Cronache da Londra
Intervista a Giovanna Fiorentino

Gio­van­na Fio­ren­ti­no, avvo­ca­to pena­li­sta, è nata a Roma ma ha tra­scor­so diver­si anni del­la sua ado­le­scen­za tra l’Algeria e il Bah­rain, dove i geni­to­ri si era­no dovu­ti tra­sfe­ri­re. Ritor­na­ta a Roma per iscri­ver­si all’università (si è lau­rea­ta alla LUISS con il mas­si­mo dei voti), ha otte­nu­to l’abilitazione alla pro­fes­sio­ne foren­se nel 2000. Arri­va­ta a Lon­dra nell’ambito di un pro­get­to di scam­bio a sco­po pro­fes­sio­na­le, ha fini­to per tra­sfe­rir­si a tem­po pie­no nel­la capi­ta­le bri­tan­ni­ca, dove è una dei più rino­ma­ti pena­li­sti ita­lia­ni: spe­cia­liz­za­ta­si nel­lo spi­no­so cam­po dell’estradizione pres­so un pre­sti­gio­so stu­dio lega­le lon­di­ne­se, è sta­ta pro­ta­go­ni­sta in nume­ro­se cau­se di rile­van­za inter­na­zio­na­le, come i casi di omi­ci­dio che vide­ro coin­vol­ti per­so­nag­gi del cali­bro di Fran­co Baro­ne e come quel­lo, cele­ber­ri­mo, di Dani­lo Resti­vo, con­dan­na­to per l’o­mi­ci­dio di Eli­sa Claps. Tut­ta­via è pro­prio da Roma che Fio­ren­ti­no sce­glie di ini­zia­re a rac­con­tar­mi la pro­pria sto­ria, quan­do le chie­do di spie­gar­mi la scel­ta di un’esperienza lavo­ra­ti­va all’estero:

Io non vole­vo fare pra­ti­ca a Roma, dove vede­vo una men­ta­li­tà chiu­sa, la gen­te con­cen­tra­ta solo su ciò che acca­de­va in cit­tà, sen­za una pro­spet­ti­va glo­ba­le su quan­to suc­ce­de nel mon­do; essen­do cre­sciu­ta in pae­si diver­si, mol­to lon­ta­ni tra loro per cul­tu­ra e carat­te­re nazio­na­le, vole­vo un posto dove ci fos­se una pro­spet­ti­va più ampia, una pro­spet­ti­va che ave­vo impa­ra­to a fare mia dopo aver vis­su­to immer­sa in così tan­te visio­ni “par­ti­cu­la­ri”. All’inizio dove­vo fer­mar­mi solo una set­ti­ma­na per una law firm (una sor­ta di asso­cia­zio­ne tra avvo­ca­ti che for­ni­sce assi­sten­za e con­si­gli lega­li a pri­va­ti o ad azien­de, ndr) con­nes­sa alla comu­ni­tà ita­lia­na di Lon­dra. C’era un caso di estra­di­zio­ne ver­so l’Italia per omi­ci­dio, e da subi­to fui coin­vol­ta nell’aiutare gli avvo­ca­ti ingle­si a tra­dur­re e com­pren­de­re le car­te, scrit­te in ita­lia­no. In que­sto modo mi sono impra­ti­chi­ta e ho fami­lia­riz­za­to con il siste­ma giu­ri­di­co ingle­se. Alla fine sia­mo riu­sci­ti ad impe­di­re l’estradizione di quest’uomo – si trat­ta di un epi­so­dio piut­to­sto famo­so, il caso Baro­ne – per­ché la High Court1 rite­ne­va che l’imputato non avreb­be avu­to un giu­sto pro­ces­so in Ita­lia. Que­sto è il moti­vo mi sono fer­ma­ta a Lon­dra quin­di­ci anni, da una set­ti­ma­na che era ini­zial­men­te prevista.

Le capi­ta spes­so di lavo­ra­re con clien­ti ita­lia­ni? E per con­tro, a Lon­dra sono mol­ti gli ita­lia­ni che lavo­ra­no come avvocati?

Per quan­to riguar­da i clien­ti, quan­do ce ne sono, sicu­ra­men­te sì. Sono in con­tat­to con il con­so­la­to ita­lia­no, e se c’è biso­gno di assi­sten­za lega­le o di con­si­glio per un clien­te che non par­li ingle­se mi chia­ma­no, anche per un sem­pli­ce dub­bio. Par­lan­do inve­ce di col­le­ghi che eser­ci­ta­no qua, sicu­ra­men­te i pena­li­sti sono dav­ve­ro pochi, men­tre abbon­da­no gli avvo­ca­ti d’impresa.

Ha mai pen­sa­to a tor­na­re in Italia?

Sì, ma non per lavo­ro. Nel­lo spe­ci­fi­co, tro­vo che nell’ambiente foren­se ci sia gene­ral­men­te mag­gior pro­fes­sio­na­li­tà in Inghil­ter­ra di quan­to non avven­ga in Ita­lia, e inol­tre qui a Lon­dra non c’è il pro­ble­ma dei trop­pi avvo­ca­ti, che da noi sta inve­ce assu­men­do pro­por­zio­ni tra­gi­co­mi­che. Certo,da un altro pun­to di vista mi pia­ce­reb­be poter lavo­ra­re nel­la mia lin­gua madre: è mol­to più dif­fi­ci­le soste­ne­re una tesi e tro­va­re argo­men­ti vali­di in una lin­gua che non è la pro­pria. Per que­sto amo mol­to col­la­bo­ra­re con avvo­ca­ti ita­lia­ni, ma per nul­la al mon­do lavo­re­rei altrove.

Cos’è dun­que che ren­de la capi­ta­le bri­tan­ni­ca uni­ca nel suo genere?

L’Inghilterra è la por­ta d’Europa, e Lon­dra spe­cial­men­te, si tro­va­no così tan­te nazio­na­li­tà diver­se, ed esse­re espo­sto a cul­tu­re dif­fe­ren­ti è una del­le cose più impor­tan­ti ed uti­li che ti pos­sa­no capi­ta­re, qual­sia­si lavo­ro tu fac­cia. Io ho avu­to que­sta for­tu­na: sono cre­sciu­ta in Alge­ria, e anche quan­do ho ini­zia­to a fre­quen­ta­re l’università a Roma i miei geni­to­ri vive­va­no in Bah­rain, dove anda­vo a tra­scor­re­re diver­si mesi all’anno. Ho impa­ra­to ad apprez­za­re cul­tu­re diver­se, diver­si pun­ti di vista e ho capi­to che, spe­cial­men­te nel dirit­to, è assai impor­tan­te cono­sce­re l’ambiente da cui pro­vie­ne il tuo inter­lo­cu­to­re, il modo in cui ragio­na, qua­le sia la sua cul­tu­ra d’origine. Il mio pas­sa­to mul­ti­cul­tu­ra­le mi ren­de let­te­ral­men­te uti­le qui a Lon­dra, mol­to più che se non fos­si cre­sciu­ta in un ambien­te cul­tu­ral­men­te omogeneo.

Qua­le con­si­glio dareb­be a un matu­ran­do o a un ragaz­zo che si accin­ges­se a fre­quen­ta­re l’ultimo anno di uni­ver­si­tà e voles­se tra­sfe­rir­si a Lon­dra per stu­dio o per lavoro?

Sicu­ra­men­te gli direi di stu­dia­re qui in Inghil­ter­ra. Anche in cam­po lega­le, me ne accor­go osser­van­do i miei col­le­ghi avvo­ca­ti, qui c’è gran­de atten­zio­ne alla cre­sci­ta e al libro svi­lup­po del­le sin­go­le per­so­na­li­tà e dei talen­ti indi­vi­dua­li. Mol­to più che in Ita­lia si mira a svi­lup­pa­re le abi­li­tà argo­men­ta­ti­ve, per met­te­re in con­di­zio­ne gli stu­den­ti di soste­ne­re effi­ca­ce­men­te le pro­prie posi­zio­ni, per­sua­den­do l’interlocutore in modo costrut­ti­vo, qua­li che sia­no le idee che si inten­do­no difendere.
Come avvo­ca­to, riten­go che que­sta capa­ci­tà sia fon­da­men­ta­le, in cam­po giu­ri­di­co ma non solo. In Ita­lia lo stu­dio uni­ver­si­ta­rio vie­ne impo­sta­to in modo mol­to teo­ri­co, e spes­so distac­ca­to dal­la real­tà, men­tre il mon­do del lavo­ro — e il dirit­to sopra tut­to – richie­de un approc­cio estre­ma­men­te con­cre­to. Per quan­to riguar­da il mio ambi­to pro­fes­sio­na­le, io riten­go che il modo ita­lia­no di inse­gna­re la giu­ri­spru­den­za non stia rispet­tan­do a suf­fi­cien­za una mate­ria così nobi­le, astraen­do­la sen­za biso­gno e sot­traen­do­la inde­bi­ta­men­te al rap­por­to con la real­tà che è inve­ce intrin­se­co­nel­la sua natura.

Gio­van­ni Masini


1 High Court of Justi­ce, l’Alta Cor­te di Giu­sti­zia di Inghil­ter­ra e Gal­les, ndr

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3 Commenti su Cronache da Londra
Intervista a Giovanna Fiorentino

  1. Sia­mo il pae­se dei Glos­sa­to­ri, tut­ta teo­ria e nien­te pratica.Lo vedo io quan­do fac­cio col­lo­qui a gio­va­ni neo lau­rea­ti in Leg­ge, non san­no una bea­ta cippa.

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