Datagate
Dove si trova il confine tra sicurezza e libertà?

Lo sce­na­rio emer­so dal cosid­det­to Data­ga­te pote­va esse­re tran­quil­la­men­te intui­to da qual­sia­si ragaz­zi­no che abbia let­to alme­no 1984 – e non a caso le rie­su­ma­zio­ni di Orwell in que­sti gior­ni si sprecano.

Dopo lo scan­da­lo del­la com­pa­gnia tele­fo­ni­ca Veri­zon, col­pe­vo­le di aver con­se­gna­to all’a­gen­zia fede­ra­le NSA (Natio­nal Secu­ri­ty Agen­cy) miglia­ia di tabu­la­ti tele­fo­ni­ci di cit­ta­di­ni ame­ri­ca­ni, al cen­tro del­l’in­chie­sta si tro­va ora il pro­get­to PRISM, che avreb­be per­mes­so alla stes­sa NSA di rac­co­glie­re dal 2007 ad oggi un’infinità di dati pri­va­ti diret­ta­men­te dai ser­ver di nove gran­di azien­de infor­ma­ti­che sta­tu­ni­ten­si. Così ha rive­la­to al Guar­dian e al Washing­ton Post Edward Sno­w­den, un ex agen­te del­l’in­tel­li­gen­ce, ora in cer­ca di asi­lo poli­ti­co. Alcu­ni det­ta­gli anco­ra sono poco chia­ri, in par­ti­co­la­re per quan­to riguar­da il coin­vol­gi­men­to atti­vo del­le azien­de nel pro­get­to: i ver­ti­ci di Face­book, Goo­gle, Apple e Micro­soft han­no infat­ti nega­to che il gover­no potes­se acce­de­re diret­ta­men­te ai pro­pri ser­ver, dichia­ran­do di aver rispo­sto solo a richie­ste spe­ci­fi­che, come pre­vi­sto dal FISA (Forei­gn Intel­li­gen­ce Sur­veil­lan­ce Act) volu­to da Bush nel 2007 e ricon­fer­ma­to da Oba­ma nel 2012. Addi­rit­tu­ra han­no chie­sto al gover­no di poter­le ren­de­re pubbliche.

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In ogni caso, che le agen­zie di intel­li­gen­ce ban­chet­ti­no fino all’indigestione con la valan­ga di dati che gli uten­ti ogni gior­no river­sa­no volon­ta­ria­men­te onli­ne non è cosa che pos­sa dav­ve­ro stu­pi­re. Una simi­le abbon­dan­za di infor­ma­zio­ni facil­men­te acces­si­bi­li e cata­lo­ga­bi­li avreb­be fat­to la feli­ci­tà di tut­te le poli­zie segre­te e dit­ta­to­ri del pas­sa­to. Le pul­sio­ni di con­trol­lo sui cit­ta­di­ni da par­te dei gover­ni “demo­cra­ti­ci”, sot­to la coper­tu­ra del­la sicu­rez­za e del­l’an­ti­ter­ro­ri­smo, non sono poi tan­to diverse.

Ma anche lascian­do da par­te il PRISM, che per il poco che sap­pia­mo potreb­be benis­si­mo esse­re solo una pic­co­la par­te del­le atti­vi­tà di sor­ve­glian­za con­dot­te dal­l’in­tel­li­gen­ce negli Sta­ti Uni­ti e nel resto del mon­do, o un pre­ce­den­te esem­pla­re per futu­re ope­ra­zio­ni anco­ra più inva­si­ve, è neces­sa­ria qual­che rifles­sio­ne di carat­te­re generale.
Inter­net ha rea­liz­za­to a tut­ti gli effet­ti uno spa­zio uni­co sovra­na­zio­na­le in cui pochis­si­mo con­ta­no le fron­tie­re e le leg­gi dei sin­go­li Sta­ti. Pri­ma che qual­cu­no si pre­oc­cu­pas­se del­la sua rego­la­men­ta­zio­ne, que­sto enor­me ter­ri­to­rio ver­gi­ne, come un sel­vag­gio West, è sta­to colo­niz­za­to da poche cor­po­ra­tion pri­va­te che di fat­to se lo sono spar­ti­to, assu­men­do­ne il con­trol­lo pres­so­ché tota­le e mono­po­liz­zan­do il traf­fi­co di infor­ma­zio­ni e comu­ni­ca­zio­ni. In par­ti­co­la­re: Micro­soft, Yahoo, Goo­gle, Face­book, Apple, tut­te coin­vol­te nel caso PRISM. Ora, biso­gna ricor­da­re che tra impre­sa pri­va­ta e demo­cra­zia esi­ste un’in­com­pa­ti­bi­li­tà strut­tu­ra­le di fon­do, e che gli oli­go­po­li sono per natu­ra ten­den­ti all’ar­bi­trio e all’au­to­ri­ta­ri­smo. Per que­sta ragio­ne ogni uten­te del web dovreb­be tene­re bene a men­te che la pro­pria liber­tà onli­ne (di opi­nio­ne, di “navi­ga­zio­ne” o di quel che voglia­mo) sarà garan­ti­ta solo fin­ché non inter­fe­ri­sce con i pro­fit­ti del­le poche azien­de di cui sopra. Tut­ta la bon­tà di Inter­net come stru­men­to di comu­ni­ca­zio­ne e di demo­cra­zia par­te­ci­pa­ta, di auto-orga­niz­za­zio­ne, per­si­no di ribel­lio­ne, si inse­ri­sce in que­sto spa­zio più o meno esi­guo di com­pa­ti­bi­li­tà tra inte­res­se pub­bli­co e pri­va­to. Per dir­la più bru­tal­men­te: su Inter­net non coman­da­no gli uten­ti, il cui pote­re deci­sio­na­le è pra­ti­ca­men­te nul­lo; pos­so­no gio­ca­re alla rivo­lu­zio­ne quan­to voglio­no, fin­ché que­sto non dan­neg­gia il padro­ne di casa.

Quo­ti­dia­na­men­te, insom­ma, poche azien­de rice­vo­no e gesti­sco­no una quan­ti­tà enor­me di dati per­so­na­li: email, foto, video, con­ver­sa­zio­ni, dati di login, ecce­te­ra. Gli uten­ti han­no poche spe­ran­ze di sape­re – al di là dei pro­cla­mi in nome del­la pri­va­cy – come que­sti dati ven­go­no (o ver­ran­no in futu­ro) uti­liz­za­ti, ma anche sapen­do­lo non pos­so­no far­ci nul­la: per esem­pio, è ormai comu­ne­men­te accet­ta­to che Goo­gle e Face­book map­pi­no con pre­ci­sio­ne i gusti e le atti­tu­di­ni dei pro­pri uten­ti per lucra­re sul­la pub­bli­ci­tà per­so­na­liz­za­ta. “È il prez­zo del­la gra­tui­tà dei ser­vi­zi offer­ti”, si dice. Esat­ta­men­te come Oba­ma ha dichia­ra­to a pro­po­si­to di PRISM: “È il prez­zo del­la sicu­rez­za nazio­na­le”. Il sog­get­to sot­tin­te­so è sem­pre: la nostra liber­tà, ero­sa, sven­du­ta, violentata.

Edward Snowden Hong KongLe nostre infor­ma­zio­ni onli­ne (o le tele­fo­na­te) potreb­be­ro esse­re uti­liz­za­te pri­ma o poi per sco­pi poli­ti­ci diver­si dal­la lot­ta anti-ter­ro­ri­smo com’è sta­ta fino ad oggi con­dot­ta (sem­pre che già non acca­da), e nes­su­no può garan­ti­re che le azien­de pri­va­te in pos­ses­so di que­sti dati – per le qua­li la liber­tà indi­vi­dua­le vale quan­to una voce del bilan­cio – non pie­ghi­no un gior­no la testa di fron­te ad un gover­no più o meno auto­cra­ti­co. Con la sua strut­tu­ra ver­ti­ci­sti­ca e padro­na­le, Inter­net si con­fi­gu­ra più come stru­men­to di oppres­sio­ne che di liber­tà demo­cra­ti­ca, a dif­fe­ren­za di quan­to cre­do­no alcu­ni feti­ci­sti del­la rete. E la gran­de mag­gio­ran­za pas­si­va degli uten­ti, imbri­glia­ta nel­la gab­bia dei social net­work, si impe­gna quo­ti­dia­na­men­te a faci­li­ta­re il lavo­ro dei suoi poten­zia­li car­ce­rie­ri, for­nen­do le infor­ma­zio­ni che nes­su­no dovrà pren­der­si la bri­ga di estor­ce­re. Una for­ma note­vo­le di auto-costri­zio­ne, di ser­vi­tù volon­ta­ria. Non basta invo­ca­re rego­le più seve­re e tra­spa­ren­ti, se que­ste sono deci­se uni­la­te­ral­men­te dal­le azien­de: ser­vo­no orga­ni­smi di con­trol­lo real­men­te indi­pen­den­ti, ma soprat­tut­to una vera e pro­pria rivo­lu­zio­ne nel­la gestio­ne e con­ser­va­zio­ne dei dati, che ne resti­tui­sca il pie­no con­trol­lo agli uten­ti, legit­ti­mi pro­prie­ta­ri. Si vede quan­to è lon­ta­na una simi­le prospettiva.

Ma a que­sto pro­ble­ma se ne aggiun­ge uno anco­ra più gra­ve, anti­co e pro­pria­men­te poli­ti­co: l’en­ne­si­ma evi­den­za di atti­vi­tà para-ille­ga­li con­dot­te dal­le agen­zie di intel­li­gen­ce in nome del­la sicu­rez­za dei cit­ta­di­ni. Una real­tà assur­da­men­te tol­le­ra­ta, in con­tra­sto con i prin­ci­pi più ele­men­ta­ri del­la demo­cra­zia, che si fon­da, tra le altre cose, sul­la tra­spa­ren­za del pote­re. Nel­le pie­ghe dei moder­ni arca­na impe­rii si nascon­do­no auto­cra­zia, oppres­sio­ne e sop­pres­sio­ne dei dirit­ti. Anche su que­sto ver­san­te la con­sa­pe­vo­lez­za e l’op­po­si­zio­ne dei cit­ta­di­ni è quan­to mai lon­ta­na dal­l’es­se­re suf­fi­cien­te. Lo stu­pro del­la liber­tà si affian­ca e in un cer­to sen­so pre­sup­po­ne lo stu­pro del­la veri­tà, solo par­zial­men­te riscat­ta­ta dal­le iso­la­te e lode­vo­li azio­ni di chi, come Edward Sno­w­den, è dispo­sto a sacri­fi­ca­re la pro­pria vita nel suo nome.

Seba­stian Bendinelli

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Sebastian Bendinelli
In mis­sio­ne per fer­ma­re la Rivo­lu­zio­ne industriale.

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