re un caf­fè e seder­si ad un tavo­lo per due sem­pli­ci chiac­che­re. Dovre­mo fare a meno del­la miti­ca Enza e dei suoi caf­fè sor­ri­den­ti, degli sguar­di del baf­fo e del­le bat­tu­te del­la Vale, del­la com­pa­gnia del Pesce Gat­to Ugo del­lo sta­gno men­tre si masti­ca un pani­no o una brio­che. Non solo, se ora i prez­zi del­la men­sa sono cal­mie­ra­ti da par­te di una tas­sa che già paga lo stu­den­te (Con­tri­bu­to Regio­na­le per il Dirit­to allo Stu­dio) e che con­ti­nue­rà a paga­re, d’ora in avan­ti biso­gne­rà affi­dar­si a pun­ti di risto­ro alter­na­ti­vi, dove i prez­zi ven­go­no det­ta­ti dal mer­ca­to… e dal­la fame. Dopo la Libre­ria (Cuem), anche la Men­sa rimar­rà un luo­go vuo­to. Luo­ghi che han­no ser­vi­to deci­ne di gene­ra­zio­ni di stu­den­ti e un paio (for­se?) di gene­ra­zio­ni di impiegati/professori del­la Sta­ta­le. Di que­sto pas­so, col taglio agli spre­chi che si tra­du­co­no in ita­lia­ne­se in taglio ai ser­vi­zi, dovrem­mo por­tar­ci anche la car­ta igie­ni­ca da casa.
Ma, riper­cor­ria­mo bre­ve­men­te i dati per car­pi­re cosa sia suc­ces­so e per­ché. Cir­ca un anno fa, in con­co­mi­tan­za del fal­li­men­to del­la N.F.C (ex Aspam), azien­da del­la risto­ra­zio­ne a cui era affi­da­ta la gestio­ne del­la men­sa di FdP, ven­ne pro­mul­ga­to un ban­do su chia­ma­ta a cui nes­su­no ade­rì (cioè alle azien­de scel­te “su misu­ra” con requi­si­ti incon­tro­ver­ti­bi­li vie­ne invia­ta la richie­sta di par­te­ci­pa­zio­ne pri­vi­le­gia­ta al ban­do di ester­na­liz­za­zio­ne). I diri­gen­ti del CIDIS (Con­sor­zio Pub­bli­co Inte­ru­ni­ver­si­ta­rio per la gestio­ne degli Inter­ven­ti per il Dirit­to allo Stu­dio Uni­ver­si­ta­rio), gesto­re dei ser­vi­zi per gli stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri di Mila­no, pro­po­se­ro l’attività alla Sode­xo, lea­der nel cam­po del­la risto­ra­zio­ne (di mas­sa), la qua­le accet­tò fir­man­do un con­trat­to annua­le. Dun­que, già nel 2011 i lavo­ra­to­ri vide­ro da vici­no il rischio di per­de­re il lavo­ro, ma si sal­va­ro­no. Quest’anno all’apertura del nuo­vo ban­do di asse­gna­zio­ne, sem­pre su chia­ma­ta diret­ta, nes­su­na del­le azien­de invi­ta­te fece un offer­ta, nem­me­no di quel­le da scar­ta­re. DS, Viven­da, RG Olea­ri, SMA Risto­ra­zio­ni, Sode­xo, ecc., lascia­ro­no “car­ta bian­ca”… ma in sen­so let­te­ra­le! La Sode­xo addi­rit­tu­ra riti­rò la pro­pria can­di­da­tu­ra. Ora, il pro­ble­ma è per­ché? Un luo­go di risto­ra­zio­ne con un par­co clien­ti medio di 1500 ser­vi­zi usu­frui­ti, in una posi­zio­ne stra­te­gi­ca (all’interno del­le mura), con 16 lavo­ra­to­ri di cui più del­la metà con espe­rien­za ven­ten­na­le in loco, cosa ren­de così sfa­vo­re­vo­le rile­va­re l’attività? Indi­scre­zio­ni e voci di cor­ri­do­io (il ban­do è offli­ne, alla fac­cia del­la tra­spa­ren­za) sosten­go­no che all’interno del nuo­vo ban­do intra-cri­si (cir­ca dal 2008) sia­no sta­te aggiun­te le voci del­le spe­se dei ser­vi­zi (Luce, Gas, Acqua, Ristrut­tu­ra­zio­ne dei Loca­li, …) a one­re dell’azienda appal­ta­tri­ce. Se dopo cir­ca die­ci anni tra Aspam e N.F.C., quest’ultima fal­li­ta sen­za paga­re ai lavo­ra­to­ri la liqui­da­zio­ne, la Sode­xo dopo un solo anno di atti­vi­tà riti­ra la pro­pria can­di­da­tu­ra su chia­ma­ta, allo­ra que­ste spe­se sono dav­ve­ro così eso­se da por­ta­re in per­di­ta l’investimento eco­no­mi­co. O for­se no. Di quan­to si sta par­lan­do? Se non con­si­de­ria­mo le spe­se di ristrut­tu­ra­zio­ne dei loca­li (le qua­li dove­va­no esse­re spar­ti­te nel cor­so degli anni dal­le varie ammi­ni­stra­zio­ni dell’attività) ma con­si­de­ran­do solo le spe­se del­le uten­ze (Luce, Gas, Acqua) allo­ra la cifra si dovreb­be aggi­ra­re intor­no ai 90.000 €. D’altra par­te non par­te­ci­pa­re al ban­do diret­to con­sen­te di poter trat­ta­re al ribas­so, con un accor­do che dimez­zi le spe­se a cari­co dell’azienda. Dal momen­to che il ser­vi­zio in qual­che modo deve esse­re (per Leg­ge) garan­ti­to, il CIDIS sareb­be costret­to a sbor­sa­re una par­te di dena­ro per le spe­se di ser­vi­zio. In tut­to que­sto, sedi­ci per­so­ne, con uno sti­pen­dio medio di 1200 euro, con un’età media di 50 anni, vivo­no il cal­va­rio del doma­ni, sen­za se, sen­za ma e for­se sen­za stipendio.

Al di là dei possibili complotti capitalistici, quello che si sa con “certezza” è che la Sodexo non ha nessuna intenzione di continuare l’avventura in Festa del Perdono.

Difat­ti, una cir­co­la­re azien­da­le dichia­ra di “con­su­ma­re tut­ti i resti-tic­ket entro il 31 mag­gio del cor­ren­te anno… per chiu­su­ra”. Dal can­to suo, il CIDIS sem­bra si sia già espo­sto con le azien­de indi­can­do la sua par­te­ci­pa­zio­ne di tipo eco­no­mi­co nel­la ristrut­tu­ra­zio­ne dei loca­li. Que­sto tut­ta­via non ha impe­di­to che il ban­do sia anda­to deser­to. A fare da spo­la in atte­sa di noti­zie, i lavo­ra­to­ri spe­ra­no sol­tan­to che entro tre mesi dal­la data immi­nen­te di chiu­su­ra, qual­che azien­da rile­vi l’attività così da poter man­te­ne­re il posto di lavo­ro. Se sfor­tu­na­ta­men­te entro set­tem­bre ciò non acca­des­se, e suben­tras­se una nuo­va azien­da pri­ma dell’inizio dell’A.A. 2012/2013, allo­ra i nostri non avreb­be­ro più alcun dirit­to al rein­te­gro lavo­ra­ti­vo. Ciò sem­bra pro­prio quel­lo che ci si pro­spet­ta nell’avvenire assie­me ad una ester­na­liz­za­zio­ne del­le cuci­ne e una ridu­zio­ne del nume­ro del per­so­na­le. Un’ipotesi alter­na­ti­va è lega­ta ad una som­mos­sa stu­den­te­sca “popolare/proletaria” dove il soli­to grup­po di stu­den­ti (?) pren­da con la for­za la gestio­ne del­la men­sa, sal­van­do così il pasto ma non il lavo­ro e i lavo­ra­to­ri. Così un altro pez­zo sto­ri­co uni­ver­si­ta­rio mila­ne­se del ‘900, un altro gene­re di nar­ra­zio­ne che non si tro­va né sui libri e nem­me­no nei ces­si, quel­lo “spi­ri­to bari­sta” del­la Sta­ta­le andrà a mori­re sen­za nes­sun pas­sag­gio di testi­mo­ne e con tan­te voci affa­ma­te. Spe­ro solo di sbagliarmi.

Denis Tri­vel­la­to

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