Seconde Generazioni
Il ruolo del sistema scolastico nell’educazione

Iro­ni­ca­men­te il nostro Pae­se, che per oltre un seco­lo è sta­to ter­ra di emi­gra­zio­ne, negli ulti­mi ven­t’an­ni ha dovu­to affron­ta­re un rapi­do cam­bia­men­to di ruo­li. L’i­ta­lia è ora chia­ma­ta a misu­rar­si con flus­si migra­to­ri pro­ve­nien­ti da varie par­ti del mon­do e deve pren­de­re atto del­la pre­sen­za sul­la sce­na pub­bli­ca del­le nuo­ve gene­ra­zio­ni frut­to del­l’im­mi­gra­zio­ne. La pre­sen­za dei discen­den­ti dei migran­ti nel­le scuo­le è ormai diven­ta­ta fami­lia­re e scontata.

Que­sti ragaz­zi  si tro­va­no ad affron­ta­re non sol­tan­to i cam­bia­men­ti lega­ti alla cre­sci­ta, ma anche quel­li riguar­dan­ti il loro inse­ri­men­to in un’or­ga­niz­za­zio­ne socia­le e in una tra­di­zio­ne cul­tu­ra­le mol­to diver­se da quel­le d’o­ri­gi­ne dei genitori.

Le loro scel­te sono con­di­zio­na­te non solo dal back­ground cul­tu­ra­le del­la fami­glia, ma anche dal con­te­sto socia­le in cui crescono.

Alcu­ni di que­sti ragaz­zi per far fron­te alle dif­fi­col­tà di inse­ri­men­to e aiu­tar­si a vicen­da han­no fon­da­to un’or­ga­niz­za­zio­ne via web la “G2”. Attra­ver­so que­sta piat­ta­for­ma (www.secondegenerazioni.it) par­la­no fra loro e con gli ita­lia­ni, si scam­bia­no opi­nio­ni ed esperienze.

Dal­la ricer­ca “Le secon­de gene­ra­zio­ni tra mon­do del­la for­ma­zio­ne e mon­do del lavo­ro” (pro­mos­sa da Rete G2 Secon­de Gene­ra­zio­ni in col­la­bo­ra­zio­ne con ASGI, Save The Chil­dren e con il con­tri­bu­to dell’ Unar) emer­ge che “l’alto nume­ro di figli di immi­gra­ti iscrit­ti agli isti­tu­ti tec­ni­ci in par­te è dovu­to alla loro con­di­zio­ne di ita­lia­ni con il per­mes­so di sog­gior­no. Scel­go­no per­cor­si di for­ma­zio­ne che acce­le­ri­no la ricer­ca del lavo­ro al ter­mi­ne degli stu­di supe­rio­ri, pur aven­do otte­nu­to otti­mi voti a pari­tà di risul­ta­ti con i ragaz­zi italiani.Molti scel­go­no di  anda­re a lavo­ra­re il pri­ma pos­si­bi­le per non pesa­re eco­no­mi­ca­men­te sul­la famiglia”.

Inol­tre colo­ro che arri­va­no da ado­le­scen­ti, pur aven­do soli­ta­men­te  alle spal­le fami­glie che li moti­va­no allo stu­dio, ini­zial­men­te si tro­va­no in  dif­fi­col­tà con la lin­gua e han­no pro­ble­mi rela­zio­na­li. Per que­sti moti­vi spes­so ven­go­no indi­riz­za­ti dai pro­fes­so­ri, che in mol­ti casi sot­to­va­lu­ta­no le loro capa­ci­tà e ambi­zio­ni, a scuo­le professionali.

Il siste­ma sco­la­sti­co ha un ruo­lo fon­da­men­ta­le per i figli dei migran­ti per­ché deve for­ni­re loro tut­ti gli stru­men­ti neces­sa­ri per affron­ta­re le dif­fi­col­tà che incon­tre­ran­no per par­te­ci­pa­re con suc­ces­so alla vita del­la socie­tà. Inve­ce, la scuo­la ita­lia­na rischia di ripro­dur­re for­me di mobi­li­tà discen­den­te per i figli dei migran­ti, indi­riz­zan­do­li ver­so per­cor­si pro­fes­sio­na­li non trop­po dif­fe­ren­ti rispet­to a quel­li dei loro geni­to­ri. È fon­da­men­ta­le, al con­tra­rio, che il siste­ma sco­la­sti­co favo­ri­sca l’in­te­gra­zio­ne di que­sti nuo­vi ita­lia­ni, met­ten­do­li così in con­di­zio­ne di sce­glie­re auto­no­ma­men­te il loro futu­ro e diven­ta­re così una risor­sa per la società.

Han­no fat­to cla­mo­re le pro­po­ste di clas­si per soli figli di stra­nie­ri o come le defi­ni­sce la stam­pa “clas­si ghetto”.

Un caso emble­ma­ti­co a Mila­no è quel­lo del­la scuo­la ele­men­ta­re di via Para­via. Come è noto, il Mini­ste­ro dell’Istruzione non ha auto­riz­za­to la for­ma­zio­ne di una clas­se di pri­ma ele­men­ta­re per­ché com­po­sta da soli bam­bi­ni stra­nie­ri più due ita­lia­ni e, quin­di, con­tro la nor­ma che pre­ve­de una per­cen­tua­le del 30% mas­si­mo di pre­sen­za di alun­ni stranieri.

È pur vero che la scuo­la di Para­via è un caso par­ti­co­la­re, basti pen­sa­re che nel 2009 su 96 bam­bi­ni iscrit­ti solo tre era­no ita­lia­ni. D’al­tro can­to, mol­ti di que­sti bam­bi­ni sono nati qui o arri­va­ti da pic­co­li, quin­di han­no una buo­na cono­scen­za dell’italiano.

La per­cen­tua­le fis­sa­ta dal Mini­ste­ro rischia di esse­re ina­de­gua­ta non solo in que­sto caso, infat­ti la per­cen­tua­le di alun­ni stra­nie­ri iscrit­ti alle scuo­le ele­men­ta­ri e medie è mol­to alta: qua­si il 10% in tut­ta Ita­lia, con pic­chi anche del 50% in alcu­ne scuo­le del Nord Ita­lia (dati Caritas).

Il pro­ble­ma è com­ples­so: non si dovreb­be­ro fare clas­si di soli figli di migran­ti per­ché diven­te­reb­be­ro comun­que “clas­si ghet­to”. La diver­si­tà non risie­de nel­la capa­ci­tà di par­la­re ita­lia­no nè tan­to meno nel colo­re del­la pel­le, ma dipen­de soprat­tut­to dal­la cul­tu­ra e del­le tra­di­zio­ni del­la fami­glia di origine.

Biso­gna favo­ri­re l’in­te­gra­zio­ne soprat­tut­to per quan­to riguar­da i più pic­co­li: se i bam­bi­ni ita­lia­ni entra­no a con­tat­to fin da pic­co­li con i figli dei migran­ti e cre­sco­no insie­me a loro, da adul­ti li trat­te­ran­no da ugua­li e saran­no più aper­ti e curio­si rispet­to alle dif­fe­ren­ze culturali.

D’al­tron­de anche l’e­sem­pio dei Pae­si di più anti­ca immi­gra­zio­ne ci dimo­stra che le clas­si sepa­ra­te non sono un bene. Negli Sta­ti Uni­ti furo­no crea­te clas­si che sepa­ra­va­no per due o tre anni  gli sco­la­ri lati­nos dagli sco­la­ri di lin­gua ingle­se, inse­ren­do­li in un’ edu­ca­zio­ne bilin­gue. Que­sti alun­ni “lati­ni” rima­se­ro dram­ma­ti­ca­men­te indie­tro rispet­to ad altri figli di migran­ti di altre etnie che non era­no sta­ti sepa­ra­ti. Non che l’e­du­ca­zio­ne bilin­gue sia sba­glia­ta, ma i bam­bi­ni appren­do­no il lin­guag­gio sia attra­ver­so le inte­ra­zio­ni infor­ma­li sia attra­ver­so l’i­stru­zio­ne for­ma­le ed è un erro­re nega­re ai figli degli immi­gra­ti l’op­por­tu­ni­tà di tali inte­ra­zio­ni. Le lin­gue si impa­ra­no par­lan­do, non  solo stu­dian­do, e soprat­tut­to inte­ra­gen­do con i pro­pri coe­ta­nei madre­lin­gua. L’in­te­ra­zio­ne socia­le tra  ita­lia­ni e migran­ti di secon­da gene­ra­zio­ne è il modo miglio­re per garan­ti­re un buo­na inte­gra­zio­ne tra grup­pi etni­ci diver­si, non solo per impa­ra­re bene l’i­ta­lia­no ma anche per cono­sce­re, capi­re ed apprez­za­re cul­tu­re diverse.

I nati in Ita­lia nel 2010 sono per più del  50%  figli di migran­ti, que­sti bam­bi­ni avran­no una gran­de rile­van­za sul pia­no socia­le; la pre­sen­za del­la secon­da gene­ra­zio­ne ormai è una real­tà con­cre­ta ed è diven­ta­to fon­da­men­ta­le il tema dell’integrazione.

Nel­l’at­tua­le con­te­sto ita­lia­no sono mol­ti i figli di migran­ti cre­sciu­ti qui che già sono gio­va­ni adul­ti, e i dat rela­ti­vi ai tas­si di istru­zio­ne rive­la­no dif­fe­ren­ze mini­me tra ita­lia­ni e stra­nie­ri: ra i pri­mi 12,5% ha una lau­rea, tra i secon­di il 10,2% (ISTAT 2010).

Ci sono sta­te mol­te ini­zia­ti­ve a favo­re del­l’in­te­gra­zio­ne dei figli dei migran­ti nel­la socie­tà. In par­ti­co­la­re nel 2008 l’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di di Mila­no (e qui emer­ge nuo­va­men­te l’im­por­tan­za del­la scuo­la nel favo­ri­re l’in­te­gra­zio­ne) ha ospi­ta­to una mostra sul­la diver­si­tà, pro­mos­sa da Pub­bli­ci­tà Pro­gres­so. In una sezio­ne del­la mostra dedi­ca­ta al tema dei migran­ti sono sta­ti pre­sen­ta­ti set­te per­cor­si, set­te vie di inte­gra­zio­ne reci­pro­ca e di dia­lo­go cul­tu­ra­le. Que­sta mostra, con­ce­pi­ta nel 2007 “anno euro­peo del­le pari oppor­tu­ni­tà per tut­ti”, ha sot­to­li­nea­to il valo­re del dia­lo­go che è fon­da­men­ta­le per un’effettiva rela­zio­ne tra le varie cul­tu­re, per una reci­pro­ca com­pren­sio­ne e per la valo­riz­za­zio­ne del­le diversità.

Pre­sup­po­sti per il dia­lo­go sono il rico­no­sci­men­to del­l’al­tro e l’a­scol­to reci­pro­co, basi di par­ten­za per poter spe­ra­re di supe­ra­re le incom­pren­sio­ni e i conflitti.

Dob­bia­mo ave­re la con­sa­pe­vo­lez­za del fat­to che ormai vivia­mo in una socie­tà mul­ti­raz­zia­le dove tut­ti sono respon­sa­bi­li del desti­no comune.

Ele­na Sangalli

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