Quattro chiacchiere e uno zombie
Intervista ai Lava Lava Love

I Lava Lava Love sono un gio­va­ne grup­po indie pop ita­lia­no. Scri­vo­no musi­ca intel­li­gen­te e la suo­na­no bene. Dopo un EP nato qua­si per caso nell’estate 2011, han­no pro­se­gui­to con l’LP A bunch of Love Songs …and Zom­bies, e sono sta­ti scel­ti come New Gene­ra­tion Arti­st da MTV Ita­lia, pas­san­do in hea­vy rota­tion con il video di Your Lite sul cana­le Mtv Music del digi­ta­le ter­re­stre. Sono Flo­ren­cia Di Ste­fa­no, Vit­to­rio Poz­za­to, Mas­si­mo Fio­rio, Oli­vie­ro Far­ne­ti e Andrea Sbro­giò. Stan­no per pub­bli­ca­re il loro secon­do disco.

Foto Lava Lava Love 1

Come va? Nati per caso, pri­ma insie­me per gio­co e poi sem­pre piú seri, un EP e un LP alle spal­le, un altro in arri­vo, un cam­bio di bat­te­ri­sta: come stan­no i Lava Lava Love?
I Lava Lava Love stan­no mol­to bene. Abbia­mo appe­na fini­to di mixa­re il nuo­vo disco pres­so il Green Fog Stu­dio di Geno­va (dopo aver­lo regi­stra­to, come già il pre­ce­den­te, al Dir­ty Sound Stu­dio di Angia­ri — VR) e a gior­ni fare­mo il maste­ring con Andrea Suria­ni all’Al­pha Dept di Bolo­gna. Il disco ci pia­ce tan­tis­si­mo, e quin­di non vedia­mo l’o­ra di far­lo sen­ti­re a chiunque.

A bunch of Love Songs …and Zom­bies? Per­ché gli zom­bi? Chi sono gli zom­bi del tito­lo? Par­la­te­ci dei vostri zom­bi nel cassetto.
In real­tà “…and zom­bies” l’ab­bia­mo aggiun­to all’ul­ti­mo momen­to al tito­lo, in quan­to tut­ti fan dei mor­ti viven­ti. In segui­to, per dare un tono di serie­tà alle inter­vi­ste e al comu­ni­ca­to stam­pa, ci sia­mo inven­ta­ti altri signi­fi­ca­ti più pro­fon­di (che ora nem­me­no ricor­do più), ma cre­do di non sba­glia­re dicen­do che, un po’ come la nasci­ta del­la band, anche que­sto tito­lo è nato qua­si per caso, per puro divertimento.

Abbia­mo avu­to una con­ver­sa­zio­ne a riguar­do su Twit­ter seco­li fa quan­do dove­va­te deci­de­re il prez­zo del digi­tal down­load dell’LP. Mesi dopo, il disco ora è gra­tis con offer­ta libe­ra ver­so l’As­so­cia­zio­ne Bam­bi­no Emo­pa­ti­co Onco­lo­gi­co di Vero­na. Come vi sie­te tro­va­ti su Ban­d­camp? Il pub­bli­co paga, fa offer­te, o sca­ri­ca e se ne va?
Ci sia­mo tro­va­ti mol­to bene sia nel perio­do in cui il disco era a paga­men­to e metà dei pro­ven­ti anda­va­no in bene­fi­cen­za, sia ora che tut­to l’e­ven­tua­le paga­men­to (l’a­scol­ta­to­re può sce­glie­re se sca­ri­ca­re gra­tis o fare un’of­fer­ta) fini­sce in bene­fi­cen­za. Per noi è sta­to un vei­co­lo per­fet­to per far gira­re la nostra musi­ca con estre­ma faci­li­tà. Ovvia­men­te, se par­lia­mo di per­cen­tua­li, direi che un buon 80% ora sca­ri­ca sen­za ver­sa­re nul­la, ma quel­li che paga­no lo fan­no spes­so ver­san­do cifre mol­to con­si­sten­ti, pro­ba­bil­men­te lega­te anche alla bon­tà di que­sto loro gesto. Sono cer­to che, se aves­si­mo mes­so da subi­to il disco in down­load ad offer­ta libe­ra, avrem­mo incas­sa­to le stes­se cifre che abbia­mo incas­sa­to met­ten­do­lo a paga­men­to. Giu­sta­men­te, ora che il disco è fuo­ri da più di un anno, ci sta che la gen­te pre­fe­ri­sca pren­der­lo gratuitamente.

Foto

Sem­pre riguar­do il futu­ro del­la musi­ca: dove si va da qui? Tra l’esperimento su Kick­star­ter di Aman­da Pal­mer e ser­vi­zi come Spo­ti­fy e Dee­zer, sem­bra che l’idea sia tira­re cose con­tro il muro e vede­re cosa resta attac­ca­to. Di che mor­te si cer­ca di non mori­re? Come cre­de­te che la vostra indu­stria pos­sa soprav­vi­ve­re alla dif­fu­sio­ne del­la musi­ca bootleg?
Non ci pre­oc­cu­pia­mo più di tan­to di qua­le mor­te non mori­re, pen­sia­mo sem­pre e solo ai modi più par­ti­co­la­ri per far arri­va­re la nostra musi­ca a più orec­chie pos­si­bi­li. Anche per que­sto nuo­vo disco abbia­mo mol­te idee in men­te, e spe­ria­mo di poter­le rea­liz­za­re tutte.

Sicuramente utilizzeremo un servizio simile a Kickstarter per finanziare uno o due progetti legati alla promozione del disco (disco che, ricordiamo, ci siamo totalmente autofinanziato).

Non cre­dia­mo di far par­te di una deter­mi­na­ta indu­stria, visto anche il rap­por­to mol­to par­ti­co­la­re (di ami­ci­zia, pri­ma di tut­to) che ci lega alla nostra eti­chet­ta The Pri­so­ner Records. Ci sen­tia­mo di far par­te di una band che, ogni tan­to, si tro­va per le mani alcu­ne can­zo­net­te e deve asso­lu­ta­men­te far­le sen­ti­re agli ami­ci. Tut­to il resto è con­tor­no dal qua­le, fino­ra, ci sia­mo tenu­ti mol­to lontani.

Foto 2
Cosa pote­te dir­ci del vostro nuo­vo disco? Cosa dob­bia­mo aspettarci?
Un disco più sem­pli­ce e anche mol­to più com­ples­so del pre­ce­den­te. Non saprei però spie­gar­ti que­sto con­tro­sen­so. Le can­zo­ni sono mol­to bre­vi, con strut­tu­re da clas­si­ca can­zo­ne pop, però nel­la loro bre­vi­tà han­no tut­to quel che ser­ve. Sicu­ra­men­te abbia­mo lavo­ra­to di più sugli arran­gia­men­ti, sui testi e sul­le voci, visto che abbia­mo fat­to una pre­pro­du­zio­ne di qual­che mese pri­ma di entra­re in stu­dio (col disco pre­ce­den­te inve­ce scri­ve­va­mo le varie par­ti di arran­gia­men­to diret­ta­men­te in stu­dio), e cre­do che que­sto si sen­ti­rà mag­gior­men­te. Inol­tre abbia­mo cer­ca­to di varia­re mag­gior­men­te la tipo­lo­gia del­le can­zo­ni: si pas­sa da pez­zi addi­rit­tu­ra bal­la­bi­li a can­zo­ni con riff sto­ner pas­san­do per bal­la­te acu­sti­che che ricor­da­no il bal­lo “Incan­to sot­to il mare” di Ritor­no al futu­ro. C’è un po’ di tut­to, ma sem­pre mol­to nel nostro stile.
A me suo­na­te mol­to bea­tle­sia­ni, nel miglio­re dei modi. È un’ispirazione cosciente?
Un’i­spi­ra­zio­ne mol­to coscien­te. Sia­mo tut­ti fan del quar­tet­to di Liver­pool e cre­do si noti tan­tis­si­mo, soprat­tut­to nel­la scrit­tu­ra di Vit­to­rio (prin­ci­pa­le auto­re del­la band). In que­sto disco però cre­do di poter cita­re anche Madon­na, gli Sma­shing Pum­p­kins e i Car­di­gans come impor­tan­ti influen­ze nel­la scrit­tu­ra e soprat­tut­to nel­l’ar­ran­gia­men­to dei pezzi.

 

 

Con­si­glia­te ai nostri let­to­ri un bel disco e un bel libro:
Uno non riu­scia­mo. Fac­cia­mo due, dai.
Due dischi: Revol­ver dei Bea­tles e Tree Bursts In Snow degli Admi­ral Fallow.
Due libri: L’im­pre­ve­di­bi­le viag­gio di Harold Fry di Rachel Joy­ce e Sot­to il culo del­la rana di Tibor Fischer

Ales­san­dro Massone

Con­di­vi­di:
Alessandro Massone
Desi­gner di gior­no, blog­ger di not­te, pod­ca­ster al crepuscolo.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.