Ma mi faccia il piacere!

Il 27 mag­gio scor­so su Il Fat­to Quo­ti­dia­no Dome­ni­co Naso, cala­bre­se cre­sciu­to nel­la pia­na di Gio­ia Tau­ro, scri­ve un arti­co­lo dal tito­lo: “Cala­bria, la don­na non vale nulla”.
Facen­do rife­ri­men­to al ter­ri­bi­le epi­so­dio di Fabia­na Luz­zi, ucci­sa bru­tal­men­te a Cori­glia­no Cala­bro a soli 15 anni dal fidan­za­ti­no di 17, scri­ve: “non mi ha col­pi­to per nul­la. Quan­do ho sen­ti­to la noti­zia, non ho mos­so un musco­lo, non ho mostra­to segni di sor­pre­sa. Sono cala­bre­se (…) E so meglio di mol­ti altri quan­to vale la don­na nel­la mia regio­ne: zero.”
Il pez­zo avreb­be dovu­to esse­re la gran­de rive­la­zio­ne del seco­lo? Sì, ma for­se del diciannovesimo.
For­se Naso vole­va dare un pre­zio­so con­tri­bu­to alla sua regio­ne, vole­va esse­re il corag­gio­so gior­na­li­sta cala­bre­se che sfi­da i suoi con­ter­ra­nei bigot­ti e retro­gra­di, i qua­li — come pre­ci­sa nel­l’ar­ti­co­lo — lo accu­sa­no di spu­ta­re sul­la sua terra.
Per­so­nal­men­te non affer­me­rei que­sto. Direi piut­to­sto che il gior­na­li­sta in que­stio­ne è un fan­ta­sti­ca­to­re, un idea­li­sta, un visionario.
Oppu­re è un gran mito­ma­ne, desi­de­ro­so di fama.
Ciò che è sicu­ro, però, è che Naso non vuo­le toglier­si i para­oc­chi. Ma non è col­pa sua, è sta­to abi­tua­to così, aspet­ta che lo fac­cia per lui sua madre: fem­mi­na cala­bre­se costret­ta a ser­vi­re tut­ti i mem­bri maschi­li del­la fami­j­ja.

donne_calabresiFor­se Dome­ni­co ha vis­su­to in un pae­se degra­dan­te e degra­da­to: ce ne sono mol­ti in Italia.
Ma il pun­to è che non ci si aspet­ta affat­to che un gior­na­li­sta che scri­ve su un quo­ti­dia­no come Il Fat­to si basi, per l’a­na­li­si di un pro­ble­ma socia­le così dif­fu­so al mon­do come la vio­len­za con­tro le don­ne, sui fat­ti avve­nu­ti ven­ti anni fa nel suo pae­si­no del­la pia­na, affer­man­do che que­sti sia­no comu­ni in tut­ta una regio­ne. Gli con­si­glie­rei viva­men­te di anda­re oltre la pun­ta del suo naso.
Con gran­de imma­gi­na­zio­ne il mio con­ter­ra­neo ha descrit­to le fami­glie cala­bre­si come mostri mito­lo­gi­ci “metà pran­zi lucul­lia­ni, metà aguz­zi­no”, le ragaz­ze come ogget­ti a cui vie­ne impe­di­to di fre­quen­ta­re la scuo­la secon­da­ria per­ché biso­gna che pre­pa­ri­no da man­gia­re agli uomi­ni e che sti­ri­no le loro cami­cie. Le ragaz­ze, a quan­to dice, non pos­so­no sce­glie­re il pro­prio com­pa­gno e nean­che il pro­prio lavoro. 

Ho alcu­ne cose da chie­de­re al Signor Naso: pri­ma di tut­to di veni­re a fare una pas­seg­gia­ta nel mio pae­si­no di 3000 abi­tan­ti in pro­vin­cia di Vibo Valen­tia, dove le ragaz­ze met­to­no fard e eye­li­ner sen­za che i ragaz­zi, come affer­ma lui nel­l’ar­ti­co­lo, appro­fit­ti­no di loro cre­den­do­si in dirit­to di usar­le come ogget­ti. Oppu­re di far­si un giro nel­le uni­ver­si­tà di Cosen­za, di Reg­gio Cala­bria, di Mes­si­na, di Roma e chie­de­re alle stu­den­tes­se cala­bre­si se abbia­no avu­to la pos­si­bi­li­tà o meno di sce­glie­re a qua­le facol­tà iscri­ver­si, pri­ma di affer­ma­re il contrario.
E poi vor­rei chie­der­le: in que­sto ulti­mo perio­do si è for­se appas­sio­na­to di Ver­ga? Mi sem­bra che abbia pre­so qual­che spun­to dal­la Vita dei cam­pi.
E mi spia­ce per il suo arti­co­lo del 28 mag­gio in cui cer­ca di spie­ga­re le ragio­ni del­le sue affer­ma­zio­ni del gior­no pri­ma, mi pare che aggra­vi sol­tan­to la situa­zio­ne: non fa che affer­ma­re le stes­se fandonie.
E citan­do Totò, da don­na cala­bre­se le dico: ma mi fac­cia il piacere!

Maria Cate­na Mancuso

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Maria C. Mancuso
Scri­ve di agri­col­tu­ra, ambien­te e cibo. Mal sop­por­ta chi usa gli angli­ci­smi per dar­si un tono.

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