Cronache da Londra
Spirituality 2.0

“Lon­dra è un tre­no che cor­re sem­pre e non si fer­ma mai”, mi spie­ga Padre Ric­car­do, tor­cen­do­si le mani paf­fu­te e man­dan­do un sospi­ro di disappunto.
Eppu­re, in que­sta metro­po­li bru­li­can­te di crea­ti­vi­tà e di lavo­ro, la gen­te sem­bra sfor­zar­si di sof­fo­ca­re il biso­gno di fer­mar­si un momen­to a riflet­te­re, a respi­ra­re — qua­si fos­se una col­pa per­de­re il tem­po — e, di con­se­guen­za, denaro.

Seb­be­ne non si pos­sa dire che le atti­vi­tà par­roc­chia­li del­la Chie­sa Ita­lia­na di San Pie­tro sia­no sta­te avvia­te in rispo­sta all’immigrazione di mas­sa degli ulti­mi quin­di­ci anni (la chie­sa fu inau­gu­ra­ta nel 1863), mol­to del lavo­ro che i sacer­do­ti di San Pie­tro por­ta­no avan­ti è rivol­to alla recen­te, mas­sic­cia, immi­gra­zio­ne di gio­va­ni stu­den­ti e lavo­ra­to­ri italiani.

Ma perché una chiesa italiana a Londra?

La rispo­sta è qua­si scon­ta­ta se si con­si­de­ra che quat­tro lon­di­ne­si su die­ci non han­no nem­me­no ori­gi­ni bri­tan­ni­che, e che mol­ti di que­sti sono ita­lia­ni. Tut­ta­via si potreb­be repli­ca­re che, se anche la socie­tà ita­lia­na è sem­pre più seco­la­riz­za­ta, ciò dovreb­be vale­re a mag­gior ragio­ne per una cit­tà sostan­zial­men­te atea dove sola­men­te il 4% degli abi­tan­ti fre­quen­ta rego­lar­men­te la mes­sa dome­ni­ca­le (in Ita­lia il dato si atte­sta al 12%, in un pae­se a for­te tra­di­zio­ne cat­to­li­ca come la Polo­nia al 34%). Lo stes­so padre Ric­car­do in real­tà si chia­ma Ryszard ed è polac­co, sacer­do­te per voca­zio­ne dopo una gio­vi­nez­za tra­scor­sa come inge­gne­re eli­cot­te­ri­sta nel bloc­co sovie­ti­co degli anni Set­tan­ta. Quan­do gli doman­do cosa fac­cia un pre­te polac­co alla più anti­ca par­roc­chia ita­lia­na di Lon­dra allar­ga le brac­cia stu­pi­to e rispon­de qua­si riden­do “Caris­si­mo, non ci sono più pre­ti!”, come fos­se ovvio.

Però, come sem­pre c’è un però. A ben vede­re la mes­sa dome­ni­ca­le è assai fre­quen­ta­ta, e vi sono addi­rit­tu­ra due fun­zio­ni set­ti­ma­na­li ani­ma­te dai gio­va­ni. A Mila­no è già tan­to vede­re tra i ban­chi dei capel­li scu­ri tra le teste briz­zo­la­te o bian­che, men­tre a Lon­dra – capi­ta­le del­la glo­ba­liz­za­zio­ne e del mul­ti­cul­tu­ra­li­smo lai­co – può capi­ta­re di vede­re deci­ne di gio­va­ni ascol­tar mes­sa in ginoc­chio. Nono­stan­te le dif­fi­col­tà sia­no le stes­se del­le par­roc­chie di mez­za Ita­lia (eco­no­mi­che in pri­mis: il grup­po di atti­vi­tà per i bam­bi­ni non si riu­ni­sce più da due anni per man­can­za di fon­di), sono tan­tis­si­mi i gio­va­ni che si dedi­ca­no agli incon­tri di spi­ri­tua­li­tà e di pre­ghie­ra, al coro, al volon­ta­ria­to e alle atti­vi­tà spor­ti­ve. Ogni due anni si orga­niz­za­no i “Mini Olym­pic Games”, e a fian­co degli anzia­ni del club del­la ter­za età ci sono ragaz­zi che, a Lon­dra per moti­vi di stu­dio o – più spes­so – di lavo­ro, il vener­dì sera si chiu­do­no in chie­sa per l’Adorazione Euca­ri­sti­ca, roba che a chie­de­re cosa sia in Sta­ta­le si otter­reb­be­ro per­lo­più sguar­di vacui e rispo­ste incer­te, pro­ba­bil­men­te anche fuo­ri dall’aula di Sto­ria del Cristianesimo.

La vera doman­da diven­ta allo­ra: per­ché tan­ta par­te­ci­pa­zio­ne? Esclu­den­do che la poten­za di CL abbia este­so i pro­pri ten­ta­co­li oltre con­fi­ne (fareb­be meglio a bada­re ai pro­pri inter­ni, cele­sti, oriz­zon­ti), ver­reb­be da pen­sa­re che in una cit­tà in cui le paro­le rush, tar­get, effi­cien­cy, impro­ve­ment, effec­ti­ve­ness costi­tui­sco­no il man­tra di ogni gio­va­ne ragaz­zo stra­nie­ro che voglia affer­mar­si, chi sap­pia ripor­ta­re all’ordine del gior­no qual­co­sa dal sapo­re desue­to e qua­si un po’ anti­qua­to come i con­cet­ti di spi­ri­tua­li­tà e di dono gra­tui­to di sè sia mol­to più appea­ling (tan­to per resta­re lin­gui­sti­ca­men­te in tema) di quan­to non potes­se esser­lo vent’anni fa, o di quan­to non pos­sa esser­lo oggi in Italia.

Oltre al volon­ta­ria­to dei gio­va­ni – di cui però, ovvia­men­te, la St. Peter’s Ita­lian Church non detie­ne l’esclusiva – la chie­sa ani­ma mol­te altre ini­zia­ti­ve cari­ta­te­vo­li, sot­to la dire­zio­ne di Padre Ric­car­do e di Padre Car­me­lo (il par­roc­co, ndr): ci si occu­pa di pro­ble­mi socia­li, eco­no­mi­ci, del­la que­stio­ne dell’alloggio, che a Lon­dra rap­pre­sen­ta dav­ve­ro una gros­sa inco­gni­ta per chiun­que non sia dispo­sto a spen­de­re meno di 2000 euro al mese. A San Pie­tro ci si pren­de cura di tos­si­co­di­pen­den­ti e alco­li­sti, a cui vie­ne rego­lar­men­te lascia­to del cibo appe­na pas­sa­ta la por­ta dell’ufficio par­roc­chia­le, in modo che chi ne abbia biso­gno pos­sa pren­der­lo sen­za dover­lo chie­de­re; ci si occu­pa di met­te­re in con­tat­to chi l’inglese non lo par­la trop­po bene con medi­ci ed avvo­ca­ti che par­li­no ita­lia­no. Gran­de atten­zio­ne è dedi­ca­ta ovvia­men­te agli immi­gra­ti, che sono in con­ti­nuo aumen­to, e che sem­pre in mag­gior nume­ro si rivol­go­no a Padre Ric­car­do e a Padre Car­me­lo per risol­ve­re mil­le pic­co­li pro­ble­mi pra­ti­ci, o anche più sem­pli­ce­men­te per ritro­va­re un ango­lo di casa in quel­le dome­ni­che che anche il dio-lavo­ro, altri­men­ti onni­pre­sen­te, lascia libe­re da impegni.

Se mol­ti di colo­ro che vivo­no a Lon­dra da gene­ra­zio­ni si pre­sen­ta­no in chie­sa solo per bat­te­si­mi e matri­mo­ni, sono i gio­va­ni arri­va­ti da poco quel­li che ani­ma­no San Pie­tro. Per­so­ne che maga­ri in Ita­lia non met­te­va­no pie­de in chie­sa dai tem­pi dell’oratorio, ora ritro­va­no un pez­zo di casa. “E que­sti sono per noi una vera gio­ia”, dice Padre Ric­car­do nel suo ita­lia­no dall’accento vaga­men­te est-euro­peo. Tut­ta­via, men­tre pro­nun­cia que­ste paro­le, mi accor­go che sen­za voler­lo dise­gna un enor­me sor­ri­so, un po’ stor­to, sul foglio di car­ta che tie­ne tra le mani.

Gio­van­ni Masini
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