Del: 22 Luglio 2013 Di: Stefano Colombo Commenti: 0

Dodici anni fa, Indro Montanelli moriva con queste parole. Qui non vogliamo parlare della sua vita – degna di un romanzo d’avventura: ma solo ricordarlo partendo dalla sua dote più preziosa, la coerenza.

COSA intendeva Montanelli con ‘‘coerenza’’? Spesso è stato frainteso. Molti di noi – la maggior parte, purtroppo – intendono la coerenza come la virtù di non smuoversi mai dalla propria idea: un elogio della cocciutaggine. Non Montanelli, che sempre la rivolse ai principi ‘‘del coraggio, della sincerità, dell’onestà’’. Non Montanelli, che, non avendo mai preso nessuna bandiera, non dovette mai difenderla per partito preso, mantenendo cristallina la propria obiettività: dote fondamentale per un giornalista. Non Montanelli, che non ebbe mai paura di mutare opinione, quando sentiva intaccati i principi di cui sopra. Ecco due episodi.

montanelliIN GIOVENTU’, fu un convinto fascista: volontario nella guerra di Etiopia, fu addirittura ricevuto da Mussolini.
Ma quando fu costretto a prendere atto della sua dannosità, non esitò a opporsi a quello stesso regime una volta tanto apprezzato; fu quindi condannato a morte e la scampò per il rotto della cuffia. Ciononostante, finché morì, non rinnegò mai i suoi anni da balilla – semplicemente, ammise di essersi sbagliato.

A SESSANTACINQUE ANNI, non si riconobbe nella nuova linea editoriale filosessantottina del Corriere Della Sera (per cui scriveva da quarant’anni). Si risolse a seguire la propria coscienza e a fondare un suo quotidiano, Il Giornale – sì, proprio quello poi trucidato da Berlusconi; lo accusarono di essere fascista per le sue posizioni conservatrici e le BR gli spararono quattro colpi alle gambe. Ma la scampò ancora una volta, e volle conoscere e perdonare i suoi attentatori, ormai in carcere: seguendo un altro suo principio, ovvero ‘’non si infierisce sui nemici vinti.’’

IN QUESTI GESTI di pentimento concesso a sé stesso e agli altri, c’è tutto il bello del Montanelli uomo, e il Montanelli giornalista vi è strettamente legato: non ho voluto trattare della sua biografia, ma l’ho definita degna di un romanzo d’avventura. Chi volesse approfondirla, metta le mani su Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate, magistrale reportage autobiografico. Se D’Annunzio voleva rendere la sua vita un’opera d’arte poetica, Montanelli rese la propria un’opera di arte giornalistica.

Stefano Colombo

Stefano Colombo
Studente, non giornalista, milanese arioso.

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