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Il Fuorisalone torna in Statale

Il Salo­ne del Mobi­le è inco­min­cia­to lune­dì a Mila­no. Tem­po di cri­si, ma la pub­bli­ci­tà rima­ne l’a­ni­ma del com­mer­cio. Un po’ tut­ta la cit­tà è coin­vol­ta nel­l’e­ven­to, che dura tut­ta la set­ti­ma­na: non pote­va non atti­var­si anche il prin­ci­pa­le quo­ti­dia­no mene­ghi­no. Il Cor­rie­re Del­la Sera ha alle­sti­to nel­la sede del­la bor­sa mila­ne­se un dibat­ti­to, mode­ra­to dal suo diret­to­re Fer­ruc­cio de Bor­to­li: ‘’De­si­gn Sum­mit 2013’’ — nome esotico.

Alcu­ni tra i più impor­tan­ti esper­ti di desi­gn e impren­di­to­ri del set­to­re han­no discor­so di que­sto ramo di made in Ita­ly — affian­ca­ti da illu­stri ospi­ti stra­nie­ri. Dopo gli ono­ri di casa dell’AD di Piaz­za Affa­ri Raf­fae­le Jeru­sal­mi, De Bor­to­li dà la paro­la a Rober­to Snai­de­ro, pre­si­den­te di Feder­le­gno ed ere­de del­la gran­de impre­sa di arre­da­men­to cuci­ne. Tipo spic­cio, ricor­da un cer­to model­lo di ”cumen­da’’ mene­ghi­no: ma vie­ne dal Friu­li, e pri­ma di que­sto inca­ri­co è sta­to un impor­tan­te per­so­nag­gio di Con­fin­du­stria. Insom­ma, una voce auto­re­vo­le che annun­cia dati scon­for­tan­ti. 60 mila posti di lavo­ro in meno nel set­to­re, cau­sa cri­si. Che fare? ”Aiu­ta­re le pic­co­le impre­se a fare brand” (ovve­ro mar­chio) e costrui­re così una for­za uni­ta­ria: in tal modo riu­sci­ran­no a impor­re all’e­ste­ro la loro qua­li­tà. Qua­li­tà che già è rico­no­sciu­ta e retri­bui­ta in Rus­sia, dove espor­tia­mo mol­to; ma non da Cina, India e Bra­si­le. La stra­da è il cor­po­ra­ti­vi­smo, insom­ma. Snai­de­ro non è tene­ro con la clas­se poli­ti­ca: sostie­ne che Feder­le­gno s’è risol­ta ad apri­re varie sedi in tut­to il mon­do per ovvia­re alle defi­cien­ze del­lo sta­to ”inca­pa­ce” — ter­mi­ne che fa aggrot­ta­re le soprac­ci­glia di De Bor­to­li. Insie­me a Clau­dio Luti (pre­si­den­te Cosmit) sol­le­va poi il pro­ble­ma del­le copie cine­si: ci sono azien­de man­da­ri­ne spe­cia­liz­za­te nel “taroc­co”. Azien­de che, appe­na un mese dopo la com­par­sa degli ori­gi­na­li, sono pron­te a ven­de­re clo­ni dei pro­dot­ti a un prez­zo infe­rio­re del 30 %. E’ un pro­ble­ma dif­fu­so in tutt ‘Euro­pa, sosten­go­no i due: le copie pas­sa­no attra­ver­so i ”pae­si del nord”, e ser­ve un’azione drastica.

Inter­ven­go­no il pro­fes­so­re di dise­gno indu­stria­le del Poli­tec­ni­co, Bel­la­vi­tis, e Nava­ret­ti, eco­no­mi­sta boc­co­nia­no. E se il pri­mo sot­to­li­nea come ci sia coo­pe­ra­zio­ne tra gli ate­nei ma le isti­tu­zio­ni non li sosten­go­no all’estero, il secon­do fa nota­re che in Ita­lia c’è distac­co tra la mani­fat­tu­ra e i ser­vi­zi. All’estero, spes­so pre­val­go­no azien­de con pro­dot­ti di minor qua­li­tà, ma che san­no ven­de­re meglio la pro­pria mer­ce. De Bor­to­li con­clu­de il dibat­ti­to dan­do la paro­la a una gio­va­ne archi­tet­ta india­na, Nipa Doshi: lei che ora vive a Lon­dra, dopo il matri­mo­nio con un col­le­ga scoz­ze­se, inco­rag­gia i ragaz­zi a lascia­re la pro­pria ter­ra e i pro­pri affet­ti per capi­re il mon­do. E, da stra­nie­ra, fa nota­re l’eccessiva gerar­chiz­za­zio­ne dei ruo­li che sta­gna in Ita­lia — oltre al mino­re prag­ma­ti­smo azien­da­le nel set­to­re del design.

 

Ma il salo­ne non è appan­nag­gio esclu­si­vo del Cor­rie­re. Ne sap­pia­mo qual­co­sa noi stu­den­ti del­la Sta­ta­le: da qual­che gior­no, l’ateneo è ogget­to di una fio­ri­tu­ra di manu­fat­ti e ogget­ti archi­tet­to­ni­ci (“instal­la­zio­ni”). Fuo­ri­sa­lo­ne Inter­ni – l’e­ven­to che l’u­ni­ver­si­tà ospi­ta per 15 gior­ni ogni anno – è sta­to pre­sen­ta­to ieri con un altro dibat­ti­to, nell’aula magna di via Festa del Per­do­no, con una pre­sen­ta­zio­ne pre­sie­du­ta da Phi­lip­pe Dave­rio (noto cri­ti­co d’arte, già asses­so­re di Mila­no per la giun­ta For­men­ti­ni). Le instal­la­zio­ni di ‘’Inter­ni’’ han­no come tema il metis­sa­ge, tra­du­ci­bi­le con “ibri­da­zio­ne”. Non a caso par­te­ci­pa Daniel Libe­skind, che oltre a esse­re uno dei più noti archi­tet­ti mon­dia­li (è respon­sa­bi­le del­la rico­stru­zio­ne a Ground Zero) è egli stes­so un ibri­do. Figlio di ebrei polac­chi, cre­sciu­to in Israe­le, si divi­de ora tra Mila­no, New York e i suoi pro­get­ti. Ave­va già spe­so bel­le paro­le per il desi­gn ita­lia­no nel dibat­ti­to con De Bor­to­li (al qua­le era pre­sen­te in mat­ti­na­ta): in par­ti­co­la­re ama mol­to Mila­no, che repu­ta “il cuo­re del desi­gn”. Di lui Dave­rio dice: “è come una pal­la fat­ta con tan­ti pon­go di diver­si colo­ri: amal­ga­ma­ti, ma anco­ra ben distin­gui­bi­li — che non crea­no un’uniformità neutra’’.

Ibri­da­zio­ne non solo tra cul­tu­re ma anche, ad esem­pio, tra strut­tu­ra del­la casa e arre­da­men­to d’interno. O tra ambien­te e abi­ta­zio­ne: tema ricor­ren­te nel­la cul­tu­ra giap­po­ne­se, che tan­to influen­zò nell’Ottocento quel­la occi­den­ta­le. E si ritor­na all’ibridazione tra cul­tu­re, con quel­la giap­po­ne­se rap­pre­sen­ta­ta dall’installazione di Aki­hi­sa Hira­ta – che inter­vie­ne nel dibattito.
Anche que­sto even­to si con­clu­de. Ormai è tar­do pome­rig­gio. Dave­rio – intrat­te­ni­to­re eccen­tri­co e bril­lan­te – invi­ta tut­to il pub­bli­co al rin­fre­sco. E si rima­ne in ambi­to arti­sti­co: gli stre­pi­to­si pastic­ci­ni alla fra­go­la offer­ti sono dav­ve­ro sta­ti ispi­ra­ti da una qual­che musa.

Ste­fa­no Colombo

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Stefano Colombo
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