Da rileggere per la prima volta
Il Sosia

L’om­bra: quel­la figu­ra che per stra­ni gio­chi di luce cam­mi­na davan­ti a noi, qua­si a indi­car­ci la via, e che, per gli stes­si gio­chi di luce, cam­bia dire­zio­ne, pas­san­do­ci di fian­co qua­si a dire “tor­na indie­tro, è la stra­da sbagliata”.Il dop­pio che cam­mi­na, così è chiamata,Doppelgänger. Comu­ne­men­te rife­ri­to al sosia, al “gemel­lo cat­ti­vo”, il Dop­pel­gän­ger, machia­vel­li­co e ingan­ne­vo­le, è lega­to al “Per­tur­ban­te” di Freud, un’im­ma­gi­ne, una per­so­na, un fat­to, una situa­zio­ne sen­ti­ta come ami­ca ma allo stes­so tem­po estra­nea, por­tan­do con­fu­sio­ne e ango­scia. Il Mr. Hyde che vive in ogni per­so­na, il lato oscu­ro immor­ta­la­to su una tela, l’om­bra di un ragaz­zi­no che non vuo­le cre­sce­re, un naso che vuo­le diven­ta­re re di Spa­gna, il rifles­so di cui Nar­ci­so si inna­mo­ra, il noi visto allo spec­chio, diver­so, giu­di­ce imparziale.

Il nar­ci­si­smo fa par­te del nostro esse­re, foto­gra­fa­re la nostra imma­gi­ne por­ta a crea­re un alter ego, qua­si a rical­ca­re un Dorian Gray su pel­li­co­la, pro­van­do un’in­na­ta gelo­sia nei con­fron­ti di quel­la par­te di noi che è riu­sci­ta a domi­na­re il tem­po. La vani­tà che sta die­tro l’au­to­ri­trat­to si tra­sfor­ma nel Dop­pel­gän­ger, obbli­gan­do il sog­get­to a veder­si come ogget­to, una pul­sio­ne ad inse­gui­re tut­ti i nostri “Io”.

Golja­d­kin, l’e­roe di Dostoe­v­skij, divi­de la sue per­so­na­li­tà in due enti­tà com­ple­ta­men­te dif­fe­ren­ti, la più for­te del­le qua­li ruba la vita del se-stes­so-senior met­ten­do­lo in ridi­co­lo e por­tan­do­lo alla pazzia.

Il Sosia, il roman­zo più cri­ti­ca­to di Dostoe­v­skij, di cui l’au­to­re anda­va fie­ro, è un anti­ci­po del­l’Uomo del sot­to­suo­lo, che nasce­rà ven­t’an­ni più tar­di. Il roman­zo ori­gi­na­le, scrit­to nel 1846, fu aspra­men­te cri­ti­ca­to poi­chè accu­sa­to di rical­ca­re le orme di Gògol. Già dal­le pri­me fra­si, infat­ti, si respi­ra un’at­mo­sfe­ra gogo­lia­na, qua­si a sem­bra­re un’i­mi­ta­zio­ne del Naso. Man­can­za di ori­gi­na­li­tà? Dostoe­v­skij cono­sce­va bene Gògol e le sue ope­re. Lo ha addi­rit­tu­ra omag­gia­to ripren­den­do l’ap­pel­la­ti­vo “il nostro eroe”, uti­liz­za­to inAni­me Mor­te. Cri­ti­ca­to soprat­tut­to per­chè non segue il cano­ne del­la scuo­la natu­ra­le, qui Dostoe­v­ski spe­ri­men­ta per la pri­ma vol­ta quel­lo che sarà poi il suo sti­le: l’os­ses­sio­ne mor­bo­sa dell’Altro.

La pecu­lia­ri­tà di que­sto Sosia è che a dif­fe­ren­za di uno sdop­pia­men­to qua­le Mister Hyde, dove avvie­ne un cam­bia­men­to radi­ca­le di per­so­na­li­tà, esso muta dina­mi­ca­men­te insie­me al pro­ta­go­ni­sta: la pri­ma vol­ta che si pre­sen­ta in uffi­cio, infat­ti, il dop­pio risul­ta anco­ra timi­do e umi­le, tan­t’è che sta­bi­li­sce una pro­mes­sa di lega­me fra­ter­no con il nostro eroe: noi con­tro loro. Il nostro eroe è for­te­men­te influen­za­to dal giu­di­zio altrui e crea così un dop­pio, un se stes­so più for­te, deter­mi­na­to, sen­za pau­re. Ciò che il dop­pio rie­sce a cam­bia­re in sè è ciò che il nostro eroe con­dan­na negli altri: l’in­gan­no. E così men­tre gior­no dopo gior­no diven­ta sem­pre più cini­co e sca­val­ca il nostro eroe, Golja­d­kin senior crol­la psi­co­lo­gi­ca­men­te  E’ dal­l’or­go­glio che deri­va la sua allu­ci­na­zio­ne: l’or­go­glio­so si cre­de padro­ne del suo sogno, ma nel­lo stes­so tem­po si divi­de in un indi­vi­duo che disprezza.

Golja­d­kin senior cre­de pos­si­bi­le la rin­con­ci­lia­zio­ne con il pro­prio dop­pio, medi­ta di fon­der­si con esso, di ritro­va­re l’u­ni­tà per­du­ta. Insom­ma: Golja­d­kin è l’uo­mo che per­de la sfi­da per la sua cre­sci­ta inte­rio­re, e si per­de negli abis­si crea­ti dal­la sua stes­sa men­te. Il pro­ble­ma del­l’uo­mo cit­ta­di­no contemporaneo.

Il sosia è una mera allu­ci­na­zio­ne di un paz­zo impie­ga­to o è esi­sti­to real­men­te? Tut­ti i per­so­nag­gi del rac­con­to rico­no­sco­no l’e­si­sten­za del Golja­d­kin junior, ma mol­ti dei capi­to­li ini­zia­no al momen­to del risve­glio, un’o­scil­la­zio­ne tra il son­no e la veglia, qua­si a lasciar inten­de­re che sia tut­to frut­to del­l’im­ma­gi­na­zio­ne di Golja­d­kin senior.

““Egre­gio signo­re,Jàkov Petrò­vic!

O lei e io, ma tut­t’e due insie­me non è pos­si­bi­le! Per­tan­to le dichia­ro che la sua sin­go­la­re, ridi­co­la e per giun­ta irrea­liz­za­bi­le pre­te­sa di pas­sa­re per mio gemel­lo e di spac­ciar­si per tale non con­dur­rà ad altro che al suo tota­le diso­no­re e alla sua com­ple­ta scon­fit­ta. Per­tan­to la pre­go, nel suo stes­so inte­res­se, di far­si da par­te e di cede­re il pas­so alle per­so­ne vera­men­te nobi­li e ani­ma­te da giu­sti sco­pi. In caso con­tra­rio l’av­ver­to che sono pron­to a ricor­re­re alle misu­re più estre­me. Depon­go la pen­na e atten­do… Comun­que riman­go a sua dispo­si­zio­ne… anche con la pistola.”

 

Fran­ce­sca Di Vaio

 

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