Una lucida rappresentazione della contemporaneità

Le sale del­la Trien­na­le di Mila­no si apro­no anco­ra una vol­ta per acco­glie­re un assag­gio di con­tem­po­ra­nei­tà. Si potreb­be defi­ni­re la nuo­va mostra Tri­lo­gia dei Moder­ni (4–27 mag­gio), un’esposizione ful­mi­nea, un’apparizione, ma non per que­sto si pre­sen­ta meno cari­ca di signi­fi­ca­to e di emo­zio­ni. Il foto­gra­fo Gérard Ran­ci­nan non è nuo­vo del­lo spa­zio espo­si­ti­vo (nel 2006 pre­sen­ta­to la Tri­lo­gia del Sacro Sel­vag­gio), e per la secon­da vol­ta deci­de di affron­ta­re il pub­bli­co mila­ne­se con un per­cor­so vol­to a scan­da­glia­re l’umanità, fino al cuo­re del­la socie­tà moderna.

Que­sta mostra rac­chiu­de mol­ti anni di lavo­ro affron­ta­ti insie­me all’autrice Caro­li­ne Gau­driault, respon­sa­bi­le dei testi espli­ca­ti­vi che accom­pa­gna­no le ope­re e, dia­lo­gan­do con esse, ren­den­do anco­ra più vivo il loro mes­sag­gio. Un cam­mi­no a tap­pe che si apre a Pari­gi nel 2009 e si con­clu­de qui, con un’anteprima che mostra la tri­lo­gia nel­la sua inte­rez­za: Meta­mor­pho­ses, Hypo­the­ses e l’inedita Won­der­ful World.

Il per­cor­so rispet­ta le deter­mi­na­te sezio­ni, che pos­so­no esse­re anco­ra per­ce­pi­te come un nucleo di signi­fi­ca­to e di inda­gi­ne a sé stan­te, ma che entra­no in riso­nan­za tra l’oro man mano che si pas­sa­no le sale, in un’unitaria pano­ra­mi­ca sull’illusione dei “Moder­ni”.

Que­ste nuo­ve enti­tà par­to­ri­te dal seco­lo non han­no più le radi­ci anco­ra­te nel pas­sa­to, non han­no più un cre­do auten­ti­co né una cul­tu­ra pro­pria. La loro nuo­va fede è l’apparenza, la per­fe­zio­ne che scon­vol­ge la socie­tà e la pro­iet­ta ver­so l’ideale dell’eternità. Le foto­gra­fie, del­le misu­re dei gran­di qua­dri sto­ri­ci otto­cen­te­schi, rap­pre­sen­ta­no una visio­ne cri­stal­li­na e disin­can­ta­ta dell’oggi, incar­na­ta dal­la stes­sa lucen­tez­za del­la superficie.

Innal­za­ti sui podi del­la socie­tà in tra­sfor­ma­zio­ne non ci sono più divi­ni­tà, ma pil­lo­le, dro­ghe, cock­tail, brands che domi­na­no lo sce­na­rio, sosti­tuen­do le anti­che ico­ne e ren­den­do le figu­re bestia­li. Que­sto è il pri­mo atto del­la tra­ge­dia: Meta­mor­pho­ses. La ricer­ca sen­za fine di una nuo­va età dell’oro ha fat­to si che il con­trol­lo sfug­gis­se dal­le mani dell’uomo. Il tema con­dut­to­re è la rivi­si­ta­zio­ne dei gran­di clas­si­ci del­la sto­ria dell’arte per rac­con­ta­re il con­tem­po­ra­neo: da Geri­cault a Dela­croix, da Bosch a Leo­nar­do, da Vela­squez a Tho­mas Cou­tu­re. La deca­den­za domi­na incon­tra­sta­ta, l’umano è spa­ri­to e gli auto­ri pro­vo­ca­no il mon­do affin­ché si risvegli.

Hypo­the­ses è l’atto dei clo­ni: tut­to è ripro­du­zio­ne e tut­to è ripe­ti­zio­ne. Il mon­do è a por­ta­ta del car­rel­lo del­la spe­sa in un super­mer­ca­to dove tut­to ha un prez­zo ma poco ha vera­men­te valo­re. La demo­cra­tiz­za­zio­ne cul­tu­ra­le, l’industrializzazione glo­ba­liz­za­ta han­no impo­ve­ri­to la socie­tà del­le sue sfac­cet­ta­tu­re dimi­nuen­do la nostra ere­di­tà. Nel mon­do oni­ri­co Ran­ci­nan pro­iet­ta, in fra­gi­li bol­le, figu­re sospe­se, ico­ne e tra­di­zio­ni che han­no resi­sti­to nel tem­po e che han­no con­tri­bui­to a dare signi­fi­ca­to alla nostra sto­ria, ma che rischia­no di dis­sol­ver­si nel nulla.

Quan­do l’esodo dei vec­chi valo­ri sarà ter­mi­na­to e l’uomo sarà com­ple­ta­men­te libe­ro dal­le respon­sa­bi­li­tà e dagli impe­gni, final­men­te potrà vive­re nel suo Won­der­ful World. I nuo­vi padro­ni saran­no i Supe­re­roi (incar­na­zio­ne del­la liber­tà più tota­le), che popo­le­ran­no la ter­ra met­ten­do su fami­glia. In que­sto Pae­se del­le Mera­vi­glie la real­tà sarà pie­ga­ta ai desi­de­ri dell’uomo. Lo spet­ta­co­lo che ci vie­ne pro­po­sto è agghiac­cian­te: i nuo­vi apo­sto­li sono gli ido­li con­tem­po­ra­nei, Salo­mè por­ta sul piat­to d’argento la testa di Topo­li­no, le per­so­ne stes­se incar­na­no una nuo­va schi­zo­fre­nia, fin­ché anche l’uomo moder­no non diven­te­rà un pez­zo da museo.

Pao­la Gio­ia Valisi

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