Sporting Club
Wimbledon-game, set, match

Ver­de e vio­la, luglio, Lon­dra. Se per mol­ti que­sti ele­men­ti non ricor­da­no nul­la, per tan­ti altri voglio­no dire Wim­ble­don. L’All England Club apre le sue por­te ai pro­fes­sio­ni­sti del ten­nis e a un pub­bli­co che ogni anno affol­la le tri­bu­ne del Cen­tre Court e degli altri 18 cam­pi – mol­ti resta­no fuo­ri, sia per la poca dispo­ni­bi­li­tà dei bigliet­ti sia per il loro costo (per la fina­le si par­la di 2.000 sterline).Le tra­di­zio­ni si impon­go­no sui Cham­pion­ship: i vesti­ti degli atle­ti rigo­ro­sa­men­te bian­chi, la super­fi­cie dei cam­pi in erba (gli uni­ci tra quel­li del Gran­de Slam), la “midd­le sun­day” in cui non si gio­ca, le cop­pet­te di fra­go­la e pan­na, i colo­ri ver­de e vio­la, l’atmosfera bri­tan­ni­ca che per­mea entram­be le set­ti­ma­ne di gioco.

La sto­ria di que­sto tor­neo ini­zia nel 1887 e nel cor­so del­le edi­zio­ni mol­te cose sono cam­bia­te (per saper­ne di più, anche sui vin­ci­to­ri, leg­ge­re “Wim­ble­don” di Gian­ni Cle­ri­ci, edi­zio­ne Mon­da­do­ri). I gran­di nomi del ten­nis sono pas­sa­ti tut­ti da Wim­ble­don, lascian­do il pro­prio sigil­lo: René Laco­ste, Suzan­ne Lan­glen, Fred Per­ry, Rod Laver, Bil­lie Jean King, John McEn­roe, Mar­ti­na Navra­ti­vlo­va, Boris Bec­ker, Stef­fi Graf, André Agas­si, Björn Borg, Pete Sam­pras. Una lista che fa veni­re i bri­vi­di. Negli ulti­mi tem­pi il quar­tet­to Djo­ko­vic-Nadal-Fede­rer-Mur­ray domi­na l’orizzonte ten­ni­sti­co, ma sull’erba di Wim­ble­don c’è un solo re: Roger Fede­rer (7 edi­zio­ni vin­te, di cui 5 una in fila all’altra dal 2003 al 2007).

Il vincitore di Wimbledon 2013, Andy Murray
Il vin­ci­to­re di Wim­ble­don 2013, Andy Murray

Quest’anno, edi­zio­ne stre­ga­ta da infor­tu­ni e incre­di­bi­li débâ­cle dei ten­ni­sti più quo­ta­ti, è sta­ta la vol­ta buo­na per Andy Mur­ray. Dopo 77 anni, final­men­te, un bri­tan­ni­co vin­ce il tor­neo (nell’edizione del 1936 vin­se Fred Per­ry). Esce scon­fit­to dal cam­po Novak Djo­ko­vic, il nume­ro uno al mon­do, ma in ver­sio­ne opa­ca dopo la semi­fi­na­le di cin­que ore con­tro Del Potro.
(Risul­ta­to par­ti­ta, Mur­ray b. Djo­ko­vic 6–4 7–5 6–4).

Arri­va­re sugli spal­ti del Cen­tre Court è un’impresa (per non par­la­re del Royal Box, dedi­ca­to a vip, nobi­li e alle vec­chie glo­rie del pas­sa­to), per que­sto la tele­vi­sio­ne vie­ne incon­tro, for­nen­do un ser­vi­zio sem­pre miglio­re e dettagliato.
E quan­do si par­la di ten­nis, in Ita­lia, si devo­no cita­re Rino Tom­ma­si e Gian­ni Cle­ri­ci, enci­clo­pe­die viven­ti di que­sto sport. Il pri­mo, esper­to anche di boxe, scri­ve per la Gaz­zet­ta del­lo Sport; il secon­do, inse­ri­to nel­la Hall of Fame del Ten­nis, per la Repub­bli­ca. I due han­no segna­to anche il mon­do del­le tele­cro­na­che, dimo­stran­do di esse­re una del­le cop­pie più affiatate.

Per appas­sio­nar­si al ten­nis, oltre alle figu­re puli­te, sane, com­pe­ti­ti­ve e one­ste dei gio­ca­to­ri, il loro con­tri­bu­to è sta­to fon­da­men­ta­le. I loro dia­lo­ghi han­no mira­to sem­pre alla spie­ga­zio­ne sem­pli­ce e iro­ni­ca di quel­lo che avvie­ne sul cam­po, andan­do oltre alla sola defi­ni­zio­ne di ciò che acca­de. Ad ogni 15 gio­ca­to, i due ave­va­no sem­pre un aned­do­to, una sto­riel­la, un’espressione con cui rica­ma­re e tes­se­re la tra­ma del­la sfi­da. Una cono­scen­za che può ave­re sol­tan­to chi ama pro­fon­da­men­te que­sto sport e lo vive per tut­ta la pro­pria vita.
Famo­se le espres­sio­ni come “Cir­co­let­to ros­so” di Tom­ma­si, a sot­to­li­nea­re un col­po magi­stra­le o tut­te le allu­sio­ni di Cle­ri­ci (“Vor­rei esse­re gay per far­mi acca­rez­za­re da que­sta volée”).

Recen­te­men­te Sky ha lascia­to gli stu­di a Mila­no (con un solo invia­to a Lon­dra), miglio­ran­do sicu­ra­men­te il ser­vi­zio (inte­rat­ti­vi­tà, HD, diret­te) e ridu­cen­do i costi; ma abbia­mo per­so le due voci, che si sono rifiu­ta­te di com­men­ta­re da stu­dio, per­ché quan­do ami il ten­nis devi viver­lo di per­so­na e respi­ra­re l’atmosfera che solo il Cen­tra­le di Wim­ble­don può offrire.

Danie­le Colombi

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